E’ stato curioso notare come, subito dopo la tornata elettorale del 13-14 Giugno e la "quasi-vittoria" della sinistra, tutte le ansie, preoccupazioni, accuse, critiche, illazioni provenienti da sinistra che giravano attorno alla guerra in Iraq e al nostro intervento di carattere umanitario, siano passate velocemente nel dimenticatoio.
Di più, dopo l’esito dei ballottaggi, nemmeno le magnifiche notizie del passaggio di poteri al governo provvisorio iracheno con due giorni di anticipo e, figuriamoci!, addirittura il coinvolgimento della NATO in quello scacchiere dopo che l’ONU tanto invocata ha dato forfait, sono riuscite a scalfire il muro di omertoso silenzio dei leaders della sinistra.
Quello che è stato il cavallo (o il cavillo...?) di Troia usato per lo "sfondamento" a destra viene ora bellamente ignorato.
Il che la dice lunga sia sulla pretestuosità dell’argomento, sia sulla necessità di minimizzare e di tacere nei confronti di quanti a quegli argomenti hanno sinceramente dato credito.
Come al solito i leaders della sinistra sfruttano l’emozione della gente per raggiungere i loro obiettivi di potere.
Così come fecero per l’intervento in Kossovo, giocando e dribblando le contestazioni dei girotondini, appropriandosi delle ragioni di un pacifismo ottuso e per nulla lungimirante financo a sostenere i contestatori più violenti e disobbedienti salvo poi scaricarli come pesce avariato (il buon Bertinotti insegna...).
Anche su questo forum gli interventi sulla questione irachena sono scemati di molto, quasi scomparsi, per essere sostituiti da valanghe di opinioni e considerazioni sull’esito delle votazioni.
Forse che era quello il reale obiettivo della sinistra?




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