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Discussione: Legge pro-Silvio?

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    Predefinito Legge pro-Silvio?

    Macchè, fa comodo a tutti i politici...!

    di G. Perna pg.4 de ilgiornale.it di oggi 18 04 2011

    Il Cav occupa il Parlamento per quisquilie personali e dimenti*ca i problemi «veri» degli italiani.
    È il ritornello che Bersani ripete senza varianti, come uno zombie spompato.
    Si accoda Di Pietro fu*mando dal naso, poi Casini con la voce da bombarda e il belante e trascurabile Bocchino.
    La mono*dia non dice nulla di buono sul*l’ampiezza delle loro idee.
    Se il premier appare impiccato alla Giustizia non è per suo gusto.
    Ha cercato in ogni modo di trova*re uno scudo per rinviare i proces*si a fine legislatura e governare in pace.
    L’opposizione gliel’ha rifiu*tato con la scusa della legge egua*le per tutti. Ragionamento a pera perché disparità ci sono sempre state a ragion veduta.

    Tuttora gli eletti hanno uno status speciale ri*spet*to ai comuni mortali e in origi*ne avevano addirittura l’immuni*tà piena che, prevista dai saggi Co**stituenti, un Parlamento di smi*dollati ha cancellata nel 1993.
    Se si vuole, infatti, proteggere la poli*tica - ergo la sovranità popolare *dalla magistratura, si deve impedi*re alla magistratura di sgambetta*re la politica.

    Per miopi dispettuc*ci, non se ne è tenuto conto.
    Ora le cose stanno così. Le toghe accatastano i processi contro il Berlusca.L’opposizione gli ha ne*gato qualsiasi difesa, condannan*dolo a passare la legislatura in tri*bunale.
    Per opporsi al «pacco» congiunto di giudici e avversari politici, il premier presenta prov*vedimenti che permettano al go*verno di arrivare in fondo alla legi*slatura.
    Agisce in stato di necessi*tà e in base a una scaletta non fissa*ta da lui, ma dalle procure: quella di Palermo che lo vuole mafioso, quella di Milano che lo accusa di corruzione e intemperanze ses*suali, altre che si agitano qua e là, ventilando ignominie e ritrattan*dole, come serpi inquiete che fan*no capolino tra i rovi.

    Quello che irrita di questo caba**ret, sono Bersani & co. che sma*donnano perché il Cav li costrin*ge a sorbettarsi i fatti suoi, mentre vorrebbero occuparsi della gente, anelano per il Paese, ecc.
    Sono una combriccola di commedianti e bari.
    Mettono in piedi il can can*i giudici appiccando l’incendio, loro negando l’acqua per spegner*lo - e hanno l’impudenza, dopo averlo accerchiato, di accusare il premier perché tenta di riequili*brare i rapporti di forza.

    Cosa c’è di più leale e costituzionale che usare leggi e riforme per farlo?
    Si dice maldestramente che si inge*gni per sé.
    In realtà, lavora per tut*ti. Se oggi è lui nel mirino golpista, domani potrebbe toccare a chiun*que non piaccia alla toga di turno.
    Il braccio di ferro è in corso da quando c’è il Cav.
    Questa ripetiti*vità, esaspera e stufa.
    Viene la ten*tazione di dire: Berlusca smam*ma, sarai anche una vittima ma, finché sei in circolo, non se ne esce.
    Chi si indigna per i tranelli non accetta la scorciatoia. Altri in*vece si arrendono.

    Ho letto, giorni fa sulla Stampa , l’editoriale di Mi*chele Brambilla, già vicedirettore di questo quotidiano e giornalista autentico.
    Eppure ha sposato in toto la tesi dell’opposizione secon*do cui la grande politica è costret*ta ad appiattirsi sulle faccenduole del premier.
    Sarà stato un attimo di scoramento che era meglio smaltire prima di scrivere. Penso che un commentatore non debba vedere le cose con gli occhi altrui ma svelare, al di là delle apparen*ze, cosa c’è sotto.
    Nel caso in spe*cie, non è il Cav a occupare la poli*tica con le sue beghe ma è l’antipo*litica dei suoi nemici - incapaci di batterlo lealmente - che tenta di scalzarlo per via giudiziaria.

