ciao! mi stavo perdendo il tuo saluto. Fa un caldo infame, indeed.
Tornando in topic, credo che la paura sia invincibile, soprattutto se è paura per le persone che amiamo. Quando rischiai di perdere mia madre non ci fu mai un momento in cui controllai la paura, e ne porto cicatrici enormi, e ancora dopo tanti anni questa paura non mi lascia. Se arrivi così vicino a una situazione, non c'è nulla che possa farla considerare superata, rimane sempre l'angoscia, basta un nulla, un pensiero evocativo o un colpo di tosse. Credo che molto dipende, in termini di paura per le condizioni di salute, dalla propria angoscia di morte. La mia è enorme, sempre stata spaventosamente elevata fin da bambina. Probabilmente ci vorrebbe un lavoro psicologico e un aiuto specifico.
Per quello che riguarda il valore delle parole o meglio della vicinanza, io credo che contino solo in parte. Indubbiamente la persona che riceve sostegno lo apprezza e lo riconosce, ma se consapevole delle sue condizioni sa di essere alla fine solo ad affrontarle, ovvero che ci sarà un punto o più punti in cui è l'unico attore del proprio dramma. Ho sempre pensato che si muoia soli, anche se hai vicino gli affetti più cari, e credo che alcune situazioni si vivano soli. La malattia è una di queste.






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