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  1. #1
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    Predefinito Milano, si celebrano le 5 Giornate: sono la festa del “sem minga stà nunch”



    Milano, si celebrano le 5 Giornate:
    sono la festa del “sem minga stà nunch”


    Basta balle: i milanesi esultarono al ritorno di Radetzki!

    Il Padano

    di Redazione. Milàn - Dal 18 al 22 marzo, in imbarazzante sincronia con la kermesse del 150° dell'unità d'Italia, il Comune di Milano festeggia le 5 Giornate. Un evento che rende omaggio solo a una parte, mentre viene oscurata ancora e sempre la memoria dei tanti milanesi fedeli alla loro patria, il Regno Lombardo Veneto, e all'Impero d'Austria. L'insurrezione milanese, avvenuta sull'onda di analoghi episodi fomentati dalla massoneria in diverse nazioni, riguardò, infatti, una minoranza e fu motivata dalla difesa di precisi interessi delle classi agiate.

    RADETZKI. All'alta borghesia e alla nobiltà parassitaria milanese era inviso il governatore del Lombardo Veneto, Josef Radetzki, che aveva abolito la tassa personale (che penalizzava soprattutto i contadini), ridotto il prezzo del sale, soppresso la cridele gabella sulla farina e introdotto imposte proporzionali che colpivano i grandi redditi e gli immobili di notevoli dimensione, come le ville signorili.

    I SCIURI. La borghesia, che cavalcava gli ideali massonici come strumento di potere, preparò la rivolta fomentando il popolo. Radetzki amava sinceramente Milano (aveva sposato una milanese e scelse di concludere la sua vita nella capitale del Lombardo Veneto dove morì in età avanzata) rinunciò ad ogni violenta ritorsione quando, conclusa la penosa parentesi “italiana” seguita alle 5 Giornate, fece ritorno nella sua Milano. Il popolo lo acclamò con grandi manifestazioni di festa, e un solo grido venne ripetuto da migliaia di bocche: “Sem minga stà nunch, sun stà i sciuri” ("Non siamo stati noi, sono stati i ricchi"). La sana gente del lombardoveneto non aveva condiviso i piani della massoneria e chi si fece infatuare ebbe modo di disilludersi molto presto, invocando poi il ritorno del buon governo austriaco.

    CONTRO IL TRICOLORE. La storia falsata dai vincitori, ci racconta di un popolo “italiano” che prendeva le armi contro la soldataglia austriaca. Peccato che in quelle divise austriache ci fossero molte migliaia di lombardoveneti, milanesi compresi, convinti di servire la loro nazione: costituivano circa il 35% dell'intero esercito imperiale. E si coprirono di valore combattendo contro il tricolore nelle più terribili battaglie della cosidetta guerra d'indipendenza (solo a Solferino ben 112 soldati lombardo veneti vennero decorati al valore per episodi di eroismo). Oggi, celebrare le 5 Giornate di Milano significa perpetuare una fuorviante retorica italiota, nonchè oscurare il sacrificio e i veri sentimenti della gran parte dei lombardi e veneti di quell'epoca. E' questo che i veri milanesi si aspettano dalla giunta della loro città?

  2. #2
    roma kaputt!
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    Predefinito Rif: Milano, si celebrano le 5 Giornate: sono la festa del “sem minga stà nunch”



    Le cinque giornate di Radetzky - Ferrari Giorgio - Libro - IBS - La Vita Felice - Biblioteca milanese

    Le Cinque giornate di Milano ( 18-23 marzo 1848) sono state prevalentemente narrate dalla parte del vincitore. Decenni di incrostazioni retoriche, di inevitabile patriottismo risorgimentale ne hanno fatto un'epopea gloriosa ma ricca di ombre. Oggi - a centosessant'anni di distanza - è forse possibile far rivivere quei giorni senza dover dimostrare alcuna tesi o dover proteggere la memoria di chicchessia. Depurate da ogni retorica celebrativa, le carte dell'epoca ci restituiscono un eloquente quadro a chiaroscuri, in cui si muovono forze disomogenee: i patrizi e i grandi proprietari terrieri lombardi da un lato, gli insurrezionalisti radicali e la parte più autenticamente suggestionabile dei cittadini dall'altra. Certamente non fu un moto spontaneo come tanta letteratura patriottica tende a voler credere: la cospirazione fu lungamente preparata e per questo in buona misura prevista dalle autorità austriache. Nondimeno le circostanze storiche ed economiche congiurarono perché quel moto milanese avvenisse: in ritardo rispetto ai piani dei cospiratori, ma con un effetto a valanga che nessuno verosimilmente aveva immaginato. E su tutti domina un protagonista incontrastato: Joseph Wenzel Radetzky.



