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    Predefinito Julius Evola, Civiltà americana



    Civiltà americana?

    di Michele Fabbri



    Che il XX secolo sia stato il secolo dell’egemonia americana è fuori dubbio. Dall’intervento nelle due guerre mondiali alla spartizione del mondo con l’Unione Sovietica fino alla fine della guerra fredda, gli Stati Uniti hanno disintegrato fascismo e comunismo e si sono imposti come padroni assoluti del pianeta, spianando la strada all’ideologia mondialista.

    Squadra che vince non si cambia, si potrebbe commentare con linguaggio sportivo, eppure comincia a sentirsi qualche scricchiolio nella superpotenza d’oltreoceano. La Cina e altri paesi dell’estremo Oriente sembrano delinearsi come futuri antagonisti degli States, le campagne militari americane nei paesi arabi hanno dato risultati deludenti, inoltre i paesi musulmani tengono sotto tiro l’alleato di ferro dell’America: Israele. Al loro interno gli Stati Uniti sono investiti da un fortissimo flusso migratorio dal Sud America, ed è verosimile che fra qualche decennio la lingua spagnola e la religione cattolica saranno maggioritarie in America del Nord, fenomeno che porrebbe fine alla perdurante egemonia degli anglosassoni protestanti.

    Nella prospettiva di assistere a questi grandi cambiamenti strategici, è illuminante la lettura del volumetto curato da Alberto Lombardo Civiltà americana, che raccoglie gli scritti che Julius Evola ha dedicato all’argomento nel periodo 1930-1968.

    Il Maestro della Tradizione analizzava il freddo materialismo che ispira la mentalità americana, basata su una morale di facciata derivata dal protestantesimo puritano, con forti venature ebraiche. La devastazione morale che deriva da questa povertà di riferimenti culturali ha prodotto un tipo antropologico incapace di relazioni umane profonde e durature, e una classe politica essenzialmente tecnicista, che nemmeno si pone il problema di costruire un futuro e che si muove fatalmente secondo le logiche del meccanicismo marxista.

    Particolarmente gustosi sono alcuni articoli che parlano dell’americanizzazione degli spettacoli televisivi, nonché dello stesso linguaggio quotidiano, deturpato da anglicismi il cui utilizzo è spesso ingiustificato. Di straordinaria attualità anche i pezzi dedicati al tema della mescolanza razziale che oggi l’Europa si trova a dover affrontare con esiti a dir poco preoccupanti…

    Civiltà americana contiene quindi uno spaccato interessante di storia e di costume italiani del secolo scorso, ma anche utili suggerimenti e spunti di riflessione per un futuro che potrebbe non essere necessariamente strutturato secondo i piani mondialisti: a volte la storia propone clamorosi fenomeni di eterogenesi dei fini…

    * * *

    Julius Evola, Civiltà americana, a cura di Alberto Lombardo, Controcorrente, Napoli 2010, pp. 88.

    Civiltà americana? | Michele Fabbri


    carlomartello
    Ultima modifica di carlomartello; 19-01-11 alle 19:09

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    Predefinito Rif: Julius Evola, Civiltà americana

    Civiltà americana. Scritti sugli Stati Uniti (1930-1968).

    La raccolta contiene i seguenti articoli:

    Noi antimoderni (1930);
    America: l’equivoco del “popolo giovane” (1942);
    La doppia maschera (1950);
    Civiltà americana (1952);
    “Libertà dal bisogno” e umanità bovina (1952);
    Moralità americane (1953);
    L’americanizzazione e le responsabilità della Rai (1954);
    Uomo americano (1954);
    Addio America d’altri tempi (1955);
    Lo stesso male (1956);
    Negri americani (1957);
    Difendersi dall’America (1957);
    Servilismi linguistici (1964);
    La suggestione negra (1968).
    Ultima modifica di Lucio Vero; 19-01-11 alle 21:38

  3. #3
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    Predefinito Rif: Julius Evola, Civiltà americana



