







Beh non è un tagliarsi le palle. E' che l'opera per chi ancora crede nei valori morali che la società gli ha inculcato è inutile. La trovo alquanto ovvia come cosa. Se non sono ancora crollati i tuoi valori, se non sei passato dalla fase della "morte di Dio" ( del dio della morale, come dice Evola proprio in Cavalcare la Tigre) e della "denudazione dell'Io", come fai a ritrovare l'imperativo categorico, il Selbst, il Sé, ad accettare la libertà nata dalla morte della morale? Perchè di questo si parla nell'opera, tra le altre cose...hefico:
Ultima modifica di Strapaesano; 04-07-11 alle 13:04
"Non posso lasciarti né obliarti: / il mondo perderebbe i colori / ammutolirebbero per sempre nel buio della notte / le canzoni pazze, le favole pazze". (V. Solov'ev)












Scusate ma a chiunque abbia letto il libro deve essere evidente che Il Matto ha ragione. Quella proposta in Cavalcare la tigre è una via rivolta particolarmente a chi, a causa del crollo delle strutture tradizionali in ogni possibile forma, ha provato su sé stesso il nonsenso dell'esistenza (si parla infatti di esperienze nichilistiche in relazione alla gioventù dell'epoca, alla letteratura, all'arte).
E' la via di chi non sa cosa farsene della morale, specialmente quando è solo un simulacro frutto della secolarizzazione, ed anzi auspica la sua disgregazione definitiva.
E' la stessa via che ha sperimentato in prima persona Evola, che dal periodo del naufragio dada, dopo aver vissuto l'assurdità del mondo, ha trovato il suo approdo sulla terraferma della Tradizione.
Ultima modifica di Malaparte; 04-07-11 alle 14:14
Gli Arya seggono ancora al picco dell'avvoltoio.