
Originariamente Scritto da
brunik
Tu personalizzi troppo la politica, amico, non è che Sciaboletta vivesse in un acquario, viveva in una democrazia proporzionale, con tutti i suoi bei partiti politici che rappresentavano il suo bel baluardo della democrazia come ora vado a dimostrarti:.
Il
Partito Democratico Sociale Italiano venne formato in previsione delle
elezioni politiche italiane del 1919 come coalizione elettorale comprendente diversi partiti, in precedenza corrispondenti alla corrente di sinistra dell' area
liberale:
Nel
1921 vi si unirono:
La coalizione ottenne il 10,9% dei voti, e venne ripresentata anche alle
elezioni del 1921 (4,7%) e
1924 (1,4%), in alleanza con il
Partito Nazionale Fascista di
Mussolini.
Il PDSI diede la fiducia al
governo Mussolini e fece parte della squadra governativa fino all'
1 luglio 1924; tre furono i suoi esponenti che parteciparono la compagine governativa:
Teofilo Rossi ministro dell'Industria,
Gabriello Carnazza titolare del dicastero dei Lavori Pubblici e
Giovanni Antonio Colonna di Cesarò (fondatore e segretario del partito) a capo delle Poste e Telegrafi.
Il
Partito Liberale Italiano (
PLI) era un
partito politico italiano fondato nel
1922 da vari esponenti della classe politica che aveva governato il
Regno d'Italia nel suo primo sessantennio di vita, e poi ricreato nel
1944 ad opera di
Benedetto Croce dopo la chiusura della parentesi del
Ventennio fascista.
L'introduzione del
sistema proporzionale nel
1919 e il conseguente trionfo dei
partiti di massa socialista e
popolare, costrinse anche i liberali a cominciare a porsi il problema di più stabili forme organizzative. Il
Partito Liberale Italiano fu fondato nel
1922 dagli eredi della classe dirigente
liberale che, da
Camillo Benso di Cavour a
Giovanni Giolitti, aveva fino a quel momento guidato il governo statale.
Il nuovo soggetto fu tuttavia più un punto di riferimento aperto, che un partito che intendesse esaurire la rappresentanza politica liberale. Di fronte all'ascesa del
fascismo, i liberali avanzarono sì critiche a difesa delle
garanzie statutarie, ma in molti casi collaborarono all'instaurazione del nuovo regime
autoritario, sia a livello centrale dove molti esponenti entrarono nel
Governo Mussolini all'indomani della
Marcia su Roma, sia a livello locale dove in molti casi fornirono al
PNF il materiale umano per abbattere le esperienze amministrative socialiste e popolari. In vista delle
elezioni del 1924 la maggioranza dei liberali accettò di entrare nel
Listone Mussolini, seppur con rilevanti ed autorevoli eccezioni, prima fra tutte quella di
Giovanni Giolitti.
Il
Partito Popolare Italiano (PPI) fu un
partito politico nato il
18 gennaio 1919 e ispirato alla
dottrina sociale della Chiesa, fondato da
Luigi Sturzo insieme a
Giovanni Bertini,
Giovanni Longinotti,
Angelo Mauri,
Remo Vigorelli e
Giulio Rodinò.
Il PPI rappresentò per i
cattolici italiani il ritorno organizzato alla vita politica attiva dopo lunghi decenni di assenza a causa del
non expedit conseguente alle vicende dell'unificazione nazionale.
Appena fondato, il PPI poté contare in Parlamento su 19 deputati, eletti in precedenza con il cosiddetto Patto Gentiloni. Alle elezioni del 16 novembre 1919 (le prime dopo la riforma elettorale in senso proporzionale), raccolse il 20,5% dei voti e 100 deputati, dimostrando di essere una forza indispensabile per la formazione di qualsiasi governo.
Alle elezioni del
19 maggio 1921, il PPI confermò la sua forza elettorale con il 20,4% dei voti e 108 deputati. Nel frattempo le
squadracce fasciste cominciarono ad attaccare non solo le sedi socialiste, ma anche quelle popolari e quelle delle associazioni cattoliche. Al 3° Congresso, a
Venezia, il partito influenzato dalla paura verso i socialisti e condizionato dal clima generale di "moralizzazione" della vita del Paese, preferì assumere una posizione attendista nei confronti del fascismo.
Dopo la
marcia su Roma (
1922), per frenare l'irrompere dello squadrismo fascista e l'azione di asservimento dello
Stato da parte del
partito fascista e nell'illusione di una
normalizzazione, il PPI accettò, contro il parere di don Sturzo (il quale si era espresso invece a favore di una collaborazione con i socialisti proprio in chiave antifascista), che alcuni suoi uomini entrassero, nell'ottobre del
1922, nel
primo governo Mussolini: (
Vincenzo Tangorra ministro del Tesoro e
Stefano Cavazzoni ministro del Lavoro e Previdenza Sociale) .
I
blocchi nazionali sono stati una aggregazione politica italiana realizzata in occasione delle
elezioni politiche italiane del 1921 e delle
elezioni politiche italiane del 1924.
Benito Mussolini fu eletto deputato della Camera dei deputati nel maggio 1921. A testimonianza dell'avvicinamento tra Mussolini e
Giolitti, il futuro duce si presenta come alleato dello statista di Mondovì alle elezioni del 15 maggio 1921, nelle liste dei "blocchi nazionali" antisocialisti: ottiene 35 seggi ed è eletto deputato.
In seguito alla approvazione della "
Legge Acerbo", che prevedeva l'assegnazione, al partito o alla aggregazione che avesse ottenuto il 25% dei voti, di 2/3 dei seggi,
Benito Mussolini, che già da qualche tempo era a capo di un governo di coalizione insieme a popolari e liberali, crea il listone unico dei "
Blocchi Nazionali". In esso confluirono il praticamente tutti i partiti aderenti al precedente governo Mussolini (
Partito Nazionale Fascista,
Partito Liberale ed altri): con oltre il 60% dei voti, il listone governativo vince e riesce ad eleggere ben 375 deputati, in grande maggioranza fascisti.