Rif: Risposta alle bugie di Roberto Benigni sul Risorgimento
Briganti: delinquenti o resistenti, malfattori o patrioti?
raccolta di appunti mix e frammenti di una storia troppo poco raccontata
(lametropolis.it, Settimo Sigillo del 02/05/05
Se i briganti furono delinquenti allora l'Italia nacque legittimamente, ma se i briganti furono patrioti e resistenti allora è tutta un'altra storia. La storia del mezzogiorno contemporaneo pare essere un tutt'uno con la storia della questione meridionale. La storia delle cause e delle responsabilità piuttosto che la vicenda storica effettiva. Vae victis, una storia raccontata dai vincitori ed i vinti del Sud che si dovranno sempre giustificare sul perché si siano battuti "per la parte sbagliata".
Una rivendicazione di una storia autonoma del Sud Italia è improponibile ma è possibile individuare le radici profonde dello sconvolgimento della vita di milioni di uomini e dell'economia che hanno cambiato la faccia delle popolazione meridionale negli ultimi 150 anni. La storia dei rapporti tra Nord e Sud, le radici della storia della questione meridionale.
Il Brigantaggio ebbe inizio storicamente all’indomani della partenza per l’esilio del Re Francesco II di Borbone, avvenuta il 13 febbraio 1861, già due giorni dopo ci furono le prime sollevazioni. Quel Popolo che si ribellò fu marchiato con la parola "BRIGANTE" dall' idioma francese brigant che significa delinquente, bandito. La repressione messa in atto dai Piemontesi fu violentissima sin dall’inizio, ma inefficace.
Il nuovo Regno d’Italia schierò ben 211.500 soldati e inviò i suoi ufficiali di maggior rilievo, eppure per molto tempo non riuscì a distruggere neppure una banda. Nel 1863, fu istituita una Commissione Parlamentare d’inchiesta presieduta dal deputato Giuseppe Massari quale venivano indicate le cause del brigantaggio: la miseria delle popolazioni, dovuta ovviamente all’oppressione borbonica; era povera perché affamata dai Borbone. Dalla relazione Massari ebbero come risultato la promulgazione della <Legge Pica> che autorizzava lo stato d'assedio nei paesi battuti dai briganti.
Risultato: quasi un milione di morti, 54 paesi distrutti, stupri e violenze inaudite, processi e fucilazioni sommarie. Da un diario di un ufficiale sabaudo: <Entrammo in un paese e subito incominciammo a fucilare i preti e gli uomini, quanti capitavano>. Pontelandolfo paese del beneventano fu letteralmente raso al suolo. Anche la storiografia corrente ha riconosciuto che la repressione contro
il Brigantaggio ha fatto più vittime di tutte le altre guerre risorgimentali messe insieme. Ma c'è di più, purtroppo, ... campi di concentramento il più temibile quello di Fenestrelle fortezza situata a quasi duemila metri di altezza, sulle montagne piemontesi, sulla sinistra del Chisone, faceva tanto spavento come la relegazione in Siberia. Ufficiali, sottufficiali e soldati (tutti quei militari borbonici che non vollero finire il servizio militare obbligatorio nell'esercito sabaudo, tutti quelli che si dichiararono apertamente fedeli al Re Francesco II, quelli che giurarono aperta resistenza ai piemontesi) subirono il trattamento più feroce. La liberazione avveniva solo con la morte ed i corpi (non erano ancora in uso i forni crematori) venivano disciolti nella calce viva collocata in una grande vasca situata nel retro della chiesa che sorgeva all'ingresso del Forte.Una morte senza onore, senza tombe, senza lapidi e senza ricordo, affinché non restassero tracce dei misfatti compiuti. Ancora oggi, entrando a Fenestrelle, su un muro è ancora visibile l'iscrizione: "Ognuno vale non in quanto è ma in quanto produce". (ricorda molto la scritta dei lager nazisti). ... Già nel 1862 Nel mese di ottobre, essendosi fatta insostenibile la sistemazione dei prigionieri di guerra e dei detenuti politici, con la deportazione degli abitanti d'interi paesi, con le "galere" piene fino all'inverosimile, il governo piemontese diede incarico al suo ambasciatore a Lisbona di sondare la disponibilità del governo portoghese a cedere un'isola disabitata dell'Oceano Atlantico, al fine di relegarvi l'ingombrante massa di molte migliaia di persone da eliminare definitivamente. Il tentativo diplomatico, tuttavia, non ebbe successo, ma la notizia riportata il 31 ottobre dalla stampa francese suscitò una gran ripugnanza nell'opinione pubblica. (fonte LAGER SABAUDI - PER I "BRIGANTI" DEL SUD)
L'aspetto più indecente di questa porzione di storia è che sullo sfondo c'è una storia di debiti di guerra (Cavour ne fece tre in dieci anni!) a cui si sommavano anche quelli per comprare quei cannoni a canna rigata che permisero la vittoria sull'esercito borbonico. Il piemonte era indebitato con Francia e Inghilterra ed il regno borbonico rappresentava una vera e propria miniera d'oro per la borghesia espansionistica piemontese e per gli affaristi internazionali. Le riserve auree del Regno delle Due Sicilie, (500 milioni contro i 100 dei piemontesi) avrebbero permesso di stampare carta moneta per circa tre miliardi una vera e propria manna se a ciò si aggiunge le nuove tasse imposte ai 9 milioni di abitanti, i risparmi, le terre ed i beni sottratti alle autorità ecclesiali destinati allo sviluppo dell'agricoltura padana. Tutto in nome dell'unità d'Italia.
