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    Predefinito Sacrifici umani. Testimonianze di sopravvissuti

    Nota. Quello che leggerete è probabilmente la cosa più atroce che abbiate letto in vita vostra e che mai leggerete.


    Nessun film o romanzo dell'orrore aveva mai neanche immaginato una cosa del genere, perché se un romanzo o un film veicolassero la verità, il romanziere o il regista verrebbero uccisi.

    In Italia scompaiono circa 2000 minori l'anno, di cui quasi la metà non verrà mai ritrovata.

    La maggior parte scompare senza che nessuno se ne occupi, nel silenzio più totale dei media.

    A questa cifra dobbiamo aggiungere quella relativa a bambini Rom, e a extracomunitari senza permessi di soggiorno.

    Si calcola in circa 100.000 l'anno i bambini che scompaiono nel nulla nel mondo.

    Questo è il racconto della fine che fanno alcuni di loro.

    Questo è quello che si potrebbe scoprire, se la denuncia di Paolo Ferraro dovesse proseguire.

    Le persone che hanno inoltrato questa denuncia non sono state uccise o internate, unicamente per il nome di altissimo livello dell'avvocato che ha presentato la denuncia.



    -------------------------------------------------------



    22 novembre 1999


    Al Procuratore della Repubblica di XXXX
    Al Procuratore della Repubblica di XXXX
    Al Procuratore della Repubblica di XXXX
    Al Procuratore della Repubblica di XXXX



    Oggetto. Esposto riguardante fatti ripetuti di violenze fisiche e psichiche nei confronti di bambini, organizzazione di riti satanici, di messe nere, di riesumazioni di cadaveri, di sacrifici umani, di esperimenti di controllo della mente.



    Il presente esposto viene presentato dal dottor XXXX


    Quanto si espone costituisce sintesi di circostanze emerse nel corso del trattamento medico di tre pazienti seguite per anni a causa e in ragione di alcuni gravi disturbi di carattere psichiatrico.

    I fatti emersi nel corso di questi trattamenti hanno consentito la ricostruzione di alcuni episodi di estrema gravità, i quali, se da una parte risultano aver determinato gli stati patologici delle pazienti, dall’altra presentano evidenti aspetti di rilevanza penale.

    Le pazienti, oggi intenzionate a denunciare i fatti, hanno, a tal scopo, liberato il proprio medico curante dal segreto professionale, mosse dallo scopo di consentire la individuazione degli eventuali responsabili di illeciti penali e di far conoscere le situazioni e i fatti da esse vissuti, normalmente non divulgati per la delicatezza, la scabrosità, la generica avversione verso gli argomenti trattati, che riguardano violenze sessuali nei confronti di bambini, riti satanici, messe nere, riesumazioni di cadaveri, sacrifici umani, esperimenti di controllo della mente.

    Tracce di tali episodi non di rado compaiono nelle cronache nazionali e internazionali, anche se, il più delle volte, le notizie che si apprendono sono superficiali, prevalentemente di provenienza di adepti con esperienze limitate.

    Per contro, di norma, rimangono nell’ombra le reali modalità di effettuazione di questi rituali, i quali spesso prevedono la utilizzazione di bambini e minorati psichici e fisici, che vengono sacrificati con atti di estrema cruenza. Rimangono parimenti sconosciuti i condizionamenti fisio-psichici (che vengono praticati regolarmente), le segregazioni e subornazioni di soggetti psicolabili, le efferatezze rituali, le sparizioni di individui (in particolare modo bambini), e, soprattutto, le responsabilità organizzative di tali atti, i quali presentano, nel corso del tempo, connotazioni di vere e proprie associazioni segrete protette da vincoli omertosi fondati sulla violenza e sulla compressione psichica delle volontà.

    Nei casi esposti si è in presenza di una pluralità di soggetti, nati, cresciuti, vissuti in queste esperienze e da queste logorati, sotto il profilo fisico e psichico, al limite della umana tollerabilità.

    Le denuncianti, uscite con estrema fatica dal tunnel di queste drammatiche esperienze (non solo personali ma familiari), intendono chiedere giustizia e verità sui fatti subiti, che hanno condizionato integralmente la propria vita.

    I fatti esposti possono apparire talora inverosimili, naturalmente nei termini della comune conoscenza dei rituali descritti. Le stesse descrizioni delle denuncianti – in particolare quelle che riferiscono violenze subite nella più giovane età – possono presentare lacune e imprecisioni, causate dai naturali vuoti di memoria dell’età, dai propri stati psicologici, dalle inconsce rimozioni, le quali solo attraverso pazienti sedute di psicoterapia vengono colmate con drammatiche rievocazioni, “rivissuti”, ricordi, cui seguono ricerche di riscontri oggettivi.

    Nella presenta denuncia vengono, comunque, esposti solo episodi che si ritengono clinicamente attendibili, oggetto di consolidati “rivissuti”, frutto di ricostruzioni eseguite nel corso di numerosi anni di trattamento medico.

    I “segni” fisici e psichici lasciati talora sulle vittime, i riscontri eseguiti nella individuazione di persone e di luoghi (in particolare di quelli più recentemente identificati), la analogia con alcuni fatti verificatisi anche all’estero (in particolare in Belgio e negli Stati Uniti), impongono la richiesta di accurati accertamenti della magistratura.


    I fatti particolari e personali che si denunciano riguardano l’esistenza di un insieme coordinato di abusi, di riti distruttivi, di metodologie di controllo della mente, persino di tentativi di produzione e di sperimentazione di soggetti controllati a fini operativi, il tutto nel quadro di attività svolte da organizzazioni o persone in vista del raggiungimento di maggiori poteri personali sopraffattori.

    Le tre pazienti oggetto del presente esposto attualmente continuano le cure. Gradualmente la loro storia si va delineando con sempre maggior chiarezza e precisione, mentre la loro condizione fisica e psico-ambientale (benché con ovvie oscillazioni durante i periodi di nuovi “rivissuti”) continua a progredire verso una vita pienamente normale.

