Voci di fuga di Gheddafi. Dimissioni del ministro della giustizia
Tripoli brucia tra saccheggi e scontri
Base aerei italiane in massimo allerta
Il vice-ambasciatore all'Onu chiede intervento internazionale. Raid aereo sui dimostranti
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Tripoli brucia tra saccheggi e scontri
Base aerei italiane in massimo allerta
Il vice-ambasciatore all'Onu chiede intervento internazionale. Raid aereo sui dimostranti
Il discorso in tv di Saif al Islam Gheddafi (Reuters)
Il discorso in tv di Saif al Islam Gheddafi (Reuters)
MILANO - L'incendio libico sta contagiando il Mediterraneo. «In tutte le basi aeree italiane il livello di allarme sarebbe massimo in relazione alla crisi libica»: lo ha apprenso l'Ansa da qualificate fonti parlamentari. Secondo le stesse fonti, una consistente quota di elicotteri dell'Aeronautica militare e della Marina militare in queste ore avrebbe ricevuto l'ordine di spostarsi verso il sud. La Libia sta vivendo da ore nel sangue e nel caos. Il vice-ambasciatore libico all'Onu ha invocato un intervento internazionale contro quello che ha definito «un genocidio» perpetrato dal regime di Tripoli e ha chiesto che venga istituita una no fly zone su Tripoli. Lo ha da poco riferito la Bbc nel suo sito internet. Secondo l'emittente britannica l'intera delegazione libica presso le Nazioni Unite avrebbe chiesto un'azione internazionale.
BOMBE - Intanto a Tripoli è «caccia ai dimostranti». Caccia militari dell'aviazione libica avrebbero eseguito alcuni raid contro i manifestanti che si trovano nel centro di Tripoli. La notizia riferita da al-Jazeera proverrebbe da «più fonti concordanti tra di loro». Nel frattempo però, due aviatori a bordo di altrettanti Mirage dell'esercito libico sono atterrati a Malta e hanno chiesto asilo politico. Già dal pomeriggio membri armati di un'organizzazione filo-governativa chiamata Comitati rivoluzionari si aggiravano per le strade della città vecchia in cerca degli anti governativi. Una presenza che ha fatto presagire nuovi scontri. Altro sangue. I manifestanti lanciano appelli, invitando i cittadini a unirsi a una nuova protesta prevista per stasera nella Piazza verde a Tripoli. Ed è proprio nel corso della manifestazione che si teme scoppino altri sanguinosi scontri. Il segretario generale dell'Onu, Ban Ki-moon, ha parlato oggi, a lungo, con il leader libico Libia, Muammar Gheddafi, chiedendogli di cessare ogni violenza. Lo si legge in una nota diffusa dalle Nazioni Unite. Il documento non precisa se il colonnello si trovi ancora in Libia.
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POLIZIA IN FUGA- La Libia è nel caos totale. Il ministro della giustizia, Mustafa Mohamed Abud Al Jeleil, ha dato le dimissioni. E fonti libiche hanno fatto sapere ad Al Jazeera che all'interno dell'esercito vi sarebbero grandi tensioni, al punto da poter prevedere che il capo di stato maggiore aggiunto, El Mahdi El Arabi, possa dirigere un colpo di stato militare contro Gheddafi per mettere fine ai disordini. Le stesse milizie sarebbero nel caos. Polizia e forze di sicurezza sono fuggite in massa da al-Zawiya, località della Libia occidentale situata qualche decina di chilometri a ovest di Tripoli, lungo l'arteria che conduce alla frontiera con la Tunisia: lo hanno riferito testimoni oculari arrivati nella città di confine tunisina di Ben Guerdane. Da allora, hanno raccontato, la città è allo sbando: «Per due giorni ci sono stati scontri tra pro e anti Gheddafi e ieri la polizia ha lasciato la città. Da ieri tutti i negozi sono chiusi, una casa di Gheddafi è stata data alle fiamme, la gente ha rubato auto della polizia», è il racconto dei testimoni oculari. «Ci sono cecchini, ci sono case incendiate, non c'è polizia, se n'è andata ieri mattina. Nel centro della città ci sono manifestazioni pro Gheddafi».
