Fini e il Terzo polo
strada obbligata
Gianfranco Fini ha avuto sicuramente il grosso merito di essere uscito dal Popolo della Libertà contestando a Berlusconi la gestione personalistica e autoritaria della politica e rivendicando la validità dei valori liberali attualmente misconosciuti.
In questo modo ha introdotto un elemento di discontinuità nella concezione della destra italiana di cui gli va dato atto. Ma a questo meritorio comportamento ne sono seguiti altri che lasciano perplessi sulla lucidità politica dell’ex leader di Alleanza Nazionale. È andato innanzitutto allo scontro in Parlamento con Berlusconi considerandosi sicuro vincitore ma sottovalutando le enormi risorse berlusconiane. Ha poi permesso ai giornali e alle televisioni di proprietà di Berlusconi di cavalcare per mesi la questione della casa di Montecarlo e di chiedere le sue dimissioni da presidente della Camera senza riflettere sull’opportunità di dichiarare fin dall’inizio la sua disponibilità alle dimissioni se esse fossero state contestuali a quelle di Berlusconi. Continua, inoltre, a dichiarare che non farà mai alleanze con la sinistra dando all’opinione pubblica una sensazione di evanescenza. Infine ha sconcertato di nuovo l’opinione pubblica uscendo dal primo congresso di Futuro e Libertà con un partito spaccato a causa delle nomine da lui decise per gli organismi direttivi.
Franco Pelella - PAGANI
Caro Pelella
come sappiamo, di buone intenzioni è lastricata la via dell'inferno. Dunque, non stupiamoci se Gianfranco Fini pur avendo messo in moto un percorso virtuoso di affrancamento da Silvio Berlusconi e dal suo leaderismo senza contraddittorio, oggi si ritrova in acque difficili. Buona era l'idea, meno adatta la truppa per affrontare questo viaggio. Sbagliati si sono rivelati, in corso d'opera, i tempi dell'operazione affrancamento.
Perché non si erano fatti bene i conti con due fattori: la compravendita dei parlamentari ad opera del Cavaliere per salvare la sua maggioranza (un'offensiva in cui è stato dispiegato ogni mezzo) e il dna di molti parlamentari del neonato partito Fli.
Questi ultimi hanno curricula di destra-destra (molto più a destra dello stesso Berlusconi) e pertanto non hanno digerito il movimentismo modernista di Fini. Non tanto per una comunque essenziale questione di palato, ma anche perché molti di loro rischiano di perdersi collegio e bisaccia causa voltafaccia degli elettori.
Oggi Fini paga uno scotto salato perdendo il gruppo al Senato, ma la costruzione del Terzo Polo potrebbe ripagare domani l'emorragia di nomenklatura con nuovi e più trasversali consensi.
L'impresa è ardua ma ormai è impossibile tornare indietro.
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Fini e il Terzo polo strada obbligata*-*Il Mattino




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