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Comunismo

Sull'immigrazione I

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Di , 24-07-17 alle 20:53 (160 Visite)
1. La penetrazione nel territorio italico e continentale di migranti in cerca di nuove condizioni di vita costituisce, per via dei numeri e della sua dinamica, una invasione.

2. Tale invasione non viene però interpretata, da parte del ceto medio-alto che gestisce - per conto della borghesia proprietaria - gli organi del potere ideologico (media, università e cultura), come una minaccia. Perché?

3. Perché il fenomeno migratorio non costituisce una opposizione alla società di classe, ma al contrario la conferma di come questa sia diventata l'unica affermazione possibile di una forma sociale umana. Ora, nella misura in cui il ceto medio-alto integrato negli apparati ideologici è leale verso i domanti - troppo felice di aver scampato il pericolo della caduta nel proletariato -, logicamente assume un punto di vista che è quello dei suoi proprietari: è minaccia soltanto ciò che nuoce alla riproduzione della società di classe.

4. Abbiamo detto che il fenomeno migratorio conferma la forma sociale attuale. Infatti nel contesto della società salariale, il migrante svolge un ruolo ben preciso di mano d'opera a buon mercato. Il migrante va quindi costruendo una nuova frazione del proletariato, a misura che il vecchio proletariato locale risulta incapace di entrare nella logica di ristrutturazione del capitale: già l'operaio lombardo costava troppo, e ci voleva il meridionale ; poi il rumeno e la polacca ; ora il nero, l'uomo senza nazionalità, senza storia, senza memoria delle lotte passate della classe che non è niente eppur abolisce tutte le classi.

5. Quando invece il proletariato rivoluzionario abolisce le condizioni della sua miseria materiale, abolisce anche tutte le altre separazioni: non è più lo straniero universale, sempre buttato sulla strada dalla necessità di guadagnarsi da mangiare. Si ritrova nelle sue terre come in casa sua, e in una temporalità dove i morti dei tempi passati si presentano non più come altri proletari ma stesso destino, ma come una comunità di destino che, dopo aver perso mille battaglie, ha finalmente vinto la guerra.

6. Con la vittoria nella guerra sociale, il proletariato afferma la possibilità di un altra forma sociale senza scambio, senza proletari, quindi senza migranti. L'universalità della dittatura del capitale chiede l'universalità della lotta, e l'universalismo concreto del comunismo: chi voleva invadere ha da lottare in casa sua, con o senza l'aiuto dei proletari vittoriosi.
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