





I Punti usciti da Pontida sono un'ottima base di partenza, finalmente qualcosa di concreto e non il solito fumo negli occhi, fatti. Berlusconi deve rendersi conto che non può sopravvivere accontentando tutti, inclusi i poteri forti che osteggiano il governo. Bisogna abbandonare i giochetti da palazzo, i contentini propagandistici e polemiche infelici. A stampa e giudici non bisogna dare corda, ci vogliono i fatti, bisogna tornare fra la gente e ascoltarla. Si torni allo spirito con cui è sorto questo governo: lotta implacabile all'Italia delle rendite, dei fannulloni, degli sprechi, della burocrazia, della spesa storica, dei privilegi, delle corporazioni, intercettando le esigenze delle categorie produttive. E basta guerre inutili o controproducenti, senza le quali la riforma fiscale sarebbe andata in porto già 2 anni fa. Frattini e La Russa raccontano un mucchio di balle.
Ultima modifica di Padus; 20-06-11 alle 00:38
Aspettando sulla riva del fiume il cadavere del mio nemico.


Scintille tra la Lega e le toghe Maroni: sono pro clandestini- LASTAMPA.it
Il ministro attacca da Pontida.
L'Anm: "Applichiamo la legge".
Altolà anche sui giudici padani
ROMA
È scontro Lega-magistrati. Dopo che ieri Bossi aveva annunciato una scuola per magistrati padani facendo infuriare il vice presidente del Csm Vietti, oggi il ministro dell’Interno Maroni dal palco di Pontida ha attaccato la magistratura. Parlando dei risultati ottenuti dalla Lega, Maroni ha citato l’introduzione dei respingimenti dei clandestini, che potrebbero funzionare meglio, ma «abbiamo contro tutta la magistratura - ha detto il responsabile del Viminale - che è a favore dei clandestini».
Immediata la replica dell’Associazione nazionale magistrati al ministro. Da Palermo, a margine del congresso di Unicost, Luca Palamara ha precisato: «La magistratura non è contro nessuno. Applica la legge, senza distinzioni, nei confronti di tutti, anche dei clandestini». E, sempre da Palermo, nel giorno del raduno della Lega di Pontida, dai giudici arriva un secco altolà sulle scuole per i pm padani. Un tema messo sul piatto ieri dai vertici del partito in occasione della presentazione della Scuola della magistratura di Bergamo, definita «lombarda» da Umberto Bossi, che ha detto di sentirsi più garantito se giudicato «da un magistrato che parla il mio dialetto». Se ieri era stato il vice presidente del Csm a chiarire che la Scuola è per tutta la magistratura italiana, oggi è l’Associazione nazionale magistrati a lanciare il suo monito.
«Si è celebrata una Scuola fantasma, che non esiste», premette il leader del sindacato delle toghe Luca Palamara. Ma, «in ogni caso, nessuno può permettersi di dividere i magistrati in ambiti territoriali». Resta poi il fatto «singolare che mentre si vuole affermare il modello di un giudici europeo» c’è chi pensa a un «giudice provinciale». «La magistratura è istituzionalmente unitaria perchè applica il diritto nazionale. Immaginare magistrature regionali implica la rottura di un assetto fondamentale di uno Stato unitario e questo con il federalismo non c’entra nulla», avverte Marcello Matersa, segretario di Unicost. «È una proposta ridicola e priva di senso», rilancia il consigliere del Csm Guido Calvi (Pd). «Sono messaggi pericolosi nella loro suggestione. I giudici applicano la legge chiunque la faccia», osserva il consigliere della Cassazione Giuseppe Maria Berruti. Non commenta il procuratore di Palmi Giuseppe Creazzo, ma si limita a una battuta: «in Calabria si parla l’italiano».
Ultima modifica di Padus; 20-06-11 alle 01:27
Aspettando sulla riva del fiume il cadavere del mio nemico.


Ma come si fa ad invocare Maroni premier dopo la disastrosa gestione dell'emergenza sbarchi? Va bene che tutte le colpe non sono da addossare al povero Ministro dell'Interno, ma è evidente che "Bobo" ha avuto le sue responsabilità in quanto ministro leghista di questo governo!


