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Lo stagno dei fuochi fatui

PerchŔ la felicitÓ....

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Di , 15-06-14 alle 12:10 (562 Visite)
Amo molto la musica rebetika, che sento in profonditÓ.

Qualcuno potrebbe chiedersi, conoscendomi un poco, il perchŔ di questa contraddizione. Cosa spinge una cultrice di studi tradizionali e quindi di un certo assetto aristocratico dell'esistenza, a fare queste passionali incursioni, questi bagni ripetuti in un ambito che rappresenta l'esatto contrario di quanto professato? Come si scende dalle altezze per impregnarsi di ci˛ che Ŕ il suo opposto?

In realtÓ non Ŕ la miseria esteriore che mi Ŕ aliena, ma quella interiore. Non Ŕ la povertÓ, la mancanza di orpelli esterni che mi trova distante, ma l'assenza di valori umani oltre che superiori a farmi sentire estranea. Non Ŕ la robusta qualitÓ del popolo sofferente ad allontanarmi, bensý la volgaritÓ interiore, la bassezza morale, non la necessitÓ di coloro che avverse fortune hanno privato di tutto.

In veritÓ la mia anima profonda non Ŕ per nulla aristocratica, se per aristocrazia si intende gelida distanza, indifferenza, freddezza nei confronti di chi guarda verso l'alto in attesa di protezione e aiuto.

Nel profondo di ogni donna compiuta, io credo, latita una madre. Una grande madre che vuole bagnarsi nello stesso liquido amniotico dei suoi figli.

Rembetiko: Music of the Outsiders - Part 4 - YouTube

In questo video, realizzato verso il 1988 in diverse parti con la storia del rebetiko, vi sono due brevi composizioni di uno dei rappresentanti pi¨ conosciuti della musica rebetika, Yorgos Mouflouzelis, nato nel 1917, ed una intervista che fa capire da cosa nasceva la musica di questa sottocultura popolare, fiorita nei bassifondi dove imperavano miseria estrema, violenza, malaffare, prostituzione, alcool, droga come sola fonte di consolazione dalle impervietÓ di una vita durissima e miserabile.

In questa piccola intervista vi Ŕ tutto: povertÓ totale, il matrimonio con una prostituta, con la quale viveva nonostante tutto felice a pane ed olive, il secondo matrimonio con una donna "perbene" che poi lo abbandona con il figlio di soli due anni. E la povertÓ e la solitudine che gli imponevano di andare comunque a suonare nelle taverne anche con il figlioletto ammalato, per il quale gli avventori raccoglievano offerte onde farlo curare. C'Ŕ tutta l'anima del rebetiko, la disperazione di un'esistenza quasi senza speranze, la grande tristezza di chi ricerca vanamente un po' di gioia nella vita.

Senza travorla mai. PerchŔ...
"CharÓ einai Ópiasto poulý.." La felicitÓ Ŕ un uccello che non si fa afferrare"

Ecco l'anima profonda della Tradizione che insegna la vanitÓ del tutto, l'assoluta impermanenza, la provvisorietÓ di ogni barlume di gioia in questo mondo caduco: ci˛ che gravita profondamente dentro di me.

Ecco perchŔ.
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Commenti

  1. L'avatar di Ucci Do
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    Nell'intervista racconta che con la prostituta, in uno spasalizio d'amore, pane e olive, fu felice...mentre dal secondo matrimonio con una rispettabile signora ottenne solo un abbandono.

    L'amore non ha stilemi.
  2. L'avatar di primahyadum
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    Ma certo che l'amore non ha stilemi!

    L'amore Ŕ sempre puro, da chiunque provenga. ed Ŕ con grande semplicitÓ che Mouflouzelis dice: " m'agÓpisse...che tin agÓpissa.." (mi am˛...e io l'amai). In queste poche parole Ŕ racchiuso tutto l'universo che era loro bastevole.

    Invece la " noikokira", signora rispettabile, in questo universo era un corpo assolutamente estraneo e fonte di solo dolore.
    Ucci Do likes this.
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