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Comunismo

Il cinese come manifestazione del capitale a Milano

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Di , 22-01-17 alle 21:58 (915 Visite)
1. Milano. I negozi i turisti il duomo i parchi i soldi. Il cuore economico di un paese, e non solo economico. Milano città che inchioda l'Italia al continente.


2. Milano dunque sponda dello scambismo più evoluto che si possa trovare nello stivale. Lo scambismo delle cose, delle idee, quindi anche degli uomini. A Milano hanno scambiato l'austriaco col piemontese, il piemontese col meridionale, il meridionale con i meridionali del mondo. E poi sono arrivati i cinesi.


3. La donna era mobile tra le mani dei potenti, i popoli sono logicamente mobili sotto le leggi del capitale. Tutto il lavoro storico della borghesia è riassunto nella negazione del limite. Nel limite c'è la metafisica e nella negazione del limite c'è un altra metafisica. Ognuna è portata da una popolazione diversa, a sua volta collocata diversamente nel modo di produzione.


4. Per il momento la collocazione vincente, che produce quindi l'egemonia della propria metafisica, è quella del grande proprietario. Il grande proprietario possiede con la merce e il lavoro altrui anche il potere di istituire il proprio modo di vita quale modello da seguire.


5. Ora mi è sembrato, osservando la colonia cinese in Milano, come tale modello è seguito bene, e con quale eleganza da quelle signore asiatiche, con quale discrezione in quelle ragazze. La donna è mobile tra le mani dei potenti di casa, ma di questa mobilità si verifica poco o nulla. Sarà perché nella colonia s'è radicata l'idea che la potenza di casa è mobile anch'essa, che presto ci sarà un cambiamento di proprietario?


6. Sul fondo di questa discreta staffetta del potere, la questione sempre aperta della sostanza di una identità unitaria italiana m'è sembrata più obsoleta che mai. La disarticolazione tra territorio e potere, la ricomposizione dei codici e dell'estetica nel constesto scambista, l'insediamento di una colonia operosa nel mentre c'è produzione di umanità di troppo tra le file della popolazione originaria, tutto m'è sembrato troppo post-moderno in quella Milano.


7. Di contro ho capito la funzione della brutalità nell'autoritarismo di regime. Contro la velocità di quel cambiamento si puo voler infatti la riaffermazione del limite. Chi vuole il fine vuole il mezzo: invece di fare la carriera a Londra farai la guarda al bidone. Ma cosi ritrovi anche i paesaggi di sempre, stai in una lingua che respira lentamente secondo i ritmi normali della vita, vedi la gente e vedi quanto condividi con questa, perché è nel fondo una comunità di destino.


8. Nella violenza necessaria all'affermazione del limite c'è la seduzione del fascismo. Ma nel pensare il limite, e l'articolazione di questo con il problema che comporta la ristrutturazione del mondo e dell'uomo secondo la logica del capitale, c'è la necessità del comunismo.

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