Roma - L’Italia dell’evasione è ricca di contrasti: le tasse sottratte al Fisco si attestano mediamente al 17,87%. Però, se si tolgono i redditi di chi le tasse le deve pagare per forza, come i dipendenti e i pensionati, che hanno le trattenute automatiche, o gli investitori, che pagano le tasse “alla fonte”, l’evasione media arriva a sfiorare il 40%: per la precisione, “spariscono” 38,41 euro per ogni 100 di imposte pagate. Poi il tradizionale divario Nord-Sud, che vede alcune aree del Mezzogiorno con un’evasione vicina al 66%, cui si aggiunge un nuovo gap tra grandi e piccoli centri, con le grandi città produttive che sono a basso tasso di evasione (10,93%).
Insomma, è una cartina a macchia di leopardo, quella che ha tracciato il Fisco grazie a una nuova banca dati, battezzata Database Geomarket, dell’Agenzia delle Entrate, per ora utilizzata in via sperimentale, ma ricca di informazioni.
L’amministrazione finanziaria ha avviato un nuovo approccio per studiare e meglio orientare i controlli antievasione: così sono stati elaborati 50 indicatori statistici di tipo economico, sociale, finanziario e demografico, seguendo l’andamento dal 2001 a oggi. I risultati sono stati incrociati per ognuna delle 107 province italiane e “compattati” su otto livelli di dimensione: bacino di contribuenti, attitudine a pagare le tasse, condizione sociale, struttura produttiva, tenore di vita, dotazione tecnologiche e caratteristiche orografiche del territorio.
Ne emerge uno spaccato impressionante: il tasso di evasione minima (10,93%) si riscontra nelle province dei grandi centri urbani, come Milano, Torino, Genova (e Savona), Roma, Lecco, Cremona e Brescia; dall’altra punta della classifica, invece, c’è un gruppo di province “difficili”, come Caserta, Salerno, Cosenza, Reggio Calabria e Messina - nelle quali si arriva al 65,7% dell’imposta evasa. Quest’ultimo gruppo registra anche alti tassi di criminalità organizzata, disagio sociale, truffe e frodi (6726 euro per abitante, contro una media di 4625).
Appena sotto alle aree con evasione record c’è tutto, o quasi, il Sud, con un’evasione media del 64,47%. Si salvano le province guidate dalle città più grandi, come Bari, Napoli, Catania e Palermo, dove il “tax-gap” è decisamente inferiore, pari a quasi la metà, al 38,19%.
Tra le aree virtuose vi sono invece molte province del Nord-Est e dell’Emilia Romagna, la provincia di Cuneo e quella di Firenze. In Liguria, le province della Spezia e di Imperia hanno un tasso di evasione superiore a quello del resto del Nord, più simile a quello di Napoli.
Lo spaccato che emerge è anche sociologico: senza dubbio si evade di più dove è basso il tenore di vita e dove si avverte meno la presenza dello Stato. Questo spiegherebbe anche la differenza tra Napoli e Palermo con il territorio circostanza. Però, se si passa dalle percentuali ai dati assoluti, secondo gli esperti dell’amministrazione finanziaria le somme che non vengono versate all’erario sono molto più elevate. Questo ha anche un altro risvolto: dalla lotta all’evasione, nelle zone povere si recupera di meno.
Contro l’evasione, la nuova banca dati fornisce strumenti di vario tipo. Lo dimostra il caso della provincia di Prato, dove l’attività tessile vede una forte presenza cinese: produce una quantità di rifiuti urbani pro-capite tra le maggiori in Italia, dimostrando, secondo gli analisti, la presenza di molti residenti in nero. Così dalla lotta all’evasione fiscale si arriva anche a quella contributiva.




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ncav:
