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    Predefinito Niente silenzio elettorale. Solo .....

    ....un coro anti Cav!

    di M. Giordano sulla prima pg. e pg.3 de ilgiornale.it 15 05 2011

    Andate e predicate le regole elettorali.
    Il richiamo alla fede cristiana può attendere, quello alla fede antiberlusconiana no.
    E così ieri la diocesi di Milano ha finalmente trovato la forza di alzare la voce con sdegno: contro l’Islam che attacca i fondamenti della civiltà cristiana? Contro i fedeli che svuotano le chiese? Contro i preti che a volte sembrano non credere più al Vangelo?
    Macché: contro l’ipotizzata tentazione del Cavaliere di rompere il silenzio obbligatorio nella giornata prima del voto.
    Una grande questione politica, forse anche legale, magari civica.
    Ma davvero è un’urgenza della fede? Davvero è una questione ecclesiale? Eppure è bastato che la sinistra paventasse il pericolo e zac, il vicario episcopale monsignor Eros Monti s’è messo a recitare versetti che sembravano tratti dalla bibbia di Repubblica.

    Ora è anche divertente che un monsignor che si chiama Eros faccia la predica al Cavaliere, per l’amor del cielo.
    Ma a me il dubbio resta: possibile che sia questo il principale richiamo da rivolgere ai cristiani, in quanto cristiani, in questa IV domenica di Pasqua?
    Il rispetto del bon ton elettorale?
    Davvero, per il vicario episcopale, è più importante prepararsi alla domenica leggendo il regolamento del buon scrutatore, anziché quello del buon pastore? Davvero i precetti del seggio sono diventati più importanti di quelli divini?
    La diocesi ambrosiana non è nuova a interventi del genere, per carità, ci siamo anche un po’ abituati: resta immortale, per esempio, la lettera ai bambini per Natale 2009 in cui il cardinal Tettamanzi pensò bene di ridurre la nascita di Gesù a una questione da operatore ecologico, spiegando che le cose importanti da sapere sulla Natività sono l’esigenza della raccolta differenziata e del riciclaggio degli oggetti usati.
    Ma non si sta un po’ esagerando?

    Il fatto è che c’è una parte di Chiesa che ha scambiato il Vangelo (il testo più scorretto e rivoluzionario che ci sia) nel manuale del politicamente corretto.
    Quello che conta non è annunciare la lieta novella, piuttosto riuscire a ottenere l’applauso di Repubblica.
    Siate ecologisti, pacifisti, un po’ sindacalisti. Soprattutto anti-berlusconiani. Rinunciate al Satana di Arcore? Rinuncio.
    Credete nel verbo di Ezio Mauro? Credo.
    Del resto, non ci si può stupire: nella domenica delle Palme, il cardinal Tettamanzi, pur con espressioni vaghe, aveva costruito una predica ad personam, prendendo di mira proprio il premier.

    Questione di gusti.
    Come facciano i cattolici a sostenere chi, come Pisapia, da sempre è schierato dalla parte di eutanasia e matrimoni omosessuali, bisognerebbe chiederglielo ai fedelissimi ambrosiani dell’arcivescovo Dionigi che mandano in giro via internet documenti anti Moratti e che sono indignati per i ritardi dello scolmatore di Seveso.
    Problema importante, si capisce: lo scolmatore di Seveso vale bene un’unione gay. Nel frattempo, sulle ali dell’antiberlusconismo da sagrestia, ci becchiamo monsignor Eros che, messe da parte per un momento le virtù teologali, si concentra sulle virtù elettorali: finora i sacerdoti invitavano i devoti a rispettare il silenzio della preghiera.
    Adesso l’importante è che venga rispettato il silenzio dei candidati.
    In altre parole: Silvio, taci.
    Convertitevi e credete agli articoli di Curzio Maltese.

    La diocesi di Milano, d’altra parte, in questa occasione arriva buona ultima. Ormai è chiaro: anche quella di oggi è sempre la solita sfida, la stessa che si rinnova da 17 anni a questa parte.
    Berlusconi contro tutti, tutti contro Berlusconi.

