Care amiche e amici della Ventisettesima ora, guardate questa foto, scattata una settimana fa tra i tavolini all’aperto del caffè Fouquet’s, sugli Champs Elysées. Che cosa vi suggerisce? La libera espressione di una religiosità vissuta in modo intenso? L’assogettamento ai voleri di un uomo-padrone? Un gioco di ruolo – lui candido e folta chioma al vento, loro vestite di scuro e rinchiuse nel niqab – un po’ perverso?
L’uomo si chiama Rachid Nekkaz, 38 anni, musulmano «laico» (si definisce così) e filosofo portavoce dell’associazione «Touche pas à ma Constitution» (Giù le mani dalla mia Costituzione): una decina di anni fa Nekkaz ha fatto i soldi con la bolla delle dot.com e ora finanzia un fondo per pagare le multe alle donne che portano il burqa o il niqab (150 euro).
In questo caso, le donne sono due musulmane francesi che si sono prestate alla provocazione di esibirsi completamente velate, in un luogo simbolo del sarkozismo (il presidente festeggiò qui il 5 maggio 2007 la vittoria alle elezioni), quattro giorni dopo l’entrata in vigore del divieto di burqa. In un video del Nouvel Observateur , le donne velate spiegano (in francese) perché la loro scelta è più democratica, repubblicana e costituzionale della legge che sfidano apertamente. Evocano la libertà di religione, di espressione, l’uguaglianza e la non discriminazione, etc…
Non so a voi, ma a me non convincono. Eppure le provocazioni mi piacciono, un vecchio punk con la cresta fosforescente ai tavolini del Fouquet’s mi avrebbe fatto simpatia. Loro no.
Quell’uomo ostentatamente padrone della situazione. Loro completamente irriconoscibili, in omaggio a una prassi non codificata nel Corano né in alcun altro testo sacro dell’Islam; donne in possesso dei mezzi culturali per articolare una spiegazione, negata invece a tante loro correligionarie che portano il burqa non per happening situazionista, ma per paura di prendere le botte da un padre o un fratello maggiore fanatici.
Per la cronaca, le donne in niqab del Fouquet’s sono state ignorate dalle forze dell’ordine. E questo lunedì, a una settimana dall’entrata in vigore della legge, non una sola multa è stata comminata dai poliziotti francesi, per paura di subire un ricorso alla Corte europea dei diritti dell’uomo di Strasburgo.
Eppure, io penso che la Francia abbia fatto bene a proibire il burqa. E quella foto non mi piace.
Guardate questa foto (da Parigi)Vi sembra una prova di democrazia? | La ventisettesima ora
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