Il governo ha lavorato 15 ore in tre mesi
Dario Ferri
15 giugno 2011
I paurosi ritmi dell’esecutivo del fare: nulla da decidere, niente da dichiarare
I conti li fa Carlo Bernini sulla Stampa, e sono davvero impietosi:
L’ ultima seduta in ordine di tempo, delle quattordici che da marzo adoggi si sono susseguite, si è tenuta ieri: inizio 13,40, fine 14,10, solo unamezz’ora che è bastataperò per lasciare alle cronache l’ennesimo strappo della Lega sul dramma dei rifiuti inCampania. [...] E dire che in questi tre mesi, malgrado la paralisi legislativa delle Camere dovuta ai numeri traballanti, il «governo del fare», come lo chiama Berlusconi, qualcosa invero lo ha fatto. Con esiti disparati. Quattordici riunioni, unamedia di 65 minuti l’una, 905minuti nel complesso e cioè 15 ore e passa di lavoro, con record di rapidità – 10 minuti il 31 maggio, 20minuti il 19maggio – e picchi di impegno: come le due ore e 15 minuti dedicate il 5 maggio al decreto sviluppo e al codice del turismo voluto dalla Brambilla.
Uno stallo totale, dovuto in parte ai problemi politici:
Il 3 marzo via al decreto legislativo sul federalismo municipale, bocciato in precedenza dalla Bicameralina e oggi fonte di lamentazioni dei sindaci d’ogni colore, leghisti in testa, alle prese con i bilanci in rosso; il 23 marzo, dopo il grido di dolore delmondo della cultura e lo sciopero dei «sipari» in molti teatri, arrivano 149 milioni per rifinanziare il Fondo Unico per lo Spettacolo, reperiti però aumentando le tasse sulla benzina, con scarso gradimento degli automobilisti. Lo stesso giorno, sempre nel decreto omnibus, spunta alla voce «taglio dei costi della politica» la norma poi ribattezzata «salva-Alemanno eMoratti» per evitare alle città con più di un milione di abitanti il taglio dei consiglieri comunali da 60 a 48: affossata due giorni dopo grazie allamoral suasion delQuirinale.
Senza contare gli annunci poi lasciati cadere:
Ma anche quando il plenum del governo partorisce qualche riforma epocale, sempre accompagnata da dichiarazioni reboanti, come la decantata «frustata» all’economia, annunciata ai tiggì il 9 febbraio scorso, per vederla realizzata bisogna aspettare clima propizio e armonia tra alleati, due fattori che damesi scarseggiano. Dunque che fine ha fatto il disegno di legge di modifica degli articoli 41, 97 e 118 della Carta varato in febbraio per semplificare la vita alle imprese? Fermo nella commissione Affari Costituzionali in paziente attesa di una spinta propulsiva che lo diriga verso i lavori dell’aula. E che fine ha fatto la legge Carfagna approvata dal Consiglio dei ministri prima dei ballottaggi il 19maggio, per le pari opportunità nell’accesso alle cariche elettive dei Consigli comunali, provinciali e delle amministrazioni pubbliche?
Nell’elenco degli atti parlamentari di Camera e Senato rientra tra le non pervenute, nel senso che ancora non è stata assegnata ad alcuna commissione:
Ecco, scorrendo i provvedimenti di legge adottati dal governo da marzo a oggi, tranne i decreti legislativi, cinque figurano come norme già approvate: una di queste, che ha impegnato la Camera in uno scontro maggioranza-opposizioni sulla richiesta di fiducia, è appunto il decreto omnibus, quello che conteneva la moratoria sul nucleare che si sa che fine abbia fatto. Poi c’è il decreto sullo svolgimento delle assemblee societarie; la legge per gli assegni una tantum ai nostri militari e alle forze dell’ordine; le disposizioni urgenti per il voto sui referendum degli italiani all’estero; e la proroga per la delega sul federalismo fiscale, tanto cara al Carroccio e che quindi non si poteva rinviare oltre.
http://www.giornalettismo.com/archiv...e-in-tre-mesi/




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