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  1. #71
    mylos
    Ospite

    Predefinito Riferimento: «se Garibaldi se ne stava a casa sua era meglio per tutti

    Effettivamente è vero.
    Se ora il nord vuole l'autonomia, il sud vuole l'autonomia, era meglio non fossemai stata unificata.

  2. #72
    ik manèbimus òptime
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    Predefinito Riferimento: «se Garibaldi se ne stava a casa sua era meglio per tutti

    Citazione Originariamente Scritto da Serendipity Visualizza Messaggio
    Il tuo Emanuele Filiberto non c'è stato neanche bisogno di cacciarlo, in parlamento non è riuscito nemmeno ad arrivarci. repapelle:
    Almeno ci ha provato, non è andata bene, ma si sapeva che non aveva molte possibilità, forse era meglio un collegio in meridione
    Mao Tse-tung "sono convinto che tutti gli uomini nascano buoni, e che pure l'ex Imperatore della Cina possa essere un buon comunista"[/B] @Scomunista Reloaded più incazzoso di prima!!

  3. #73
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    Predefinito Riferimento: «se Garibaldi se ne stava a casa sua era meglio per tutti

    Floris: Nord e Sud? Ci serve Garibaldi - Corriere della Sera

    «Non ci serve un Obama italiano»

    Floris: Nord e Sud? Ci serve Garibaldi


    Il giornalista autore del libro dal titolo «Separati in patria»: Italia è paese diseguale, la secessione c’è già

    MILANO - Chi auspica la secessione d’Italia rimarrà sorpreso. La secessione, almeno da un punto di vista socio-economico, esiste già. L’Italia da cartolina, travestita da stivale, è la somma di tante Italie differenti, che vivono molteplici realtà. Un Paese, il nostro, spezzato al cuore, che oscilla tra Nord e Sud. Ma che non ha altra alternativa all’essere un’unica nazione: perché gli italiani, al di là delle diverse condizioni in cui vivono, sono tutti uguali. Profondamente. «Siamo davanti a due Paesi diversi se si parla di economia o servizi, non se si parla di valori, senso civico, radici, cultura. Se si parla di tasca, non se si parla di anima»: è da qui che parte il libro-inchiesta Separati in patria di Giovanni Floris, un viaggio nell’Italia di oggi per capirne i problemi e ipotizzarne il domani.


    Il quadro che Floris delinea - con capillare abbondanza di dati - è quello di una nazione frammentata in tutto, dalla gastronomia alla sanità, dalla tecnologia alle infrastrutture, dove l’area geografica di appartenenza determina il destino dei singoli. Una terra che vive di incongruenze perché l’italiano «ama contraddirsi e tentare di sanare le proprie insanabili contraddizioni». Un Paese diviso da sempre, che ha saputo però cementarsi, adottare anche una lingua comune, ma non oltrepassare lo steccato dei pregiudizi. Da Giacomo Leopardi, che nel 1822 parlava della «frivolezza di queste bestie» rivolgendosi ai romani, agli insulti al tempo del web, il passo è breve. E la spaccatura netta. «C’è una linea di frattura tra Nord e Sud a livello di opportunità che vengono offer*te: il nostro è un Paese diseguale», spiega l’autore al Corriere. Ad approfittarne è la malavita, che, paradossalmente, si giova dell’unità dell’Italia per far proliferare soldi e affari. La politica? Indo*lente e divisa dai campanilismi, ha le sue responsabilità. Spesso - ricorda Floris nel saggio - si è «alimentata di un malinteso» e così «ha condannato il Nord a soffrire e il Sud a deperire», incapace di gestire le diversità che ci contraddistinguono.


    La copertina del libro di Floris

    La svolta federalista? «È difficile prevederne gli effetti», ma «spezza*re il legame solidale all’interno di una nazione significa mettere a rischio la tenuta complessiva del Paese». Si salva la Costituzione: «La Carta ci dice che l’Italia è una e indivisibile, ma allo stesso tempo riconosce le au*tonomie locali», sottolinea nel saggio la costituzionalista Carla Bassu. Guardare all’Europa è quasi un miraggio: «Ci domandiamo degli altri? - dice Floris -. Pensiamo che già in Italia, per buona parte del Paese, c’è un estero dentro alla nazione»: due mondi distinti, ma uniti da orgoglio e valori. Per uscire dall’impasse, Floris lancia - come spiega al Corriere - «tre piccole idee, senza ridisegnare scenari»: liberalizzazioni, creazione di una scuola politica per il Sud e lotta alla criminalità con un «codice fiscale» delle opere pubbliche. In Separati in patria auspica una svolta: «Non ci serve un Obama italiano, ci serve un nuovo Garibaldi. Che sappia rifare l’Italia, ma stavolta per bene». Ma l’identikit per ora non ha volto: «Il bello di Garibaldi è che non se lo immaginava nessuno. Sarà una persona capace di dare a tutti gli italiani la possibilità di farsi un futuro».




    Emanuele Buzzi
    11 giugno 2009

 

 
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