Di Pisa: incostituzionale il reato di omofobia e la relativa aggravante. Si crea una categoria maggiormente protetta rispetto ad altre, contro il principio di uguaglianza
Bruno Volpe
Il Parlamento, a maggioranza, ha rigettato l'aggravante della omofobia per sospetta violazione della costituzione. Il tutto ha causato gli strepiti delle associazioni gay e la ingiustificata astensione dell'inutile ministro Carfagna.
Della vicenda, tecnicamente, parliamo con un Magistrato di assoluto valore, il dottor Alberto Di Pisa. Dottor Di Pisa, giuridicamente, condivide la scelta del legislatore?
"premetto che il legislatore non ha definito incostituzionale la legge in quanto questo compito tocca solo alla Corte Costituzionale. Il Parlamento ha voluto dare una indicazione preliminare sulla eventuale costituzionalità o meno della normativa". Crede che sia nel giusto?
"la incostituzionalità della normativa come partorita a mio sommesso parere ci sta tutta. E spiego. Se io do un cazzotto diciamo ad un eterosessuale questo fatto é trattato in un certo modo, se lo tiro ad un gay é sanzionato, secondo tale orientamento, più aspramente.
E' del tutto evidente che si tratta di due fattispecie giuridiche uguali, ma sanzionate diversamente in base all'orientamento sessuale e dunque in contrasto con l'art 3 che vige il favore di uguaglianza tra cittadini senza esclusione.
Sulla base di queste scelte potrei statuire che tirare una legnata ad uno che é alto uno e novanta e un'aggravante, non ha senso".
Che fare?
"lasciare le cose come stanno.
Del resto esiste già l'aggravante dei motivi futili e se uno tira un colpo per motivi discriminatori é applicabile già quella misura che aumenta la pena.
In sostanza anche sotto il profilo della immagine e del favor legis non possiamo fare passare la immagine che esista una categoria protetta, quella dei gay.
Sarebbe discriminatorio verso gli etero.
Poi ricordiamo che rischieremmo di colpire altro principio costituzionale, quello della famiglia fondata sul matrimonio tra uomo e donna e dunque ritengo saggia, competente e giusta la decisione dei legislatori".
Una vittoria importante in un silenzio che inquieta
di Marco Invernizzi
Non è vero che non ci siano mai “buone notizie” nella nostra Italia di oggi, così malandata da tanti punti di vista. La nuova bocciatura, il 26 luglio, del progetto di legge (293 sì contro 250 no e 21 astenuti) che prevedeva un’aggravante per i reati di omofobia e transfobia è una buona notizia. Per diversi motivi.
Intanto perché ferma per la terza volta un progetto di legge che era orientato non tanto a “proteggere” una categoria, omosessuali e transessuali, ma a riconoscere l’omosessualità e la transessualità come qualcosa di particolarmente prezioso, che deve essere prima “normalizzato” e poi addirittura valorizzato.
In sostanza, la posta in gioco non era e non è impedire violenze contro gli omosessuali (bastano le leggi vigenti), ma affermare che ogni orientamento sessuale ha identico valore, e gridare allo scandalo ogniqualvolta qualcuno afferma, come fa il Catechismo della Chiesa Cattolica, per esempio, che gli atti omosessuali sono oggettivamente disordinati (nn. 2357-2359).
Insomma, era abbastanza evidente che questo progetto di legge avrebbe dovuto preludere al riconoscimento pubblico del matrimonio gay e all’adottabilità per legge di figli da parte di coppie omosessuali.
Soprattutto, quanto accaduto era una delle manifestazioni di una grande battaglia culturale che attraversa da secoli tutto l’Occidente fra chi afferma e chi nega l’esistenza di una legge naturale. Soltanto se abbiamo presenti le caratteristiche di questa grande battaglia culturale possiamo comprendere il valore di quanto avvenuto in Parlamento con la bocciatura del progetto di legge sull’omofobia. Perché se esiste una natura, esiste una legge universale uguale per tutti, esiste un modello di famiglia, esiste un diritto sacro alla vita per ogni essere umano, che sia all’inizio o al termine del suo cammino. Ma se non esiste una natura creata, che si manifesta anche attraverso la sessualità, allora tutto è veramente possibile e ogni capriccio dell’uomo deve essere autorizzato e sovvenzionato, perché non esiste più né vero né falso, né bene né male.
Ora, avere fermato questo itinerario, non per sempre certamente, ma su un punto importante, è stata una entusiasmante e importante vittoria della cultura della vita e della famiglia. Però, bisogna anche aggiungere, se ne sono accorti in pochi. Non solo le forze politiche della maggioranza di centro-destra non si sono prodigate in gesti di soddisfazione, ma gli stessi quotidiani del centro-destra sono sembrati quasi intimiditi di fronte alla vittoria parlamentare, come se dovessero giustificare il fatto di avere assunto posizioni di questo tipo.
Gli interventi di Giancarlo Loquenzi su il Giornale e di Giordano Tedoldi su Libero a commento della bocciatura certamente non lasciano trasparire il risentimento e la rabbia di altri quotidiani laicisti per un provvedimento qualificato come ingiusto, ma sembrano quasi intimoriti dalla vittoria e lontani dall’aver compreso la portata culturale e morale dello scontro. Ma vi è chi onestamente possa ancora pensare che oggi in Italia è minacciato il diritto di essere omosessuale e di vivere apertamente questa condizione?
Inoltre, la bocciatura in Parlamento ha evidenziato l’esistenza di una maggioranza politica più estesa della stessa maggioranza governativa. Non è un successo da sottolineare? Non è importante ricordare che sui principi non negoziabili la maggioranza si allarga all’Udc, anche se perde il sostegno di Santo Versace, assiste all’incomprensibile astensione dell’on. Claudio Scajola e a quella, prevedibile dopo aver sponsorizzato il progetto, del ministro Mara Carfagna?
Non è importante affermare che il governo si sa compattare quando sono in gioco i valori fondamentali della nostra civiltà?
Invece purtroppo questo non accade e riappare con evidenza la debolezza culturale delle forze politiche del centro-destra e del loro retroterra informativo. Una debolezza che potrebbe nascere dall’esistenza di orientamenti culturali diversi all’interno di partiti e giornali, oppure dalla mancanza di personale adeguato a condurre questa battaglia di idee più che di scontro di poteri, oppure per altri motivi che non conosciamo. Ma certamente questa debolezza esiste ed è un problema. Essa non permette neppure di utilizzare come boccate di ossigeno in un periodo particolarmente avaro di soddisfazioni per la maggioranza quelle vittorie che pure arrivano, ogni tanto. Siamo tra i Paesi europei che sono riusciti a impedire l’introduzione di una legge che avrebbe discriminato la maggioranza eterosessuale del Paese e avviato un ulteriore passaggio contro il matrimonio e la famiglia. Siamo riusciti a mandare un messaggio importante agli abitanti di tutta Europa: il matrimonio è cosa di un uomo e di una donna. Punto.
Dovrebbe essere un motivo di fierezza e di orgoglio, non di atteggiamenti preoccupati e sempre sulla difensiva.
La Bussola Quotidiana quotidiano cattolico di opinione online: Una vittoria importante in un silenzio che inquieta
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