Il Sud fu depredato e soggetto ad una dura imposizione fiscale "Nel Regno delle Due Sicilie la tassazione era, nel 1859, di 14 franchi a testa. Nel 1866, sotto il nuovo regime, le tasse erano salite fino a 28 franchi a testa, il doppio di quanto pagava l"’oppresso" popolo napoletano prima che Garibaldi venisse a liberarlo". L'abolizione del protezionismo e l'eccessivo liberismo dello stato sabaudo espose le industrie alla concorrenza esterna, l'economia dei borboni non era pronta all'internazionalizzazione come del resto quella italiana non lo è stata fino al 1960, 100 anni dopo! La stampa europea definiva il sud borbonico arretrato ed inefficiente, termine ancora oggi in uso per indicare qualcosa che non funziona, ma come giustificare il proliferare di attività industriali? Come mai molte fabbriche vennero smantellate come il famosissimo complesso di S. Leucio, i cui telai furono portati qualche anno dopo a Valdagno, dove fu creata la prima fabbrica tessile nel Veneto e le ferriere di Mongiana, i cui macchinari furono trasferiti in Lombardia.
- Verso la fine del tremendo decennio, il Brigantaggio, decimato e incattivito, andò perdendo la spinta ideale che lo aveva animato e le bande rimaste si diedero, allora sì, ad atti di malavita, istigate anche dalla condizione di estrema povertà nella quale le regioni meridionali eranocadute e dalla nascita del latifondo, che toglieva ai contadini ogni possibilità di una sopravvivenza dignitosa. Solo da quel momento in poi, la repressione piemontese prese il sopravvento: il Brigantaggio fu debellato definitivamente e i Meridionali andarono a cercare una nuova vita nelle Americhe, avviando un fenomeno del tutto sconosciuto fino nel Regno delle Due Sicilie. Nel 1861, infatti, si contavano soltanto 220mila italiani residenti all’estero; nel 1914 erano 6 milioni. È inquietante, se si pensa che la popolazione dell’ex Regno napoletano era composta da 8 milioni di persone. - L’esercito sardo aveva avuto la propria vittoria, ma non così il regno d’Italia: i briganti non erano distrutti, avevano trovato un’altra forma di resistenza, l’emigrazione. (fonte Brigantaggio, legittima difesa del sud)
Una nuova interpretazione del fenomeno del brigantaggio ciò che ha costituito un marchio d'infamia,
e che metaforicamente ha accompagnato la storia dei meridionali fino ai giorni nostri così --- (spunto) riappropriarsi della sua storia in quanto risorsa, una traccia della memoria da recuperare, un segno forte che la storia ha lasciato nella zona, un “bene culturale” da valorizzare patrimonio di una terra ed esempio per una lealtà mostrata ad una cultura locale, ad una ’appartenenza comune.
“Terra di Briganti” è la terra del SUD.
Due diverse immagini del brigantaggio, una romantica l'altra cruda e spietata: quattro partigiani patrioti del Sud catturati dall'esercito nord-piemontese e da mercenari locali. I quatto, nonostante le apparenze sono tutti morti, sono tenuti dritti dalle braccia assassine dei loro carnefici.
E-mail ricevuta da lametropolis.it il 01/07/05
Volevo fare i complimenti per l'articolo dedicato ad un fenomeno da troppo tempo taciuto, quello sul brigantaggio.
