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  1. #1
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    Predefinito La guerra in Libia affonda Obama

    L'effetto-Libia inizia a farsi sentire nei sondaggi. Dopo il 43% di job approval (per il secondo giorno consecutivo) di Rasmussen Reports e le brutte notizie da parte di Gallup, oggi Obama ha dovuto incassare anche il 42% di Quinnipiac University. Il quadro descritto dall'ultimo sondaggio dell'ateneo del Connecticut è desolante per il presidente: il 50% dei cittadini americani (contro il 41%) pensa che Obama non meriti la rielezione nel 2012; gli indipendenti sono tornati a spostare l'ago della bilancia a suo sfavore (-11%); una maggioranza relativa di intervistati si oppone all'intervento in Libia (41% contro 47%); Obama non era mai sceso sotto al 44% nei sondaggi Quinnipiac.

    The Right Nation - Quinnipiac Shock

  2. #2
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    Predefinito Rif: La guerra in Libia affonda Obama

    Intanto obama the new idiot, destabilizza l'Europa, lasciata sola a litigare e fare errori contro gheddafi, con gli italiani con una politica estera sempre più scema, che con un fini, un napo o un comunsta al potere potrebbe solo peggiorare beninteso.


    Come invidio i francesi, che sebbene abbiano la palla al piede dell'UE, se ne sbattono i coglioni e respingono gli immigrati a Ventimiglia e bombardano anche altri loro ex possedimenti.

    Loro diversamente da noi, ancora hanno una politica estera.
    Noi siamo proprio alla frutta.....con dei pori grami che vogliono l'esercito regionale ed altri che non parlano neanche perchè se lo fanno il mondo gli dice su (Berlusconi) o altri che sono sempre in tv manco fossero rock star (napo).
    NOI SIAMO LA VERA ITALIA !
    RICOSTRUIAMO LA NOSTRA PATRIA !

  3. #3
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    Predefinito Rif: La guerra in Libia affonda Obama

    E ora Obama si nasconde

    Tre anni fa Obama era ovunque. Spot, manifesti, poster, tazze del tè. Oggi annuncia la ricandidatura alla Casa Bianca ma il suo volto non compare. Per gli strateghi della comunicazione Obama non funziona più. Meglio affidarsi alla gente comune. Non si sbaglia mai. Ora, con tatto, avvisate quelli che Obama-è-il-Messia.

    Che Barack Obama si candidi per un secondo mandato alla Casa Bianca non fa notizia. Fa notizia, invece, il fatto che nel video che lancia la sua candidatura il suo volto non compaia mai, neppure per un secondo. Due anni e mezzo fa vedevamo il suo faccione ovunque, dai poster di Shepard Fairey alle tazze da té, mentre ora si prospetta una campagna (almeno nella sua fase iniziale) dove BHO lascerà campo ad altri, a gente comune.

    E così, infatti, il video “It begins with us” (“Si inizia da noi”) passa in rassegna un bianco sessantenne della North Carolina, un’ispanica del Nevada, una manager del Colorado, un’afroamericana del Michigan e uno studente newyorkese. A fare da sfondo, una ragazza dalle chiare origini asiatiche che parla del Presidente come del “senatore sfavorito vincitore nel 2008”.

    L’immagine è quella di un’America profondamente obamiana, multietnica, prevalentemente giovane, sognatrice. Eppure, l’assenza del protagonista, di colui che con la sua sola presenza cartonata riusciva ad acchiappare voti e curiosità, si sente.

    Obama è favorito, come è generalmente favorito ogni Presidente uscente dal primo mandato (l’unica eccezione in epoca recente è Carter), anche perché dall’altra parte sono divisi al punto da dover rinviare il primo dibattito interno alla Reagan Library. L’indice di gradimento di Barack è fermo ad un modestissimo 42%, ma ad oggi basterebbe per fargli ipotecare la conferma alla Casa Bianca.

    Certo, è ancora presto per le incoronazioni: la battaglia si preannuncia lunga e lenta, con le primarie repubblicane tutte da inventare e da seguire con attenzione: prevarranno i cavalli di ritorno come Romney o Huckabee? Oppure la spunteranno i bravi amministratori alla Chris Christie? Solo il tempo saprà darci risposte. L’imperativo, per tutti, è prudenza. L’economia sembra in ripresa, ma non al punto da far dire che la crisi è definitivamente alle spalle.

    Un passo falso sul delicato terreno finanziario potrebbe rappresentare un ko da cui sarebbe poi difficile riprendersi. Ed è anche per questo che il Messia che dell’immagine ha fatto uno dei fattori-chiave della sua vittoria, preferisce rimanere nell’ombra. Almeno per ora.

    E ora Obama si nasconde

 

 

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