    <<L’antiamericanismo, che un autore apprezzato dagli americani nostrani ha definito “una malattia psicologica”, non è sufficiente ad accostare Evola al movimento no/new global o ad altre correnti di pensiero. In Evola l’avversione al modello di civiltà propugnato dagli Stati Uniti non è un pregiudizio, come vorrebbe Massimo Teodori, ma parte da un’autentica visione del mondo e della storia. Già in due capostipiti della rivoluzione conservatrice tedesca, Oswald Spengler e Arthur Moeller van der Bruck, vi è una critica all’occidentalismo di marca anglosassone che è il risultato di un’analisi storica e geopolitica; analoghe posizioni si trovano in Johann von Leers e in Carl Schmitt. Vi è, soprattutto, il richiamo alla tradizione politica europea e la teorizzazione di una sua rinascita n forme nuove. Al contrario, tanto nei laudatori dell’americanismo che nei suoi detrattori, si osserva un’attitudine prona e remissiva che altro non è che una forma di disfattismo o di incoscienza. Anche i più accalorati antiamericani infatti non dubitano della validità dei dogmi egualitari, della sacralità della democrazia, dell’importanza del meticciato come mezzo per abbattere le costrizioni di un modo che ha ancora troppe differenze. Entrambi, americanofili e americanofobi, sognano un mondo con più ricchezza diffusa meno frontiere e più libertà di scambi e movimenti, con la peculiare variante della presenza, o meno, delle catene dei McDonald’so della Coca-Cola.
    La recente elezione negli Stati Uniti del primo Presidente di colore della storia avrebbe certo dato lo spunto a Evola per qualche articolo, non tanto per la persona considerata in se stessa (Barack Obama), quanto per il valore simbolico e sintomatico del fatto. Non vi è alcun dubbio che vedesse nella componente di colore della popolazione nordamericana la componente più tipica dello “spirito americano”: “L’America è ‘negrizzata’ in termini non semplicemente demografici, ma altresì di civiltà e di sensibilità, quindi anche quando non esistono che scarse relazioni col sangue negro” (in “Il popolo italiano”, 12 luglio 1957). Evola avrebbe indubbiamente interpretato questo fatto come una conferma della degenerazione spirituale americana, tanto più considerando che è stata una maggioranza bianca ad eleggere un presidente negro.
    Comunque non è paradossale che proprio in America, a partire dagli anni Novantadel secolo corso, Evola abbia goduto di una marginale ma non del tutto trascurabile fortuna, dovuta soprattutto alla traduzione delle sue opere principali da parte della casa editrice Inner Traditions, oltre che ala presentazione del pensiero evoliano (in termini assai diversi) da parte di Thomas Sheehan, Richard Drake e Joscelyn Godwin. Ed è piuttosto significativo che in internet, dove il nome di Evola compare in centinaia di migliaia di pagine in tutte le lingue, uno dei primi testi integralmente tradotti e disponibili i inglese (così come in altre lingue) sia stato proprio il volumetto “Civiltà americana”.
    A ben vedere, infatti, l’autentica opposizione al modello americano è proprio quella teorizzata da Evola, che punta al primato della qualità sulla quantità, dello spirito sulla materia dell’organicità sull’individualismo e della politica sull’economia. Però, così come la Tecnica è per sua natura universale, lo sono anche il modello economico capitalistico e l’ideologia egualitaria. Storicamente, laddove un’idea particolare si oppone ad una universale, la prima è destinata a venire travolta. Il messaggio fondamentale di Evola è proprio quello di interpretare e vivere i valori tradizionali in una prospettiva più che storica, assolutizzarli: solo con ciò potranno essere opposti a quelli dominanti, indipendentemente a ogni effettiva speranza pratica.>>

    Antonio Lombardo (op. cit., 16-18)
    Ultima modifica di Hagakure; 25-01-11 alle 00:08

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    Predefinito Rif: Julius Evola, Civiltà americana


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    Predefinito Rif: Julius Evola, Civiltà americana

    Citazione Originariamente Scritto da Midgard Visualizza Messaggio
    Civiltà americana. Scritti sugli Stati Uniti (1930-1968).

    La raccolta contiene i seguenti articoli:

    Noi antimoderni - La Torre (1930);
    America: l’equivoco del “popolo giovane” - Corriere Padano (1942)
    La doppia maschera - Il Nazionale (1950);
    Civiltà americana (1952);
    Libertà dal bisogno e umanità bovina - Secolo d’Italia (1952);
    Moralità americane - Meridiano d’Italia (1953);
    L’americanizzazione e le responsabilità della Rai - Il Nazionale (1954);
    Uomo americano (1954);
    Addio America d’altri tempi - Meridiano d’Italia (1955);
    Lo stesso male (1956);
    Negri americani (1957);
    Difendersi dall’America - Il Popolo Italiano (1957);
    Servilismi linguistici (1964);
    La suggestione negra (1968)
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  6. #6
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    Predefinito Rif: Julius Evola, Civiltà americana