    Dicono che sia il Cavaliere a voler personalizzare le battaglie elettorali, sarà, ma bisogna dire che gli altri non riescono a parlare d’altro che di lui.
    Provate a chiedere a uno di sinistra perché va a votare? Per il sindaco? Per un’amministrazione migliore? Per un bel consiglio comunale?
    Macché: per mandare a casa Berlusconi.
    E oplà. «Auspico un capovolgimento se no torniamo nelle grotte», ha detto ieri Dario Fo (nelle grotte? Addirittura? E che va a fare? A sostituire Bin Laden?).
    E Guido Rossi ha rilasciato una dotta intervista a Repubblica in cui afferma che Milano deve «dire no al Cavaliere» per dare il via al «nuovo riscatto italiano».
    Nientepopodimenoche.
    E sapete come si caratterizza, secondo Rossi, il nuovo riscatto italiano? Liberandosi dalle lobby (di cui Rossi, per altro, è uno dei massimi rappresentanti).

    Ma le lobby, come il regolamento pre-elettorale, sono solo un pretesto.
    La storia in realtà è una sola, sempre la stessa: Berlusconi contro tutti, tutti contro Berlusconi.
    Si finisce sempre lì.
    Le buche nelle strade? I tombini che saltano? Le città che si allagano? I giardini da rimettere a posto e le altre quisquilie delle città? Passa tutto in secondo piano. È una tornata amministrativa, ma che importa? Ogni competizione elettorale, ormai, è diventata una specie di referendum: tu da che parte stai, berlusconianamente parlando?

    Dicono che sia il Cavaliere a impostare così la corsa al voto. Sarà.
    Però anche loro non scherzano.
    Del resto, è chiaro: il tiro al bersaglio è più facile che trovare un’idea. «Queste elezioni a Milano, Napoli, Bologna e Torino misureranno un varco nel berlusconismo», ha proclamato ieri Nichi Vendola da Palermo.

    Che strano: nessuna diocesi siciliana è intervenuta per chiedergli il rispetto del silenzio pre-elettorale.

    saluti

  2. #2
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    Predefinito Rif: Niente silenzio elettorale. Solo .....

    Macche giorno del silenzio....si parla solo di Berlusconi

    di S. Filippi pg.3 de ilgiornale.it di oggi 15 05 2011

    Milano Va? Non va? Sale sul pullman trionfale con i giocatori? Parla? Tace? Anche nel giorno del silenzio pre-elettorale, tutto ruota attorno a Silvio Berlusconi.
    È un bel salto per il Cavaliere, dai vicoli di Napoli lastricati di monnezza alle strade di Milano pavesate di rossonero, striscioni, magliette, bandiere.
    È la festa scudetto del Milan, il tripudio per la squadra del premier, il quale però si fa vedere soltanto di sera, allo stadio per la partita contro il Cagliari. Il bagno di folla è al Meazza, niente passerella sul pullman scoperto che ha portato i campioni d’Italia dalla sede sociale di via Turati a piazza Duomo e poi a San Siro, niente bagno di folla sotto le guglie della Madunina.

    Il tam tam sulle mosse del presidente del Consiglio si rincorreva dal mattino. La scelta, almeno fino a fine partita, è stata di evitare occasioni di altre polemiche.
    Qualche parlamentare del Pd tifoso del Milan aveva messo le mani avanti: presidente, non trasformi i festeggiamenti in uno spot che divide la tifoseria e infrange la giornata di silenzio.
    Nella quale anche la Curia di Milano ha voluto farsi sentire, accodandosi al coro di attacchi contro il premier.

    Roberto Natale, leader del sindacato dei giornalisti, ha fatto il processo alle intenzioni invitando «i colleghi alla sobrietà» perché «da parte di Berlusconi non ci sarà sobrietà» ma il tentativo «dell’ennesima violazione di questa campagna elettorale».

