L’eredità di Mitterand
e la difficile strada del Ps francese
I socialisti francesi celebrano oggi il trentesimo anniversario della vittoria di Mitterand. Nel 10 maggio 1981, un socialista venne eletto all’Eliseo e ci rimase 14 anni. Dopo di lui il Ps non riuscirà più a vincere. Né Lionel Jospin né Sègoléne Royal saranno capaci di sconfiggere la destra. Oggi, ad un anno dalle prossime elezioni presidenziali e a qualche mese dalle primarie, nelle quali i socialisti sceglieranno il loro candidato, il ricordo di quella vittoria diventa importante.
Per questo le librerie ripropongono le biografie di Francois Mitterand, per questo Sègoléne Royal, che si ritiene sua diretta erede, lo ha ricordato in un incontro a Parigi nel quale ha riproposto la sua candidatura. Per questo il partito socialista ha pubblicato un numero speciale di Revue socialiste tutto su di lui. A lui sono state dedicate le copertine dei settimanali. Anche Le Monde gli ha dedicato uno speciale: “Francois Mitterand. Il potere e la seduzione”.
Una celebrazione dovuta, rituale? L’impressione è piuttosto che i socialisti cerchino un’ispirazione, provino a riconquistare un’eredità andata perduta.
E viene da chiedersi: può davvero aiutarli il ritorno a Francois Mitterrand, a quella stagione gloriosa, in cui la rupture era a sinistra, ad esempio nella decisione immediata e controcorrente del neo presidente (la maggioranza dei francesi non era d’accordo) di abolire la pena di morte? Nelle analisi si scava nel passato, si ricordano le virtù del presidente socialista. Gli storici parlano dell’uomo che voleva “dare tempo al tempo” e non aveva paura della lentezza.
Gli analisti ricordano il politico che credeva più nel buon senso che nei sondaggi. Segolène Royal richiama la determinazione ad andare avanti anche quando amici e nemici prevedevano la disfatta.
Le celebrazioni sono sentite, ma l’impressione è che l’eredità di Francois Mitterand oggi possa aiutare poco i socialisti francesi. Che alle prossime elezioni e soprattutto dopo, se vinceranno (e non è improbabile) dovranno cavarsela da soli. Mitterand non aveva di fronte a sé una globalizzazione che ha destrutturato il mercato del lavoro e distrutto gran parte della fiducia dei francesi nel loro Stato. Mitterand non ha assistito all’allontanamento di parte consistente dell’elettorato popolare dalla sinistra. Quando ha governato era ancora vitale la via francese all’integrazione degli immigrati. E non c’era un Fronte nazionale che oggi toglie spazio e voti alla sinistra fra gli operai e nelle banlieues cavalcando la paura dello straniero.
La destra contro cui il presidente francese ha combattuto e vinto era quella laica, repubblicana erede del gollismo e del conservatorismo francese, rispettosa dello Stato e delle istituzioni. Assai diversa non solo da quella di Marine Le Pen ma anche da quella di Sarkozy, pronta cambiare le istituzioni, nemica del multiculturalismo, attenta a progetti di espulsione più che di integrazione, legata a doppio filo, e con evidente mancanza di scrupoli, al mondo della imprenditoria e della finanza.
Sì, si ha davvero l’impressione che il Ps potrà anche celebrare Francois Mitterand ma la strada per vincere e per governare dovrà cercarla da solo. Che le ricette e le risposte del passato, anche le migliori, quelle che Mitterand seppe dare alla crisi economica degli anni 80 e alla disoccupazione che si era quadruplicata, siano oggi improponibili.
L’unica proposta ancora vitale appare quella ricordata da Martine Aubry nella rivista socialista «Il gran merito di Mitterand - scrive la segretaria dei socialisti - fu quella di unificare le tribù del socialismo, poi le famiglie del pensiero della sinistra. Questo fu il decennio che precedette il 10 maggio, quello che cominciò a Epinay nel giugno del 1971».
Se il Mitterand da celebrare è quello del maggio 1981 quello che oggi può ancora dare molto ai socialisti francesi e a tutta la sinistra europea appare quello del giugno 1971, il segretario socialista che superò le divisioni, le barriere e i tabù, che volle a sinistra pluralismo politico e culturale, che seppe unificare senza chiedere abiure e rinunce. Il Mitterand che rifondò la sinistra. E che poi governò la Francia.
Il Riformista




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