Beh, signori, a me pare chiaro che per vincere bisogna cambiare.
Bossi è indiscutibilmente ancora uno dei migliori politici in circolazione in Europa, ma è secondo me ormai "compromesso". Difficile dare torto a chi vorrebbe un ruolo maggiore per Maroni...
Maroni che, tra l'altro, è stato l'unico Ministro Leghista a sfruttare bene l'occasione che gli è stata data per incidere positivamente sul lavoro che viene fatto a Roma.
Ha sfruttato bene la sua chance, insomma, dimostrando di essere uomo concreto. La sua gestione dell'affare immigrati a Lampedusa però non è stata certo esemplare...
Di sicuro se lui fosse il candidato premier, alle prossime elezioni prenderebbe una caterva di voti al Nord, qualcuno al centro. Ma al Sud?
“Pray as thougheverything depended on God. Work as though everything depended on you.”


Penso che i vertici di via Bellerio o non capiscono o fanno finta di non capire.
Qui la baracca affonda e loro sono a caccia ancora di cadreghe.
Si , anche se si parla di Padania , se affonda l'Italia affondiamo tutti .
Altro che cercare ancora posti a sedere,cercare la soluzione dei problemi a Roma "La lega è a Roma" Per fare un vero federalismo ,bisognerà appunto risolvere i problemi dell Italia intera. Altrimenti non ci sarà nessun cambiamento neppure con la guerra. 10 % di voti elezioni politiche, 000000, % di uomini pronti a battersi per l'indipendenza.
Il resto ministeri auto blu quote latte ecc menzionate a Pontida sono balle.
Mi spiace ma penso sia proprio così.


Parliamoci chiaro: il problema non è la secessione. La secessione è, semmai una soluzione.
Il problema è anzitutto culturale, ma certamente anche economico. Parliamo di allevatori che vivono grazie ai sussidi quando potrebbero benissimo rilanciare il settore agricolo, se solo lo Schtado idagliano non li strozzasse. Di artigiani che lavorano dieci ore al giorno (sabato compreso) per tirare avanti la baracca, e poi se non riescono a fare un po' di nero vedono i loro guadagni rimpolpare le tasche di qualche politicante o di qualche scansafatiche meridionale. Di giovani che se studiano non hanno sbocchi professionali, e se lavorano vengono trattati come schiavi perché non hanno alcuna garanzia. Di pensionati che hanno lavorato una vita e ora prendono poco e niente, e spesso sono umiliati dal vedere gente di dieci, vent'anni più giovane di loro, che prende la pensione senza aver lavorato un giorno seriamente.
E di gente che in generale si sente oltraggiata e arrabbiata, perché non è padrona in casa sua; perché è minacciata nella sua sicurezza da immigrati senza titolo per rimanere nei nostri paesi; perché vede i suoi paesi distrutti dalla voracità edilizia.
Guardiamo al concreto: la Padania come stato non significa nulla se non la riempiamo di un diverso modo di fare politica e di guardare al territorio.
“Pray as thougheverything depended on God. Work as though everything depended on you.”


