Polemica dopo la presa di posizione sul periodico diretto da monsignor Sgreccia " Handicappati siate casti "
Rivista cattolica consiglia: per i disabili meglio l'amicizia che il sesso Guidi: una prevaricazione Daita (Cgil): cosi' sarebbe una doppia punizione.
ROMA - Essere casti ma in modo "gioioso" e scegliere "la vera amicizia" al posto dell'amore e delle sue implicazioni sessuali. Dovrebbe essere questa, secondo il periodico dell'universita' Cattolica di Roma "Medicina e Morale" diretta da monsignor Elio Sgreccia (a capo dell'istituto di Bioetica dello stesso ateneo), la scelta di chi e' portatore di un handicap che potrebbe trasmettere, per via genetica, ai figli. Per l'autrice dell'articolo Maria Cristina Baldacci, medico e segretaria del centro di consulenza bioetica "A. Degli Esposti" di Bologna, si puo' "collaborare con Dio a non generare dolore senza seguire l'orientamento oggi "dominante" che e' quello eugenetico: sterilizzazione, contraccezione, fino all'aborto terapeutico". "L'eugenetica - sostiene Baldacci - e' un'offesa alla cultura della differenza e dell'handicap. E' invece auspicabile che il portatore di handicap non eserciti la propria sessualita' ma "inventi" un esercizio di essa sublimato e trascendente, mantenendo intatta e se possibile migliorando la propria salute sessuale e mentale. Occorre educare all'amicizia arricchita di profondi significati: se la compenetrazione affettivo - amicale e' grande, si puo' raggiungere quella gioia rasserenata che a detta degli psico - sessuologi e' il miglior prodotto di un vero atto sessuale". Una "prevaricazione" della vita personale e di coppia che rischia di creare "cittadini di serie A e B". Questo il commento di Antonio Guidi, deputato di Forza Italia ed ex ministro della Solidarieta' sociale, al monito lanciato da "Medicina e Morale". Il "giusto" richiamo all'"obbligo di prevenzione" delle patologie trasmissibili per via genetica, alla "responsabilita' verso le generazioni future - ha sottolineato Guidi - non deve significare mancanza di sessualita' o peggio astinenza: bisogna fare informazione. Ho sempre proposto che le mamme con handicap in attesa entrino in contatto con chi ha fatto l'esperienza: sono convinto che nella maggior parte dei casi sceglieranno la vita. Separare affettivita' e sessualita' dall'handicap vuol dire discriminare cittadini di serie A e B: l'handicap non va coniugato con la mancanza di sentimento e del resto neppure la Chiesa, nel suo complesso, lo fa". Per Nina Daita, responsabile del settore handicap della Cgil, la castita' sarebbe una "doppia punizione" per le persone con handicap. "Non sono affatto d'accordo - ha detto Daita, definendosi comunque una cattolica - la ritengo una prevaricazione in una scelta personale o di coppia. Non tocca alla Chiesa entrare nel merito di questi problemi: Dio vuole l'amore e poi la speranza rappresentata da un figlio che potrebbe non avere malattie non deve mai essere annullata".
Pagina 14
(1 luglio 1997) - Corriere della Sera




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