Avvenire 11-3-11
A PROPOSITO DI SIMBOLI CHE ESPRIMONO STORIA E CIVILTÀ
C’è chi ricorre anche all’elica per far fuori la croce
DAVIDE RONDONI
Se la prendono con la croce. Se la son presa. Se la prenderanno.
Perché a un certo punto è così: non ce l’hanno nemmeno più con i cristiani, con i peccati, gli scandali, l’orrore che anche noi, io, possiamo fare. Con i nostri peccati. Le nostre tiepidezze. Le nostre fughe. Tutte quelle cose per cui giustamente ce l’hanno con noi e, se posso dirlo, a volte comprensibilmente ce l’hanno con la Chiesa, con la madre.
A un certo punto, ed è questo il punto, è arrivata l’epoca, provano fastidio per Lui.
Direttamente per Lui. Per il suo corpo esposto. Il suo corpo che è del Padre nostro che è nei cieli. E che però è proprio carne, corpo, storia…
Non lo vogliono vedere. Lo vogliono cancellare dallo spazio.
Al limite si può tenere in privato, come un vizio, una vergogna, una mania.
Provano rigetto. Provano nausea per Lui.
Uno strano, antico e futuro livore per questo Dio che ha osato incarnarsi, farsi lacrima e grido, sorriso e sera a cena, in una parola semplice e scandalosa: amico.
E ora come allora se la prendono con lui.
Non più solo per noi, per i nostri difetti. E si addossa al crocifisso ogni genere di contumelia. Di irrisione. Lo fecero gli scribi, lo fanno i nuovi scribi.
Con puntualità svizzera, a pochi giorni dalla sentenza europea sulla querelle del diritto dell’Italia di esporre il crocifisso in luoghi pubblici, arriva un pamphlet Einaudi firmato da Sergio Luzzatto, Il crocifisso di Stato.
Dove oltre a prendersela con tutti quelli che non la pensano come lui, Luzzatto arriva a proporre il nascondimento di questo segno, la croce, che divide e scandalizza (è vero) con uno che a sentir lui unisce e lascia tranquilli: l’elica del Dna (idea non sua, aggiunge l’autore).
Libro “religioso”, dunque, questo di Luzzatto l’antireligioso (che non accetta il crocifisso esposto in Italia, ma accetta di vivere in un Paese, la Svizzera, dove la croce è sulla bandiera…).
Libro che facendo della religione una specie di 'scienza' (ma non so quanti scienziati siano d’accordo) ne alza un simbolo. Un idolo. Che a ben vedere è lontano da indicare qualcosa che unisce: provate a dire al mio amico F. malato dalla nascita per malattia genetica che quel che mi rende uguale a lui è il Dna...
In ogni caso, Luzzatto, nella verve polemica che affastella troppe cose e storie e nomi non sempre perde lucidità: ad esempio deve ammettere che J. Weiler (l’insigne giurista non cristiano che ha difeso il crocifisso davanti alla Corte europea) ha ragione. Il muro bianco non è rispetto della libertà, ma negazione della storia e della civiltà. E proponendo dunque il suo idolo – lo Scientismo – Luzzatto fa piazza pulita di una finta laicità che, nell’azzeramento dei segni e delle culture, vede un bel punto d’arrivo…
Avvenire 15-3-11
Il crocifisso non lede la libertà religiosa
Laicità in pericolo? La Cassazione dice no
DA MILANO DAVIDE RE
L’ esposizione del crocifisso nelle aule dei tribunali, e negli uffici pubblici, non può essere avvertita come un pericolo per la libertà religiosa.
Lo ha stabilito la Cassazione, nelle motivazioni della sentenza con la quale ha confermato la rimozione dalla Magistratura del giudice di Camerino Luigi Tosti, che si rifiutava di tenere udienze in aule nelle quali era presente appunto il crocifisso o in alternativa alla rimozione, chiedeva di poter esporre anche la Menorah, simbolo della fede ebraica, e quelli di altre religioni, e dell’unione degli atei.
Il dispositivo deciso dalla Suprema corte è però più articolato. Per i giudici infatti per esporre negli uffici pubblici, tra i quali rientrano le aule di giustizia, nuovi simboli religiosi diversi dal crocifisso «è necessaria una scelta discrezionale del legislatore, che allo stato non sussiste ».
Non solo, dopo aver respinto la pretesa di Tosti per quanto riguarda la richiesta di esporre altri simboli accanto al crocifisso, la Cassazione rileva il legislatore dovrebbe valutare anche il rischio di “possibili conflitti” che potrebbero nascere dall’esposizione di simboli di identità religiose diverse. In pratica, il crocifisso è l’unico simbolo religioso ammesso all’interno degli spazi pubblici.
«La presenza di un crocifisso – ribadiscono definitivamente i giudici della Suprema corte – non può costituire necessariamente minaccia ai propri diritti di libertà religiosa per tutti quelli che frequentano un’aula di giustizia per i più svariati motivi». Con la conseguenza che il giudice Tosti non poteva «rifiutare la propria prestazione professionale solo perché in altre aule di giustizia (rispetto a quella in cui egli operava) era presente il crocifisso».
