La rete del Pd: in cella l’uomo di Bersani - Interni - ilGiornale.it del 29-06-2011


: in cella l’uomo di Bersani

E adesso che Franco Pronzato, già consulente di Pier Luigi Bersani, nonché uomo-aereo del Pd, è stato arrestato con l’accusa di corruzione e maneggi vari, come la mettiamo?
Per intenderci: quella simpatica fotografia che il segretario piddino aveva sistemato con orgoglio nel suo sito web, in cui, lui medesimo, sfilava il portafoglio al suo Franco amico di vecchia data, come potrà mai venire interpretata dai più perfidi? Sarà stato pieno di tangenti o solo di biglietti da visita quel portafoglio? Oppure quella burlesca e innocente istantanea sarà stata invece un palese invito a rendere al partito il maltolto?
Ironie a parte i fatti sono che Pronzato, arrestato ieri mattina nella sua abitazione a Genova e portato nel carcere di Marassi dagli uomini della Guardia di Finanza, è indagato insieme con altre quattro persone dalla procura di Roma nell’ambito dell’inchiesta per l’assegnazione di un appalto del valore di un milione di euro per i voli di collegamento da Roma Urbe all’isola d’Elba.
Quattro amici o quattro «compagni» o quattro buoni conoscenti? Corsi e ricorsi della cronaca del malaffare. Già, perché quello stesso Pd che ridacchiava sulla P4 adesso sembra proprio costretto a dover nascondere per la vergogna questo suo armadio pieno di panni sporchi. Una simpatica organizzazione, potremmo persino darle, a questo punto, il nome di «Pd4», che sembra proprio un club elitario per trovare e far trovare scorciatoie e ingressi privilegiati non solo e non propriamente allo stadio e al cinema. È il caso infatti di ricordare che l’arresto di Pronzato è legato a doppio filo con il filone d’inchiesta su quel team di broker assicurativi che indossano, da sempre, la maglia del Partito democratico. E sono amiconi che di faccenduole imbarazzanti ne avrebbero combinate, in questi anni. Tanto che, rovistando tra appalti, favori, strizzatine d’occhio e portafogli, che non solo si sfilano per gioco, ma si aprono e si chiudono rapidamente per altri motivi, il pm Paolo Ielo, indagando indagando, ha messo a fuoco l’attività di lobby di Vincenzo Morichini, l’ex amministratore delle agenzie di Ina Assitalia e comproprietario della barca a vela Ikarus con D’Alema.
Solite bazzecole. E cioè, a quanto sembra, una sfilza di fatture sequestrate già tempo fa dalla Finanza nella sede della Soluzioni di Business srl (Sdb) di Morichini per contratti di consulenza stipulati con varie società che hanno sempre, come dire, lasciato perplesso il magistrato, il quale ha sospettato praticamente da subito che quei denari fossero stati versati per operazioni inesistenti e che quel giro di fatture false servisse a versare tangenti per la concessione di appalti da parte di alcuni enti pubblici. In effetti, per dirla tutta, qualcuno aveva spifferato la vera verità. Come per esempio l’imprenditore Pio Piccini, che agli inquirenti aveva rivelato che Morichini gli aveva chiesto finanziamenti per il Pd e per la Fondazione Italianieuropei di D’Alema in cambio di un’entratura in Finmeccanica. D’altra parte, si sa, le Fondazioni, un po’ come le barche, hanno sempre bisogno di soldi. E non solo per il rimessaggio. Fatto sta che, tra una scuffiata e un decollo o, meglio, un nuovo collegamento aereo in procinto di decollare, il pm Ielo è arrivato anche a stringere il cerchio, indagando proprio su quest’appalto per i collegamenti aerei
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