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Lui non viene, loro vanno.
D'ALEMA E PISANU VANNO A TROVARLO IN TENDA:"SI E' SCUSATO"
Gli ex ministri avevano organizzato l'appuntamento alla Camera D'Alterna e Pisanu vanno a trovarlo in tenda: «Si è scusato» ROMA ú Un po' sudato, nonostante il caldo per hri nfl^saa certo una novità. Parecchio indispettito, a voler usare un termine urbano. Ma in ottima forma, senza tracria alcuna di quel presunto malore che ha appena fatto il giro del mondo. La faccia di Gheddafi concede un sorrisetto tirato a Massimo D'Alena e Giuseppe Pisanu che entrano nella tenda circondata dalle amazzoni. Prima di raggiungere n colonnello nel campo base di Villa Pamphili, era stato proprio D'Alena a dire che Gheddafi era in ritardo perché «si sentiva poco bene». Un ruolo di portavoce ufficioso che D'Alema conserva anche al termine dell'incontro: «Gheddafi ha espresso rammarico per il mancato appuntamento», spiega mentre sta per volare in Puglia, causa comizi prò ballottaggi. «D colonnello si è scusato per l'accaduto», aggiunge il suo compagno di ambasciata, Pisanu. Erano stati i due ex ministri ad organizzare l'incontro poi saltato a Montecitorio. E per questo sono sempre loro, dopo un breve colloquio con il presidente della Camera, ad andare in missione da lui. Non è impresa facile. Dalla tenda i due organizzatori della «sfortunata iniziativa» (definizione dello stesso D'Alema) escono fuori con un sospiro di sollievo ed un invito. Andranno a trovare il colonnello direttamente in Libia. Ma al di là della formula di rito («dima molto cordiale») in quell'ora sotto la tenda non c'è solo cordialità. D'Alema conferma che la scelta di Fini è stata «ineccepibile». E rivolge al colonnello le stesse parole che avrebbe pronunciato dal palco della sala della Lupa. Compreso il consiglio sull'atteggiamento da tenere con gli Stati Uniti: «Obama landa una politica del dialogo verso il mondo islamico» dice l'ex ministro degli Esteri sintetizzando il testo causa traduzione. «E sarebbe un errore rispondere riproponendo una storica diffidenza verso gli Stati Uniti d'America». Almeno in parte, D'Alema difende anche il nostro Paese dalle accuse che Gheddafi ha ripetuto più volte: «Nessun Paese ex coloniale si è comportato come lltalia con la Libia. Di questo io credo noi italiani dobbiamo sentirci orgogliosi». Nel discorso scritto per il convegno c'è anche un'altra frase: «Oggi, con questa visita, le relazioni fra lltalia e la Libia si consolidano e compiono un salto di qualità». Ma quelle parole sotto la tenda non le ha sentite nessuno.
Lorenzo Salvia
Reference date : 13/06/09 Data Rassegna13/06/09 08.55
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