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Dr. Gori

Antirazzismo WOKE, cosa è veramente? 2° Parte

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Glenn Loury è stato arrestato dalla polizia quando era un giovane attivista nella Chicago degli anni ‘60. Il primo afroamericano a detenere una cattedra di economia ad Harvard, Loury ha flirtato con il reaganismo negli anni ‘80 prima di fare una conversione evangelica attraverso una crisi personale ed è, secondo Thomas Chatterton Williams, “straordinariamente brillante e il più anticonvenzionale di noi”. Oggi ha 71 anni e ha una cattedra. “Ma se avesse 32 anni, fossi un assistente senza ruolo? Oserei persino mormorare una parola contraria?”. Loury si fece un nome a livello nazionale quando si oppose all’affirmative action, le corsie preferziali nelle università per gli student di colore. Suo zio lo prese da parte e gli disse: “Hai tradito la tua gente”. Da destra, Loury è tornato a sinistra, perché “la linea conservatrice sulla razza non avesse abbastanza compassione”. Così ha sostenuto Barack Obama nel 2012 e nel 2016. Oggi Loury è un senzatetto, ben piazzato al centro del dibattito.


Nessuno di loro crede ai bignami dell’America woke, che sono “How to Be an Antiracist” (in Italia per Mondadori) di Ibram Kendi e “White Fragility” di Robin di Angelo. McWhorter ha recentemente scritto un pezzo tagliente sul libro per l’Atlantic: “Pochi libri sulla razza hanno infantilizzato i neri più apertamente di questo tomo apparentemente autorevole. O semplicemente ci ha disumanizzati”.
Ci sono i neri cristiani, come Chloe Valdary, accanto alla scuola degli afroamericani marxisti che vogliono uguaglianza, non diversità. Li guida Adolph Reed, settantatreenne professore all’Università della Pennsylvania. E’ convinto che la sinistra sia troppo concentrata sulla lotta razziale e non più su quella di classe. Invitato a parlare alla sezione di New York dei Democratic Socialists of America, la conferenza di Reed è stata annullata per le proteste non di qualche fanatico con la bandiera confederata, ma degli antirazzisti, accusato di essere “reazionario” e un “riduzionista di classe”. “Adolph è il più grande teorico democratico della sua generazione”, ha detto Cornel West, professore di Filosofia a Harvard e anche lui socialista. “Ha preso posizioni molto impopolari sulla politica dell’identità, ma ha una storia di mezzo secolo”.


Fanno parte della sinistra radical come la storica Barbara Fields della Columbia University e Bhaskar Sunkara, fondatore di Jacobin, la rampante rivista socialista. Sostengono che i problemi che tormentano l’America – la disuguaglianza, la brutalità della polizia e l’incarcerazione di massa – colpiscono neri e bianchi, senza distinzione, ma tutti poveri. Accademici che ruotano attorno a diverse riviste socialiste come Jacobin, Nonsite, Dissent ... Sono nomi come Cedric Johnson, Toure Reed, Vivek Chibber. Sono sociologi, politologi e storici.


Johnson sostiene che Black Lives Matter, ormai sostenuto praticamente da tutte le grandi aziende nel mondo, non è altro che l’utile idiota del neoliberismo americano. Lo chiama “blackwashing”. I neri, dice, non hanno bisogno di quote linguistiche e di censure bianche autopunitive, ma di progresso economico. E quello non glielo daranno le caccie alle streghe. Scrive Reed sull’ultimo numero di Nonsite: “Poiché il razzismo non è la principale fonte di disuguaglianza, l’antirazzismo funziona più come un depistaggio che giustifica la disuguaglianza che come una strategia per eliminarla”.


Questa primavera, Glenn Loury terrà un nuovo corso sulla libertà di espressione agli studenti della Brown University, dove è professore di economia. “Leggeremo Platone, Socrate, Milton, John Stuart Mill, George Orwell e Allan Bloom”. Parlargli della chiusura della mente americana potrebbe risvegliare gli studenti più che farli inginocchiare sui ceci.

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