    In America tali soggetti vengono definiti “sopravvissuti”, ancora vivi, cioè, malgrado il condizionamento loro imposto dai soggetti che le hanno soggiogate dai primi anni di vita e descrivono situazioni che, nei casi più “completi” (ovvero più compiutamente ricordati e ricostruiti), iniziano nella prima infanzia con maltrattamenti e talora incesti, proseguono con situazioni di abusi sessuali molto gravi, a cui seguono o si accompagnano riti satanici o di iniziazione, che infine talora sfociano in veri e propri esperimenti di controllo della mente. In questo contesto si ha anche notizia di “impianti” (in parti del corpo) di strumenti miniaturizzati riconducibili ad esperimenti di controllo della mente.

    Tutto ciò avviene secondo una logica rigorosa e secondo un filone principale inverso per gravità soggettiva: si riscontrano, cioè, dapprima maltrattamenti e incesti, poi abusi multipli, quindi riti satanici, ed infine il tentativo di utilizzo di persone con l’impiego strumentazioni tecniche e di sperimentazioni mediche e/o chirurgiche fino al vero e proprio addestramento militare per chi viene fatto accedere a questo stadio.

    Esaminando casi analoghi riguardanti individui americani, canadesi, inglesi, svedesi, ecc. emergono situazioni sovrapponibili almeno in alcuni punti salienti.

    Talora il “sistema” appena descritto – ideato da tale psichiatra Morton Prince – parrebbe abbia raggiunto l’obbiettivo di produrre in alcuni soggetti frammentazione dell’identità individuale, con creazione di vere e proprie “personalità” interscambievoli, per cui spesso non è dato conoscere con chi si stia interloquendo, e cioè se con la personalità “naturale” o con un suo “alias”.

    La specifica letteratura elenca numerosissimi di questi casi: esperimenti medico-psicologici di “lavaggio del cervello”, di “programmazione” (secondo il programma Morton Prince, Greenbaum, Estabrook, ecc.), di “impianti”, e, talora, terribili esperienze di incesti, riti satanici cruenti, uso di persone come “cavie” medico-chirurgiche-militari.

    Numerosi di questi “survivors” stranieri sono risultati in contatto o utilizzati da organizzazioni chiuse e razziste, del tipo Templari, Illuminati, Ku Klux Klan, logge massoniche ed altri. Anche per le attuali pazienti – come si dirà – esistono indicazioni di contatti con associazioni più o meno occulte.

    Ciascun “sopravvissuto” ha comunque subito traumi, torture, condizionamenti, e visto scene che altri non hanno subito o visto.

    In tutto questo c’è comunque una sostanziale uniformità, analoga a quella constatata nelle testimonianze dei sopravvissuti al lager nazisti (ad es. Mengele nel lager di Auschwitz): nei lager si cercava di usare le vittime come cavie e probabilmente molte sono state volutamente lasciate in vita per poter controllare in seguito l’esperimento stesso (per l’individuazione di malattie autoimmuni, di altre malattie del sangue, ecc.).

    Nei fatti oggi esposti sono presenti analoghi casi di violenze di sperimentazioni fisio-psichiche (caratteristica – come si vedrà – è la distinzione degli adepti in “topi”, ovvero idioti, e “gatti”, ovvero soggiogati).

    Nella esposizione che segue, per ragioni di naturale prudenza e in considerazione di una possibile divulgazione della presente denuncia, i nomi delle pazienti, delle persone e dei luoghi segnalati, sono indicati per esteso nelle note in calce al presente testo.








    1. Caso L.B.


    Le gemelle L.B. e P.B. abitano dell’est del B.

    Nacquero a V. nel 1960.

    Hanno una sorella maggiore di tre anni, F., anch’essa rimasta coinvolta nei fatti, ma ormai psicopatica e non recuperabile.

    I loro genitori (come anche quelli della terza paziente, K.) vissero --- familiari estremamente contrastati, in situazioni limite di patologia --- ambientale, di malattia psichiatrica e alcolismo, di fatti criminosi.

    In entrambe le famiglie il padre è deceduto quando le figlie erano ancora ragazzine, ufficialmente per cirrosi epatica, il padre delle gemelle; sui --- carcere, il padre di K..

    In entrambe le famiglie, la madre (A.F. e M.R.B.) è attualmente ricoverata --- servizi psichiatrici.

    L., dopo essersi sposata si trasferì a C., ove attualmente risiede con il marito, lavora come bidella in una scuola, e ha due figli: un bambino, nato l’11.12. --- , e una bambina, nata il 24.8.1997.


    Fu comunque sua sorella P., dopo un anno circa di cura presso altro psichiatra per una patologia tra la depressione e una grave forma ossessiva, ad iniziare per prima l’attuale terapia (l’11 dicembre 1993).

    Poi, con passaggi molto differenti per le due gemelle, con alcuni rivissuti analoghi, e con la certezza di aver partecipato anche a fatti differenti, i rivissuti di L. --- e precisi, poterono poco per volta far breccia nelle strutture allora spesso --- di P., mentre le “personalità multiple” di quest’ultima (con cambiamenti --- di pronuncia impressionanti) poterono venire ricondotte a situazioni --- pseudo-copiature di altre persone.


    Una svolta importante nella loro terapia si ebbe nell’autunno del ’97, quando L. rivisse le atrocità commesse da un tedesco ex-nazista, H.W. nelle --- B.


    Tra gli oggetti del padre (dopo la di lui morte) le sorelle hanno rinvenuto alcune fotografie di questi criminali rimontanti al 1964. In una di queste è rappresentato il citato H.W. (v. All. 1).


    Il padre morì nel febbraio del 1989 di cirrosi epatica.

    Fin dal giorno in cui L. nacque, lei e la gemella P. subirono violenze di tipo fisico e psicologico da parte della madre (già all’epoca ammalata, sia pur non in maniera palese all’esterno).

    All’età di 32 anni, costei rimase nuovamente incinta.

    Come risulta dalle rievocazioni delle due gemelle durante separate sedute di terapia, la madre abortì in casa aiutata da una vecchia signora, infermiera non diplomata, attualmente deceduta. Tale dott. G.G. (personaggio ricorrente in numerosi episodi) prescrisse i farmaci necessari per evitare una infezione e pretese “in pagamento” di poter abusare di L. (che all’epoca aveva due anni). Come rievocato in drammatici rivissuti, la bimba fu stuprata e “ricucita” dallo stesso dottore.

