Ho scritto quest'articolo stasera che non avevo niente da fare, e non l'ho ancora riguardato. E' buttato lì così, forse certe cose sono anche troppo idealizzate, ma penso che l'importante sia il succo. Ditemi cosa ne pensate, può essere uno spunto di discussione.
CONTRO IL PASSATISMO
Un secolo fa il futurismo glorificava il nuovo in quanto tale e sputava sui resti polverosi del passato, inneggiando apertamente alla distruzione di antichi monumenti ed opere d'arte. Ma la nostra società non ha imparato la lezione.
Noi non vogliamo, in queste righe, riprendere pari pari la prospettiva del futurismo, in primo luogo perché abbiamo una visione decisamente differente dell'arte, ed in secondo luogo perché la novità (sociale, tecnologica, comunicativa ecc.) che ci si è mostrata su questo "promontorio estremo dei secoli" che è l'inizio del terzo millennio, non si è mostrata, in fondo, così esaltante.
Tuttavia, se qualcosa rimane da salvare nella celebre provocazione del futurismo, è certamente l'irriverenza nei confronti di ciò che oggi si vorrebbe sacro e intoccabile, non comprendendone peraltro il motivo.
Può capitare di trovarsi tra le vestigia di un tempio greco, in mezzo a un gruppo di tonti turisti che si fotografano sguaiatamente, perché quello è uno scenario come un altro, una tappa da visitare per poi dire di esserci stati. I turisti ascoltano la guida elargire informazione sull'epoca dell'edificazione, sullo stile, sulle misure. Informazioni che prontamente dimenticheranno, perché in fondo non servono a niente, se non a contestualizzare l'opera per poterla capire. Ma in fondo non c'è molto da capire; piuttosto ci sarebbe da intuire, da specchiarsi nella stessa verità a cui millenni addietro ha attinto l'architetto. L'arte - quella vera, che fa riferimento all'assoluto - parla a chi la sa ascoltare, ma di fronte al vuoto pneumatico del razionalismo contemporaneo (quando non ci si trova ad avere a che fare con la totale ignoranza tout court) essa rimane muta.
Eppure c'è qualcosa di strano in questa situazione: i templi greci, le grandi cattedrali, i palazzi rinascimentali sono ancora di gran moda nell'agenda del turista italiota, che talvolta si tortura fino a passare ore in coda, sottoposto alla torrida estate, aspettando di entrare in un palazzo dal quale in fondo non ricaverà chissà quale grande piacere intellettuale (senza offesa per chi si sente chiamato in causa). Temiamo altresì di conoscere le cause di quest'ossessione forsennata che porta a fare viaggi veloci, noiosi e che non permettono di godersi nulla dei luoghi che si visitano: la nostra è l'epoca del feticismo della "cultura" e - attenzione - non c'è niente di più nocivo alla cultura vera. La cultura che viene oggi così tanto ostentata non è concepita attivamente: è la cultura statica ed immobile di chi conserva ossessivamente il passato per non pensare ad un futuro - e ad un presente - che non c'è.
Abbiamo sentito qualche volta alcuni "intellettuali" inveire contro l'ignoranza degli europei che durante i "secoli bui" utilizzavano il Colosseo come fonte di materiale edilizio; ma qui si perde di vista ciò che fa davvero la differenza tra la nostra epoca ed il Medioevo: pur nella povertà - che è comunque relativa - i nostri predecessori erano estremamente più dinamici rispetto a quanto lo siamo noi, che abbiamo un'anima vecchia ed evidenti complessi di inferiorità (per forza di cose irrisolti) nei confronti delle civiltà del passato, con le quali ci confrontiamo, le quali vorremmo copiare, senza tuttavia capire i criteri attraverso cui si sviluppavano ed i fondamenti su cui poggiavano. Il problema sta proprio in questa velleità del confronto: le civiltà dell'Europa antica e medievale, così come tutte le civiltà degne di questo nome ed essenzialmente vitali, non adottavano, come paradigma, il passato; era l'eternità il modello, e ad essa occorreva avvicinarsi. Da qui, da questo sostanziale misticismo la perfezione dorica delle colonne del tempio e la ieraticità assoluta e senza tempo del Cristo Pantokrator.
Ci auguriamo dunque di poter demolire al più presto i ruderi per fare spazio al nuovo, ma finché il nuovo sarà come la chiesa costruita dal neoconvertito al Cattolicesimo Fuksas a Foligno - un cubo di cemento che è un invito a Satana - è un bene che il Colosseo resti al suo posto.





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