

Bravo bisogna abituare il popolo a pensare in un certo modo , creare un certo tipo di cultura ,cercare di coinvolgere la gente farla partecipe.
Sicuramente non con slogan ad effetto, o con atti folkloristici, ma con fatti concreti. Bisogna che la gente abbia fiducia in chi li rappresenta, veda nella propria classe dirigente la soluzione ai propri problemi.
Ho sentito un cittadino del bresciano (se non erro) a Pontida dire che da 21 anni prendeva la tessera della lega ma purtroppo dalla prima all'ultima 2011 non era cambiato niente. Non mi si dica che è passato il federalismo
perchè io non l'ho mai visto. Per la secessione se la soluzione dei problemi mi devi spiegare come si fa ad attuarla.


Però i Padani, liberati dall'italia/terronia ragionerebbero in modo culturalmente corretto perchè hanno ancora il concetto che per guadagnare bisogna lavorare.
Un concetto inesistente in meriodione per cui va bene essere pagati per grattarsi i coglioni come i forestali calabresi.
Europeo, Veneto - Friulano, Longobardo. Non italiano


Ultima modifica di Bèrghem; 21-06-11 alle 00:15
Dato che questa è una Magnum 44, cioè la pistola più precisa del mondo, che con un colpo ti spappolerebbe il cranio, devi decidere se è il caso. Dì, ne vale la pena? ("Dirty" Harry Callahan)


Il popolo lumbard ha scelto: "Bobo, sarai il nostro premier"
Il ministro dell’Interno acclamato successore di Bossi. La sua mossa vincente: ha smesso gli abiti del diplomatico per incarnare l’anima dura e pura della base
di Paolo Bracalini
Il popolo lumbard ha scelto: "Bobo, sarai il nostro premier" - Interni - ilGiornale.it del 20-06-2011
«È andata bene, siamo tornati a parlare della nostra identità. Sarei stato solo più diretto nel chiedere a Berlusconi una data per lo stop alla missione in Libia». Quello rilevato da Maroni, a caldo con i suoi appena sceso dal palco, è solo un piccolo neo in una giornata che segna la sua investitura coram populo a successore di Bossi e a candidato premier leghista, quando arriverà il momento. Maroni ha consigliato fino all’ultimo a Umberto di andare giù duro, di mettere spalle al muro il premier, di far capire che la miccia è arrivata in fondo. Bossi ha mediato, impastando un «ultimatum» meno ultimativo, che lascia parecchio spazio di movimento al Cav (a cui aveva anticipato il succo del discorso).
Ma la linea vincente, nella base che a Pontida prende corpo, è quella più intransigente, che ora vede in Maroni il suo portavoce. E che l’ha acclamato con striscioni, cori, volantini che lo vogliono a Palazzo Chigi, urla perché gli fosse data parola dopo Bossi. La Lega di lotta, che torna a intonare la parola «secessione» (facendo luccicare gli occhi di Borghezio con i suoi Volontari verdi), si riconosce in Bobo, che sta conquistando il consenso dosando abilmente silenzi e accelerazioni polemiche (da Saviano alla Libia alla magistratura che «è tutta a favore dei clandestini»), lasciando esporre altri, giocando di sponda e rimbalzando sugli altri la prudenza filo-Cav che è indigesta per le pance leghiste.
