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trash

Dell'arte di domare le scarpe

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Da quando non s'usano più i maggiordomi per questa attività - per via dei troppo elevati costi di gestione - è dura la vita di noi milordini snob.
Specie per quanto riguarda la doma delle scarpe nuove, un'arte che inizia dall'acquisto e che termina solo con la definitiva resa della calzatura.
La prima regola è resistere,resistere, resistere ad oltranza all'acquisto di nuove scarpe: una scarpa domata migliora giorno dopo giorno e solo la sua dissoluzione totale ne giustifica la dismissione.
Ma, sfortunatamente, tutto ha una fine in questo mondo effimero e prima o poi ci troviamo presi in un luccicante scarpozio a scegliere e provare un nuovo paio di scarpe, con il classico ricatto, "te le regalo io...".
Il bravo domatore eviterà di tenere in qualche conto l'estetica della scarpa (anche se spinto da innumerevoli “dai... queste sono bellissime...”); il suo motto sarà “bella scarpa, doma ardua”: come le donne, di solito quelle belle sono bizzose e di scarsa docilità.

Scelte dunque quelle più bruttine ma promettenti in quanto a morbidezza, si provino camminando per un po' nel negozio.
Come la donna, la scarpa è un po' traditrice: subito sembrano perfette, morbide e comode; ma una volta portate a casa si scopre una magagna dopo l'altra.
Fortunatamente, a differenza della donna, la scarpa si può domare; con la necessaria pazienza, forza d'animo e sopportazione del dolore.
Si inizi portandole poche volte e per poco tempo; sfidate imperterriti il “perché non ti metti quelle nuove? cosa te le ho regalate a fare?”; e, prima delle piaghe, sostituitele con pantofole, se siete a casa, o con un paio delle defunte che avrete provveduto a salvare nascondendole alla furia distruttrice dell'angelo della casa.
Aumentate le dosi gradualmente, come faceva Mitridate col veleno, e riuscirete a passare indenni dalla mezza giornata alla giornata intera.
Usate pure lo strumento che le mette in forma: stando alla mia esperienza non serve a nulla, ma serve a giustificare il fatto di lasciarle inutilizzate (“mi stringe un pelino sul trilluce... mi sfrega sul mellino...”) e continuare ad usare le care vecchie ancora per un po', elaborando meglio il lutto.
Dopo qualche mese di questa cura, se avete saputo scegliere bene, le scarpe sono pronte per la doma.
Si portino per qualche tempo, in casa, “alla pantofolesca”, cioè abbattendo col calcagno il bordo posteriore e schiacciandolo sulla suola; questo metterà sull'avviso anche la scarpa più renitente che è in arrivo la “doma definitiva”.
Questa doma va effettuata cercando (questo assolutamente va fatto fuori dalla vista della dolce metà) di infilarsele nei piedi senza slacciarle e senza calzascarpe, altro attrezzo deprecabilmente inutile, se non fosse che a volte dispone di una appendice utile a grattarsi la schiena.
All'inizio sarà dura, e costerà fatica, divincolamenti e strane posture; ma alla fine, dopo qualche mese di continuo esercizio, il piede scivolerà magicamente nella scarpa senza problemi.
Da questo momento, è assodato, la scarpa è domata e non farà che migliorare le sue prestazioni con gran piacere del fortunato possessore.

Aggiornato il 04-02-12 alle 09:10 da trash

Tag: scarpe
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Commenti

  1. L'avatar di Dario
    Post favoloso. Se è tutta farina del tuo sacco sei pronto per scrivere il primo libro. O almeno il primo racconto breve.
    Complimenti.
    Dario
    Aggiornato il 30-01-12 alle 23:32 da Dario
  2. L'avatar di LeStelle
    gustosissima lettura
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