    Meglio morire sotto i colpi di Radetzky o di Bava Beccaris?

    Radetzky tiene molti in agitazione. Scrive desolato a Sergio Romano, titolare di una rubrica di dialogo con il pubblico del Corriere della Sera il lettore Romano Bracalini: “Che provincialismo! Il maresciallo Radetzky non è il mostro descritto dalla propaganda. Ma c’è sempre qualcuno che a ogni inizio d’anno si erge a vindice della storia e chiede che non venga più suonata la «marcia di Radetzky» di Johann Strauss, nel concerto di Capodanno di Vienna, specie nell’imminenza del 150 ° anniversario dell’Unità del nostro Paese”.

    Nota Bracalini che “se l’identità italiana è debole non è colpa di Radetzky. Nel 1848 Radetzky, alla scoppio delle Cinque Giornate, disponeva di un esercito di 16 mila uomini, pochi ma sufficienti a soffocare in poco tempo la rivolta se solo avesse fatto ricorso ai cannoni. Non lo fece perché non voleva passare per un novello Barbarossa; e preferì ritirarsi nel Quadrilatero. Un uomo ben diverso da come si compiace di dipingerlo la retorica nazionalista, quella stessa che cinquant’anni dopo, nel 1898, sempre a Milano, avrebbe trovato altri accenti per giustificare il massacro ordinato dal generale Bava Beccaris, nobile piemontese, che non aveva esitato, lui no, a prendere a cannonate il popolo indifeso. Radetzky appartiene alla storia, anche alla nostra. Parlava perfettamente italiano, amava Milano e volle morirvi nel 1858.[...] Radetzky era il leale difensore dell’impero, di gran lunga più tollerante e civile del nefasto regno d’Italia”.

    Sergio Romano è d’accordo sulla “Marcia di Radetzky”: “Anch’io non capisco perché dovremmo privarcene”.

    Poi la risposta. Romano cita “un bel libro di storia italiana e milanese in cui l’autore, Giorgio Ferrari, ricostruisce il ruolo del feldmaresciallo austriaco nella insurrezione del 1848 («Le cinque giornate di Radetzky» , ed. La Vita Felice). È un libro garbatamente revisionista da cui l’imperial-regio governatore generale del Lombardo Veneto emerge con tratti molto meno feroci di quelli che gli sono stati attribuiti dalla Vulgata risorgimentale. È un eccellente soldato (ha combattuto contro i francesi a Marengo, Austerlitz e Lipsia), è pronto a prendere decisioni spietate (le condanne all’impiccagione degli insorti del 1853), ma ama Milano, le partite a carte, la buona tavola, le osterie popolari e una stiratrice milanese, Giuditta Meregalli, che gli dette quattro figli e gli fu accanto sino alla morte”.
    Ultima modifica di Leghista; 16-03-11 alle 17:37

  3. #3
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    Predefinito Rif: Milano, si celebrano le 5 Giornate: sono la festa del “sem minga stà nunch”

    Citazione Originariamente Scritto da Leghista Visualizza Messaggio


    Le cinque giornate di Radetzky - Ferrari Giorgio - Libro - IBS - La Vita Felice - Biblioteca milanese