    Tacere dev’essere stato un sacrificio più per il Berlusconi tifoso che per il Berlusconi premier.
    Fosse stato per lui, si sarebbe tuffato tra la gente di Milano.
    Allo stadio, dove è stato accolto da un gigantesco striscione con la scritta «campioni senza intercettazioni», è arrivato facendosi precedere da poche parole scritte. Un apprezzamento, istituzionale ma non distaccato, a Giorgio Napolitano, eletto capo dello stato il 14 maggio 2006.
    «Signor presidente - esordisce il telegramma di Palazzo Chigi - in occasione del quinto anniversario della sua elezione voglia gradire, anche a nome del governo, l’augurio sentito di buon lavoro e di proseguimento della positiva opera svolta al servizio delle istituzioni repubblicane e dell’intero Paese».

    Berlusconi fa parlare anche quando tace. Giornata di silenzio, in mattinata il rientro da Roma ad Arcore con la decisione di mostrarsi soltanto allo stadio (un po’ su consiglio dei collaboratori, un po’ per ragioni di sicurezza), il pomeriggio passato in attesa delle ovazioni serali del popolo rossonero, tra numerose telefonate e la consultazione degli ultimi «report» dei sondaggisti di fiducia.
    Dai tabulati su Milano il Cavaliere sarebbe stato rinfrancato. Letizia Moratti avrebbe recuperato la piccola emorragia di consensi registrata al termine del confronto televisivo con Pisapia: la scivolata del sindaco ha comunque portato alla luce il controverso passato del suo avversario, un passato contiguo al terrorismo rosso durante e dopo gli Anni di piombo. Anni formidabili che l’avvocato della sinistra non ha smentito ma rivendicato. E che hanno nuovamente spostato verso la Moratti la bilancia del consenso elettorale.

    Quello di oggi e domani è un test nazionale, ha ripetuto Berlusconi durante tutta la campagna elettorale. Milano, Torino, Napoli, Bologna.
    Quattro tra le più importanti città d’Italia, rappresentative di Nord, Centro e Sud.
    Tre di esse sono oggi guidate da amministrazioni di centrosinistra, e soltanto un miracolo potrebbe consentire alla troika Pd-Idv-Sel di confermare domani questa situazione.
    Un test nazionale che misurerà anche le ambizioni del cosiddetto terzo polo, cioè l’accoppiata Fini-Casini che ha presentato candidati sindaci per sfruttare un’eventuale rendita dalla posizione di ago della bilancia.
    E anche senza il bagno di folla, nei pensieri di Berlusconi la vittoria del Milan nel giorno dello scudetto è un preludio del successo elettorale.

    saluti

  3. #3
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    Predefinito Rif: Niente silenzio elettorale. Solo .....

    La sinistra in paranoia: corre contro se stessa!

    di Laura Cesaretti pg.4 de ilgiornale.it di oggi 15 05 2011

    Quando sul palco di Bersani, come un misirizzi, è venuto su a sorpresa Romano Prodi, la piazza di Bologna è esplosa in un nostalgico applauso. Messo alle spalle il pasticciaccio Delbono (sindaco imposto dal Prof) ora si tratta di far eleggere Virginio Merola al primo turno: la presenza di Prodi al comizio di venerdì non è solo un importante endorsement dato al candidato del Pd Merola e anche al segretario del partito, ma pure un segnale del fatto che ci si sta giocando il tutto per tutto, e proprio nel cuore dell’Emilia rossa. Tanto che Veltroni ha già lanciato il redde rationem al segretario dopo le elezioni con la parolina magica: serve una «verifica».

    Se una certa ansia ha iniziato a serpeggiare in casa Pd persino su Bologna (e sull’altro baluardo nordico del buon governo di centrosinistra, Torino), se il pericolo-ballottaggio non può essere escluso neanche lì, se il segretario del Pd ha annunciato che il suo obiettivo è di vincere Bologna e Torino al primo turno, cosa che a inizio campagna elettorale appariva più che scontata, non è però per colpa della forza degli avversari.

    Alle elezioni di Bologna il centrodestra si è presentato diviso e litigioso e con un candidato, il giovane leghista Bernardini, imposto da Roma: no, le insidie vengono tutte da quello che, in teoria, dovrebbe essere lo stesso campo.
    E infatti le parole più dure Bersani le ha usate per i cosiddetti «grillini», i seguaci del ricco e urlante guru che puntano a rubare voti a sinistra scommettendo tutto sul populismo antipolitico.
    «Dicano che stanno con Berlusconi», tuona il leader Pd, accusandoli di «usare le schede come un cazzotto» e di giocare a «far vincere gli altri».