    L’America di Julius Evola

    di Giovanni Sessa


    Molti hanno tentato, nel corso del tempo, di ridurre il pensiero di Julius Evola a semplicistici schemi ideologici, ma tale operazione, alla lunga, si è rivelata deformante e riduttiva. Infatti, la produzione complessiva del filosofo, non solo è articolata e diversificata al proprio interno, per la varietà dei temi affrontati ma è, altresì, complessa a causa della stratificazione contenutistica che la contraddistingue. La cosa, è confermata da una recente pubblicazione della Fondazione Evola, Civiltà americana. Scritti sugli Stati Uniti 1930-1968, Controcorrente editore, euro 10,00 (per ordini: controcorrente_na@alice.it, o 081/421349, Via Carlo de Cesare 11, 80132 Napoli). Nella nota introduttiva, Gianfranco de Turris ricorda che gli scritti presentati in questa silloge consentono al lettore di comprendere come l’antiamericanismo evoliano si sia sviluppato su un piano assai diverso da quello espresso dalla Sinistra: esso fu conseguente a una “visione del mondo” e maturò attraverso l’analisi attenta e mirata di fenomeni di costume, della mentalità, nonché dell’etica, espressi dagli USA, nel corso della storia.

    Il curatore del volume, Alberto Lombardo, nella prefazione, chiarisce come le opposte interpretazioni di Evola su questo tema, quella liberale e quella no global, si rivelino delle estremizzazioni mistificanti, alla luce dell’esegesi dei quattordici articoli qui raccolti, che furono pubblicati dal filosofo su dieci diverse testate, tra il 1930 e il 1968. Rispetto alla prima delle due letture, è certamente possibile affermare che Evola, nel secondo dopoguerra, giustificò la scelta del MSI di votare a favore del Patto Atlantico, soltanto in funzione di una Realpolitik, che lo indusse a vedere nell’Unione Sovietica un pericolo maggiore, rispetto a quello americano, almeno sotto il profilo politico e materiale. Il che non implicò alcun cedimento in senso liberale, dal punto di vista spirituale: “Su tale piano… dovrebbe restar fermo… che Russia e America rappresentano due facce di uno stesso male” (Difendersi dall’America, in “Il Popolo italiano”, 14 Dicembre 1957, qui p. 67).

    Per quanto attiene all’Evola presunto no global, va rilevato come, in questi scritti, emerga, nonostante le evidenti posizioni antieconomiciste del pensatore tradizionalista, l’enorme distanza che distingue le sue tesi da quelle espresse dalla cultura beat e più recentemente no global. Il discrimine è da individuarsi in ciò che Lombardo definisce il problema della forma: il far riferimento, da parte di Evola, a un centro interiore ordinante, in grado di porre “in forma” la realtà, dopo la distruzione di ciò che ormai non è più portatore di senso.

    Dunque, l’importanza del volume è da individuarsi nel fatto che, dalla sua lettura, si evince come l’autore interpreti di fatto l’America: non come la nazione giovane, sempre alla ricerca di nuove frontiere, ma al contrario come una fine. Più precisamente, come la conclusione primitivistica dell’organica civiltà europea. Ciò, alla luce di una morfologia della storia che pone in corrispondenza i caratteri delle fasi ultime di un ciclo, con quelli delle fasi iniziali. Nel modo di vivere americanizzato si manifesta l’evasione dell’animus europeo da se stesso, il suo sottrarsi al reale per accedere ad una dimensione esistenziale sub-reale, che chiude ad aperture verso il superiore, il cui carattere peculiare è l’infantile esaltazione della grandezza materiale in ogni ambito. Il ribellismo anarcoide o il trovar comodo riparo nella melassa del neo spiritualismo, tanto avversati, per la loro costitutiva insufficienza da Evola, sono le uniche alternative che il progetto sociale utilitarista, mirante alla liberazione dal mero bisogno economico, concede agli insoddisfatti del “migliore dei mondi possibili”. A coloro che, pur vivendo in una società opulenta, percepiscono il vuoto dentro e fuori di sé, e si chiedono: “eppure manca qualcosa” (Libertà dal bisogno e umanità bovina, in “Il Secolo d’Italia”, 27 Gennaio 1953, qui pp. 39/42). Simbolo teorico del Nuovo mondo è il filosofo John Dewey, sostenitore di una pedagogia risolutrice, alla luce della quale, attuando determinati accorgimenti tecnico-didattici sarebbe possibile, per tutti, conseguire qualsiasi risultato e obiettivo, a prescindere da quelle qualità interiori, che caratterizzano la personalità in senso proprio e tradizionale. Per questo, come rileverà Augusto Del Noce, la “filosofia dell’esperienza” dell’americano, diverrà, nel secondo dopoguerra, volano culturale in Europa, del sociologismo secolarizzante, base teorica del neo-illuminismo contemporaneo. In questo senso, per Evola l’Americano medio è: “..la confutazione vivente dell’assioma cartesiano “Penso, dunque sono”, giacché essi non pensano, eppure sono” (Civiltà americana, in Asso di Spade, 31 Agosto 1952, qui p. 37). L’Americanismo si manifesta come civiltà dei paria, degli uomini senza qualità e forma che paradossalmente, nell’epoca ultima, tendono al dominio, ricorrendo, finanche, alle “guerre di civiltà”. Il loro modello sociale si fonda su una diffusa anestesia, sull’offesa del bello e dell’organico: tutto è dominato dall’informe e dal meccanico, persino gli istinti primari sono posti sotto controllo, come mostra la diffusa “anestetizzazione sessuale” che per Evola è: “..una trasposizione patologica della libido dalle forme normali di soddisfazione a quelle narcisistiche dell’esibizionismo frigido, della vanità e del culto fisico e afunzionale del proprio corpo” (Moralità americane, in “Meridiano d’Italia”, 15 Febbraio 1953, qui p. 44).