È Bossi che deve prendersi qualche fischio quando dice che non è il momento di mollare Berlusconi e andare al voto, perché ora «è il ciclo della sinistra» e non conviene. I ruoli si sono ribaltati, dal Maroni «berlusconiano» del ’94 a fronte di un Bossi ribaltonista, al Bossi prudente con Bobo nei panni di «pasionario» padano. «Basta le bombe, mettiamo fine alla guerra, non ci sono missili intelligenti» ha attaccato Maroni dal palco, molto più duro di Bossi e anche rispetto ai 12 punti del contratto con i padani (che parla di «ridurre i contingenti militari impegnati all’estero», non di ritirarli dalla Libia). «Siamo un popolo di barbari, ma barbari sognanti» declama Maroni poeticheggiante. E il sogno barbarico è «la Padania libera e indipendente», così riallacciandosi ai cori autonomisti che avevano interrotto Umberto «il moderato».
Dall’altra parte del prato un grande striscione dice «Maroni presidente del Consiglio». Un auspicio dei leghisti di Pontida che significa due cose. Un avviso di sfratto per Berlusconi, e l’indicazione di Bobo come erede. Il ministro rimarca il suo dna leghista, duro e puro rispetto all’altro papabile per Palazzo Chigi, Giulio Tremonti, che manca di «coraggio» (nel riformare il fisco che depreda i contribuenti del Nord), mentre «uno che si chiama come me (Maroni, ndr) come fa a mollare?». Nei sei minuti in cui parla, Bobo torna sul tema della Libia, da cui arrivano gli immigrati «perché non c’è un ministro con cui fare un accordo, c’è la guerra». Nessuno ascolta la Lega di Maroni, non la Nato (che usa i suo mezzi per attaccare ma non per bloccare gli sbarchi), non l’Europa che «non ci aiuta», tanto meno i magistrati che danno ragione ai clandestini. La sicurezza delle città è stata garantita «dai nostri splendidi sindaci», ma quelle spese vanno tolte dal patto di stabilità (altro post-it per Tremonti), un meccanismo che va rivisto del tutto.
Davanti al popolo che lo incorona, Maroni ricorda i successi nell’aggressione alle mafie, cosa che «nessun governo ha fatto come noi». Poi i respingimenti, che «ho inventato io facendo l’accordo con la Tunisia». Ma quando toccherà davvero a lui? Questo dipende da Bossi, che però è tentato dal fare un passo indietro. I leghisti sono convinti che il destino di Umberto sia legato specularmente a quello del Cavaliere, e che il tema della successione nel Pdl e nella Lega si potrebbe porre contemporaneamente. E questa Lega del dopo-Cav ha già il suo capo.
Lunedì 20 giugno 2011
Dato che questa è una Magnum 44, cioè la pistola più precisa del mondo, che con un colpo ti spappolerebbe il cranio, devi decidere se è il caso. Dì, ne vale la pena? ("Dirty" Harry Callahan)