    Il premier però non perde tem*po. Facendo di necessità virtù, af*ferra per le corna la malagiustizia.
    Non è vero che cincischia o fa leg*gi ad personam .
    Berlusconi è solo la cartina di tornasole.
    La putredi*ne dei tribunali è percepita da mi**lioni di italiani che, per averne pas*sate di simili, si rispecchiano nelle vicissitudini del Cav.
    Lasciamo le grandi questioni e stiamo solo a re**centi fatti minori, puntuale confer*ma dell’anarchia giudiziaria.

    Nell' ufficio del Governatore del Lazio sono state trovate microspie.
    Si è pensato a un intrufolamento del*la malavita per influire sulla politi*ca.
    A introdurre gli spioni sono sta*ti, violando le regole di ingaggio, i vigilantes cui era affidata la custo*dia dell’ufficio.
    La Procura di Ro*ma indaga e intuisce che l’ordine di installare le cimici parte dai pm di Albano, comunello a due passi, impegnati in un’inchiesta.
    Cane non mangia cane e Roma si fer*ma.
    Nell’aria ristagna però in una malsana atmosfera di malandri*naggine perpetrata da giudici: pe*netrazione furtiva in un palazzo della politica, induzione dei vigi*lanti a doveri contrari al loro uffi*cio, spionaggio di decisioni ammi**nistrative, e, presi col sorcio in bocca, silenzio ribaldo dei pm so**spettati.
    Sembra brigantaggio.
    È invece giustizia all’italiana.

    L’altro caso significativo è l’in*tercettazione del Cav sulle utenze di alcune sue conigliette.
    La Costi*tuzione prescrive che la registra*zione, senza autorizzazione della Camera, non può essere usata.
    La Procura di Milano invece la inseri*sce nel dossier Ruby e il Corsera la snocciola papale papale.
    Il procu*ratore - il serioso Bruti Liberati *sostiene che è tutto regolare, che lo ha fatto a garanzia del premier e altre capziosità.
    Conclusione: la Costituzione - non il regolamento del condominio - dice chiaro che l’intercettazione andava distrut*ta, invece ha fatto il giro del mon*do.
    Sono deviazioni che, se la ma*gistratura avesse anticorpi, do*vrebbe sanzionare da sé. Invece ha solo una sconfinata presunzio*ne: fa le pulci a tutti e ne è il vivaio.
    Tocca al Parlamento rimetterla in carreggiata.

    E poi, basta col ricat*to delle leggi ad personam del Cav.
    Userebbero l’accusa anche se abbassasse le tasse, risparmian*done pure lui.
    I veri gaudenti dei privilegi sono in realtà gli ipocriti che li criticano.

    Prodi che, dopo es*sersi opposto alla detassazione delle donazioni, ne profittò per do*nare appartamenti ai figli.
    Visco che, contrario al condono edili*zio, lo chiese per sé.
    D’Alema, che non apre bocca sulle intercettazio*ni, ma a Strasburgo pietisce l’im*munità sulla sua.
    Idem Di Pietro e De Magistris, per salvarsi dai pro*cessi.
    Guarda tu che mammole.

    Resta-è vero- che,distratto dal*l’assedio, il Cav si è occupato po*co del rilancio economico e si è af*fidato a Tremonti.
    Giulio, senza briglie, tra sviluppo e conti pubbli*ci ha preferito i secondi.
    Come Quintino Sella, il superministro della Destra storica, il quale però raggiunto il pareggio e stremata l’Italia - la consegnò per decenni alla sinistra. Speriamo bene.

    saluti

  2. #2
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    Predefinito Rif: Legge pro-Silvio?

