

grazie OCCIDENTE, grazie anglo-americani, grazie Israele, grazie ucraini.
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Quando i missionari vennero in Africa loro avevano la Bibbia e noi avevamo la terra. Dissero: "Preghiamo". Chiudemmo i nostri occhi. Quando li riaprimmo, noi avevamo la Bibbia e loro avevano la terra.Desmond Tutu


Fusione fredda, lo strano caso dell'Università di Bologna
Due fisici emiliani sostengono di aver concretizzato uno dei sogni più sfuggenti della ricerca. Il loro reattore a fusione funziona, ma non sanno spiegare come. La comunità scientifica resta scettica
Roma - Sta facendo molto discutere la recente "impresa" di Sergio Focardi e Andrea Rossi, ricercatori dell'Università di Bologna che sostengono di aver sviluppato un nuovo design di reattore nucleare "portatile" in grado di generare energia attraverso un processo di fusione a temperatura ambiente. Nei giorni scorsi il reattore è stato presentato a un piccolo gruppo di spettatori e giornalisti, ma la comunità internazionale continua a professare scetticismo per via della mancanza di spiegazioni teoriche sul principio di funzionamento della tecnologia.
In molti hanno provato a "ingabbiare" il processo chimico-fisico che si verifica al centro delle stelle - la fusione di due atomi in un elemento differente con la conseguente generazione di spaventose quantità di energia - replicandolo a temperature meno estreme di quelle esistenti nei succitati nuclei stellari. Tutti hanno sin qui fallito, o per lo meno non sono riusciti a passare l'indispensabile test del "peer review" - la valutazione di studi e ricerche da parte di scienziati terzi e pubblicazioni specializzate.
Altrettanto fallimentare è stato finora il tentativo di Focardi e Rossi, con il loro studio inesorabilmente bocciato dalle riviste di settore per mancanza di spiegazioni teoriche sul funzionamento del loro reattore. Ma i due bolognesi non si sono dati per vinti, hanno dato origine al "blog di esperimenti nucleari" Journal of Nuclear Physics e hanno invitato stampa e colleghi a presenziare alla prima dimostrazione pratica della loro tecnologia.
Il reattore di Focardi e Rossi fonde atomi di nichel e idrogeno generando rame e liberando grosse quantità di energia: l'energia necessaria per la sua accensione è di 1.000W, ma scende a 400W dopo pochi minuti ed è utile a produrre 12.400 W con un guadagno energetico 31 volte superiore alla potenza in entrata. I ricercatori stimano il costo di produzione elettrica a meno di un centesimo per kilowattora, molto meno di quanto necessario agli impianti a carbone o gas naturale.
Per Focardi e Rossi il reattore funziona, e l'avvenuta fusione sarebbe confermata dalla produzione di rame e dal rilascio di energia corrispondente. Giuseppe Levi, scienziato dell'Istituto Nazionale di Fisica che ha collaborato all'organizzazione della conferenza stampa, conferma la produzione di 12KW e pianifica di redigere un rapporto con le sue considerazioni sul reattore bolognese.
I due fisici emiliani ammettono di non essere in grado di spiegare il perché, il principio teorico su cui si basa la loro tecnologia, ma promettono di passare dalla fase di sperimentazione a quella della produzione di massa del reattore nel giro di tre mesi. Il nostro giudice sarà il mercato, dicono Focardi e Rossi, e il mercato giudicherà la validità del nostro lavoro spazzando via congetture, ipotesi e criticismo.
Alfonso Maruccia
PI: Fusione fredda, lo strano caso dell'Università di Bologna
Funziona, ma non va bene...
Rubano, massacrano, rapinano e, con falso nome, lo chiamano impero; infine, dove fanno il deserto dicono che è la pace.
Tacito, Agricola, 30/32.