Un solo appunto: lo stato di repressione borbonico è una farsa risorgimentale sabauda. La popolazione meridionale stava molto meglio prima del 1861 che dopo.
Cmq complimenti, prima o poi le verità verranno a galla!
Vi consiglio di vedere il film di Squitieri "Li chiamarono...Briganti" ed il documentario "Uomini e Briganti" ...
Luigi (Caserta)
Terra e Libertà Autonomia e Sviluppo del SUD
Rif: Risposta alle bugie di Roberto Benigni sul Risorgimento
SITOGRAFIA E BIBLOGRAFIA
Briganti, la vera storia del Sud?
il falso di un Risorgimento che somiglia
ben poco a quello che ci danno da studiare a scuola
Indro Montanelli
http://www.brigantaggio.net/Brigantaggio/Prima.htm
Da Benevento un buon punto di partenza sul Brigantaggio
Libero - Community - I siti personali
Libero - Community - I siti personali
Brigantaggio, legittima difesa del Sud
CRONOLOGIA - PANORAMA DI 2000 ANNI DI STORIA - LA REPUBBLICA IT.
La storia raccontata quotidianamente
LAGER SABAUDI - PER I "BRIGANTI" DEL SUD
Genocidio, lager sabaudi per i briganti del sud.
BRIGANTAGGIO - DEPORTAZIONI - un anno infame per le Due Sicilie
Pulizia etnica piemontese
http://www.padan.org/padan/contentid-181.html
Le torture di Fenestrelle
BRIGANTAGGIO - ITALIA 1864 - DI ORAZIO FERRARA
Brigantaggio, la borbonica guerra per bande
Genocidio!
Genocidio
cronologia di due massacri
Cronologia di due massascri, indiani pellerossa e meridionali
Errore 404 - 2S
"Potete chiamarli briganti,
ma combattono sotto la loro bandiera nazionale;
IL BRIGANTAGGIO (cronologia anno 1864 b )
"Il "giuramento" contro il "lucifero infernale" Re Sabaudo
Iniziativa Meridionale Archivio Articoli
Rileggere l'Unità d'Italia
QUESTIONE MERIDIONALE - ITALIA 1864 - controstoria
L'insabbiamento della questione meridionale
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La storia bandita
BRIGANTAGGIO - ITALIA 1864
1864, l'etichetta di "Brigantaggio meridionale"
http://www.scuolascacchi.com/storia_...uovo_stato.htm
I problemi del nuovo Stato
I Briganti
Briganti, guerra fra poveri
http://www.lucanianet.it/home/showart.asp?ArtID=2174
Preghiera del calabrese al Padre Eterno
le brigantesse
Le brigantesse, foto
i briganti
Briganti, foto
BRIGANTI
Cinema: ...li chiamarono briganti regia di Pasquale Squittieri
http://www.istitutospaventa.it/lavor...i_briganti.htm
Briganti in Abruzzo
I Briganti
Briganti o partigiani?
Il brigantaggio
Banditi e briganti nel Mezzogiorno d'Italia
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Briganti in Sila*
hanno scritto...
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bisnonni briganti
I nostri bisnonni briganti
LIBRI
Bibliogra
Nutrita bibliografia
StoriaProibita
Recensione libro sulla storia proibita del Sud
http://www.librerianeapolis.it/pages...brig_disp.html
Libreria Neapolis. Elenco libri sul Brigantaggio
Prima
Recensioni di libri sul brigantaggio
Prima_Calabria
Calabria, brigantaggio e altre curiosità
http://www.librerianeapolis.it/pages...e/4MesiBr.html
Rapimento, 4 mesi tra i briganti
Rif: Risposta alle bugie di Roberto Benigni sul Risorgimento
1861-70, la prima "guerra civile" dell'Italia unita
di Gianfranco Franchi - 25/10/2010
Fonte: secolo d'italia
Altro che banditi incivili, incolti, reazionari e codini: i briganti che s'opposero alle truppe savoiarde erano ribelli, contadini esasperati dall'avidità e dallo sfruttamento dei latifondisti, cittadini delusi da un Risorgimento che stava tradendo i suoi propositi e ribaltarsi in propaganda. E quella che venne combattuta tra 1861 e 1870 fu la prima guerra civile italiana. Parola di Giordano Bruno Guerri che celebra con la disorientante onestà di sempre i 150 anni dell'Unità d'Italia pubblicando Il sangue del Sud. Antistoria del Risorgimento e del brigantaggio (Mondadori, pp. 300, € 20,00), una lettura penetrante e lucida delle vicende post-unitarie, vicende fondanti per determinare incomprensioni, ostilità e inimicizie tra le due metà della nazione.