Secondo Tosti, invece, la presenza del simbolo della cristianità violava i diritti di libertà religiosa e di coscienza degli utenti di quelle aule. A Tosti, tuttavia, era stata messa a disposizione un’aula senza alcun simbolo ma lui aveva ugualmente rifiutato di tenere udienza, chiedendo la rimozione della croce da tutti i tribunali italiani e aprendo così il contenzioso giuridico, che ieri appunto la Cassazione ha risolto favorevolmente alla presenza del crocifisso, e senza che questo comporti alcuna lesione del principio della laicità dello Stato.
La padania 15-3-11
«TOGLIERE CROCE SAREBBE AZIONE BARBARA E CRUDELE»
«Non avevamo dubbi. Il Crocefisso è il simbolo della cristianità e
del nostro Paese, e l'impianto legislativo in merito parla chiaro».
Con queste parole il senatore della Lega Nord Giuseppe Leoni
presidente dei Cattolici Padani, plaude alla sentenza della
Cassazione sul ricorso contro l’estromissione dalla magistratura
del giudice di pace che si era rifiutato di tenere udienza
contestando la presenza del crocifisso in Tribunale.
«Non si può staccare dal muro il Crocefisso - aggiunge Leoni -.
Sarebbe un’azione barbara, di elevata crudeltà, in quanto esso
è anche un emblema universale di pace, ed un segno identitario
che contraddistingue la nostra cultura».
Faccio notare che tra pochi giorni verrà pubblicata la sentenza del tribunale europeo sulla questione del crocifisso. E’ facile immaginare che deciderà in senso differente da quanto stabilito dalla Cassazione…
La padania 15-3-11
ELITE VS. POPOLI
L’illusione di poter cancellare Gesù
Cacciare la croce dai cuori e dalla storia
vorrebbe dire abbattere la più salda forma
di resistenza al potere.
MILÀN - La sentenza con cui la Cassazione ha rigettato
le motivazioni del giudice che chiedeva di rimuovere
il crocifisso dai palazzi di giustizia di tutto il Paese
può forse sollevarci, ma non deve rallegrarci troppo.
Perché la battaglia in difesa dell’identità cristiana resta
comunque lunga e tortuosa e perché non è solo nelle aule
dei Tribunali, ma anche nei cuori e nelle coscienze, che si
può pretendere di vincerla. Proprio questo, peraltro, è il marchiano
errore continuamente commesso da quelle avanguardie laiciste
che cercano nei codici e nei codicilli del diritto, soprattutto
di quello comunitario, la clava giuridica per poter soffocare,
o quantomeno devitalizzare, l’impronta cristiana che è impressa
in quasi tutti i popoli dell’attuale Unione Europea e certamente
in quello padano.
Sui motivi di questa battaglia dei “pochi” - le elité che presidiano
le istituzioni comunitarie e le loro falangi intellettuali -contro i “molti” –
i popoli - la si può pensare in molti modi, ma l’anomalia democratica
di questo “pochi contro molti” è tale che non si può non pensare
ad un vero e proprio progetto per l’asservimento dei popoli.
Un piano di dominio, insomma, nei confronti del quale, guarda caso,
proprio il cristianesimo costituirebbe il più fastidioso e inaggirabile
degli ostacoli.
Perché?
Semplicemente perché chi crede in Dio non può avere altri dèi,
o idoli terreni, dunque non può accettare di conformarsi a leggi,
comandi o stili di vita che siano inconciliabili con le leggi di Dio,
con la morale naturale e con la giustizia.
Il cristiano, in altre parole, rappresenta in potenza la minaccia
del ribelle perfetto, perché mite, ma irriducibile e disposto
a combattere per la vera giustizia; e qualcosa vorrà pur dire
se anche nei regimi comunisti dell’ateismo di Stato la pratica
del culto cristiano è sempre e comunque sopravvissuta.
Ma se è sopravvissuta affrontando enormi pericoli e indicibili angherie,
talvolta perfino il martirio, è proprio perché davanti a sé, ogni cristiano,
ha l’immagine, consolante e incoraggiante, del crocifisso.
Il simbolo attraverso cui il potere di allora, come del resto quello
di oggi, e di sempre, pensava di potere cacciare Gesù, e la vera
giustizia, dai cuori del popolo e dalla storia.
Duomo di Milano: il crocifisso posto sopra la tomba di Ariberto da Intimiano, l’arcivescovo che creò il carroccio
Convegno “Europa cristiana, quale futuro?”
Sabato 19 Marzo dalle ore 16 presso il Circolo della Stampa – Sala Bocconi, Corso Venezia 48, Milano.
Interverranno: On. Giancarlo Giorgetti, Segr. Naz. Lega Lombarda/Lega Nord; Presidente Commissione Bilancio e Tesoro;
On. Matteo Salvini, Eurodeputato; Capogruppo Consiglio Comunale di Milano;
On. Giacomo Stucchi, Commissione Politiche U.E.; Segretario di Presidenza della Camera dei Deputati; On. Sonia Viale, Sottosegretario all’Economia e alle Finanze; Sara Fumagalli, Coordinatrice dell’Umanitaria Padana Onlus. Moderatrice: On. Laura Molteni, Capogruppo Commissione Affari Sociali alla Camera.
Info 02.66.234.222.











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