    Come in Piemonte, dove alle regionali la Bresso ha perso per colpa loro.

    A Bologna i grillini si occupano di attaccare molto più Merola che il leghista: hanno persino chiesto che si sottoponga al «test antidroga», solo perché il candidato sindaco ha candidamente ammesso qualche giovanile spinello.
    A Milano, d’altronde, il candidato grillino viene accusato di «flirtare» con la Moratti dal responsabile Organizzazione del Pd, Nico Stumpo: «Alle forze di centrosinistra si rivolge soltanto con delle offese mentre con la Moratti è tutto miele».

    Il cannibalismo a sinistra è la vera incognita per il Pd, in questa tornata. A Torino, non fosse per quello, Piero Fassino sarebbe certo di essere eletto al primo turno e in carrozza, sfiorando magari gli exploit (67%) chiampariniani. Invece nelle ultime settimane l’incertezza è cresciuta, e tutto a causa dei due candidati «di disturbo» a sinistra: il solito giovane grillino, e poi il candidato della Federazione della sinistra (Rifondazione, Pdci, centri sociali) fiancheggiato da pezzi di Fiom, dall’evocativo nome di Juri Bossuto.
    La polverizzazione delle liste e dei candidati non giova agli schieramenti principali, e Fassino potrebbe venirne penalizzato.

    Ma persino a Siena, roccaforte rossa tutta banca e partito, si avverte qualche scricchiolio, e anche qui il pericolo non viene tanto da destra quanto da sinistra: l’ex sindaco Ds Pierluigi Piccini, che ha rotto da anni prima con la Quercia e poi col Pd, è stato il regista della candidatura a sindaco di Gabriele Corradi, che ha l’appoggio dell’ex Psi Claudio Martelli e dei radicali e che pesca consensi nel bacino elettorale Pd.

    Con Sel di Nichi Vendola, invece, l’armistizio ha funzionato: è alleata quasi ovunque col Pd, un suo esponente (Massimo Zedda) ha vinto le primarie a Cagliari e ora è il candidato dell’intera coalizione, lo stesso Giuliano Pisapia era (anche se come indipendente) un deputato eletto nelle liste di Rifondazione.
    A Napoli, però, anche se Sel ha ufficialmente deciso di appoggiare Morcone, il partito si è spaccato e una buona fetta della base si è buttata su De Magistris.
    E Napoli è il teatro dello scontro all’ultimo sangue tra alleati nazionali, dipietristi contro Pd: il ballottaggio col candidato di centrodestra è dato per molto probabile, ma la vera gara è per chi lo sfiderà.
    Napoli per altro non è l’unico caso: a Salerno, Cosenza, Reggio, Campobasso, Novara, Rovigo, i candidati Pd corrono senza (e contro) quelli Idv, o viceversa.
    Se però voleva essere, finalmente, una scelta politica e un primo smarcamento dal populismo manettaro dell’ex pm, nessuno o quasi nel Pd lo ha rivendicato.

    saluti

  4. #4
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    Predefinito Rif: Niente silenzio elettorale. Solo .....

    Che all'arc. dionigi faccia scandalo la vita affettiva di silvio ci può anche stare, che non guardi alle seconde mogli di certi suoi m ontoni meno.

    Ok ,ok, la sua diocesi finisce in lombardia, la diocesi emilia romagna é altra cosa però, a me cristiano, fece scalpore che un presiden te della camera avesse invitatato sua santità in parlamento da divorziato e risposato.

    Dette il cattivo esempio ! tant'é vero che un nuovo presidente della camera....

    Ok , per dirla in linguaggio non usato in sagrestia, una pecorella quale io sono
    deve farsi i Ca..i sua; mi concederete però che una povera pecorella si trovi confusa , si ponga delle inutili domande tipo :" ma da che parte sta il pastore"?

    OREMUS ! ch'é meglio.

 

 

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