    Dopo questi fatti, il padre iniziò a violentare le due gemelle (avevano circa 3 anni).


    Da allora la madre iniziò a portarle di notte ad assistere a riti strani che si svolgevano al cimitero.

    Venivano disseppelliti cadaveri. Ai bambini venivano fatte mangiare parti del corpo del defunto quali fegato, cervello. I bimbi venivano fatti entrare in loculi, poi chiusi con materiale (tipo cartongesso), da cui dovevano liberarsi. Essi venivano anche chiusi dentro le casse con i morti per un certo tempo (10-15 minuti).

    Tali atti venivano definiti “prove di resistenza” e apparivano far parte di un progetto anche più vasto.

    Questi riti satanici si protrassero per circa un anno con scadenza mensile (dai 3 ai 4 anni di vita delle gemelle).

    Vi partecipavano oltre la madre, il parroco vicario del paese, un ex imprenditore tessile di nome F.M. e altre persone.

    La signora anziana che aveva praticato l’aborto divenne “di famiglia”.


    All’età di 4 anni le due gemelle vennero “concesse” anche a un importante imprenditore tessile della zona.

    Gli incontri (anche con filmini) avvenivano in una villa (sita a P.), ove questo signore risiede tutt’oggi. La madre conduceva le gemelle fino a un certo punto della strada, poco frequentata dal traffico; arrivava quindi una grossa macchina con autista in divisa e cappello; le gemelle venivano bendate e portate a soddisfare i piaceri di questo signore.


    Il padre continuò a violentare L. fino agli otto anni. Talora, quando era ubriaco, in piena notte, le portava a casa di un altro signore ove si trovavano altre 7 od 8 persone, sempre ubriache. Il padre e la madre gestivano un bar in paese e le persone sopracitate lo frequentavano; alcuni assistevano, altri praticavano violenze. Di questi uomini che assistevano ne sono rimasti in vita due.


    Un giorno arrivò a casa un invito del seguente contenuto: “Portate i vostri bambini a trascorrere una settimana di divertimento sul lago di Como”. Arrivava da una associazione di industriali.

    Tutta la famiglia si recò (allora e in qualche occasione successiva) in quella villa, oggi individuata.

    Questi episodi avvennero nel 1964-1965.

    Vi erano persone in divisa militare con stemma americano, nazisti con svastica, uomini politici e industriali che parlavano portoghese e spagnolo.

    Va notato che, eseguite ricerche sulla storia della menzionata villa, sono stati rinvenuti riscontri alla utilizzazione “americana” e “ufficiale” della medesima (v. All. 2).

    Sulla base dei comuni ricordi, quel primo invito dette luogo a un lungo festino con orge che durò circa una settimana.

    Uno dei nazisti era quel certo H.W. di cui le gemelle hanno rinvenuto una foto.

    Era presente anche il dott. G.G., all’epoca residente a M.

    Vi parteciparono numerosi individui appartenente ad associazioni varie che dettero inizio a un programma di addestramento in cui ai bambini venne iniziato l’insegnamento ad eseguire “ordini”.

    Erano presenti numerosissimi bambini (forse un centinaio), provenienti da varie parti d’Italia e dell’Europa dell’est, rumeni, zingari, tedeschi, anche portatori di lievi handicap.

    Uno dei “giochi” che venne praticato fu “stana la volpe” o “nascondino”: durante il “gioco” alcuni dei bambini (oggetto di quelle ricerche) vennero anche uccisi con un colpo di pistola alla tempia.

    Un altro “gioco” consisteva nell’andare a fare il bagno nelle sottostanti grotte sul lago in cui erano allevati coccodrilli. Alcuni bambini vennero mangiati.

    Alla sera, dopo i “festeggiamenti”, i bimbi venivano condotti in un seminterrato con volte fatte a cupola su mattone.

    Era un posto tetro che assomigliava ad una chiesa in stile romano, con calici, altari, bandiere e vecchi stemmi.

    In questo posto L. ricorda di essere stata drogata e violentata ripetutamente da uomini e donne alcuni incappucciati di nero, altri di beige. Quelli incappucciati di nero avevano una croce rossa molto grande sul davanti del vestito. I bambini non predestinati a morire dovevano assistere ai sacrifici di quelli invece uccisi, i quali furono massacrati a colpi di scure, sventrati, svenati. Vennero estratti i loro organi interni. Il loro sangue, raccolto in coppe, fu bevuto. Vennero mangiati cuore, cervello, fegato (organi che in termini satanici danno forza e vitalità).

    Il sopracitato dott. G.G. praticò aborti.

    Una sera di uno di questi festini alcuni bambini (5-6) vennero rinchiusi in una camera con letti a baldacchino con drappeggi e tendaggi di colore viola. Erano tra loro L. e le sue sorelle.

    L., in un momento di disperazione, diede fuoco alle tende. In breve tutto si infiammò. L’incendio si propagò per gran parte della villa. Intervennero elicotteri. Vi fu una gran confusione. La gente scappò.

    L., dopo l’episodio dell’incendio da lei appiccato, ricorda di non essere stata più condotta nella villa.


    Poco dopo questi fatti, L. e P. vissero analoghe esperienze a O.B. ove ritrovarono gli stessi personaggi già visti e conosciuti a Como.

    Era un vecchio edificio adibito alle cure termali, abbandonato da anni, di proprietà della C. Fino a non molti anni addietro (anni ’80), costituiva noto ritrovo di soggetti dediti a riti satanici. Ora la struttura è pericolante e inagibile.

    In questi luoghi avvenne quello che L. definisce genocidio e crimine verso l’umanità.

    Arrivarono pullman e camion carichi di bambini soprattutto dalla Romania, in gran parte portatori di gravi handicap.

    Vennero praticati riti satanici in cui furono massacrati numerosi bambini (sempre maschi), smembrati e sciolti nelle vasche (un tempo usate per le cure termali) nella soda caustica.

