
Originariamente Scritto da
Platone
Gli inconvenienti prodotti dal Mentitore (almeno nella sua formulazione standard) scaturiscono da una inadeguata comprensione del PTE (terzo escluso). Quest'ultimo non può essere espresso mediante il Principio di Bivalenza, perchè vero e falso son contrari, non contraddittori come vero e non-vero (l'estensione semantica di quest'ultimo comprendendo il, ma essendo irriducibile al, falso). Questo ad Aristotele era chiarissimo, che era ben consapevole della natura autentica e delle implicazioni ontologiche (e perciò della trascendentalità) dei primi principi (diversamente dal Lukasiewicz).
Detto questo, i tentativi volti a irrigidire il linguaggio gerarchicamente, sorti sulla scia di Tarski per rimediare a simili (apparenti) inconvenienti, finiscono irrimediabilmente per riproporli su piani diversi. Infatti, a parte il fatto che essi finiscono per escludere anche molti enunciati perfettamente sensati, danno comunque vita ad analoghe forme del Mentitore ma di tipo rafforzato.
Si prenda il concetto logico-matematico di "classe", intesa come insieme di elementi omogenei, cioè che godono di una certa unica proprietà. Ciò che si presuppone con tale concetto è proprio che l'omogeneità sia condizione necessaria e sufficiente per determinare una classe, che l'unico nesso necessario sia quello che vincola i membri della classe a tale proprietà. Solo con tale presupposto il paradosso delle classi russelliano si presenta insolubile. Se "normale" è una classe che non si contiene come elemento e "non-normale" una classe che si contiene come elemento, e se K è la classe di tutte le classi normali, allora il paradosso consiste nel rilevare che se K è normale allora Ka è uno dei suoi elementi, perciò la classe K si contiene e perciò è non-normale, mentre se è non-normale contiene sé stessa come elemento, ed essendo classe di classi normali sarà essa stessa normale. Ma tutto ciò sulla base del presupposto che gli elementi di una classe debbano essere tutti omogenei: tolto tale presupposto, è necessario che K contenga sè stessa (cioè che sia non-normale) e che contenga come sottoinsieme l'insieme di tutte le classi normali (essendo anche comprensiva dell'elemento, eterogeneo rispetto a tale sottoinsieme, che consiste nella stessa K). D'altra parte la teoria dei tipi, concepita per uscire dal paradosso, non fa che riproporlo: a parte che, prescrivendo che una proprietà n possa essere predicata solo di oggetti n-1, si potrebbe dire che "il colore è verde" ma non che "il colore è colore", se con T si indica la teoria dei tipi allora T è la proprietà predicabile di ogni proprietà: se T non è predicabile di sé stessa, esiste una dimensione in cui T non ha valore, perciò T è predicabile di T; se T è predicabile di T allora a T non convengono predicazioni del suo stesso tipo, perciò T non è predicabile di T.
L'apparire degli enti è possibile solo se l'apparire è esso stesso uno degli enti che appare, ossia è membro di tale insieme, sebbene diverso dagli altri (esso non si trova qui o là, ieri o domani, ma è l'orizzonte solamente all'interno del quale ogni distanza spaziale e temporale è stimabile).