Le missioni di pace all’estero? “Un bel miliardino” risparmiato tagliandole, diceva ieri Umberto Bossi dal palco di Pontida. “Certamente utili”, si smarca oggi il ministro degli Esteri italiano, Franco Frattini. Ma se il Senatùr attacca, più timida è la risposta del titolare della Farnesina: “Non ci sono ritiri unilaterali”, dichiara. Per poi mettere le mani avanti: “Ma neanche status quo a tempo indeterminato”. Si gioca sulla Libia il nuovo scontro Lega-Pdl, dopo le polemiche con il ministro dell’Economia Giulio Tremonti. Mentre ribatte al Carroccio, il ministro Frattini manda anche un messaggio critico alla Nato. Che, con la missione ‘Unified Protector’ “è alla prova della sua credibilità”, dice.

Per il titolare della Farnesina, le missioni umanitarie – anche con l’intervento militare – “devono essere affrontate ovviamente in un quadro di collaborazione internazionale”. Nessun “ritiro unilaterale” è possibile, ma nemmeno un impegno “a tempo indeterminato”. Una risposta alle parole di ieri dello stato maggiore della Lega, riunito a Pontida. Bossi, rivolgendosi al ministro dell’Economia Giulio Tremonti, sollecitava la riforma fiscale. “I soldi si possono trovare”, attaccava il Senatùr. Ad esempio interrompendo le missioni di pace all’estero. Soprattutto quella libica, aveva aggiunto il ministro dell’Interno Roberto Maroni. Perché la fine della guerra e delle bombe, “che non sono intelligenti”, specifica, è l’unico modo per arrestare il flusso di profughi sulle coste italiane. “Com’è noto – risponde oggi al Carroccio il ministro degli Esteri – abbiamo già avviato una revisione graduale concordata (della presenza, ndr) nei Balcani e in Libano”. Iniziative concordate con gli alleati, le Nazioni Unite e la Nato, ha chiarito. Adesso l’attesa è tutta per la riunione del Consiglio supremo di difesa del 6 luglio, “che evidentemente ha una voce in capitolo importante”, sottolinea Frattini.

Anche perché, con le operazioni ‘Unified Protector’, la Nato rischia di giocarsi la sua credibilità, secondo il titolare della Farnesina. L’Alleanza, ha spiegato, “non può correre il rischio di uccidere i civili”. “E’ una cosa che non va assolutamente bene”, ha aggiunto il ministro. Che ha però sottolineato anche una “una carenza di comunicazione all’opinione pubblica” sulle azioni commesse dal regime libico. La stampa internazionale, continua, “dovrebbe mettere in luce le atrocità di Gheddafi, a cominciare dagli stupri di massa, e dovrebbe mettere in risalto l’importanza della protezione dei civili”. La mancanza di comunicazione, secondo Frattini, “è una cosa su cui la Nato deve riflettere”.

La coalizione internazionale procede quindi con le trattative per una exit strategy dalla crisi libica. Una soluzione che “al di là dei bombardamenti”, aggiunge il ministro, andrebbe trovata “molto prima di settembre”. La scadenza fissata dalla Nato per la missione. Il lavoro, intanto, prosegue anche sul fronte diplomatico. ”Dobbiamo lavorare molto duro per avere una soluzione politica – ha detto Frattini -. La comunità internazionale sta cercando di convincere in tutti i modi Gheddafi a lasciare il potere”. Ma il Colonnello non sembra ascoltare appelli. “E continua a macchiarsi di crimini orrendi – conclude il titolare della Farnesina – come gli stupri di massa”. Il leader del Consiglio nazionale transitorio di Bengasi, Mahmoud Jibril, sarà intanto domani in Cina per un incontro con i responsabili locali. Il leader dell’opposizione libica dovrebbe trattenersi a Pechino per due giorni. La Cina, insieme alla Russia, dall’inizio di giugno si è detta pronta a tentare una mediazione. Dopo un incontro, sempre a Pechino, tra il capo della diplomazia cinese, Yang Jiechi, e l’omologo libico, Abdul Ati al Obeidi, le autorità avevano fatto sapere di essere “pronte a ricevere una visita di rappresentanti del Cnt” per favoriere una rapida soluzione politica – e non militare – al conflitto.

Libia, Frattini risponde a Bossi“Impossibili ritiri unilaterali” | Redazione Il Fatto Quotidiano | Il Fatto Quotidiano