    Altri bambini più piccoli vennero fatti mangiare dai pitoni.

    Alla fine dei riti, le femmine che assistevano con i genitori dovevano ripulire il tutto. Si lavorava tutta la notte. Gli adulti (anche il padre di L.) tagliavano i corpi facendo uso anche di seghe circolari.

    Tutto doveva sparire.

    La madre di L. e P. in quel luogo era vestita da suora e si faceva chiamare suor Angelica.

    In una occasione arrivarono cassoni carichi di ubriachi e barboni. Anche il padre delle sorelle e un loro zio vennero utilizzati per prelevarli di notte alla stazione di B.

    Anch’essi, dopo essere stati sottoposti a sperimentazioni varie, fecero la stessa fine.

    Molti dei cadaveri, non potendo essere smaltiti in breve tempo, vennero sepolti nelle vecchie cappelle di famiglia e nei giardini del cimitero di O., ove esiste ancora oggi il santuario della Madonna nera.


    In quello stesso periodo, presso l’ospedale pubblico di B. e presso una locale clinica privata di B., vennero compiuti esperimenti sul corpo e sul cervello, con scosse elettriche, iniezioni, intubazioni e operazioni strane soprattutto su adulti.

    Gli esperimenti venivano praticati da alcuni medici americani e tedeschi che insegnavano anche ai dottori del posto. Uno di questi era G.G., un altro B., ancora oggi neuropsichiatra infantile al consultorio di B.

    Questi “esperti” stranieri vennero fatti venire tramite alcuni industriali di B.

    Nella sede della associazione venivano portate a fare dei test attitudinali anche una decina di bambine per volta.

    Sedute davanti a un tavolo ovale con grande schermo sul fondo, ognuna aveva un pulsante in mano e un casco in testa con fili elettrici collegati al casco e alle mani.

    Iniziava la proiezione con filmati di cartoni oppure spot pubblicitari tipo “Ava come lava”, “tu non sei nero sei solo sporco”, “le stelle di Negroni sono tante … qualità”. La voce che usciva dal casco era tenue e dolce, ma con il velocizzarsi delle immagini essa si faceva sempre più tetra e metallica. I cartoni venivano interrotti con strane immagini, ad es.: una macchina rossa viaggiava a forte velocità; dal casco veniva impartito il comando di fermarla con il pulsante, a chi non lo faceva veniva data una lieve scossa elettrica. Poi sullo schermo appariva un grande occhio e la voce proveniente dal casco iniziava a impartire ordini; con tono freddo e una ripetuta frequenza la voce diceva: “Se fallimento ci sarà solo la morte porre fine al tuo problema potrà. I bambini non devono piangere, sporcano il silenzio. I bambini non devono nascere. Sesso non amore. Bambini kaputt. Il tempio del potere va venerato con il silenzio e la devozione. Assoluta è l’obbedienza che si deve al venerabile. Il venerabile vede tutto con il suo occhio che dall’alto controlla e legge dentro al tuo cervello, lui tutto può, lui tutto sa. Ogni pensiero traditore verrà punito con la morte. Il venerabile siede sopra a Dio e più di lui potere ha. Non pensare, guarda e segui il comando”.

    Il progetto programmato dagli americani si chiamava “Gatto–Topo”.

    I gatti erano destinati, tramite i vari addestramenti e lavaggi del cervello, a diventare esecutori, i topi erano coloro che dovevano morire.


    L., essendo stata catalogata “idiota”, arrivò solo fino a un certo punto del programma, poi fu scartata e non vi ebbe più accesso.

    Gli esperimenti a O.B. cessarono in seguito alla occasionale uccisione, durante le orge, di un capo nazista.

    Su L. – a quanto dalla stessa rievocato – vennero ripetutamente inflitte scosse elettriche. Gli elettrodi partivano dalla testa ai piedi.

    Un altro esperimento fu quello di infilarle aghi e un casco collegato a dei fili e ad una macchina che emetteva forti vibrazioni.

    A O.B., per punizione, oltre a varie umiliazioni, venivano strappate le unghie dei piedi e infilati lunghi aghi che davano la scossa.


    Successivamente a questi fatti ne seguirono, per qualche tempo, anche altri (sia pur di minore gravità) in occasione di colonie estive per bambini organizzate da B. Anche in questi casi (che ci si riserva di descrivere più compiutamente in prosieguo riguardando fatti verificatisi in altre località) si riscontrano analoghi episodi.








    2. Caso P.B.


    A differenza di L.B., la sorella gemella P. è rimasta coinvolta più a lungo nelle esperienze citate e con tappe successive.

    Unica delle tre pazienti, le ha proseguite oltre i dieci anni alla clinica V. e alla sede della associazione.

    Il suo addestramento è dunque continuato anche dopo i venti anni, con test di abilità sempre più rigorosi (e angosciosi), per consentire una sua utilizzazione attiva.

    Solo nel periodo più recente essa ha manifestato la sua disponibilità a denunciare i fatti, pian piano riuscendo a rievocare episodi da lei vissuti in stato di dissociazione e condizionamento mentale, e, quindi, in altra personalità.

    Determinanti sono stati i suoi ricordi (convergenti con quelli della sorella) nella parte in cui hanno recentemente consentito di ricostruire particolari significativi relativi ai “festini” organizzati nella villa di Como e di riconoscere la villa stessa.


    L’edificio si identifica nella villa del B.

    Fu in questi luoghi che lei e la sorella vennero condotte in diversi fine settimana negli anni 1964-1965.

    Anche se lontani nel tempo, tali fatti risulteranno di estrema importanza perché susseguiti da altri ad essi ricollegati e da questi appare possibile tentare di ricostruire “l’organizzazione” di affiliati in qualche modo di certo tutt’ora operante.

    L’edificio in questione viene descritto minutamente come una costruzione molto articolata con un grande parco. E’ raggiungibile solo con le barche. L’imbarco avveniva, allora, a O.

    A quei festini parteciparono allora anche altre famiglie e numerosi personaggi che apparivano importanti (politici, militari, appartenenti al mondo dello spettacolo, ecc.), talora anche con compagnie femminili.

    Si vestivano in costumi (tipo festa in maschera).

