Ma i destro-radicali, che notoriamente prendono posizione su qualsiasi segno di vita nell'orbe terracqueo, da che parte stanno?


Ma i destro-radicali, che notoriamente prendono posizione su qualsiasi segno di vita nell'orbe terracqueo, da che parte stanno?
Se vuoi farti buono, pratica queste tre cose e tutto andrà bene: allegria, studio, pietà. (San Giovanni Bosco)


Dalla parte di chi vincerà , per mere questioni di opportunismo commerciale.
Certo, sarebbe meglio avere a monte qualche dato per potersi sbilanciare su chi sarà il prossimo vincitore, onde evitare figure da cioccolatai di arrivare dopo la vittoria.
Il problema è che per avere qualche dato decente bisogna aspettare che il Vescovo di Tripoli (che è veronese) telefoni in Italia, lascia assai basiti riguardo l'impreparazione del nostro ministero degli esteri.
Preferisco di no.


Dalla parte degli interessi della nostra nazione, com'è giusto che sia.
Pur non apprezzando Gheddafi né l'ideologia su cui si basa il suo regime, tuttavia mi sta più simpatico lui della feccia eterodiretta che in questi giorni sta mettendo a soqquadro la Libia.






appoggerei Gheddafi, per poi una volta al potere imbastire una seconda rivoluzione eterodiretta, ma da noi questa volta.....
DEFORME AUTENTICO


Il Pe dovrebbe inviare le truppe in libia, invocando la legittima difesa per i cittadini italiani là residenti, e così sanare la situazione, metterlo in culo a obama e obbligare Gheddafi a nuovi accordi.
Ma a quel punto saremmo una nazione sovrana, la benza ci costerebbe 70 citti e Berlusconi vincerebbe il plebiscito...
iaociao:
"L'ordine economico va organizzato in modo che l'uomo sincero prosperi più di qualunque altro". Silvio Gesell


Dalla parte dell'Italia. Lo straccione gheddafi, nell'impossibilità di piazzare un fantoccio italiano a tripoli, è bene che rimanga al suo posto per salvaguardare i nostri interessi nella regione contro l'attacco indiretto sferrato all'Italia e al PE da parte di chi ha mal gradito le mosse "sovraniste" di Berlusconi.
«Puoi togliere il selvaggio dalla foresta, ma non puoi togliere la foresta dal selvaggio.»
Paolo Sizzi


Dalla parte di chi può garantire stabilità in Libia, compito che Gheddafi comunque vada è ormai evidentemente incapace di assolvere.
Ultima modifica di Canaglia; 24-02-11 alle 14:07
Passata la buriana facciamo i conti


I timori del Cavaliere dopo la svolta
"Adesso quel pazzo ci tirerà i missili"
Il premier è rimasto scioccato dalla violenza verbale del Colonnello e dalle sue accuse Pressioni americane dietro il cambio di rotta verso il rais.
di FRANCESCO BEI
ROMA - Stati Uniti, Unione europea, persino la Lega Araba. Tutti contro l'Italia e la sua accondiscenza verso il dittatore libico.
Ci sarebbero queste pressioni - oltre alla paura di ritorsioni armate anti-italiane - dietro l'evidente cambio di rotta maturato nelle ultime 48 ore dal governo sulla crisi libica. Con il passaggio di Berlusconi da difensore del principio della non ingerenza ("non voglio disturbare") a paladino del "vento della democrazia".
Già al vertice Ue a Bruxelles il ministro Franco Frattini aveva potuto misurare quanto fosse alto il rischio di isolamento dell'Italia dagli altri partner europei.
Ma decisivi nel determinare l'inversione a "U" sono stati i colloqui di Frattini con Hillary Clinton e con il segretario generale della Lega Araba, Amr Mussa, incontrato al Cairo due giorni fa.
Da quegli incontri e dalle numerose "conference call" con Washington e con le capitali europee, il messaggio che arrivava a Berlusconi e al governo italiano era unanime: Roma deve allinearsi, l'equidistanza tra il dittatore e i manifestanti "è inaccettabile".
Da qui la svolta, maturata tuttavia con sofferenza e grande prudenza. Tanto che ancora ieri dal premier non è uscita una sola parola di condanna esplicita del Colonnello.
Raccontano che il Cavaliere sia rimasto scioccato dalla violenza verbale di Gheddafi. Soprattutto dalle accuse all'Italia - accuse reiterate nonostante la telefonata tra i due - di manovrare dietro gli insorti rifornendoli di armi pesanti.
A margine della riunione serale a palazzo Chigi sull'emergenza, Berlusconi ha confessato la sua paura a un ministro: "Dobbiamo stare attenti con Gheddafi, è un pazzo. Ci ha già sparato un missile una volta, non è che ce ne tira un altro contro?". Il ricordo dell'attacco missilistico libico contro Lampedusa (1986) accompagna il premier insieme al timore crescente di ritorsioni contro gli italiani ancora sul posto.
"Ci sono diecimila connazionali sparsi tra la Tripolitania e la Cirenaica - confermano preoccupati dalla Farnesina - e meno di mille sono quelli che vogliono rimpatriare". Senza contare che anche gli eventuali rimpatri sarebbero molto difficili da gestire visto che gli aeroporti sono aperti con il contagocce e la marina militare libica ha effettuato un blocco navale dei porti.
Insomma, le pressioni internazionali spingono palazzo Chigi a criticare il regime del dittatore ma la Realpolitik e gli interessi nazionali - energia, infrastrutture - tirano dalla parte opposta.
Berlusconi inoltre vuole ancora vederci chiaro sullo stato delle cose sul terreno.
Non crede alle cifre che circolano sui media arabi circa il numero dei morti. "I servizi segreti - confida uno dei partecipanti al vertice di palazzo Chigi - ancora ieri ci confermavano che la situazione a Tripoli non era così drammatica, anzi. E lo stesso ha detto il nostro ambasciatore".
Insomma, se è vero che la Cirenaica è ormai in mano ai rivoltosi, il resto del paese sembra ancora sotto il tallone di Gheddafi. Né gli episodi di diserzione vengono tenuti in così gran conto dalle autorità italiane.
"I piloti libici atterrati a Malta - osserva il ministro Ignazio La Russa - hanno dichiarato di essere scappati per non sparare sulla folla. Hanno raccontato cose gravi. Ma questo è normale, tutti i disertori si giustificano con motivazioni simili. Non possiamo basarci solo su questi racconti per muoverci".
A motivare la prudenza italiana c'è inoltre la paura per quello che potrebbe accadere in Libia dopo la caduta del regime. È il pericolo di un "salto nel vuoto" che possa condurre a uno Stato islamico confinante di fatto con l'Italia.
"Bisogna essere accorti su quello che succederà dopo", ha detto ieri Berlusconi, dando voce alla preoccupazione per l'affermarsi del fondamentalismo islamico in un paese dal quale dipende il 15% cento del gas consumato in Italia.
Fiamma Nirenstein, deputata del Pdl molto ascoltata dal premier, aggiunge un'altra considerazione: "Il crollo del regime di Mubarak ha portato all'espansione della sfera d'influenza dell'Iran, testimoniata dal passaggio di due navi da guerra nel canale di Suez. Cosa può succedere in Libia?".
Timori che spingono Berlusconi a tenere ancora il freno a mano tirato.
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E' chiaro che se pure Silvio teme i missili dall'amico Gheddy, significa che quest'ultimo è totalmente fuori controllo.
Ultima modifica di Canaglia; 24-02-11 alle 14:34
Passata la buriana facciamo i conti