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Discussione: L'era dei Cesari

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    Analisi Il filosofo tedesco Oswald Spengler già nel 1933 con gli «Anni della decisione» prevedeva la crisi dell'Europa

    L'era dei Cesari

    Gli uomini del destino per l'Occidente perduto

    di GENNARO MALGIERI


    Di tanto in tanto registriamo, con sorpresa, la straordinaria attualità di Oswald Spengler. In tempi di crisi, si dirà, è fatale che egli riemerga per ricordarcene i prodromi e le conseguenze che previde ed analizzò nei primi trent'anni del secolo scorso. Ma era tutt'altro che scontato, soltanto qualche decennio fa, che la sua morfologia della storia contribuisse, con tanta efficacia, a decifrare fenomeni che ci tengono in apprensione. I cicli storici che egli aveva delineato e sezionato nel Tramonto dell'Occidente sono una traccia interpretativa della quale non possiamo fare a meno, unitamente alle diagnosi di altri studiosi come Arnold Toynbee, Johan Huizinga, Ortega y Gasset. Ma quanto di più politico scrisse, a cominciare da Jahre der Entscheidung, pubblicato in Germania nel 1933 con un titolo che non poteva essere più azzeccato, «Anni decisivi», appunto, sorprendentemente oggi si rivela una sorta di manifesto della crisi europea di fronte alle quale non c'è nessun Cesare, come all'epoca qualcuno impropriamente si riteneva, capace di dominarla. Rileggiamo perciò, nella nuova edizione proposta dalla Editrice Clinamen, curata e tradotta da Beniamino Tartarini, con il titolo «Anni della decisione» (pp. 212, 15,90 euro), la spietata descrizione spengleriana di un mondo in dissoluzione, che se idealmente prosegue il discorso del «Tramonto», se ne distacca perché investe il declino nelle sue implicazioni più immediatamente socio-politiche che morfologico-culturali disegnate queste come inevitabili aurore e rinascite storiche di popoli e civiltà. Gli «anni decisivi» di Spengler si iscrivono nell'ampio libro della decadenza del quale, comunque, costituiscono le pagine della speranza se soltanto dovessero realizzarsi alcune condizioni che, a posteriori, abbiamo capito che erano irrealizzabili per una serie infinita di motivi. Il libro consolidò la fama dello studioso monacense che aveva già messo i tedeschi davanti al loro destino tra il 1918 ed il 1922 con la sua opera più celebrata, assumendosi il compito - come aveva già fatto in Pessimismus?, tra l'altro - di richiamare gli europei alla riscoperta dei loro valori contro l'americanismo ed il bolscevismo, criticando aspramente l'economicismo quale destino finale dell'uomo (L'uomo e la tecnica, resta emblematico quanti altri mai) e mettendo in guardia il vecchio Continente dalla proletarizzazione che stava assumendo proporzioni gigantesche e sulla quale si sarebbe saldata la «rivoluzione mondiale bianca» con la «rivoluzione mondiale di colore». Hitler non accolse con favore l'opera; i nazisti la criticarono aspramente per le allusioni, tutt'altro, al «plebeismo» delle «camicie brune» e perché l'autore era un aristocratico che non gradiva la strumentalizzazione e l'irreggimentazione delle masse. Di diverso avviso fu Mussolini che commissionò la traduzione italiana a Vittorio Beonio Brocchieri, uno dei migliori germanisti dell'epoca, dopo che egli stesso lo aveva segnalato con una recensione anonima sul «Popolo d'Italia». Anche la gioventù tedesca non amò Jahre der Entscheidung: non infiammava gli animi, ma offriva soluzioni di tipo rivoluzionario-conservatore che se fossero state seguite probabilmente la storia avrebbe avuto un altro esito. Spengler non si diede cura delle critiche. Il suo sguardo era rivolto altrove. Agli «anni decisivi» che si approssimavano: gli esiti non riuscì a vederli poiché la morte lo colse nel 1936, a soli cinquantasei anni, alla vigilia della disintegrazione dell'Europa, mentre si affermavano tutte le fosche previsioni che aveva formulato. Consapevole, comunque, che sarebbe accaduto quello che aveva cercato di far comprendere ai suoi contemporanei: l'inevitabile fallimento di tutte le mitologie progressiste che avevano trasformato la civiltà (Kultur, come la chiamava) europea. E concludeva: «Forse già in questo secolo, le ultime decisioni aspettano il loro uomo. Di fronte ad esse i piccoli obiettivi e concetti della politica odierna rovinano nel nulla». Chi può dire che non avesse ragione?

    09/01/2011

    Il Tempo - Spettacoli - L'era dei Cesari


    carlomartello

  2. #2
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    <<L’avvento del cesarismo spezzerà la dittatura del danaro e della sua arma politica, la democrazia. Dopo un lungo trionfo dell’economia cosmopolita e dei suoi interessi sulla forza politica creatrice, l’aspetto politico della vita dimostrerà di essere, malgrado tutto, il più forte. La spada trionferà sul danaro, la volontà da signore piegherà di nuovo la volontà da predatore.>>

    Oswald Spengler, Der Untergang des Abendlandes.

  3. #3
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    <<Oggi, l’ipotesi del cesarismo nei paesi avanzati dell’Occidente appare assurda. Ma acquisterebbe consistenza se la pressione del Terzo Mondo, in un modo o nell’altro, sconvolgesse gli equilibri; se creasse situazioni pericolose>>

    Piero Ottone, Il tramonto della nostra civiltà, cit .pag. 271.

  4. #4
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    Predefinito Rif: L'era dei Cesari

    <<Secondo il filosofo dunque la fase finale di una civilizzazione si appella al vigore di uomini straordinari affinché possano traghettare ciò che non ha più forma oltre il punto zero destinale. Sono individui astuti e capaci, che sul modello del Cesare romano sanno utilizzare denaro, diplomazia e forza ai propri scopi, cioè al fine di rigenerare la storia, rompere con il mito incapacitante e debole delle “sorti magnifiche e progressive”, la fine astorica dei fellah, per imprimere un nuovo corso con lungimiranza e perseveranza>>

    Francesco Boco, Oswald Spengler. Il Tramonto dell’Occidente.

  5. #5
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    Predefinito Rif: L'era dei Cesari

    <<La grande forma politica della civiltà essendo irrevocabilmente dissolta, i capi futuri potranno anche regnare sul mondo come su di una loro proprietà privata; ma questo loro potere informe e illimitato implicherà altresì un compito, quello di una instancabile cura per questo mondo, il che costituirà l’opposto di tutti gli interessi dell’epoca dell’egemonia del danaro ed esigerà un alto sentimento dell’onore e del dovere. Appunto in relazione a ciò si verrà ad una lotta finale fra la democrazia e il cesarismo, fra i dirigenti di una economia finanziaria dittatoriale e la volontà puramente politica di ordine dei Cesari>>

    Oswald Spengler, Jahre der Entscheidung.

  6. #6
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    Predefinito Rif: L'era dei Cesari

    <<Il compito vero non sarebbe di vincolare e galvanizzare le masse, ma di distruggerle come masse, creando in esse di nuovo delle articolazioni, classi, caste, modi differenziati di sentire, di agire, di volere, infine, un clima veramente spirituale, un comune orgoglio nell’obbedire e nell’ordinarsi gerarchicamente di fronte ai portatori di una vera autorità dall’alto. Solo in tal caso i bagliori del crepuscolo potrebbero dar luogo alle luci di una prima aurora, e il punto morto della fine di un ciclo potrebbe esser sorpassato>>

    Julius Evola, Spengler, in La Vita italiana, giugno 1936.

 

 

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