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Miles

E il Cristianesimo lasciò l'Europa...

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Di , 16-05-14 alle 23:51 (666 Visite)
Citazione Originariamente Scritto da Miles Visualizza Messaggio
E il cristianesimo lasciò l’Europa





C’è un processo straordinario che sta avvenendo sotto i nostri occhi e dentro le
nostre menti di cui non cogliamo la portata e che è ben più importante e
radicale della crisi economica: il cristianesimo sta lasciando l’Europa.

Tre fattori stanno spingendo in quella direzione. Il primo è l’ormai secolare
scristianizzazione dell’Europa che sta accelerando a passi da gigante. Un
processo che non riguarda solo il sentimento religioso, la partecipazione ai
riti e alle messe, il crollo delle vocazioni, ma che investe il senso di
appartenenza alla civiltà cristiana e va dalla cultura al sentire popolare,
dagli orientamenti di fondo alla vita quotidiana.

Quel che appariva come naturale e civile, consolidato nei millenni, nei
costumi e nei cuori, sta cadendo a una velocità sorprendente e investe in primo
luogo la persona in rapporto alla vita e al sesso, alla nascita e alla morte;
subito dopo travolge la famiglia in ogni aspetto. E la morale, i costumi, i
linguaggi. Sconcertano e indignano convinzioni comuni da secoli, in vigore fino
a vent’anni fa. I mutamenti che sta imponendo la crisi economica alla vita
quotidiana europea sono ben poca cosa rispetto alle mutazioni antropologiche di
portata radicale che stiamo vivendo. Profetica visione di questo crepuscolo
espresse Sergio Quinzio in un testo del 1967 ora ripubblicato da Adelphi,
Cristianesimo dall’inizio alla fine.
Al primo fattore sociale e culturale si
è unito un secondo fattore istituzionale: la Ue non esprime una comune visione
storica e strategica, culturale e spirituale ma è forte, evidente e prevalente
la spinta a emanciparsi da ogni legame con la civiltà cristiana. Il peccato
originale dell’UE si rivelò già nel rifiuto di riconoscere, come chiesero invano
San Giovanni Paolo II e Ratzinger, le radici cristiane dell’Europa, insieme alla
civiltà greco-romana. Quelle origini erano peraltro l’unica base comune su cui
poter fondare l’Europa, che per il resto è divisa e si è lacerata nei secoli. Ma
tutte le norme che sono seguite, gran parte delle decisioni assunte dai consessi
e delle sentenze delle corti europee, sono state improntate a un’evidente
scristianizzazione dell’Europa.

Ciò è avvenuto nonostante la presenza di un partito popolare europeo
d’ispirazione cristiana per anni maggioritario in seno all’Europa. E nonostante
la leadership europea di Angela Merkel, alla guida di quel partito e della
nazione-egemone nell’Unione. Il filo comune che ha tessuto l’Europa è stato
affidato alla moneta e alle linee economico-finanziarie, sradicando ogni
possibile richiamo all’unità di natura meta-economica, salvo un vago illuminismo
imperniato sui diritti umani.
Il terzo fattore è la massiccia pressione degli
immigrati, in prevalenza di religione islamica che si ammassa sulle sponde del
Mediterraneo. Gli 800mila migranti pronti a partire, di recente paventati,
costituiscono solo una parte. Perché, come ha notato l’ex presidente della
commissione europea Romano Prodi, la migrazione nordafricana sarà ben poca cosa
rispetto all’esodo delle popolazioni subsahariane che ci attende. A parte gli
evidenti traumi e disagi sociali e civili, in tema di accoglienza e ordine
pubblico, quell’invasione produrrà un’ulteriore alienazione della cristianità in
Europa. Certo, avverrà pure l’inverso, la conversione di molti di loro al
cristianesimo; ma più difficile sarà nei confronti di chi ha già una forte
impronta islamica.
A questi tre fattori imponenti se n’è aggiunto da un anno
un quarto, che da un verso risponde ai primi tre, dall’altro induce la Chiesa a
non subire ma favorire questo «decentramento» del cristianesimo: l’elezione di
un Papa venuto dalla fine del mondo e i primi passi del suo pontificato. Finora
i Papi, in stragrande maggioranza, erano italiani, se non romani (Santa
Romanesca Chiesa, diceva il Cardinal Ottaviani); ora, per la prima volta,
proviene da fuori d’Europa. Del resto i cattolici devoti sono più numerosi in
Sud America che qui in Europa. Bergoglio non ha vissuto la crisi spirituale
europea se non di riflesso, non ha dovuto confrontarsi col nichilismo pratico di
un continente sazio di storia e declinante né con la relativa scristianizzazione
delle società vecchie avanzate.

Viene dalla periferia giovane e parla un linguaggio che sembra postconciliare
ma che è anche premoderno, quando la cristianità permeava la vita quotidiana e
non era un fenomeno minoritario. Un catechismo elementare, Dio, il Diavolo, i
santi, tutto a portata di mano. E i suoi messaggi, dal Brasile a Lampedusa,
hanno spostato la visione della Chiesa e il suo baricentro dall’Europa al sud
del mondo. L’elezione di Papa Francesco avviene dopo la sconfitta culturale e
pastorale dei due papi precedenti, soprattutto Benedetto XVI, che erano
ripartiti da dove si perse Cristo, dall’Europa, tentando di affrontare la crisi
religiosa. Con la loro sconfitta va declinando il cattolicesimo romano. Ora si
tenta di riavviare il cristianesimo partendo dalle periferie, dai più umili, dai
devoti più ingenui.
Insomma il cristianesimo sta ritirandosi dall’Europa e
sta cercando di risalire dai bordi, visto che il portone principale è inagibile.
Dal punto di vista religioso, evangelico e pastorale, è arduo esprimere un
giudizio, soprattutto se si crede ai disegni della Provvidenza. La Chiesa muta
registro, e non si tratta di sinistra, di terzomondismo o pauperismo. È un
fenomeno più grande, che peraltro reagisce a un evidente processo di espulsione
del cristianesimo dalla vita europea. È più saggio sospendere il giudizio sulla
Chiesa di Bergoglio, pur non mancando di criticare le singole scelte. È vano
arroccarsi in una posizione di pura difesa del cattolicesimo romano. Non si può
pensare che la Chiesa possa ridursi a una setta di ortodossi, decisamente
minoritaria ed estranea rispetto al mondo che la circonda. La purezza si addice
agli gnostici, agli iniziati, mentre il cristianesimo è una religione coram
populo, perché lì avverte la voce di Dio.
Il problema da affrontare non
riguarda il versante religioso ma quello civile ed esistenziale, di un’Europa
privata delle sue tradizioni e in fuga dalla sua civiltà, devota solo a Economia
e Tecnica. L’Europa non sta sostituendo la visione cristiana della vita con
un’altra visione, ma con la perdita di ogni visione e il primato del puro
vivere. Assoluto non è l’Essere ma ciò che mi sento di essere. Io, ora. E chiama
libertà il suo disperato perdersi nel nulla.

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