Da Pontida un nuovo leader: stella di Maroni, la vera trota
Bobo parla da capo. Esaltato dalla folla, viene chiamato da Umberto: nel suo discorso i toni di un condottiero non solo 'verde'
di Francesco Borgonovo
Da Pontida un nuovo leader: stella di Maroni, la vera trota - Roberto Maroni, Pontida, leader, trota, Umberto Bossi, centrodestre, Carroccio, Francesco Borgonovo, Libero - Libero-News.it
Dopo la discesa in campo, la discesa in prato. Perché è la piana di Pontida a fare da levatrice alla nuova e futuribile incarnazione di Roberto Maroni: quella di leader della Lega e, potenzialmente, di tutto il centrodestra. Che il Carroccio avesse trovato un successore più che credibile a Bossi - un Trotone, in sostanza - era cosa nota. Ma ieri la sacra erba bergamasca ha cullato qualcosa in più di un colonnello verde pronto a diventare generale.
Non c’era soltanto il popolo a scandire festante «Ma-ro-ni, Ma-ro-ni» e a esporre lo striscione trionfale: «Maroni presidente del Consiglio», concetto ribadito da altri cartelli e dallo sventolare dei manifestini formato A4 con lo slogan «Maroni presidente del Consiglio subito!». È tutta la fisicità maroniana a dimostrare l’ulteriore cambiamento di pelle, capace di fondere reminiscenze ancestrali e immaginifiche proiezioni. La caratura di Bobo nell’attuale fase di “aspirante capo” risiede nel gesto sorprendente e deciso con cui, giorni fa, ha interrotto Silvio Berlusconi al fine di ammonirlo: «Dovrai ascoltare attentamente quello che diremo a Pontida». La sua rilevanza di guida sta nella veste in cui si è presentato ieri: era l’unico in giacca e pantaloni scuri, con la cravatta verde ben allacciata al collo della camicia inappuntabile. Gli altri erano addobbati da vacanza o da grigliata con gli amici: maniche corte, brache disimpegnate, persino qualche t-shirt. Lui no, dietro l’occhiale scuro e le foto scattate con l’iPhone che tradivano l’emozione, era avvolto nella sua responsabilità.
A proposito di linguaggio del corpo, pure i movimenti altrui sono emblematici. Innanzitutto quelli di Bossi, il quale si appoggiava a Calderoli con calore paterno, facendosi ordinare i fogli sul leggio, esalando affetto e confidenza. Con Maroni, invece, il contatto fisico era limitato, poiché il rispetto si misura anche nella distanza. L’Umberto - tenendo conto delle esortazioni del pratone - gli ha concesso il pulpito e Bobo se l’è preso (replicando a Bossi con riconoscenza: «Il Capo già ha detto tutto, ha detto cose molto chiare e molto forti: chi ha orecchie per intendere, a Roma, ha già inteso»), non senza qualche apprensione da parte dei colleghi.
Mentre Roberto parlava monopolizzando l’uditorio, Rosi Mauro ha preso a braccetto Calderoli e si è collocata al suo fianco, come a marcare un territorio sfuggito per un momento al suo controllo. Il rapido intervento del ministro dell’Interno è scivolato nel comizio, e sarebbe stato anche quello conclusivo se poi il Capo non fosse stato ritrascinato sulla scena.
Sembrava che Maroni non dovesse aprir bocca, invece ha parlato eccome, riuscendo nel duplice e complesso compito di galvanizzare i militanti granitici e di aprire contemporaneamente nuovi orizzonti, che abbracciano anche tanti elettori del Pdl. Alla “base”, ai fan che apostrofa «barbari sognanti», ha riservato il grido finale: «Sogniamo una Padania libera e indipendente», frase che pronunciata da un membro dell’esecutivo non è secondaria. Intanto il pubblico si scuoiava le mani a furia di batterle.
Ad accarezzare le orecchie del più ampio pubblico di centrodestra, invece, sono arrivate parole robuste su temi non estranei al berlusconismo. Per esempio l’affondo sui magistrati: «Abbiamo contro tutta la magistratura che è a favore dei clandestini. Ma noi non molleremo mai. Uno che si chiama come me come fa a mollare?».
Poi la rivendicazione orgogliosa dei successi sull’immigrazione, contro l’Europa che impedisce le espulsioni: «Noi abbiamo inventato i respingimenti! Abbiamo fatto un decreto per poter espellere i clandestini come facevamo prima. Abbiamo proposto di poter espellere anche clandestini comunitari che non sono in regola. Abbiamo intenzione di continuare su questa linea». Tutto materiale, questo, che non può piacere alla sinistra e pare fugare i dubbi su quale sia la collocazione di Roberto allo stato attuale. E infatti l’Anm e l’Italia dei valori si sono subito scaldate a proposito delle toghe.
Indigeste ai progressisti pure le bordate sulla guerra in Libia, che virano sempre sugli immigrati: «Il problema è che in Libia non c’è un ministro dell’Interno con cui fare accordi. Lì ci sono la guerra, le bombe, i missili, che non sono intelligenti. I profughi c’è un solo modo per fermarli: stop alle bombe, pensiamo a un governo. Ma abbiamo contro la Nato, che ha detto che non possiamo fare il blocco navale. Qualcuno mi spieghi però perché può farlo in ingresso e non in uscita».
Il pratone esulta, Bobo ha fornito la scossa richiesta e magari gradita anche a parecchi nel Pdl, gente a cui questo barbaro in giacca e cravatta potrebbe non dispiacere affatto. Oltre alla carica, dalla sua ha l’età, che gli permette - terminato l’intervento - di balzare giù dal palco. Maroni salta tra gli applausi, rischia quasi di cadere. Ma alla fine ce la fa a conservare l’equilibrio: il bilanciamento perfetto tra la fossa dei leoni leghista nostalgica del passato e i moderati azzurri che pretendono di avere un futuro senza tornare in retromarcia al 1994.
20/06/2011
Ultima modifica di Bèrghem; 20-06-11 alle 10:57
Dato che questa è una Magnum 44, cioè la pistola più precisa del mondo, che con un colpo ti spappolerebbe il cranio, devi decidere se è il caso. Dì, ne vale la pena? ("Dirty" Harry Callahan)