Lo storico senese ribadisce che la repressione del "brigantaggio" fu una guerra civile, insabbiata nei libri di scuola: anche Angelo Del Boca, qualche anno fa, in Italiani, brava gente? (Neri Pozza) già lamentava «non un cenno alla grande alleanza politica tra le classi dominanti del Nord e i latifondisti del Sud, a tutto danno delle classi subalterne». I briganti andrebbero insomma chiamati con un altro nome nei libri di storia: "ribelli". Tenendo presente, avverte Guerri, che è impossibile stendere una vera storia documentata del brigantaggio, perché larga parte dei documenti sono stati distrutti o censurati. Celebrare a dovere i 150 anni dell'Unità d'Italia potrebbe significare impegnarsi a «rintracciare i documenti mancanti, forse ancora nascosti e dimenticati». Perché senza memoria e senza giustizia un popolo cresce sghembo. E non impara a rispettarsi.
Serve, secondo il maestro Guerri, una «profonda opera di revisione storiografica». Perché s'è trattato d'una guerra civile: e perché a raccontarla, come sempre, è stato il vincitore. Un vincitore che ha imposto la damnatio memoriae sui vinti, riducendo i suoi massacri alla stregua di semplici operazioni di polizia. Guerri vuole infatti che il Risorgimento sia recuperato per intero, nel bene e nel male. L'Unità d'Italia per come purtroppo si realizzò non seppe integrare tradizioni, culture e lingue diverse: Guerri sostiene che l'educazione all'italianità dei meridionali sia passata per una contrapposizione rancorosa. "Noi", portatori di giustizia civiltà e legalità, contro "loro", i briganti. A dividere le parti, spiega lo storico senese, «una diversità radicale e radicata, non un'inconciliabilità momentanea. Qualcosa di molto simile a un'estraneità». Che significava la parola "brigante"? Guerri insegna che a introdurla furono i francesi: nel 1829 i nostri linguisti la consideravano ancora un neologismo. Prima ci si serviva di parole come "bandito" o "fuorbandito". Secondo lo storico senese, oggi chiameremmo i briganti "terroristi" oppure, aggiungiamo noi, "guerriglieri". La ribellione di quanti non intendevano accettare l'Italia monarchica venne battezzata, insomma, con un francesismo d'accatto: "brigantaggio". Adottato come sinonimo di "banditismo".
Chi era, allora, il "brigante"? Tante erano le anime dei briganti. Erano ex combattenti, erano lavoratori esausti, erano cittadini che rifiutavano gli anni imposti dalla leva militare obbligatoria di stampo giacobino del nuovo Stato, e c'erano - va detto - anche nostalgici borbonici. Erano a volte disertori, a volte delinquenti, a volte romantici. «Terra, giustizia, onore, tradizione, orgoglio, cacciata dello straniero: erano questi i concetti che invitavano i briganti alla battaglia», insegna Guerri. Secondo lo storico Del Boca invece, si trattava di «almeno 10mila soldati dell'esercito borbonico, migliaia di braccianti senza terra e paesani che rifiutavano la leva obbligatoria e gli inasprimenti fiscali». Non mancavano le donne: secondo Guerri, si trattava di «antesignane di un femminismo istintivo e rabbioso, ribelli stanche di essere confinate, da sempre, al letto, al focolare e ai figli. Un esercito di nomi e di storie senza volto, un'escrescenza della storia, per decenni considerata ingiustamente marginale». Quanti erano i briganti? Erano parecchi. Guerri riferisce che nel 1861 agivano, dall'Abruzzo in giù, 216 bande. Secondo Del Boca, si trattò di 80mila gregari divisi in circa 400 bande. E com'erano, esteticamente? Considerando i tempi atroci che si vivevano allora, la pessima alimentazione, la scarsissima igiene e il sovrumano analfabetismo, oggi ci sembrerebbero mostri: non soltanto certi contadini non si lavavano quasi mai... I briganti «immaginiamoli magrissimi, di statura bassa, membra grosse, capelli ruvidi e irti, denti guasti, scuri, mancanti. Mani come pale, grosse di calli, dita non fusellate, corte, unghie nere. I pidocchi fanno parte della vita quotidiana, come l'aria». E Guerri parla dei contadini, non di quelli che sono andati alla macchia. In quel frangente le cose peggiorano con una certa facilità.