Fiamme a Tripoli
ULEMA - In una Libia che brucia tra caos e sangue, il rais è abbandonato anche dai religiosi islamici: la Rete dei liberi ulema ha detto che la rivolta contro il regime è dovere divino di ciascuno. Violenti scontri sarebbero in atto tra i fedelissimi gheddafiani delle Guardie dei Comitati rivoluzionari e i militari golpisti. In questi scontri sarebbe rimasto gravemente ferito il comandante delle forze speciali, Abdalla El Senoussi, secondo alcune voci sarebbe morto. Si susseguono le voci non confermate sul destino di Muhammar Gheddafi: tra chi lo dà in fuga e chi nell'opposizione assicura che si trovi ancora in Libia. Secondo fonti ospedaliere citate dalla televisione, ci sarebbero già 61 morti nella capitale nelle prime ore di lunedì. Mentre secondo la Federazione internazionale per i diritti umani, Fidh, i morti dall'inizio delle contestazioni contro Gheddafi sarebbero tra i 300 e i 400 «per una cifra più vicina ai 400 che ai 300». Un'altra ong, Human Rights Watch,aveva calcolato in mattinata un bilancio di 233 morti.
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Incendiati i palazzi governativi
FIAMME - Testimoni riferiscono che sono stati incendiati sia il Parlamento che la sede del governo. Si parla di saccheggi di banche e negozi anche da parte delle forze dell'ordine mentre l'esercito si sarebbe unito ai dimostranti. Secondo il sito informativo al-Manara, bande armate stanno circolando per il quartiere di al-Azizia, dove si trova la sede della tv pubblica e diversi palazzi istituzionali, oltre alla residenza di Gheddafi. Gruppi armati hanno attaccato la caserma di al-Baraim, a una decina di chilometri dal centro di Tripoli. Cecchini appostati sui tetti hanno aperto il fuoco contro i manifestanti che tentavano di avanzare verso il centro di Tripoli. Altri testimoni parlano di spari con arma da fuoco da auto in corsa. Secondo Al-Arabiya l'esercito avrebbe rifiutato di dispiegarsi nella città di Bani Walid. Tarhouna, in Tripolitania, sarebbe in mano ai manifestanti, così come Bengasi, Beida, Sirte (ma qui le fonti sono discordi), Zaouia e Gialo, nel deserto nei pressi dell'oasi di Cufra.
MESSAGGIO TV - Saif al-Islam, il figlio di Muhammar Gheddafi, in un messaggio tv lanciato alla nazione nella notte di domenica aveva detto che «la Libia è a un bivio». Nel discorso ha fatto più volte l'accenno a non meglio precisate «forze straniere» e «separatisti» che hanno messo in atto un «complotto» contro la Libia». Il figlio del rais ha indicato i nemici: islamisti, organi d'informazione, teppisti, ubriachi, drogati e stranieri, compresi egiziani e tunisini. «Arriveranno le flotte americane e europee e ci occuperanno», ha avvisato. Ha minacciato quindi di «sradicare le sacche di sedizione», in quanto «il nostro non è l'esercito tunisino o egiziano. Combatteremo fino all'ultimo uomo, all'ultimo proiettile».
LA CONDANNA UE - A fatica ma alla fine è arrivata. Dopo un'intera giornata di riunione, i ministri degli Esteri dell'Unione Europea riuniti a Bruxelles hanno raggiunto una posizione comune: «condannano la repressione in corso contro i manifestanti in Libia, deplorano la violenza e la morte di civili», esortando «la fine immediata dell'uso della forza». Si legge nelle conclusioni del Consiglio affari esteri. I ministri europei chiedono che «alle legittime aspirazioni ed alle richieste del popolo per le riforme si risponda attraverso un dialogo guidato dai libici aperto, inclusivo, significativo e nazionale, che porti ad un futuro costruttivo per il Paese e per il popolo». «Noi incoraggiamo fortemente tutte le parti in questo senso», si legge nel documento dei ministri dell'Ue, nel quale si invitano «tutte le parti a mostrare moderazione». «La libertà di espressione ed il diritto di riunirsi pacificamente - continua il testo - sono diritti umani e libertà fondamentali di ogni essere umano che devono essere rispettati e protetti». E intanto gli Usa, annuncia il dipartimento di Stato di Washington, hanno ordinato al personale diplomatico «non essenziale» di lasciare la Libia.
Redazione online
21 febbraio 2011© RIPRODUZIONE RISERVATA
Tripoli brucia tra saccheggi e scontri Base aerei italiane in massimo allerta - Corriere della Sera




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ostridicolo: