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  1. #1
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    Predefinito LIBIA E GHEDDAFI: COSA C'E' (DAVVERO) DIETRO LA RIVOLTA

    LIBIA E GHEDDAFI: COSA C'E' (DAVVERO) DIETRO LA RIVOLTA - Esteri - ilGiornale.it del 22-02-2011



    Per capire che cosa sta accadendo a Tripoli bisogna considerare innanzitutto il quadro strategico. Non siamo di fronte a rivolte spontanee, ma indotte che mirano a replicare nel nord Africa quanto avvenuto alla fine degli anni Ottanta nell’ex Unione Sovietica. Anche allora la rivolta partì da un piccolo Paese, la Lituania, e all’inizio nessuno immaginava che l’incendio potesse propagarsi ai Paesi vicini e non era nemmeno ipotizzabile che l’Urss potesse implodere. Il Maghreb non è l’Unione sovietica e non esistono sovrastrutture da far saltare, ma per il resto le analogie sono evidenti. La Tunisia è il più piccolo dei Paesi della regione ed è servito da detonatore per la altre volte. A ruota è caduto il regime di Mubarak, la Libia è in subbuglio, domani forse Teheran e, magari sull’onda, Algeria, Marocco, Siria. Che cos’avevano in comune i regimi tunisini, egiziano e libico? Il fatto di essere retti da leader autoritari, ormai vecchi, screditati, che pensavano di passare il potere a figli o fedelissimi inetti.

    Non è un mistero: le rivolte sono state ampiamente incoraggiate – e per molti versi preparate – dal governo americano, come dimostrato qui e qui. Da qualche tempo Washington riteneva inevitabile l’esplosione del malcontento popolare e temendo che a guidare la rivolta potessero essere estremisti islamici o gruppi oltranzisti, ha proceduto a quella che appare come un’esplosione controllata, perlomeno in Egitto e in Tunisia. Perché controllata? Perché prima di mettere in difficoltà Ben Ali e Mubarak, l’Amministrazione Obama ha cementato il già solidissimo rapporto con gli eserciti, i quali infatti non hanno mai perso il controllo della situazione e sono stati gli artefici della rivoluzione. Non scordiamocelo: oggi al Cairo e a Tunisi comandano i generali, che anche in futuro eserciteranno un’influenza decisiva. Washington ha vinto due volte: si è assicurata per molti anni a venire la fedeltà di questi due Paesi e ha messo a segno una straordinaria operazione di immagine, dimostrando al mondo intero che l’America è dalla parte del popolo e della democrazia anche in regimi fino a ieri amici.

    Le dinamiche libiche sono diverse perché Gheddafi non era un alleato degli Stati Uniti e perché le Ong legate al governo americano non hanno potuto stabilire contatti e legami con la società civile libica; insomma, non hanno potuto fertilizzare il terreno sul quale far germogliare la rivolta. Che però è esplosa lo stesso. Per contagio e alimentando non la fedeltà dell’esercito, ma il suo malcontento. Come in tutte le rivoluzioni sono le forze armate a determinare l’esito delle rivolte popolari. Gheddafi in queste ore paga gli errori commessi in passato. Come ha rilevato Domenico Quirico sulla Stampa, il Colonnello, da vecchio golpista qual’era, non si è mai fidato dei generali e ha proceduto a numerose purghe. Gli uomini in divisa per 42 anni lo hanno temuto, ma non lo hanno mai davvero amato. Così ora molti di loro o si danno alla fuga o passano con i rivoltosi soprattutto nelle città lontane da Tripoli. Gheddafi può contare solo sulle milizie private e su una piccola parte dell’esercito; è questa la ragione di una mossa altrimenti inspiegabile come quella di reclutare centinaia o forse migliaia di miliziani africani.


    La conseguenza è inevitabile: sangue, sangue e ancora sangue. L’impressione è che Gheddafi alla fine sarà costretto a fuggire. L’immagine, ridicola, del Raìs in auto con l’ombrello ricorda quella di Saddam Hussein braccato dagli americani nei giorni della caduta di Bagdad. In ogni caso la situazione rischia di essere molto imbarazzante per l’Italia. Se il regime dovesse cadere, la Libia tornerebbe ad essere il porto di partenza verso le nostre coste per decine di migliaia di immigrati. Se dovesse resistere, per noi sarebbe imbarazzante mantenere buoni rapporti con un leader sanguinario. E in entrambi i casi ballerebbero contratti milionari per le nostre aziende. Eni in testa. Non dimentichiamocelo: buona parte dei nostri approvvigionamento energetici dipendono proprio dal Nord Africa. L’esplosione controllata rischia di essere comunque devastante per gli interessi del nostro Paese

    Non abbiamo scelta e l'Italia non può certo influire sugli eventi, ma è inevitabile chiedersi: il prezzo è giusto?






    l'ultima domanda quella in NERETTO non l'ho aggiunta io è tragicamente scritta sull'organo di stampa di B.
    DEFORME AUTENTICO