    Compivano atti sessuali di gruppo utilizzando i bambini con cattiveria e torture.

    Alcuni filmavano questi rapporti.

    Nelle grotte sotto la villa venivano allevati alcuni coccodrilli e grossi serpenti, ai quali venivano dati in pasto i bambini morti.

    A volte vi era un signore che appariva un santone. Aveva il compito di educare i bambini al coraggio obbligandoli a buttarsi in una vasca in cui vi era un coccodrillo. Era necessaria raggiungere i bordi per salvarsi.

    I bambini venivano anche fatti combattere tra di loro e costretti a bere bevande fatte con foglie.

    Anche qui venivano organizzati “giochi”. Uno di questi era quello del “coniglio”, scelto tra i bambini. Gli altri bambini ed essi stessi dovevano cercarlo nel grosso parco, ove si trovavano le trappole. Il designato veniva poi ammazzato, scuoiato e servito su un vassoio.


    La sorella P. tentò il suicidio in seguito ad una crisi esistenziale (così definita dalla psichiatra) il 28 dicembre 1988.

    Otto mesi dopo si suicidò una sua amica di nome I.M., strangolandosi nel letto nell’agosto del 1989.

    La sorella maggiore di questa ragazza tentò più volte il suicidio e tentò anche di uccidere il figlio di pochi mesi.

    Il 9 febbraio del 1994 si suicidò un’altra amica buttandosi da un ponte.

    Entrambe queste ragazze erano state anch’esse vittime a O.B.








    3. Caso K.


    K. era nata a I. il 29 marzo 1969, terza di sei figli M., F., Mo., D.

    Il padre, G., fu una specie di avventuriero, abusante sessuale delle figlie, piccolo truffatore, vincitore in una nota trasmissione televisiva, assassino dell’amante e suicida in carcere pochi giorni dopo l’arresto in flagrante.

    La madre fu alcoolista, incendiaria (secondo un figlio tre volte), tranquillamente confessa (a proposito dell’incendio è stata molto precisa e quasi fiera del fatto): successivamente all’ultimo incendio è a carico dei servizi psichiatrici e tra un ricovero e l’altro vive in un altro alloggio.

    K. subì le prime violenze in Sardegna.

    Assieme al fratello S. fu, nel ’74, portata via dal collegio delle suore di C. Subì quindi varie vicissitudini, non sistematiche, a Torino.

    Venne usata in messe nere (che sembrano riconducibili ai rituali della Loggia L.) tre volte nel marzo del 1980.


    Il 24 dicembre 1991, K. Iniziò il trattamento di psicoterapia presentandosi con il cognome della famiglia adottiva.

    Il motivo principale addotto come necessità di cura era un sintomo fisico: un sanguinamento vaginale considerato ingiustificato dal ginecologo: esso infatti cessò quando poco per volta si rivelò trattarsi di un “rivissuto” abusi sessuale da parte di una suora del collegio in S. (nel 1972 circa).

    Fin dalle prime volte in cui veniva da sola (in seguito venne quasi sempre accompagnata dal suo partner di allora che fu di grandissimo aiuto) piuttosto che parlare disegnava e scriveva.

    Il suo primo foglio (All. 3) rappresenta: due schizzi di facce, una di bambina senza lineamenti con i capelli a caschetto, l’altra di donna con le sole labbra e pettinata in modo particolare – un grande punto interrogativo, un fiorellino e parole scritte in stampatello grande – “viaggi, uscire, scappare, conoscere, rifugiarsi. Femminilità respinta, noia. Velo, mistero, buio, nascosto, ansia… voglio stare tranquilla”.

    Per tutto il corso della cura, si è cercato di permetterle un orario senza limitazioni – affinché i rivissuti potessero essere raccolti contestualmente al loro emergere – consentendole di telefonare ogni volta che ne sentisse il bisogno (nel 1994 le telefonate furono 535).

    Già nei disegni e scritti del ’92 comparvero anticipazioni su alcuni fatti che sarebbero stati approfonditi sei anni dopo: ad esempio raffigurazioni di “caschi” e di apparecchiature collegate al cervello.

    Solo nel ’98, improvvisamente, durante una riunione di gruppo, l’aiuto reciproco intercorso tra L. e K., tra K. e P. di rivissuti analoghi ma ancora incerti, permise loro di migliorare nei ricordi relativi ai “caschi”, anche se in ordine a episodi avvenuti in tempi e luoghi diversi e con particolari significati ben differenti.

    Il terzo e ultimo incendio appiccato dalla madre di K. avvenne il 6 gennaio del 1980, mentre nell’alloggio si trovava anche K.: questo episodio è sicuramente confermato.

    K. presenta una vasta e profonda cicatrice – tipo ustione – nella regione glutea sinistra: il “rivissuto dell’incendio si sviluppò estesamente durante parecchie settimane (a partire dal 2 settembre 1992) con disegni molto precisi e con il riattivarsi dei sintomi fisici tipici degli ustionati (dimagrimento rapidissimo, irritazione della bocca, faringe, bronchi, esofago, tosse, ecc.): senza poter però trovare alcun riscontro di ricovero in qualsivoglia ospedale, laddove invece i disegni e le scritte annesse indicavano chiaramente una situazione di ricovero ospedaliero (compreso il particolare di una stanza con vasi di piante grasse sul davanzale).

    In questo caso può constatarsi una differenza tra ricordi veri e “ricordi manipolati”: la cicatrice esiste ed è incontrovertibile; l’incendio è senza dubbio esistito – presente nelle concordi testimonianze e nel fatto che l’alloggio risulta ancora annerito anche vent’anni dopo – ; la sindrome da ustioni, da come è stata rivissuta è molto probabile che sia esistita, ma non è documentata.

    Comunque i “ricordi veri” smentiscono quella che si è rivelata essere soltanto una specie di illazione pseudo-logica o un conglobamento di fatti diversi: se la “memoria vera” afferma cioè “non essere stata l’incendio la causa della cicatrice”, al di là di quanto parrebbe logico, ciò può rendere più attendibili altri ricordi rievocati attraverso rivissuti conclusivi, soggettivi e oggettivi, coordinanti tempi e situazioni.

