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GILANICO

La tecnologia applicata all'anarchismo: Realtà o ulteriore utopia?

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[QUOTE=GILANICO;19394586]Non è che uccido abbia torto, ma rimangono sempre espressione teorica, come gli asini che volano insomma.

Io penso che gli anarchici veri, siano attualmente alcune delle tribù indigene che si trovano sulla Terra ancora al giorno d'oggi, che magari non sanno nulla di concetti anarchici, ma sul piano pratico vivono effettivamente da anarchici.

Ma tale ricetta penso sia impossibile da applicare all'interno di società ipercapitalistiche come le nostre, oltre che iper dispotiche. Quindi il tutto rimane e continuerà a rimanere a livello teorico, per via appunto dell'incapacità di codeste società, formate sempre da esseri umani, di mettere in pratica l'anarchismo.

[QUOTE=GILANICO;19356638]Io propendo per una società anarchica iperfuturista, dove la tecnologia è applicata solo esclusivamente in funzione di rendere gli esseri umani liberi.

L'energia toroidale per esempio, la scienza sperimentale applicata all'anarchismo, il replicatore di materia a matrice molecolare, che risolverebbe la fame nel mondo, il teletrasporto che ridurrebbe l'inquinamento prodotto dalle macchine e il trasporto su ruote di merci, oltre a ridurre drasticamente la tempistica dovuta al trasporto tradizionale.
Pannelli fotovoltaici ovunque e macchine elettriche.

Oltre al superamento del sistema monetario/capitalistico attraverso il reddito universale accessibile a tutti. Il superamento degli stati nazionali a seguito dell'aumento di coloro che si sentono cittadini della Terra e tanto altro ancora.[/QUOTE]

Ma in società violente e dispotiche come le nostre è quantomeno impossibile una cosa simile.[/QUOTE]

Sono per la liberalizzazione del denaro attraverso il reddito universale del popolo, grazie ad internet già si possono vedere film gratis, leggere libri gratis, leggere giornali gratis e tanto altro ancora.

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La tecnologia avvicina l'utopia anarchica alla realtà?

Auto-organizzazione, rete, by-pass del potere centrale: la tecnologia secondo alcuni studiosi ha aperto le porte a una società autogestita. Pure con qualche effetto collaterale indesiderato

L'utopia anarchica diventerà realtà grazie alla tecnologia? L'ipotesi parte dal presupposto che la società autogestita, antitetica ai poteri centrali e coercitivi - lo Stato-nazione o altre entità che li esercitano dall'alto in sua vece decretando un sistema di regole calato sulla società - è il fine dell'anarchia. Questa sfida storico-intellettuale è sottolineata da Saul Newman, professore di scienze politiche alla Goldsmiths University di Londra.

Seppure non per intero, Newman vede aspetti dell'anarchismo classico stabilmente introdotti nel mondo contemporaneo proprio grazie alla tecnologia. È utile ricordare che l'anarchismo inteso come filosofia egualitaria e antiautoritaria posa un primo mattone, sul piano politico, con l'accettazione della Magna Charta Libertatum nel 1215 da parte del re Giovanni d'Inghilterra. Per secoli l'Inghilterra rimarrà la patria del pensiero utopistico, del quale si trova traccia nella rivoluzione del XVII secolo e nei suoi movimenti radicali evangelici dei Diggers e dei Levellers (i livellatori) fino a William Morris.

Due comunque i filoni: uno mette l'accento sulla libertà individuale assoluta, da Max Stirner - che dalla sinistra hegeliana approderà all'estremo individualismo de L'unico e la sua proprietà - al "libertarismo di destra" che ha preso piede negli Stati Uniti refrattario al potere regolatore federale; l'altro sviluppa piuttosto l'istanza egualitaria e si è affermato nelle correnti collettiviste e anarcosindacaliste in Europa sulla scia di figure come Bakunin, Malatesta e Petr Kropotkin. Entrambi insofferenti delle autorità centrali e gerarchie.

Secondo Newman, gli sviluppi di Internet, con l'informazione non filtrata e diffusa, l'organizzazione orizzontale, la nascita spontanea di servizi e le criptomonete che sfuggono al controllo di autorità monetarie centrali, sono sintomi che il processo è cominciato.

Alcuni collocano nel 2008, per la crisi finanziaria e la Grande Recessione, il momento di rottura della fiducia tra popoli ed elités (peraltro il populismo storico come movimento politico, nato in Russia nell'Ottocento, era di matrice anarchica), governati e governanti a loro volta indeboliti a causa della devoluzione di potere a organismi come le banche centrali o la Ue e finiti nel mirino come in precedenza il governo federale da parte dei libertari americani. In realtà, il conflitto tra organizzazione dal basso e vertice è una costante nella storia come ha documentato proprio un anarchico americano fautore della democrazia diretta, Murray Bookchin, nel suo L'ecologia della libertà il cui capitolo 'Il retaggio della libertà' è dedicato a tutte le correnti antiautoritarie dal Medio Evo in avanti. Gran parte delle persone che oggi comunicano e si organizzano tramite digitale non hanno mai ritenuto di essere all'interno di quello che Newman, secondo Quartz, considera una sorta di esperimento di tipo anarchico di organizzazione sociale.

L'assonanza con la struttura e il modus operandi del Movimento 5 Stelle è palese, ma non è solo la politica a essere interessata dal fenomeno. Anzi è nella sfera economica e dei servizi che è avvenuta la proliferazione, dalle criptomonete alle app di car-sharing e trasporto. Da Uber a BlaBlaCar e così via.

Il regolatore, l'ordine costituito e le sue strutture tradizionali devono semmai inseguire il fenomeno.

Ma ecco l'altra faccia della medaglia: lo Stato-nazione in svuotamento di sovranità dall'alto (unioni sovranazionali) e dal basso (rete orizzontale autogestita) è anche il tutore, grazie alla legge, di garanzie per i suoi cittadini e queste, purtroppo, si indeboliscono.

Nuove criticità crescono: la darknet, il lato oscuro di Internet, la difficoltà e le controversie sui controlli - con l'altro delicato aspetto della tutela della privacy - la "commerciabilità" dei dati resi disponibili dagli utenti (tanto che Newman parla di "servitù digitale volontaria").

Svuotato di poteri il vecchio Leviatano, se ne affacciano di nuovi, peraltro già immaginati: gli anarchici classici temevano, al posto dello Stato, la dittatura dell'Opinione Pubblica, che nella società digitale trasparente ha già avuto modo di manifestarsi in casi crudeli di cronaca, e George Orwell (anarchico pure lui) temeva il Grande Fratello che sovrasta il cittadino.

Fonte:

[URL="https://www.gqitalia.it/news/2018/06/19/tecnologia-anarchia-utopia-realta"]https://www.gqitalia.it/news/2018/06/19/tecnologia-anarchia-utopia-realta[/URL]
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