    Le Cinque giornate di Milano ( 18-23 marzo 1848) sono state prevalentemente narrate dalla parte del vincitore. Decenni di incrostazioni retoriche, di inevitabile patriottismo risorgimentale ne hanno fatto un'epopea gloriosa ma ricca di ombre. Oggi - a centosessant'anni di distanza - è forse possibile far rivivere quei giorni senza dover dimostrare alcuna tesi o dover proteggere la memoria di chicchessia. Depurate da ogni retorica celebrativa, le carte dell'epoca ci restituiscono un eloquente quadro a chiaroscuri, in cui si muovono forze disomogenee: i patrizi e i grandi proprietari terrieri lombardi da un lato, gli insurrezionalisti radicali e la parte più autenticamente suggestionabile dei cittadini dall'altra. Certamente non fu un moto spontaneo come tanta letteratura patriottica tende a voler credere: la cospirazione fu lungamente preparata e per questo in buona misura prevista dalle autorità austriache. Nondimeno le circostanze storiche ed economiche congiurarono perché quel moto milanese avvenisse: in ritardo rispetto ai piani dei cospiratori, ma con un effetto a valanga che nessuno verosimilmente aveva immaginato. E su tutti domina un protagonista incontrastato: Joseph Wenzel Radetzky.



    Meglio morire sotto i colpi di Radetzky o di Bava Beccaris?

    Radetzky tiene molti in agitazione. Scrive desolato a Sergio Romano, titolare di una rubrica di dialogo con il pubblico del Corriere della Sera il lettore Romano Bracalini: “Che provincialismo! Il maresciallo Radetzky non è il mostro descritto dalla propaganda. Ma c’è sempre qualcuno che a ogni inizio d’anno si erge a vindice della storia e chiede che non venga più suonata la «marcia di Radetzky» di Johann Strauss, nel concerto di Capodanno di Vienna, specie nell’imminenza del 150 ° anniversario dell’Unità del nostro Paese”.

    Nota Bracalini che “se l’identità italiana è debole non è colpa di Radetzky. Nel 1848 Radetzky, alla scoppio delle Cinque Giornate, disponeva di un esercito di 16 mila uomini, pochi ma sufficienti a soffocare in poco tempo la rivolta se solo avesse fatto ricorso ai cannoni. Non lo fece perché non voleva passare per un novello Barbarossa; e preferì ritirarsi nel Quadrilatero. Un uomo ben diverso da come si compiace di dipingerlo la retorica nazionalista, quella stessa che cinquant’anni dopo, nel 1898, sempre a Milano, avrebbe trovato altri accenti per giustificare il massacro ordinato dal generale Bava Beccaris, nobile piemontese, che non aveva esitato, lui no, a prendere a cannonate il popolo indifeso. Radetzky appartiene alla storia, anche alla nostra. Parlava perfettamente italiano, amava Milano e volle morirvi nel 1858.[...] Radetzky era il leale difensore dell’impero, di gran lunga più tollerante e civile del nefasto regno d’Italia”.

    Sergio Romano è d’accordo sulla “Marcia di Radetzky”: “Anch’io non capisco perché dovremmo privarcene”.

    Poi la risposta. Romano cita “un bel libro di storia italiana e milanese in cui l’autore, Giorgio Ferrari, ricostruisce il ruolo del feldmaresciallo austriaco nella insurrezione del 1848 («Le cinque giornate di Radetzky» , ed. La Vita Felice). È un libro garbatamente revisionista da cui l’imperial-regio governatore generale del Lombardo Veneto emerge con tratti molto meno feroci di quelli che gli sono stati attribuiti dalla Vulgata risorgimentale. È un eccellente soldato (ha combattuto contro i francesi a Marengo, Austerlitz e Lipsia), è pronto a prendere decisioni spietate (le condanne all’impiccagione degli insorti del 1853), ma ama Milano, le partite a carte, la buona tavola, le osterie popolari e una stiratrice milanese, Giuditta Meregalli, che gli dette quattro figli e gli fu accanto sino alla morte”.
    Bene. La Lega avrebbe dovuto insistere sulla controcultura, anziché rispetto all'anniversario limitarsi a dire un (per altro meritato) "cialtroni, a laurà".
    Aspettando sulla riva del fiume il cadavere del mio nemico.

  4. #4
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    Predefinito Rif: Milano, si celebrano le 5 Giornate: sono la festa del “sem minga stà nunch”

    Bossi, non andare alle Cinque Giornate di Milano!