    Esiste ad esempio un disegno del ’92 (All. 3) in cui sullo stesso foglio si trova la prima delle rappresentazioni del “casco” vicino alla gamba ustionata affiancata ad un punto interrogativo: con un divario di sei anni, i “caschi”, l’addestramento, le basi NATO, gli esperimenti “spaziali” dei primi anni ’70 in Sardegna e probabilmente Francia meridionale si sono precisati nella memoria a partire soltanto dall’estate del ’98 e l’oscillazione dei rivissuti, per ora del tutto incerti con un unico dato: malessere immediato che fa rifuggire dal pensare a qualsiasi cosa riguardante la cicatrice.

    In sostanza dall’esame coordinato dei rivissuti e delle ricostruzioni si dovrebbe concludere che detta cicatrice costituisca traccia fisica di un esperimento eseguito sulla paziente.


    Nel periodo 1992-1994 la cura proseguì in modo intensivo: vennero alla memoria parecchi episodi molto traumatizzanti riguardanti la famiglia e in particolare una aggressione subita del tipo “arancia meccanica”.

    Venne chiarita la crisi coniugale dei genitori, gli eccessi della madre culminati nell’incendio, il ricovero di costei in casa di cura, la crisi del padre con l’assassinio finale dell’amante…, il ricovero dei figli in una Comunità alloggio (“la Tenda”), le proposte di adozione, l’adozione definitiva nella famiglia di una delle assistenti della comunità, M. sposata a G. E infine, nel ’91, il trasferimento a casa di M.B. e l’inizio della terapia.

    Dal punto di vista tecnico la cura non sarebbe stata possibile senza la presenza costante e l’abnegazione di M.B. Ad esempio nella vacanze del ’94 una grave crisi suicidiaria (per precipitazione da una scogliera) venne da lui sventata. La gestione delle peggiori crisi (da lui chiamate “teatrini”) fu controllato introducendo la presenza del medico attraverso un telefono a viva-voce. A lui fu possibile affidare l’uso – saltuario ed efficacissimo all’occorrenza – di tranquillizzanti (lorazepam, sufficiente in dosi molto basse); tale farmaco agisce infatti come una relativa anestesia che può aiutare a meglio sopportare le riattivate sofferenze.

    Con l’aiuto di M.B. i ricordi poterono dunque essere trasmessi anche indipendentemente dalle sedute e dalle telefonate volontarie di K. (vedi ad es. una delle giaculatorie delle messe nere trascritte durante il rivissuto di K.).

    Rilevante è un episodio emerso il 30 settembre 1992, data in cui K. riempì un foglio di scritte (All. 3). In esso era scritto in stampatello: “Prima della comunità o dopo? In via Servais! Durante il fatidico week end passato con mia madre?” – il week end dell’incendio – e scontornato: “Nervoso mal di pancia” “buio” e ancora in piccolo: “buio, buio, buio”. Soprattutto lo riempie completamente di una parola in corsivo con scrittura non sua: “C., C., C…”; in fondo al foglio, sempre in un corsivo e una volta sola, “G.”.

    Dopo gravissime e prolungate crisi con spunti anche furiosamente aggressivi, il 29 dicembre 1994, ore 22,40 in una seduta a tempo indeterminato K. descrisse la sua partecipazione alle messe nere.

    Da allora molti dei capitoli accennati e incompiuti si chiarirono.

    In via C. abitava R.C. un piccolo pregiudicato amico di G.. Dopo l’incendio e il ricovero della madre, K. era stata data in affidamento alla maestra C. (assieme a G.L., il sabato, R. prelevava K. dall’affidataria, la conduceva a casa sua in via C. (dove abitava ed abita tuttora), la violentava in più modi (K. non aveva ancora 11 anni) ed infine la accompagnava – almeno per tre settimane di seguito – in una villa sulla collina ove avvenivano messe nere; per poi restituirla la domenica alla maestra affidataria.

    La crisi di violenza e disperazione di K. con le aggressioni mirate contro M. appartenevano al rivissuto di “via C.”, e M. fungeva da transfert di R.


    Dopo questo episodio si susseguirono crisi violentissime di malessere e terrore. Scene di terrore insopportabile segnalarono riconoscimenti. Episodi già comparsi di improvviso piombare in una condizione catatonica – cioè di apparente “sonno” ma al contrario seduta dritta e rigida (e con molta sofferenza soggettiva) – divennero molto più frequenti e tipici allorquando ci si stava avvicinando ad un particolare importante (ad es. in una perlustrazione con M. per cercare “la Villa” cadde in questo stato passando vicino ad un edificio in apparenza qualsiasi: sulla base di un controllo eseguito con la guida telefonica ci si accorse che si trattava di un immobile molto noto).

    Piccole dosi di “Lorazepam” riuscirono a far svoltare i “teatrini”, talora carichi di violenza e di opposizione, in pianto e in un incremento dei rivissuti.

    K. si rivelò decisa a denunciare le messe nere e i “mollicci” partecipanti e a chiedere aiuto a tutti quelli con cui aveva avuto a che fare allora (le assistenti sociali; don M. il fondatore della Comunità alloggio e le sue assistenti; la madre; e soprattutto la madre adottiva).

    Il giorno 25 febbraio ’97 in un faticosissimo rivissuto K. ricordò a memoria (come per le altre pseudo-preghiere) il testo completo della peggiore di esse (All. 3).

    Negli anni 1998-99, in un periodo di avidità di letture, interessi storici e filosofici, avvenne uno sblocco di rivissuti riguardanti vicende di tutt’altra natura rispetto a quelle precedenti.

    Sino ad allora era parsa esser stata solo vittima.

    Da questi ultimi “rivissuti” relativi all’epoca in cui era vissuta in Sardegna (nel 1974-1975), risultò esser stata anche addestrata a divenire carnefice con l’inizio di un vero e proprio addestramento militare.

    Tali ricordi presentano evidenti coincidenze di contenuto con particolari emersi nei rivissuti delle altre due pazienti L.B. e P.B., in particolare nei fatti che si riconducono alle esperienze di queste vissute nella villa sul lago di Como.