Questa guerra venne combattuta con una legge, la Legge Pica dell'agosto 1863, con cui il governo italiano «impose lo stato d'assedio, annullò le garanzie costituzionali, trasferì il potere ai tribunali militari, adottò la norma della fucilazione e dei lavori forzati, organizzò squadre di volontari che agivano senza controllo, chiuse gli occhi su arbitrii, abusi, crimini, massacri». Caddero, secondo le cifre che Guerri considera più attendibili, addirittura attorno alle 100mila persone tra i meridionali, complici i caduti per stenti, prigionia, disperazione, suicidio. Morale della favola? «Oggi, non si può più tacere che quella conquista comportò episodi da sterminio di massa». Non mancarono episodi di violenza cieca e gratuita per mano sabauda, come i massacri di Pontelandolfo e Casalduni, completi di saccheggio e stupri: nascevano per rappresaglia, costituirono un focolaio d'odio. E in entrambi i casi non ci fu nessun processo. E qualcuno voleva non ci fosse nemmeno memoria. Economicamente, il Regno delle Due Sicilie era decisamente più ricco del Regno del Piemonte, almeno per quanto riguardava le riserve auree. Gli abitanti erano gli stessi, nel 1860: nove milioni. Per i primi trent'anni, l'Italia del Sud fu ben sfruttata dal Piemonte, da questo punto di vista. D'altra parte, nelle terre borboniche non esistevano strade, se non in 227 comuni su 1848, e i chilometri di ferrovie erano decisamente pochi. Eppure, ad esempio, «un'infinità di progetti e decreti stabilivano la costruzione di nuove strade; quasi tutti rimasero impigliati nei lacci della burocrazia e nei contrasti tra comuni, signori, preti e quanti, tra vassalli e valvassori, si arrogassero il diritto di avere voce in ogni decisione. Il morbo è arrivato fino a noi».
Guerri ricorda che la base dell'economia meridionale restava l'agricoltura, fondata ancora sul latifondo ma i piemontesi non seppero - o non vollero - risolvere il nodo della questione agraria, determinando così una delle principali cause del brigantaggio: lo scontento abnorme dei contadini. Che sognavano, naturalmente, una equa redistribuzione dei grandi possedimenti terrieri.
Tutti si ricordano la frase di d'Azeglio: «Si è fatta l'Italia, ma non si fanno gli italiani». Guerri puntualizza che diversi tra i principali padri della patria, come Gioberti, Rosmini, e Cavour, pensavano comunque a un Regno d'Italia ben diverso, limitato a Piemonte, Lombardia, Veneto e ducati emiliani. «In pratica quella che oggi viene chiamata Padania», chiosa lo storico, ribadendo che si trattava delle regioni più piemontesi o "piemontesizzabili". L'errore di piemontesizzare il Sud ha determinato un secolo e mezzo di incomprensioni, risentimenti, invidie, vittimismi e gelosie. Probabilmente, peraltro, ha originato un'ondata di emigrazione di straordinaria intensità, prima verso altri continenti, poi verso il settentrione. E negli ultimi dodici anni le cose non sono state così diverse, nonostante si sia fatto tutto il possibile per nasconderlo, complice la propaganda berlusconiana. Settecentomila cittadini del Sud hanno dovuto abbandondare casa, famiglia e tessuto sociale per andare in cerca di fortuna a settentrione. Laddove c'è qualcuno che sembra trattarli come creature antropologicamente dfferenti: e non da ieri, da sempre, ovvero da quando chiamava "brigantaggio" la loro ribellione.
1861-70, la prima "guerra civile" dell'Italia unita, Gianfranco Franchi
Rif: Risposta alle bugie di Roberto Benigni sul Risorgimento
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http://www.romaoggi.com/scienza/lupo.jpg
Chi vide o lupo se mise paura
nun saprà bona ca la verità
ma un vero lupo chi magna a creatura
e `sto nemico facimme tremà
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Citazione:
Originariamente Scritto da
xxxx
ma se è da medioevo che ci scanniamo.... tra città e città, tra villaggio e villaggio e tra fazioni all'interno dello stesso villaggio...
La fase medioevale con una frammentazione politica del territorio è avvenuta per tutti i popoli del mondo.
Ma l'Italia è l'anomalia per un risorgimento che parve una barzelletta-
I risorgimento veri l'hanno avuto i greci, i serbi , i bulgari, gli armeni, e oggi i curdi.
Noi abbiamo avuto una presa di potere da parte di una monarchia nella penisola.