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  1. #1
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    Predefinito La Danimarca sospende Schengen

    La Danimarca sospende Schengen

    Decisione in seguito all'accordo con gli alleati del Partito popolare danese, gruppo di estrema destra Tornano i controlli alle frontiere

    La Danimarca sospende Schengen- LASTAMPA.it

    La Danimarca, in deroga agli accordi di Schengen, è pronta a reintrodurre i controlli alle proprie frontiere per frenare il flusso di immigrati irregolari e l’aumento della criminalità organizzata. Lo ha annunciato il governo di centrodestra guidato da Lars Lokke Rasmussen, che ha raggiunto un accordo politico con gli alleati del Partito popolare danese (Df), formazione di estrema destra che garantisce all’esecutivo un appoggio esterno.

    «Lo faremo il più presto possibile, da qui a due-tre settimane», ha spiegato il ministro delle finanze danese, Claus Hjort Frederiksen, specificando come i controlli riguarderanno soprattutto il confine con la Germania, ma anche i porti e il grande ponte sullo stretto dell’Oresund che unisce la Danimarca alla Svezia.

    Quello di tornare ai controlli è un cavallo di battaglia della formazione ultraconservatrice guidata dall’euroscettica Pia Kjaersgaard, che in seguito alle ultime elezioni politiche ha ottenuto in Parlamento 24 seggi. «Nel corso degli ultimi anni - ha affermato il ministro delle finanze - abbiamo avuto un aumento del crimine transfrontaliero, ed è proprio questo il problema. Costruiremo quindi delle nuove installazioni alle frontiere con la Germania con dei nuovi sistemi di controllo elettronici e di identificazione delle targhe».

    11/05/2011
    Dato che questa è una Magnum 44, cioè la pistola più precisa del mondo, che con un colpo ti spappolerebbe il cranio, devi decidere se è il caso. Dì, ne vale la pena? ("Dirty" Harry Callahan)

  2. #2
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    Predefinito Rif: La Danimarca sospende Schengen

    La Danimarca sospende Schengen. Troppi immigrati, troppa criminalità


    Sembrava una proposta destinata a cadere nel vuoto, forse solo una provocazione. Invece il Partito Popolare Danese l’ha spuntata: la Danimarca sospende il trattato di Schengen e reintroduce i controlli alle frontiere. Ad annunciarlo è stato Claus Hjort Frederiksen, ministro delle finanze del governo danese: “Durante gli scorsi anni abbiamo visto crescere i crimini transfrontalieri” ha spiegato, “questa decisione punta a frenare il problema”. Troppa immigrazione e troppa criminalità da oltreconfine per il governo danese: il gioco non vale più la candela, meglio tornare al passato.

    Entro due, massimo tre settimane la polizia tornerà a controllare chi entra dai confini con la Germania, ma anche nei porti e sul ponte che collega Danimarca e Svezia. Il ministro Frederiksen ha spiegato che saranno istallate nuove apparecchiature elettroniche di identificazione alla frontiera tedesca, strumentazioni in grado di identificare le targhe delle macchine.

    Così come gran parte delle leggi sull’immigrazione introdotte nell’ordinamento danese, anche stavolta a spingere per il ripristino dei controlli alle frontiere è stato il Partito Popolare Danese. Lotta all’immigrazione clandestina, lotta alla criminalità internazionale, lotta al narcotraffico: questi alcuni dei capisaldi del partito. La leader Pia Kjærsgaard aveva già speso parole molto chiare: “I controlli alle frontiere sono un diritto per i nostri cittadini”, un diritto ritenuto necessario per porre un freno soprattutto all’entrata in Danimarca di stranieri provenienti dai paesi dell’Europa orientale, paesi ritenuti (non solo a Copenhagen) inaffidabili nel gestire l’emigrazione: troppo pochi i controlli alle frontiere, senza regole i flussi migratori. Agli occhi del Partito Popolare danese, l’ondata di profughi proveniente dai paesi nord-africani ha aperto un secondo fronte al quale guardare con preoccupazione: “Abbiamo problemi con i cittadini dell’est Europa che stanno venendo qui e corriamo il rischio di avere gli stessi problemi con quelli dal Nord Africa” aveva detto Pia Kjærsgaard.

    E così come accaduto spesso finora, il Partito Popolare Danese è stato accontentato sui controlli alle frontiere in cambio dell’appoggio alla riforma sulle pensioni presentata dal governo e in discussione da diverse settimane. Il partito della Kjærsgaard fornisce al governo liberal-conservatore del premier Lars Løkke Rasmussen un appoggio esterno fondamentale.

