Il ricordo
Gino Maringola e i «litigi» con Eduardo
Addio all'attore che recitò a lungo col grande De Filippo
Gino Maringola e i «litigi» con Eduardo - Corriere del Mezzogiorno
NAPOLI - Quando salivi le scale di quel vecchio palazzo al Conte di Mola, ai quartieri spagnoli, era tanta la voglia di incontrarlo che gli alti e faticosi gradini sembravano quasi agevoli. Lo trovavi sulla poltrona o sulla sedia accanto al letto, seduto in maniera composta ed elegante. Ti accennava un sorriso e iniziava a chiedere di te e della tua vita, poi il discorso, quasi automaticamente, passava sui suoi ricordi.
L’attenzione si spostava sugli aneddoti, sulle litigate con Eduardo, che si svolgevano dandosi del lei e non trascendendo mai in volgarità o in toni troppo accesi, sui suoi esordi come cantante di giacca e di avanspettacolo e poi il passaggio al teatro, nel 1940, all’età di 23 anni con la compagnia Cafiero-Fumo.
L’incontro con Eduardo alla fine degli anni ‘60 in occasione della prima teatrale di Luca De Filippo ne «Il figlio di Pulcinella» al teatro San Ferdinando. Il primo spettacolo con lui nel 1971 : «Eduardo mi affidò il ruolo del dottor Fabio Della Ragione ne Il sindaco del rione Sanità – raccontò - ma Eduardo mal mi sopportava. Ogni sera, secondo lui, c’era qualcosa che non andava, mi chiamava in camerino e mi diceva: "Perché non mi avete rispettato questa virgola?", oppure "perché i tre punti non li avete guardati?". Dopo un po’ di volte, stanco della situazione, gli dissi: "Ora basta, non mi è stato ordinato dal medico di restare qui”. Dopo alcuni mesi mi richiamarono per riconfermare la mia presenza allo spettacolo, ma ero già stato scritturato da Nino Taranto per La figliata e Lo sposalizio. Nel 1974, ricevei una telefonata da Eduardo che mi chiese di partecipare a Na Santarella ricoprendo il ruolo del maggiore Cannone. "Direttore - gli risposi - io vi sono grato, ma il maggiore Cannone noi sappiamo che, atavicamente, lo ha sempre fatto un caratterista con la pancia, io sono un mingherlino secco secco". Lui mi rispose "E io si vulevo nu maggiore Cannone cu’ ‘a panza nun chiamavo a Maringola. Io voglio Maringola, deve essere un parlatore, nu’ trac"».
Purtroppo dei grandi attori del passato ci ricordiamo solo al momento della loro scomparsa, anche se hanno ancora tanto da dare. Gino Maringola fino a meno di un anno fa continuava a impartire gratuitamente lezioni di dizione a un gruppo di giovani attori, con loro leggeva alcune pagine dei suoi libri e a loro continuava a trasmettere l’amore per il teatro e per le tavole del palcoscenico. Un altro pezzo di storia di Napoli è andato via.
Era un personaggio tutto spigoli, bisognava prenderlo com’era. Perché era un timido. Se litigava con un attore lui non aveva il coraggio di intervenire e di dire "basta!". Non diceva neanche la prova è sospesa, salutava e se ne andava. Ma il giorno dopo veniva preparato per castigare quell’attore che lo aveva maltrattato. E a lui non mancava il modo di poterlo fare perché era lo scrittore, era il direttore, era quello che era, era Eduardo.
Walter Medolla
26 maggio 2011




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