    Le più rilevanti coincidenze riguardano l’inquadramento dei bambini nei c.d. “gatti” e “topi”.

    I bambini – a cominciare da più o meno quattro anni – venivano divisi in due gruppi: quelli inaffidabili, destinati ad essere usati come “cavie” o comunque sacrificati, i “topi”. Ad esempio L., la ribelle, era un “topo”.

    Per i bambini che apparivano idonei – e che venivano definiti i “gatti” – il percorso doveva proseguire fino all’età adulta.








    Particolari significativi


    Si allegano alcuni manoscritti delle tre pazienti (All. 4).

    In relazione alle particolarità delle loro famiglie, l’esponente Dott. XXXX ha potuto riscontrare uniformità nelle effettuate audizioni, estese, per quanto possibile, anche ai familiari indicati.

    Si allega ancora documentazione varia relativa a O.B., alla setta degli E. e alla loggia L. (All. 5).

    Quanto ai fatti essenziali sui quali viene prospettata l’opportunità di intervento della magistratura, si precisa che, nei limiti consentiti a questa parte, si sono potute constatare analogie e situazioni sovrapponibili tra le esperienze esposte dalle tre pazienti e analoghi casi riguardanti individui stranieri (All. 6).

    Esistono in particolare alcuni riferimenti relativi a due soggetti americani (uno dei quali residente in passato a New York ora a Princeville Hawaii) – con cui si è in contatto – i quali sarebbero incorsi a Como in esperienze rapportabili a quelle descritte dalle esponenti (All. 7).

    L.B. ha fornito alcune informazioni sulle persone di L.: G.G. è, in tale paese, attualmente medico condotto specialista in chirurgia, cardiologia, pediatria e igiene; D.F.P., ora ottantenne e in precarie condizioni di salute, era alla guida della I.; nella villa gli abitanti del paese sostengono vengano tenute anche oggi sedute sataniche.



    Omissis.....






    Elenco degli allegati:

    1) fotografie di alcuni personaggi (in particolare H.W.);
    2) materiale informativo sulla villa di Como;
    3) disegni e scritti della paziente K.;
    4) manoscritti delle pazienti L. e P.;
    5) documentazione varia relativa a O.B., alla setta degli E. e alla loggia L.;
    6) documentazione riguardante individui stranieri;
    7) riferimenti relativi a un soggetto americano (residente a Princeville) incorso in esperienze rapportabili a quelle di Como.


    Paolo Franceschetti: Sacrifici umani. Testimonianze di sopravvissuti

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    Predefinito Rif: Sacrifici umani. Testimonianze di sopravvissuti

    ROSEMARY’S BABIES
    I culti satanici e le loro disgraziate vittime
    DI TOM LITTLEWOOD
    FOTO DI ALEX BINDER




    La parola satanismo, di solito, fa venire in mente gente vestita di nero, nel fitto di qualche foresta oscura, che sacrifica animali su un altare improvvisato e sussurra misteriose formule magiche sperando che l’Oscuro Signore si manifesti. Qualche volta, in una botta di creatività, i satanisti lanciano bambole dai cavalcavia o imbrattano qualche chiesa con delle svastiche, giusto per attirare un po’ l’attenzione. Ecco, ci sono buone possibilità che chi partecipa a simili attività sia in realtà un amante dei pancake, impiegato in qualche centro commerciale e convinto che Marylin Manson esista veramente.

    Le organizzazioni veramente terrificanti preferiscono non pubblicizzare la propria presenza, ecco il motivo per cui i principali culti satanici si sono sviluppati in tutti gli strati della società rimanendo nell’ombra. Per centinaia di anni diverse sette segrete hanno reclutato nuovi adepti facendo leva su un sentimento molto semplice: la paura. In effetti, se ancora consideriamo pericoloso un certo tipo di satanismo, è perché molti adepti continuano a cadere vittima delle violenze subite nel corso dei riti.

    Claudia Fliss, terapeuta tedesca, è una delle maggiori autorità nel campo degli abusi rituali e dei loro effetti: da vent’anni si occupa della riabilitazione degli ex-adepti di sette sataniche. Claudia ha ascoltato i racconti di centinaia di pecorelle che hanno abbandonato il gregge demoniaco, e le cose che mi ha raccontato fanno sembrare i peggiori episodi finora noti niente più che una favola della buonanotte. Ad esempio, le vittime parlano frequentemente di cannibalismo, assassinii e stupri di bambini. Mentre Claudia mi descriveva questi eventi, non ho potuto evitare di sentirmi disturbato dal suo tono di serena familiarità (è anche vero che lei storie di questo genere le ascolta regolarmente). Quando pensavo che il peggio fosse passato, mi ha informato del fatto che molti dei suoi pazienti sono nati all’interno di ordini satanici, e “programmati” fin dalla più tenera età per obbedire agli ordini dei parenti.

    Il primo stadio di questo condizionamento consiste nel chiudere un bambino in una scatola. Poi, si emette un suono detto “interruttore”, che può essere semplicemente un fischio, o il trillo di un telefono cellulare. L’obiettivo è far sì che il bambino associ il rumore ai sentimenti di paura e terrore provati all’interno della scatola: un metodo di controllo che si rivela efficace nel momento in cui il bambino viene fatto uscire, cosa che comunque non succede prima che il piccolo o la piccola sia alle soglie dell’asfissia. Tolto il coperchio, al bambino viene subito chiesto di compiere un atto terribile, tipo uccidere un animale. Spesso rifiuta: allora è costretto a tornare nella scatola, dove aspetta più a lungo della prima volta. Poi viene liberato di nuovo, e gli viene ripetuto il comando. Se il bambino si ribella ancora, si va avanti così fino a convincerlo.

    Il processo è traumatico, tanto che spesso la mente della vittima crea una personalità completamente diversa (quella di un bambino più grande, o perfino di un adulto) per cercare di reagire alla tortura. Quando il bambino viene liberato, identifica istantaneamente chi ha aperto la scatola come un salvatore, e di conseguenza diventa fedele a quest’ultimo e alla setta. Quando i membri anziani vogliono costringere i soggetti condizionati a eseguire i loro ordini, non fanno altro che ripetere il suono “interruttore”, in modo da far loro rivivere l’esperienza traumatica e riportarli allo stato in cui si trovavano appena usciti dalla scatola.