Fusione fredda, Uppsala chiama Bologna
La "fusione fredda alla bolognese" fa proseliti tra gli accademici svedesi, che parlano di un fenomeno complesso da approfondire. Un'apertura che promette bene, ma la strada per la comprensione dell'E-cat è ancora lunga
Roma - La presunta fusione fredda sperimentata da due ricercatori dell'Università di Bologna continua a far discutere il mondo scientifico, ma almeno questa volta le critiche e lo scetticismo lasciano il posto a un'ampia apertura di credito da parte di due studiosi svedesi. Che ammettono: nel "catalizzatore energetico" bolognese una qualche reazione c'è indubbiamente stata, ma il fenomeno è complesso e va studiato più a fondo.
I due studiosi svedesi sono Hanno Essén, professore associato di fisica teorica e conferenziere presso lo Swedish Royal Institute of Technology, e il professore emerito - oltreché presidente del Comitato energetico della Regia Accademia Svedese delle Scienze - presso la Uppsala University Sven Kullander. Entrambi hanno fatto parte del ristretto gruppo di spettatori, testimoni e "tester" della dimostrazione tecnica organizzata a Bologna lo scorso gennaio.
Durante quella dimostrazione, il catalizzatore "E-cat" realizzato da Andrea Rossi e dal suo advisor scientifico il professor Sergio Focardi aveva prodotto rame come elemento di scarto di una reazione tra atomi di idrogeno e nichel, con una produzione di energia elettrica - ottenuta convertendo l'energia termica generata dal dispositivo-prototipo - 100 volte superiore a quella impiegata per l'alimentazione.
Nel rapporto seguito al loro "giro di prova" in quel di Bologna, Essén e Kullander ammettono: "È da escludere qualsiasi processo chimico per la produzione di 25 kWh da qualunque cosa sia presente in contenitore di 50 centimetri cubi. L'unica spiegazione alternative è che ci sia un qualche tipo di processo nucleare che da origine alla produzione di energia misurata".
Eccitati dal processo elettrolitico messo in moto con l'alimentazione tramite corrente elettrica, gli atomi di idrogeno entrano in contatto con quelli di nichel fondendosi con essi e producendo in conseguenza energia termica assieme allo "scarto" di rame. Il credito che il fisico teorico Hanno Essén apre nei confronti del lavoro della coppia Rossi-Focardi è particolarmente importante, visto che proprio la difficoltà nel descrivere in via teorica il processo di fusione nichel-idrogeno ha trasformato i due ricercatori italiani in veri e propri "eretici" all'interno della comunica scientifica internazionale.
E mentre Focardi abbozza una descrizione del processo di fusione che continua a non spiegare la fase cruciale dell'unione tra atomi di nichel e idrogeno, Essén e Kullander avanzano l'ipotesi di nuovi studi e partnership con l'Università di Bologna per risolvere l'arcano: la teoria abbozzata dai ricercatori svedesi dice che all'interno del misterioso catalizzatore energetico italiano si nasconda una commistione di fisica atomica, molecolare, nucleare e dei plasmi. Nulla, per quanto complesso, che non possa essere spiegato con le attuali leggi matematiche.
La mancanza di informazioni precise sulla struttura interna del reattore E-cat, a ogni modo, al momento resta l'ostacolo principale a una più ampia dissertazione sulle qualità della scoperta (se tale la si considera). Rossi ha promesso maggiori informazioni quando le sue partnership commerciali, avviate in Grecia, avranno raggiunto uno stadio di maturazione definitivo.
Alfonso Maruccia
PI: Fusione fredda, Uppsala chiama Bologna
Rubano, massacrano, rapinano e, con falso nome, lo chiamano impero; infine, dove fanno il deserto dicono che è la pace.
Tacito, Agricola, 30/32.


Notate l'atteggiamento buffonesco e irridente dell'intervistatore.
Ultima modifica di Eridano; 30-05-11 alle 12:26
Rubano, massacrano, rapinano e, con falso nome, lo chiamano impero; infine, dove fanno il deserto dicono che è la pace.
Tacito, Agricola, 30/32.