    La Danimarca è entrata nell’area Schengen nel 2001, sei anni dopo la firma dell’accordo che aveva abolito le frontiere consentendo a tutti i cittadini europei di circolare liberamente tra gli stati. La decisione di oggi rappresenta un passo importante, ed è interessante vedere come reagiranno altri paesi dove il tema immigrazione è piuttosto caldo. La Danimarca ha dato l’esempio, altri potrebbero seguirlo. Oltretutto a Copenhagen sembrano convinti che la loro decisione rientri nei parametri europei. Per ora da Bruxelles si preferisce la cautela: Marcin Grabiec, portavoce del Commissario europeo per gli affari interni Cecilia Malmström, ha detto che dovranno leggere le carte, prima di dare un commento. Ma è indubbio che si tratta di una grossa grana.

    La Danimarca sospende Schengen. Troppi immigrati, troppa criminalità | l'Occidentale

  3. #3
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    Predefinito Rif: La Danimarca sospende Schengen

    Quel trattato non è un totem. Se cambia diventa più credibile


    Quando il Trattato di Schengen fu firmato nel lontano 1985, solo i rappresentati di 5 paesi erano a bordo del battello fluviale, Principessa Marie Astrid, che navigava placidamente sulla Mosella: Francia, Germania Ovest (si chiamava ancora così), Belgio, Olanda e Lussemburgo. Rimasero in 5 per i successivi dieci anni, in mezzo a molti dubbi da parte della Commissione Europea e degli altri paesi membri circa l’opportunità di abolire i controlli alla frontiera. Solo nel 1997, il Trattato di Schengen, fino ad allora un accordo “tra privati”, entrò far parte dell’acquis communautaire , cioè di quel corpo di norme che regolano la vita dell’Unione.

    Oggi infatti non si parla più di un “trattato” ma di un’area Schengen, di cui fanno ormai parte 25 paesi e 400 milioni di cittadini. Non c’è dunque una sacra pergamena chiamata Schengen ed esposta alla pubblica venerazione nella bacheca di un museo come la Costituzione Americana. Si tratta piuttosto di un complesso di regolamenti in continua evoluzione che hanno dato vita a uno dei pochi effetti tangibili dell’appartenenza europea agli occhi dei cittadini: viaggiare senza passaporto, poter scegliere dove lavorare e mettere su famiglia, senza visti e senza permessi.

    Il processo di allargamento dell’area Schengen è durato sino ad oggi, con paesi ancora in attesa di aderire – Bulgaria, Romania – e paesi che hanno sempre scelto di restarne fuori- la Gran Bretagna e l’Irlanda. Si è trattato di un percorso accidentato, fatto di stop and go, di dubbi e ripensamenti. Partito peraltro in un’altra epoca e in un’altra Europa. Nel 1985 gli immigrati extraeuropei nel vecchio continente erano circa 10 milioni, oggi si valuta che siano circa il quadruplo. Nel 1985 non era ancora caduto il muro di Berlino, l’Europa era congelata in un inamovibile status quo: aree di influenza, grandi potenze, guerra fredda tenevano uomini, popoli e idee chiusi al loro posto e in forzoso equilibrio.

    Poi tutto è cambiato, prima nella stessa Europa con lo scongelarsi dell’Est comunista e poi nel mondo fino alle rivoluzioni arabe dei giorni nostri. Se non ci fosse in ballo una questione politico-ideologica diffusa un po’ in tutta Europa, per cui le forze conservatrici vengono tenute a bada con accuse di razzismo e xenofobia, a nessuno dovrebbe sembrare scandaloso se dopo 25 anni di vita, e tutto quello che è successo nel frattempo, qualcuno propone di rivedere le regole di Schengen. Invece, Sarkozy e Berlusconi prima e il governo danese poi sono stati messi alla pubblica gogna per attentato al sogno europeo. Italia e Francia sono state accusate di lesa maestà vero il dettato di Schengen per aver scritto una lettera alla Commissione Europea dove si chiedeva la possibilità del ripristino temporaneo delle frontiere interne e soprattutto una maggiore vigilanza dei confini esterni; la Danimarca è stata accusata – come scriveva ieri Repubblica – di voler erigere un “muro anti-stranieri”. Mentre la richiesta di Copenhagen era quella rafforzare i controlli doganali anti-crimine, già previsti da Schengen, sul ponte di Oeresund che collega Danimarca e Svezia.

    In realtà esattamente di questi temi, e senza scandalo, hanno discusso i 27 ministri degli interni riuniti ieri a Bruxelles. Dove le richieste italo-francesi sono state lette per quello che sono: un tentativo proteggere e rafforzare Schengen e la sua credibilità dalle nuove minacce e dai nuovi pericoli globali. Lo scopo è quello di adattare uno strumento efficace ma invecchiato alle mutate condizioni del tempo, non di tradire principi eterni e intangibili che non attengono alle cose umane.


    Quel trattato non è un totem. Se cambia diventa più credibile | l'Occidentale

 

 

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