    Le vittime di rituali satanici sono principalmente donne che soffrono di disturbi dissociativi in conseguenza agli abusi. È un parametro difficile da misurare, ma all’interno di un singolo individuo pare possano esistere oltre cento diverse personalità, tanto che i malati parlano di se stessi usando la prima persona plurale.

    Dopo una prima intervista, Claudia mi ha invitato a incontrare due vittime delle sette sataniche, affinché potessi raccontare le loro condizioni, avvertendomi però che esisteva un rischio connesso a quell’incontro: la setta era ancora in contatto con loro.

    Tre giorni dopo ci siamo incontrati in un appartamento di Berlino. Claudia mi ha presentato le due ragazze, entrambe sotto i 25 anni. Erano nervose, timide, fumavano a nastro e bevevano un caffè dietro l’altro. Siamo stati seduti lì, in cameretta, per circa un’ora, a parlare della loro esperienza nella setta. La conversazione si fermava ogni volta che le mie domande sul culto, sulla violenza rituale e sul condizionamento diventavano troppo specifiche.

    Alla fine, Claudia ha aspettato che uscissero dalla stanza, e mi ha chiesto se sapevo con chi avessi parlato. Era una domanda bizzarra, che mi ha lasciato ammutolito per un attimo. Lei ha proseguito spiegandomi di avere riconosciuto nelle ragazze almeno dieci personalità differenti, durante la nostra conversazione. Dopo mesi di terapia, Claudia conosceva i tratti di quelle diverse personalità: c’era la venticinquenne iper-intelligente, la diciottenne lunatica, la quarantacinquenne diffidente e conservatrice.

    La gravità della situazione mi è sfuggita fino al momento in cui ho accompagnato Claudia in cucina, per parlare in privato: quando ho guardato verso le ragazze, mi sono accorto che si erano buttate sul pavimento e dicevano cose tipo “Gu-gu, ga-ga”. Le personalità infantili dentro di loro si erano stufate di quella conversazione così adulta, e volevano tornare a giocare con i pastelli.

    Dopo quel primo incontro, ce ne sono stati altri sette. Una volta mi hanno fatto conoscere “le piccole”, personalità di bambini e neonati nascoste dentro la loro mente: siamo andati tutti insieme al parco, ma appena dopo il tramonto, per evitare le famigliole con bambini. Le ragazze erano nervose, e quando siamo arrivati ai giochi per bambini si sono trasformate radicalmente: hanno iniziato a parlare con voci da bambine e a succhiarsi il dito, discutendo di quale fosse l’altalena migliore, quella più asciutta e sicura. Nei successivi tre quarti d’ora, ho incontrato circa otto “bimbe” differenti, che si arrampicavano sui muri, si lanciavano sugli scivoli, giocavano a palla, cadevano dalle altalene e giocavano nella sabbia.

    Proprio mentre eravamo seduti nella sabbia, si è sentito un fischio. Immediatamente, una delle ragazze si è nascosta il viso tra le mani, e ha iniziato a piangere, dicendo “Devo vedere mamma. Devo vedere mamma.” Lì la situazione è diventata davvero inquietante. Chiedendo di “mamma”, ovviamente, intendeva esprimere il suo desiderio di tornare dal membro della setta a cui stava cercando di sfuggire. Il fischio aveva fatto emergere un’altra personalità nella ragazza.

    “Siamo sempre stati in tanti,” diceva, con una voce apparentemente diversa da quella della bambina con cui stavo parlando pochi istanti prima. “E anche se non siamo d’accordo su tutto, siamo gli unici amici che abbiamo.” Intanto, l’altra ragazza cercava di consolarla, e piangeva abbracciandola.

    Ho chiesto a Claudia quale fosse il significato di quelle parole: “Uno degli obiettivi della terapia è individuare alcune personalità che possano fare da portavoce e guida per le altre. Queste personalità acquistano fiducia e vengono usate nel corso della normale vita quotidiana. Quando una nuova personalità si affaccia nella mente del soggetto, è compito di quelle più stabili calmarla e spiegarle cosa sta succedendo.”

    Questo processo, definito di “classificazione” dalle ragazze, ha richiesto un paio di minuti: poi la bambina si è calmata ed è stata sostituita da un’altra personalità. Se le ragazze non avessero raggiunto un tale livello di autocontrollo, a quest’ora sarebbero già di nuovo nella setta, e ne soffrirebbero le conseguenze. Il fatto che con me si siano aperte mi fa inoltre sperare che un giorno altri escano allo scoperto, in numeri tali da attirare l’attenzione dell’opinione pubblica su questa piaga.

    “Non possiamo vivere lamentandoci del fatto che nessuno vuole aiutarci, dobbiamo essere i primi a voler fare qualcosa per noi stessi,” mi ha detto una delle ragazze.

    Più che le torture, il condizionamento psicologico, gli infiltrati nei governi, le minacce e i ricatti vari, il fattore che contribuisce in modo decisivo al successo delle sette sataniche è che ci rifiutiamo di credere che siano un problema reale. La polizia tedesca non ha un dipartimento che si occupa specificamente di reati legati al satanismo e alle violenze rituali, così molti crimini di questo tipo vengono incasellati in altre categorie, finiscono dispersi e scompaiono dalle agende della polizia. Molto spesso, quando alcune vittime riescono a compiere il grande passo fuggendo dalle sette, la gente non fa altro che mettere in dubbio la loro credibilità e rifiutarne i racconti.

    Una delle ragazze mi ha detto: “La gente non crede alle nostre storie, perché altrimenti sarebbe costretta a fare qualcosa. È un atteggiamento vile.”

    Poi, ha iniziato a raccontarmi del tatuaggio con cui voleva coprire il pentacolo che le è stato inciso sulla schiena. Pensava di farsi fare un bel delfino.

    ROSEMARY’S BABIES - I culti satanici e le loro disgraziate vittime - Vice Magazine

 

 

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