Max The Fox
di Marco Travaglio
“Ora è molto tardi per fare una legge sull
intercettazioni e del tutto inopportun
intervenire per decreto. Ma il
problema c’è: non è giusto mettere su
giornali la vita privata delle persone. Leggiamo una
valanga di intercettazioni che nulla hanno a che
fare con vicende penali, ma sono sgradevolmente
riferite a vicende personali. Non è una cosa
positiva. Occorre proteggere i cittadini”. Chi l’ha
detto? Massimo D’Alema naturalmente. Puntuale
come una merchant bank, ogni qualvolta B. è
travolto in uno scandalo, arriva la Volpe del
Tavoliere a levarlo d’impaccio. O almeno a fare par
e patta. Fa sempre così, da 17 anni. Breve riepilogo
delle puntate precedenti. Nel ‘94 B. finisce nei gua
a Milano per le tangenti alla Finanza: D’Alema
finisce nei guai a Bari per un finanziamento illecito
di 20 milioni dal re delle cliniche pugliesi,
l’imprenditore malavitoso Cavallari (prescrizione).
Nel ’96 B. è politicamente morto e l’Ulivo di Prodi
si accinge a una sonante vittoria: Max va in
pellegrinaggio a Mediaset per esaltarla come
“grande risorsa del Paese” e garantire che non la
sfiorerà nemmeno con un dito. B. medita di ritirars
a vita privata: D’Alema s’inventa la Bicamerale per
riscrivere “insieme” la Costituzione, specie sulla
giustizia, lo trasforma in padre ricostituente e
manda in soffitta il conflitto d’interessi. Nel ’98
Prodi e Ciampi portano l’Italia in Europa: Bertinott
li rovescia in men che non si dica e l’indomani
D’Alema è già pronto con una maggioranza
alternativa, rimpiazzando Rifondazione coi
ribaltonisti di Mastella, Cossiga e Buttiglione e
dichiarando morto l’Ulivo. Nel ’99 Rete 4 perde la
concessione, ma D’Alema – impegnatissimo a
sponsorizzare i “capitani coraggiosi” Colaninno,
Gnutti e Consorte per l’assalto a Telecom – la salva
regalandole la licenza per trasmettere in proroga
sulle frequenze che spettano a Europa7. Nel 2001
B. risorge dalle sue ceneri e governa cinque anni:
unica opposizione i girotondi, i pacifisti, i no
global, infatti D’Alema raccomanda di evitare la
piazza. Nel dicembre 2005 B. è alla canna del gas,
dopo aver perso le amministrative e le europee,
mentre l’Unione di Prodi ha 15 punti di vantaggio
in vista del voto politico del 2006: ma ecco saltar
fuori le intercettazioni sull’ultimo colpo di genio d
Max, l’appoggio alla scalata illegale dell’Unipol di
Consorte alla Bnl (“Vai, Gianni, facci sognare!”).
Pari e patta con le scalate di Fiorani e Ricucci ad
Antonveneta ed Rcs sponsorizzate dal
centrodestra. Così l’Unione si mangia quasi tutto il
vantaggio e Prodi vinciucchia per 25 mila voti,
troppo pochi per governare senza i ricatti dei
partitini. Nel 2009 B., dopo un anno di governo, è
già alla frutta per lo scandalo D’Addar io-Tarantini:
ben presto si scopre che “Gianpi” le mignotte le
portava nei giorni pari a Palazzo Grazioli e in quelli
dispari a Sandro Frisullo, vicepresidente della
giunta Vendola e dalemiano di ferro. Una
Bicamerale a luci rosse. Nel 2010 B. è di nuovo
sputtanato dalle rivelazioni di Wikileaks: Max non
può mancare e infatti salta fuori un cablo
dell’ambasciatore Spogli a Washington su quel che
gli ha confidato D’Alema nel 2007: “La
magistratura è la più seria minaccia per lo Stato
italiano”. Infatti i giudici baresi arrestano anche
l’altro assessore dalemiano di Vendola, Alberto
Tedesco, provvidenzialmente rifugiatosi al Senato.
Nel 2011 B. perde comunali e referendum:
D’Alema offre un bel governo istituzionale col Pdl.
Scandalo P4: Bisignani trafficava con vari ministri,
ma accompagnava pure il gen. Poletti da D’Alema
(e da chi, se no?). Ora B. ci riprova col bavaglio ai
giornali che pubblicano intercettazioni pubbliche.
Max The Fox concorda, ma dice che “per una
legge è tardi”. Ci penserà lui quando tornerà al
governo. Per lui la missione del centrosinistra è
sempre stata questa: completare l’opera del
centrodestra. Il guaio è che quegli stronzi degli
elettori non l’hanno ancora capito.