Una Bandiera scatena un putiferio.....maledetta scuola di pubblica ignoranza..YouTube - MOGLIANO, BANDIERA VENETA VIETATA A SCUOLA
ncav:
ncav:
ncav:


Una Bandiera scatena un putiferio.....maledetta scuola di pubblica ignoranza..YouTube - MOGLIANO, BANDIERA VENETA VIETATA A SCUOLA
ncav:
ncav:
ncav:




no comment ...


Attendo sonore proteste da chi a Venezia, organizzava manifestazioni identitarie :sofico: .
Il Silenzio per sua natura è perfetto , ogni discorso, per sua natura , è perfettibile .


Ma si meglio così, chissà che qualche altro bauco capisca quanto razzisti e intolleranti sono quelli che derubandoci ci chiamano razzisti e intolleranti.
da me non si sono mai messe bandiere regionali nelle scuole, non capisco perchè andrebbero messe adesso.
Il silenzio fa sì che le immagini del passato non suscitino desideri ma tristezza, una enorme sconsolata malinconia.




Treviso. La scuola al prof di religione:
vietata la bandiera veneta in aula/ Video
L'insegnante: «Volevo far tradurre "Pax tibi Marce evangelista
meus". Il vessillo proibito è esposto fuori dal liceo di Mogliano
Treviso. La scuola al prof di religione: vietata la bandiera veneta in aula/ Video - Il Gazzettino
di Lina Paronetto
TREVISO - Niente vessillo veneto in classe: non è piaciuta alla dirigente scolastica del liceo "Berto" di Mogliano l'iniziativa di un insegnante di religione, che ha portato in aula la bandiera di San Marco durante le lezioni. La sua intenzione era quella di far tradurre agli studenti il motto latino "Pax tibi Marce evangelista meus", che compare sul libro che il leone tiene aperto con la zampa. Niente di più che «Pace a te, Marco, mio evangelista», perché proprio di una lezione sui vangeli si trattava. Al termine, però, i ragazzi hanno deciso di appenderla alle pareti, quella bandiera, simbolo di Venezia, sollevando le critiche dei colleghi e un richiamo della dirigente.
«Mi è stato detto che a scuola la storia della Repubblica Serenissima bisognerebbe evitarla», ha spiegato ai microfoni dell'emittente Rete Veneta il giovane insegnante, Andrea Bonesso. Un "consiglio" supportato dal regio decreto del 1924: «Che parla di arredi scolastici - ha aggiunto il professore - specificando che in ogni aula dovrebbero essere appesi la bandiera italiana e il ritratto del re. Quello stesso decreto, transitato ininterrotto alla Repubblica, parla oggi di bandiera italiana e ritratto del presidente, oltre che del crocifisso». Niente vessilli "locali", dunque.
L'insegnante ha addirittura dovuto mettere per iscritto le motivazioni che l'hanno indotto a portare il gonfalone in classe e il perchè poi la bandiera è stata appesa alle pareti. Bandiera che non ha nulla di diverso da quella che sventola sul pennone dell'istituto, sopra agli striscioni contro la riforma Gelmini esposti dagli stessi professori che hanno avuto da ridire sul vessillo della Serenissima. Di certo, al ministro, quei docenti chiedono libertà di insegnamento, la stessa che invoca il collega di religione: «Desideriamo una società aperta, tollerante e pluralista - ha concluso - ma se non riusciamo a esserlo neppure con la nostra storia, mi chiedo come potremmo esserlo, domani, con chi davvero proviene da altre culture».
Giovedì 21 Aprile 2011 - 09:21 Ultimo aggiornamento: 09:42
QUESTI ENNESIMI FATTI PARLANO CHIARO. Qui dare la colpa agli immigrati o ai terroni mi sembra fuori luogo. Sono i padani stessi nemici di se stessi.
Autoctoni contro altri autoctoni. Certo che è una su cui è necessario riflettere a fondo.
Naturalmente casi simili non fanno mai scalpore, infatti l'indignazione per questo atto di intolleranze non c'è. Ma cosa aspettano i padani a farsi sentire. A reclamare con orgoglio la loro trazione culturale.


Vicenza. Risponde in veneto a scuola:
quarantenne sospeso per due giorni
Lo studente di un istituto di Bassano si rifiuta di parlare italiano
in aula: «Non è scritto da nessuna parte in che lingua parlare
Vicenza. Risponde in veneto a scuola: quarantenne sospeso per due giorni - Il Gazzettino
VICENZA - Probabilmente non è finito dietro la lavagna perché è appesa al muro, ma due giorni di sospensione inflittigli per aver risposto in veneto alle domande dell'insegnante, all'allievo Raffaele Serafini nessuno ha intenzione di toglierli. Il contraddittorio italo-veneto è avvenuto al centro di formazione professionale Ferracina di Bassano del Grappa gestito dalla Provincia di Vicenza.
Durante una delle lezioni di un corso di 800 ore Serafini, 40 anni di Marostica (Vicenza), si è rifiutato di rispondere in italiano ad una domanda sulla lavorazione dell'acciaio fornendo la sua versione, giusta, in dialetto veneto. Pur richiamato dal professore, Serafini ha ribadito «che non sta scritto da nessuna parte che a scuola si deve parlare italiano». La responsabile del Centro Natalia Vivian ha quindi mostrato il "cartellino rosso" allo studente.
QUESTO FATTO PROVA ancora per l'ennesima volta come gli autoctoni, in questo caso padani, siano nemici di se stessi.
Ieri sera su canale 5 ne hanno parlato, hanno detto che lo studente fa parte del partito nazionale veneto, questo spiega già tante cose.
E' stato intervistato anche un giovane senegalese che ha parlato in veneto e ha giustificato lo studente.
Non padani che difendono i padani invece dei padani stessi.
Il solito odio intollerante figlio di quei progressisti di mentalità sinistroide che preferiscono prendere le percosse dai figli degli immigrati nelle scuole per direttive del partito per scagliarsi con odio verso gli autoctoni.
Rispondere in dialetto veneto è come indossare la svastica, quindi significa repressione dalle scuole, università, politica, e società stessa.
Fino a non molto tempo fa la bandiera almeno era tollerata, adesso con le ultime politiche sublimi del tricolore è impossibile anche solo un accostamento.
Se una cosa del genere fosse capitata in meridione la cosa non sarebbe passata inosservata. In questo caso ci sarebbe da imparare.