  2. #2
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    Predefinito Rif: LIBIA E GHEDDAFI: COSA C'E' (DAVVERO) DIETRO LA RIVOLTA

    Citazione Originariamente Scritto da marocchesi Visualizza Messaggio
    LIBIA E GHEDDAFI: COSA C'E' (DAVVERO) DIETRO LA RIVOLTA - Esteri - ilGiornale.it del 22-02-2011



    In ogni caso la situazione rischia di essere molto imbarazzante per l’Italia. Se il regime dovesse cadere, la Libia tornerebbe ad essere il porto di partenza verso le nostre coste per decine di migliaia di immigrati. Se dovesse resistere, per noi sarebbe imbarazzante mantenere buoni rapporti con un leader sanguinario. E in entrambi i casi ballerebbero contratti milionari per le nostre aziende. Eni in testa. Non dimentichiamocelo: buona parte dei nostri approvvigionamento energetici dipendono proprio dal Nord Africa. L’esplosione controllata rischia di essere comunque devastante per gli interessi del nostro Paese

    Non abbiamo scelta e l'Italia non può certo influire sugli eventi, ma è inevitabile chiedersi: il prezzo è giusto?


    Nooooo, incredibile, pure quei sovversivi sorosiani anti-berlusconiani de Il Giornale dicono quello che io e qualche altro stiamo scrivendo da ieri.
    Ultima modifica di Canaglia; 22-02-11 alle 14:33
    Passata la buriana facciamo i conti

  3. #3
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    Predefinito Rif: LIBIA E GHEDDAFI: COSA C'E' (DAVVERO) DIETRO LA RIVOLTA

    Che dietro le varie rivolte ci sia la complicita' degli USA mi pare evidente e lo sanno pure i sassi, visto che questi paesi (Libia a parte) dipendono economicamente e militarmente dall'occidente.

    EDITATA IN QUANTO OT LA PARTE IN CUI PAULHOWE CI FORNISCE I SUOI PERSONALISSIMI PRONOSTICI.

    EDITATA LA CONTESTAZIONE ALLA MODERAZIONE.

    ad
    Ultima modifica di amerigodumini; 22-02-11 alle 15:33

  4. #4
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    Predefinito Rif: LIBIA E GHEDDAFI: COSA C'E' (DAVVERO) DIETRO LA RIVOLTA


  5. #5
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    Predefinito Rif: LIBIA E GHEDDAFI: COSA C'E' (DAVVERO) DIETRO LA RIVOLTA

    Articolo molto condivisibile, a parte l'eccessiva enfasi sulla preparazione dall'esterno, che faparte della linea complottista di Foa

    A giudicare dalle reazioni degli USA, direi che il legame coi militari, già fortissimo, sia servito a parare il colpo, in tempi più o meno rapidi.

  6. #6
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    Predefinito Rif: LIBIA E GHEDDAFI: COSA C'E' (DAVVERO) DIETRO LA RIVOLTA

    Citazione Originariamente Scritto da paulhowe Visualizza Messaggio
    Chiunque ci sia dietro le rivolte di questi giorni sta compiendo un lavoro di dimensioni storiche,prepariamoci allora,il bello deve ancora venire...
    Ultima modifica di peter from milan; 22-02-11 alle 21:36
    "chi è sicuro del valore della propria causa non sente il bisogno della sua vittoria: il valore della causa ne segna già il trionfo"

  7. #7
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    Predefinito Rif: LIBIA E GHEDDAFI: COSA C'E' (DAVVERO) DIETRO LA RIVOLTA

    Citazione Originariamente Scritto da marocchesi Visualizza Messaggio
    LIBIA E GHEDDAFI: COSA C'E' (DAVVERO) DIETRO LA RIVOLTA - Esteri - ilGiornale.it del 22-02-2011



    Per capire che cosa sta accadendo a Tripoli bisogna considerare innanzitutto il quadro strategico. Non siamo di fronte a rivolte spontanee, ma indotte che mirano a replicare nel nord Africa quanto avvenuto alla fine degli anni Ottanta nell’ex Unione Sovietica. Anche allora la rivolta partì da un piccolo Paese, la Lituania, e all’inizio nessuno immaginava che l’incendio potesse propagarsi ai Paesi vicini e non era nemmeno ipotizzabile che l’Urss potesse implodere. Il Maghreb non è l’Unione sovietica e non esistono sovrastrutture da far saltare, ma per il resto le analogie sono evidenti. La Tunisia è il più piccolo dei Paesi della regione ed è servito da detonatore per la altre volte. A ruota è caduto il regime di Mubarak, la Libia è in subbuglio, domani forse Teheran e, magari sull’onda, Algeria, Marocco, Siria. Che cos’avevano in comune i regimi tunisini, egiziano e libico? Il fatto di essere retti da leader autoritari, ormai vecchi, screditati, che pensavano di passare il potere a figli o fedelissimi inetti.