    Giro di vite sulle intercettazioni .Si torna al testo che piace al Colle.

    Si riparte con la legge sulle intercettazioni.
    E dal testo approvato dal Senato il 10 giugno 2010, non da quello poi «snaturato» dalla Commissione Giustizia di Montecitorio, per arrivare al più presto a un sì definitivo.

    Silvio Berlusconi preme perché la maggioranza porti a termine il lavoro lasciato a metà dopo tre anni di discussioni e scontri dentro e fuori dal Parlamento. Soprattutto, dopo la divulgazione delle telefonate sul caso Ruby in cui lui stesso è stato intercettato.
    La pubblicazione delle conversazioni sui giornali, ripete il premier, è una cosa «immonda, non degna di uno Stato libero». E ribadisce le accuse a Gianfranco Fini di aver chiuso un patto con i magistrati, proprio esautorando il ddl sulle intercettazioni alla Camera.

    È proprio sul divieto di divulgare i testi intercettati, che l’estate scorsa si è arrivati ad uno stop a Montecitorio, dove hanno pesato soprattutto le modifiche pretese dai finiani, in testa la presidente della Commissione Giulia Bongiorno, e le riserve di costituzionalità fatte trapelare dal Quirinale.
    Il testo, aveva detto Berlusconi, è stato «massacrato».
    Così, Pdl e Lega puntano ora a far calendarizzare alla Camera la discussione sulle intercettazioni, ripartendo dal provvedimento approvato da Palazzo Madama.

    «Lì si era trovato il giusto equilibrio - spiega un dirigente del Pdl-, quello che andava incontro anche alle aspettative del Quirinale».

    Il primo passo della maggioranza dovrebbe essere una nuova riunione della Consulta sulla Giustizia del Pdl, che ha affrontato per l’ultima volta la discussione sul provvedimento il 24 febbraio scorso. In questa settimana ci saranno degli incontri per stabilire la tabella di marcia e, probabilmente dopo Pasqua, la maggioranza farà il primo passo.

    Il senatore Roberto Centaro era stato incaricato dalla Consulta Pdl di confrontare il testo di Palazzo Madama e quello uscito dalla Commissione Giustizia di Montecitorio per mettere in evidenza i punti critici: dalla questione dei «gravi indizi di colpevolezza» per autorizzare gli ascolti, al divieto di pubblicazione dei testi fino al tema delicato e attualissimo delle intercettazioni indirette dei parlamentari, alla luce della recente sentenza della Corte costituzionale.
    Centaro ha finito da tempo il suo lavoro, ha inviato la relazione ai vertici della Consulta ed è pronto a riferire sulle molte differenze tra le due versioni del ddl. «A questo punto - spiega- servirà una decisione politica: se scegliere cioè la via maestra del ritorno al testo del Senato per licenziare immediatamente e definitivamente la legge o se intraprendere la strada mediana di correggere il testo della Camera e poi affrontare un nuovo passaggio a Palazzo Madama».

    La scelta più probabile, assicurano nel Pdl, è quella appunto di ripartire dal ddl già approvato e non lasciare spazio a ulteriori modifiche, dando il via libera al ddl così com’è.

    Il Cavaliere, d’altronde, anche nel vertice a palazzo Grazioli di giovedì scorso ha spronato i suoi, ricordando che la maggioranza in Parlamento c’è e ed è coesa.
    Per lui, la versione della Camera proprio non serve a nulla, innanzitutto perché non eviterebbe proprio quelle fastidiose paginate di giornali sulle conversazione dei politici.
    Su questo punto, però, c’è da fare i conti non solo con l’opposizione che si batte contro la «legge-bavaglio» e con i magistrati sul piede di guerra, ma anche con i giornalisti e i loro rappresentanti, già scesi in piazza per protestare.

    di Anna Maria Greco a pg.4 de ilgiornale.it di oggi 18 04 2011

    saluti

 

 

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