    Il Padano

    Egregio direttore,
    tramite il Suo giornale vorrei lanciare una supplica al ministro Umberto Bossi: non vada alle celebrazioni delle 5 Giornate di Milano! Glielo chiede una milanese il cui bisnonno, assieme ad altri 60.000 giovani lombardi e veneti, si è gloriato di servire in armi la propria patria, ovvero il Regno Lombardo Veneto e l'Impero d'Austria. Le 5 Giornate di Milano furono una inziativa delle classi più agiate, votate alla massoneria, che riuscirono per breve tempo a strumentalizzare parte del popolo. Presto avvenne la disillusione verso questi italiani e quando il maresciallo Radetzki tornò nella sua Milano, dove ebbe la sua sposa e dove scelse di passare gli ultimi anni della sua vita, ecco che le masse lo accolsero festose al grido “sem minga stà nunch, sun stà i sciuri!”. Bossi, non si ammanti di tricolori, non partecipi a questa vana celebrazione: il popolo padano non sarà mai libero se non si riapproprierà della storia dei suoi padri.


    Sandra Gusella

  5. #5
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    Thumbs up Rif: Milano, si celebrano le 5 Giornate: sono la festa del “sem minga stà nunch”

    I lombardoveneti combatterono contro il tricolore

    I soldati del Regno Lombardo-Veneto costituivano il 35% dell'intero esercito imperiale austriaco. Si coprirono di gloria combattendo contro il tricolore.

    Ultima modifica di Leghista; 21-03-11 alle 00:37

  6. #6
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    Predefinito Rif: Milano, si celebrano le 5 Giornate: sono la festa del “sem minga stà nunch”

    Citazione Originariamente Scritto da Leghista Visualizza Messaggio
    Egregio direttore,
    tramite il Suo giornale vorrei lanciare una supplica al ministro Umberto Bossi: non vada alle celebrazioni delle 5 Giornate di Milano!
    Le celebrazioni delle 5 giornate non sono un gran problema: può essere giusto ricordare che vi combatterono tanti milanesi, in buona fede, spinti peraltro da motivazioni anche molto diverse; il problema, piuttosto, è il non voler ricordare che c’erano pure tanti milanesi austriacanti, che apprezzavano il buon governo asburgico, e soprattutto che c’erano tanti padani che combattevano indossando le giubbe bianche, per difendere il Regno Lombardo-Veneto.
    Il vero punto è che per i padani sarebbe stato molto meglio ottenere in modo pacifico e progressivo la propria autonomia nell’ambito dell’Impero multinazionale e cattolico asburgico, invece di finire infognati nello Stato centralista e massonico itagliano; e rimanere in collegamento con la Mitteleuropa, e con popolazioni celto-germaniche loro affini, invece di finire aggiogati a “entità” levantine e mediterranee…
    http://forum.politicainrete.net/1954233-post19.html

  7. #7
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    Predefinito Rif: Milano, si celebrano le 5 Giornate: sono la festa del “sem minga stà nunch”

    Pensate quello che volete, ma pur con tutti i sacrosanti distinguo sulla indubbia bontà di alcune posizioni federaliste tipo Carlo Cattaneo e altri, io nel contesto delle 5 GG. e anche nella Venezia insorta del 1848-49, avrei fatto il tifo per il buon Radetzky e per l'Aquila Bicipite del Lombardo-Veneto.
    Sono austriacante e non ne ho mai fatto mistero. hefico:


  8. #8
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    Predefinito Rif: Milano, si celebrano le 5 Giornate: sono la festa del “sem minga stà nunch”

    Citazione Originariamente Scritto da halexandra Visualizza Messaggio
    Pensate quello che volete, ma pur con tutti i sacrosanti distinguo sulla indubbia bontà di alcune posizioni federaliste tipo Carlo Cattaneo e altri, io nel contesto delle 5 GG. e anche nella Venezia insorta del 1848-49, avrei fatto il tifo per il buon Radetzky e per l'Aquila Bicipite del Lombardo-Veneto.
    Sono austriacante e non ne ho mai fatto mistero. hefico:


    idem

    parole sante ... anche perchè la maggior mancanza dei popoli PadanoAlpini è di NON esser portati all'autogoverno, quindi se dovevamo rimanere sotto qualcuno, SICURAMENTE meglio l'Austria

  9. #9
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    Predefinito Rif: Milano, si celebrano le 5 Giornate: sono la festa del “sem minga stà nunch”

    Il programma del festival “Insubria terra d’Europa” prevede una apposita sezione intitolata significativamente “Prima dell’unità: l’Austria felix”.

    Insubria Terra d'Europa -Edizione 2011

 

 

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