    Non è un mistero: le rivolte sono state ampiamente incoraggiate – e per molti versi preparate – dal governo americano, come dimostrato qui e qui. Da qualche tempo Washington riteneva inevitabile l’esplosione del malcontento popolare e temendo che a guidare la rivolta potessero essere estremisti islamici o gruppi oltranzisti, ha proceduto a quella che appare come un’esplosione controllata, perlomeno in Egitto e in Tunisia. Perché controllata? Perché prima di mettere in difficoltà Ben Ali e Mubarak, l’Amministrazione Obama ha cementato il già solidissimo rapporto con gli eserciti, i quali infatti non hanno mai perso il controllo della situazione e sono stati gli artefici della rivoluzione. Non scordiamocelo: oggi al Cairo e a Tunisi comandano i generali, che anche in futuro eserciteranno un’influenza decisiva. Washington ha vinto due volte: si è assicurata per molti anni a venire la fedeltà di questi due Paesi e ha messo a segno una straordinaria operazione di immagine, dimostrando al mondo intero che l’America è dalla parte del popolo e della democrazia anche in regimi fino a ieri amici.

    Le dinamiche libiche sono diverse perché Gheddafi non era un alleato degli Stati Uniti e perché le Ong legate al governo americano non hanno potuto stabilire contatti e legami con la società civile libica; insomma, non hanno potuto fertilizzare il terreno sul quale far germogliare la rivolta. Che però è esplosa lo stesso. Per contagio e alimentando non la fedeltà dell’esercito, ma il suo malcontento. Come in tutte le rivoluzioni sono le forze armate a determinare l’esito delle rivolte popolari. Gheddafi in queste ore paga gli errori commessi in passato. Come ha rilevato Domenico Quirico sulla Stampa, il Colonnello, da vecchio golpista qual’era, non si è mai fidato dei generali e ha proceduto a numerose purghe. Gli uomini in divisa per 42 anni lo hanno temuto, ma non lo hanno mai davvero amato. Così ora molti di loro o si danno alla fuga o passano con i rivoltosi soprattutto nelle città lontane da Tripoli. Gheddafi può contare solo sulle milizie private e su una piccola parte dell’esercito; è questa la ragione di una mossa altrimenti inspiegabile come quella di reclutare centinaia o forse migliaia di miliziani africani.


    La conseguenza è inevitabile: sangue, sangue e ancora sangue. L’impressione è che Gheddafi alla fine sarà costretto a fuggire. L’immagine, ridicola, del Raìs in auto con l’ombrello ricorda quella di Saddam Hussein braccato dagli americani nei giorni della caduta di Bagdad. In ogni caso la situazione rischia di essere molto imbarazzante per l’Italia. Se il regime dovesse cadere, la Libia tornerebbe ad essere il porto di partenza verso le nostre coste per decine di migliaia di immigrati. Se dovesse resistere, per noi sarebbe imbarazzante mantenere buoni rapporti con un leader sanguinario. E in entrambi i casi ballerebbero contratti milionari per le nostre aziende. Eni in testa. Non dimentichiamocelo: buona parte dei nostri approvvigionamento energetici dipendono proprio dal Nord Africa. L’esplosione controllata rischia di essere comunque devastante per gli interessi del nostro Paese

    Non abbiamo scelta e l'Italia non può certo influire sugli eventi, ma è inevitabile chiedersi: il prezzo è giusto?





    l'ultima domanda quella in NERETTO non l'ho aggiunta io è tragicamente scritta sull'organo di stampa di B.
    E tra l'altro: valeva la pena umiliare la dignità nazionale dell'Italia due anni fa dichiarando di voler risarcire il passato coloniale itaòliano in Libia pagando a Gheddafi 5 miliardi in dieci anni con le tasse degli italiani ?
    Ultima modifica di C@scista; 22-02-11 alle 23:37

  8. #8
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    Predefinito Rif: LIBIA E GHEDDAFI: COSA C'E' (DAVVERO) DIETRO LA RIVOLTA

    Citazione Originariamente Scritto da C@scista Visualizza Messaggio
    E tra l'altro: valeva la pena umiliare la dignità nazionale dell'Italia due anni fa dichiarando di voler risarcire il passato coloniale itaòliano in Libia pagando a Gheddafi 5 miliardi in dieci anni con le tasse degli italiani ?
    Politica estera da dilettanti.
    Se vuoi farti buono, pratica queste tre cose e tutto andrà bene: allegria, studio, pietà. (San Giovanni Bosco)

  9. #9
    de-elmettizzato.
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    Predefinito Rif: LIBIA E GHEDDAFI: COSA C'E' (DAVVERO) DIETRO LA RIVOLTA

    Citazione Originariamente Scritto da Imperium Visualizza Messaggio
    Politica estera da dilettanti.
    Ahi ahi ahi, prevedo a breve chiusura del thread.
    Preferisco di no.

  10. #10
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    Exclamation Rif: LIBIA E GHEDDAFI: COSA C'E' (DAVVERO) DIETRO LA RIVOLTA

    Un vero Presidente Eterno.




    carlomartello

 

 
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