Fusione nucleare a freddo
"A Bologna ci siamo riusciti"
Per la prima volta in Italia, davanti ad esperti, è stato realizzato il processo utilizzando nichel ed idrogeno. E' la strada per ottenere energia pulita. Andrea Rossi, ingegnere e Sergio Focardi, fisico, spiegano: "Dietro questo processo non c'è una base teorica, per quale motivo avvengono questi risultati lo abbiamo solo ipotizzato"di ILARIA VENTURI
Rossi e Focardi
CI sono le guardie giurate a controllare l'accesso, devi firmare una dichiarazione in cui accetti i rischi nell'assistere all'esperimento che potrebbe rivoluzionare il settore della produzione di energia. Per la prima volta in Italia, davanti ad esperti, in un capannone avvolto dalla nebbia nella zona industriale di Bologna, è stato realizzato un processo di fusione nucleare fredda, utilizzando nichel ed idrogeno, capace di produrre una energia incredibilmente superiore a quella utilizzata per creare la reazione. E' la strada per ottenere energia pulita. "La novità assoluta sta nel fatto che tutto ciò viene prodotto da una macchina che funziona come una stufetta elettrica di casa", spiega l'inventore, Andrea Rossi, ingegnere. Con lui Sergio Focardi, professore emerito dell'Alma Mater, fisico di calibro, in passato preside della facoltà di Scienze.
Di possibili fonti di energia con reazioni di fusione nucleare a bassa temperatura se ne parla da tempo nel mondo. L'annuncio nel 1989 degli scienziati Fleshmann e Pons suscitò speranze e illusioni. Focardi è stato pioniere in Italia di questo tipo di studi. Quello di ieri è stato il primo esperimento condotto a Bologna con osservatori esterni: giornalisti e
fisici, in gran parte dell'Ateneo come Paolo Capiluppi, direttore del dipartimento di Fisica, Gianfranco Campari, Ennio Bonetti. L'esperimento, "industriale più che scientifico", dicono i docenti universitari, è condotto in una stanzina di un capannone in via dell'Elettricista, dove è stato installato un catalizzatore di energia che occupa lo spazio di un tavolo. Dura alcune ore.
Rossi spiega il funzionamento della macchina, il ricercatore Giuseppe Levi illustra una stima dell'energia prodotta sulla base della misura di quanta acqua viene vaporizzata al secondo. E al termine Rossi conclude: "Si sono consumati 600Wh e se ne sono prodotti 12mila Wh". Il prototipo, già coperto da brevetto di proprietà di Maddalena Pascucci, moglie di Rossi, è ora pronto per la produzione industriale e la commercializzazione. "Sarà il prossimo passo", dice Rossi. I fisici obiettano: "Dovremmo poter riprodurre l'esperimento in un nostro laboratorio, ma c'è il segreto industriale sul processo". "Ci vuole cautela, il metodo scientifico esigerebbe verifiche, ad oggi non sappiamo cosa avviene dentro la macchina", dicono Capiluppi e Bonetti.
"Siamo un'azienda, se mi chiedono di aprire la scatola dovrei pagare i danni agli investitori", replica Andrea Rossi. "I costi? Posso dire che l'apparecchiatura costa duemila euro per Kilowatt di potenza e funziona con un grammo di nichel". Lo stesso ingegnere ammette: "Dietro questo processo non c'è una base teorica: per quale motivo avvengono questi risultati lo abbiamo solo ipotizzato". Il professor Focardi spiega perché un esperimento simile avvenga fuori dai laboratori accademici: "I miei colleghi non ci credono, sono scettici. Non so come un protone di idrogeno possa entrare nel nucleo di nichel, ma avviene. Ed è la strada dell'energia per l'umanità". Comunque sia, sembra un grosso passo avanti. Per dire addio al petrolio? "Non sono in grado di rispondere", allarga le braccia l'ingegner Rossi.
(14 gennaio 2011)
Fusione nucleare a freddo "A Bologna ci siamo riusciti" - Bologna - Repubblica.it
Ultima modifica di Eridano; 30-05-11 alle 12:28
Rubano, massacrano, rapinano e, con falso nome, lo chiamano impero; infine, dove fanno il deserto dicono che è la pace.
Tacito, Agricola, 30/32.


OK Eridano, certo che bisogna studiarle questi fenomeni, ma attenzione non abbiamo ancora una macchina funzionante.
grazie OCCIDENTE, grazie anglo-americani, grazie Israele, grazie ucraini.
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Otto già le hanno chiuse...
"Voi non avete fermato il vento gli fate solo perdere tempo"
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