Juncker riceve minacce di morte dalla Grecia. Papandreou pensa al referendum sui tagli
Il capofila dei ministri delle Finanze della zona euro, Jean-Claude Juncker, ha detto di aver ricevuto delle minacce di morte in arrivo dalla Grecia, dove le misure di austerità imposte in cambio di un aiuto finanziario esterno sono molto impopolari. «Cosa possiamo dire ai greci? È una buona domanda, che mi pongo spesso, poichè da loro ricevo molta posta, comprese le minacce di morte» ha detto Juncker durante un'audizione davanti ad una commissione del Parlamento europeo a Strasburgo.
Papandreou pensa al referendum sui tagli
Le lettere minatorie a Juncker sono un segnale delle crescente tensione, non solo sui mercati, riguardo la situazione della Grecia. Il primo ministro greco George Papandreou non ha escluso un referendum sui «grandi cambiamenti» e le politiche economiche che il governo intende realizzare al più presto. «Sono pronto a fare grandi cambiamenti e in questo contesto si potrebbe anche usare l'istituto del referendum per avere il maggior consenso possibile» ha detto.
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Per Papandreou, «le modifiche proposte riguardano non solo la prossima votazione parlamentare sulle misure incluse nel piano di medio termine finanziario (2012-2015)», dettate dalla Ue e del Fmi in cambio dell'assistenza finanziaria al Paese, ma anche il «modello politico ed economico» del Paese, dove domina «il clientelismo». Il Primo Ministro ha comunque escluso lo svolgimento di elezioni entro la fine del suo mandato (nel 2013) e si è impegnato a rispettare l'accordo raggiunto con i creditori del Paese, l'Ue e il Fmi per risanare l'economia e promuovere lo sviluppo.
Le resistenze delle banche ai nuovi aiuti alla Grecia
Intanto secondo il quotidiano tedesco Handelsblatt, il via libera ai nuovi aiuti potrebbe non essere così scontato. Dalla riunione dei ministri delle finanze della zona euro, il 20 giugno, potrebbe non uscire l'accordo, scrive il giornale citando "un'importante fonte diplomatica europea". Nella sua edizione online, il giornale ha detto che la decisione incontra in particolare l'opposizione della Slovacchia. Ma anche le banche, soprattutto in Germania, stanno a loro volta puntando i piedi prima di accettare «il gesto volontario», che chiedono i leader europei, e cioé rinunciare a recuperare i loro investimenti in Grecia, che arrivano a maturazione e in cambio procedere all'iniezione di denaro fresco. «Le banche si rifiutano recisamente di farlo», dice il giornale citando un responsabile governativo europeo di alto livello. Il coinvolgimento delle banche è stato posto come condizione dai leader europei, e soprattutto da Berlino, prima di qualsiasi nuovo aiuto a favore di Atene che si sta sgretolando sotto il peso del suo debito pubblico.
Juncker riceve minacce di morte dalla Grecia. Papandreou pensa al referendum sui tagli - Il Sole 24 ORE




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