Senza peli sulla lingua
Nel mondo del berlusconismo
Anche se gli americani – come si legge in WikiLeaks – lo ritengono più un capocomico che uno statista, Silvio Berlusconi resta pur sempre il capo del governo che ancor oggi continua a puntellare il suo regime con la presunzione d’impunità al di sopra e al di fuori delle leggi.
Leggi ordinarie come ora nel caso Ruby, e leggi anche costituzionali come quelle che nel 2005 Berlusconi voleva stravolgere con l’approvazione d’una nuova Costituzione che – se un referendum popolare l’anno dopo non l’avesse bocciata – gli avrebbe fatto assumere poteri quasi dittatoriali, in spregio alla democrazia parlamentare: eletto direttamente dal popolo, avrebbe potuto non solo nominare e revocare i ministri a suo piacimento, ma anche tenere il parlamento sotto ricatto di scioglimento se non avesse approvato le leggi da lui proposte.
E resta, Silvio Berlusconi, colui che ha introdotto nella vita italiana lo stile del berlusconismo, quella filosofia del “viva la vita” ben esemplificata nello spot televisivo d’una berlusconiana banca rilucente d’oro dove la folla accorre festante in cerca di ricchezza, accompagnata all’ingresso da succinte prosperose vallette, ben dorate anch’esse.
Quel mondo dorato dove si può aspirare a tutto ciò che il capo promette, novello pifferaio di Hamelin, perché lui è buono e ci fa ben partecipare della sua ricchezza. Negli affari e nella politica. E nella sua vita privata, anche, se si è belle e giovani ragazze bisognose di qualcosa. Introdotte nei fastigi e nei festini delle sue ville a ricevere soldi e gioielli, auto ed appartamenti, parti e particine in televisione. E per le più bisognose anche remuneratissimi posti in seggi di rappresentanza cosiddetta popolare, dai consigli regionali fino agli scranni parlamentari, poltrone ministeriali e sottoministeriali non escluse. Dalle quali comunque esprimere sempre, in gara con gli uomini anch’essi del capo e in spregio d’ogni contraria verità, fede cieca e assoluta nelle virtù del grande donatore, nella glorificante difesa dei cui interessi difendi pure i tuoi: anche in imprese economiche o in posti politici o nelle direzioni di giornali e di televisioni, il tutto sempre di sua proprietà diretta o di dominio indiretto, come capo del governo e straricco uomo di vastissimi affari.
Quel mondo dove gli uomini e le donne si comprano e si vendono, in corruzione economica semplice e in commercio di posti anche in parlamento. E dove chi può fa bene ad evadere le tasse, tormento come sono d’ogni diritto a starsene tranquilli.
Quel mondo di spensieratezza dove anche alla gente comune è dato di evadere dal diuturno trantran del lavoro – quando c’è – con i Grandi fratelli e le Isole dei famosi, con Uomini e donne e con Amici, con miriadi di giochi e giochini e con tutta l’altra televisione d’intrattenimento e d’informazione che il berlusconismo ci ha portato e con la quale ci allieta e ci consola. E ci protegge anche dalle brutte notizie, riservandoci solo le più gradite al capo.
Quel mondo di vera libertà liberale, dove chi ha soldi e potere non debba temere i rigori della legge, da riformare infatti anch’essa insieme a chi l’amministra.
Quel mondo al quale tuttavia si oppone ancora qualcuno, poveri illusi come gli ancora credenti in una società diversa, come i tanti capifamiglia pensierosi dell’avvenire dei propri figli e figlie, come quel milione di donne scese in piazza a reclamare magari loro un po’ di dignità.
O non l’hanno sentito Giuliano Ferrara, tutti costoro, tuonare dalla sua stentorea stazza che altro avvenire non c’è, per i moralisti ipocriti e nemici anche togati del taumaturgico capo?
E chi mai aiuterà altrimenti costoro, poveri sventurati, se la salvifica taumataurgia di Silvio Berlusconi è stata ed ancora sarà garantita dalla spartizione dei ruoli e degli interessi fra le cosiddette maggioranza ed opposizione?
Mario Cardinali




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