Pontida, gli effetti nel centrodestra
"Maroni premier". Sta partendo la Diarchia
Per la prima volta la folla padana non esalta soltanto il Senatùr
"Maroni premier" Sta partendo la Diarchia- LASTAMPA.it
L’ ha visto, eccome se l’ha visto. «Era lunghissimo, ma proprio non so chi l’abbia portato», dice Roberto Maroni. Se c’è una prima volta in questa Pontida, è la prima volta di uno striscione che dice «Maroni presidente del Consiglio». E c’erano pure i volantini fotocopiati, «Maroni presidente del Consiglio subito». Mai successo. Bossi e solo Bossi, sul prato di Pontida, non nominare un altro leghista invano. E invece, da ieri, non è più un peccato leghista. Con Maroni si può. E se la domanda, con le troppe voci sul dopo Berlusconi, era volete Tremonti o Maroni, il prato verde ha dato la sua risposta, affatto scontata. Maroni.
Lui dice che non se l’aspettava, quello striscione. Ma forse si aspettava di essere chiamato da Bossi sul palco e al microfono, come è avvenuto anche con Calderoli, però per chiarimenti sulle rogne degli allevatori e delle quote latte. La chiamata di Bobo come un’investitura, vissuta tutta in chiave interna, con messaggi piuttosto chiari ai militanti e ai dirigenti della Lega. Maroni ha citato Scipio Slataper e si è rivolto ai suoi «barbari sognanti», a chi vede nel ministro dell’Interno, più che il premier di un governo che verrà, il futuro della Lega: «I nostri messaggi sono chiari e forti, chi ha orecchie per intendere ha già inteso».
Sul palco, quando a Bossi si sono presentati ministri e governatori e maggiorenti, Maroni era l’unico con giacca e cravatta (verde, s’intende). Ed era l’unico, per i leghisti arrivati sul parto, ad aver alzato la voce negli ultimi tempi, a essersi smarcato sulla guerra in Libia, all’aver protestato per le distrazioni di Berlusconi a proposito di immigrazione. Forse per questo, adesso, è il più acclamato. E dal palco ricambia, rivendicando l’identità leghista: «Noi abbiamo un grande sogno, una Padania libera e indipendente. E voglio ringraziarvi tutti, in barba ai gufi romani guardate quanti siamo, guardateci!».
Nella Lega, anche se Bossi dice che queste «sono le st... dei giornalisti», sono note e per nulla misteriose le differenze tra i berlusconiani e non, tra il «Cerchio Magico» e i «Maroniani». Lui ha risposto, per quel che lo riguarda, «che i "maroniani" non esistono, al massimo sono una sottocategoria dell’amicizia». Sarebbero tutti i leghisti che non riescono più a fingere entusiasmo per un’alleanza considerata esaurita. Quelli che, magari, avrebbero voluto che Bossi osasse di più, che non si limitasse a lasciare palco e microfono a Bobo, che aggiungesse il suo viatico, come aveva anticipato a un amico ex deputato.
Maroni non si sente premier o candidato premier. Dicono che abbia ben chiara la differenza che passa tra un leghista e un primo ministro, e che la discriminante sarebbero le mediazioni, troppe per uno che la Lega l’ha fondata. Bossi, ieri, ha parlato delle prossime elezioni senza mettere una data, e nemmeno la certezza nell’alleanza con il centrodestra ora guidato dal Cavaliere. Potrebbe accadere, anche la primavera prossima, che la Lega di Bossi e Maroni, con una nuova legge elettorale, si presenti da sola, per poi contrattare e allearsi con chi vince le elezioni nazionali. Come, in Germania, la Csu bavarese.
Più che Maroni premier un Maroni leader, sempre quando e se Bossi vorrà. E se questo era messaggio per il prato, la risposta è negli applausi a Maroni. Uno che in queste settimane ha parlato di «coraggio», e l’ha invocato da Tremonti e Berlusconi. Uno che ai suoi di Pontida promette che non mollerà mai, né sulla guerra in Libia che deve finire né sull’immigrazione: «Abbiamo contro tutta la magistratura, che è a favore dei clandestini». Uno che però non si eccita per i ministeri al Nord: «Non mi occupo di queste cose...». Bossi, ieri, gli ha chiesto di trasferire a Monza pure il Viminale. Bobo ha sorriso e non ha risposto. Lui può.
20/06/2011
Ultima modifica di Bèrghem; 21-06-11 alle 00:12
Dato che questa è una Magnum 44, cioè la pistola più precisa del mondo, che con un colpo ti spappolerebbe il cranio, devi decidere se è il caso. Dì, ne vale la pena? ("Dirty" Harry Callahan)




No di certo
Il problema è che se il Cavaliere sparisse dalla scena politica (almeno da quella riservata alla figura del Presidente del Consiglio) gli antiberlusconisti di professione ci metterebbero due secondi a cambiare obiettivo, e a rivolgere l'odio viscerale contro Maroni o Tosi, o chiunque altro la Lega presenti.
Bisogna prepararsi, farsi le spalle larghe e soprattutto capire che la gogna mediatica e giudiziaria che da vent'anni subisce Berlusconi prima o poi si scatenerà contro altri...
“Pray as thougheverything depended on God. Work as though everything depended on you.”


Dato che questa è una Magnum 44, cioè la pistola più precisa del mondo, che con un colpo ti spappolerebbe il cranio, devi decidere se è il caso. Dì, ne vale la pena? ("Dirty" Harry Callahan)