    Il filosofo si mostra acuto diagnosta quando rileva i rischi evidenti dell’americanizzazione del mondo e individua la causa della sua sottile ma profonda pervasività, nella supina acquiescenza dei mezzi di comunicazione di massa alla cultura d’oltreoceano. Dall’ambito musicale a quello cinematografico, dalla letteratura popolare alla politica culturale della RAI, il filosofo presenta la progressiva colonizzazione dell’immaginario, realizzatasi in Europa e in Italia, in pochi decenni. Tra i quattordici articoli, tutti estremamente critici nei confronti dello stile di vita americano, vale la pena segnalare Addio America d’altri tempi (In “Meridiano d’Italia”, 3 Luglio 1955, qui pp.55/58), in quanto in esso l’autore sembra nutrire qualche speranza su una possibile “rettifica” politica del democratismo statunitense. Infatti, a parere di Evola, negli USA degli anni cinquanta si stava manifestando, a fronte dei proclami democratici della classe dirigente, una prepotente gerarchizzazione nell’organizzazione degli apparati industriali, che avrebbe potuto essere foriera, quantomeno, di una certa limitazione delle tendenze politiche più regressive di quel paese. Ben presto, però, queste aspettative sarebbero andate deluse. Ben presto, si sarebbero definitivamente affermati quei processi di meticciato e di promiscuità sociale che il pensatore critica, in altri articoli che compaiono in questa raccolta. In un momento di crisi economica internazionale come l’attuale, e in una fase storica in cui le democrazie liberali mostrano il volto oligarchico della governance, le pagine di Evola sull’America e sulla sua “civilizzazione” assumono, pertanto, per il lettore contemporaneo, carattere profetico e chiarificatore.

    * * *

    Tratto, con il gentile consenso dell’Autore, da Il Borghese 3 (marzo 2011) – XI n.s., pp. 72-73.
    L’America di Julius Evola | Giovanni Sessa

  7. #7
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    Predefinito Rif: Julius Evola, Civiltà americana

    Scritto nel 1957 -tratto dall'opera "L'Arco e la Clava"-, questo pezzo di Julius Evola contiene tesi e riferimenti di incredibile attualita'.

    L'arco e la clava - Google Libri
    Ultima modifica di Hagakure; 05-04-11 alle 15:28

  8. #8
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    Citazione Originariamente Scritto da Civiltà Americana - Scritti sugli Stati Uniti (1930-1968)

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    America: l’equivoco del “popolo giovane” - Il Corriere Padano (1942)
    La doppia maschera - Il Nazionale (1950);
    Civiltà americana (1952);
    Libertà dal bisogno e umanità bovina - Secolo d’Italia (1952);
    Moralità americane - Meridiano d’Italia (1953);
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    Predefinito Rif: Julius Evola, Civiltà americana

    Citazione Originariamente Scritto da Civiltà Americana
    * Noi antimoderni - La Torre (1930);
    * America: l’equivoco del “popolo giovane” - Il Corriere Padano (1942)
    * La doppia maschera - Il Nazionale (1950);
    * Civiltà Americana - Asso di Spade (31 Agosto 1952);
    * Libertà dal bisogno e umanità bovina - Secolo d’Italia (27 Gennaio 1953);
    * Moralità americane - Meridiano d’Italia (15 Febbraio 1953);
    * L’americanizzazione e le responsabilità della Rai - Il Nazionale (1954);
    * Uomo americano (1954);
    * Addio America d’altri tempi - Meridiano d’Italia (3 Luglio 1955);
    * Lo stesso male (1956);
    * America negrizzata: Negri americani - Il Popolo Italiano (12 Luglio 1957);
    * Difendersi dall’America - Il Popolo Italiano (1957);
    * Servilismi linguistici - Il Secolo d'Italia (28 Luglio 1964);
    * La suggestione negra (1968)
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  10. #10
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