Pagina 1 di 2 12 UltimaUltima
Risultati da 1 a 10 di 11
  1. #1
    Banda Müntzer-Epifanio
    Data Registrazione
    14 Jun 2009
    Messaggi
    7,806
     Likes dati
    0
     Like avuti
    7
    Mentioned
    3 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito Netanyahu: la leadership palestinese riconosca l'ebraicità di Israele.

    Netanyahu: la leadership palestinese riconosca l'ebraicità di Israele.
    SCRITTO IL 2009-06-15 IN NEWS

    Gerusalemme - Infopal. Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha invitato la leadership palestinese a riconoscere chiaramente l’ebraicità dello stato ebraico in cambio di uno stato palestinese demilitarizzato. Contemporaneamente, ha affermato che la città occupata di Gerusalemme "resterà l’eterna capitale indivisa di Israele".

    Il discorso di Netanyahu è stato pronunicato ieri sera all’università Bar-Ilan e ha già fatto il giro del mondo arabo-islamico.

    "Lo stato di Israele è uno stato del popolo ebraico - ha dichiarato -, ma la parte palestinese continua a rifiutare di riconoscerlo e a raggiungere la pace. (...) Attendo il momento in cui i leader palestinesi pronunceranno queste semplici parole: 'Siamo pronti a vivere accanto a Israele, stato del popolo ebraico'".

    Per arrivare alla pace, dunque, i palestinesi dovrebbero riconoscere la natura ebraica esclusiva di Israele. Cioè, uno stato fondato su basi razziali e discriminatorie. Unico esempio del genere nel pianeta.

    Netanyahu ha poi aggiunto: "Lo stato palestinese deve essere demilitarizzato, con un forte coordinamento per garantire la sicurezza di Israele. Non dobbiamo assistere al lancio di razzi al-Qassam contro l’aeroporto di Ben Gurion. Per raggiungere la pace si deve garantire uno spazio aereo aperto controllato da Israele. Noi non accetteremo uno stato palestinese senza la garanzia che sia uno stato disarmato. Chiediamo agli Stati Uniti un impegno chiaro che garantisca che lo stato palestinese sarà demilitarizzato e senza un proprio spazio aereo, e senza poter siglare alleanze. Allora saremo pronti a riconoscere questo stato demilitarizzato accanto a Israele".

    Per quanto riguarda il diritto al ritorno dei profughi palestinesi, il premier israeliano ha affermato: "Dobbiamo risolvere il problema dei profughi palestinesi al di fuori dello stato di Israele, perché la richiesta del ritorno dei profughi porterebbe al suo collasso. Israele ha assorbito centinaia di migliaia di profughi ebrei dai paesi arabi e vi è consenso nazionale per risolvere il problema dei rifugiati al di fuori dello stato israeliano. Io credo che attraverso la buona volontà e gli investimenti internazionali sia possibile risolvere questo problema".

    Per ciò che concerne la situazione nella Cisgiordania occupata, il primo ministro israeliano ha dichiarato: "Questa è la terra dei nostri antenati. La terra di Israele è la patria del popolo ebraico. Devo dire la verità: nel cuore della patria del popolo ebraico vive anche il popolo palestinese: i due popoli devono vivere fianco a fianco in pace e libertà, senza che uno minacci l’altro".

    Netanyahu ha poi sottolineato che Gerusalemme "sarà la capitale indivisa dello stato di Israele, con la garanzia della libertà di culto per tutte le religioni", e ha aggiunto che il suo governo "non costruirà nuovi insediamenti".

    La Pax economica. "Rivolgo un appello ai leader degli stati arabi per la cooperazione con Israele e con i palestinesi - ha affermato - per raggiungere una pace economica e a spingere in avanti i progetti economici, come la desalinizzazione dell'acqua del mare e lo sfruttamento dell'energia solare". E ha chiesto agli "imprenditori di talento" del Golfo di cooperare con lo stato ebraico e con i palestinesi per la creazione di zone industriali, economiche e turistiche.

    Il primo ministro israeliano ha sottolineato che "il più grande pericolo per lo stato d'Israele, per il Medio Oriente e per tutta l'umanità è l’incontro tra l'Islam radicale e l’arma nucleare", in una chiara allusione all'Iran.


    Netanyahu: la leadership palestinese riconosca l'ebraicità di Israele. Infopal Agenzia stampa informazione Palestina, Territori palestinesi occupati, Striscia di Gaza

  2. #2
    Banda Müntzer-Epifanio
    Data Registrazione
    14 Jun 2009
    Messaggi
    7,806
     Likes dati
    0
     Like avuti
    7
    Mentioned
    3 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito Riferimento: Netanyahu: la leadership palestinese riconosca l'ebraicità di Israele.

    Quindi riassumendo Israele concede uno stato palestinese bantustanizzato così come è adesso, demilitarizzato ovvero senza difese, che riconosca non solo Israele ma l'ebraicità dello stato stesso (ovvero la formalizzazione della ghettizzazione di quei pochi arabi-israeliani che sono rimasti e la formalizzazione di uno stato su base etnico-religiosa) e che riconosca Gerusalemme intera come capitale di Israele. E come prerequisito finale la rinuncia al ritorno dei profughi palestinesi in patria.

    Una proposta che già UE e Obama stesso salutano come un primo passo verso la soluzione della questione palestinese.

  3. #3
    Comunismo e Comunità
    Data Registrazione
    11 Jun 2009
    Località
    Roma
    Messaggi
    569
     Likes dati
    0
     Like avuti
    0
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito Riferimento: Netanyahu: la leadership palestinese riconosca l'ebraicità di Israele.

    Citazione Originariamente Scritto da Sandinista Visualizza Messaggio
    Quindi riassumendo Israele concede uno stato palestinese bantustanizzato così come è adesso, demilitarizzato ovvero senza difese, che riconosca non solo Israele ma l'ebraicità dello stato stesso (ovvero la formalizzazione della ghettizzazione di quei pochi arabi-israeliani che sono rimasti e la formalizzazione di uno stato su base etnico-religiosa) e che riconosca Gerusalemme intera come capitale di Israele. E come prerequisito finale la rinuncia al ritorno dei profughi palestinesi in patria.

    Una proposta che già UE e Obama stesso salutano come un primo passo verso la soluzione della questione palestinese.
    Accidenti! Sono davvero stati sfacciati! Ciò rafforza le convinzioni di tutti noi in merito al tipo di "stato" che i sionisti hanno tirato su...

    Rifiutare la proposta-suicidio mi pare il minimo...

  4. #4
    Forumista senior
    Data Registrazione
    25 Apr 2009
    Località
    Perugia
    Messaggi
    1,422
     Likes dati
    67
     Like avuti
    63
    Mentioned
    1 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito Riferimento: Netanyahu: la leadership palestinese riconosca l'ebraicità di Israele.

    Citazione Originariamente Scritto da Sandinista Visualizza Messaggio
    Quindi riassumendo Israele concede uno stato palestinese bantustanizzato così come è adesso, demilitarizzato ovvero senza difese, che riconosca non solo Israele ma l'ebraicità dello stato stesso (ovvero la formalizzazione della ghettizzazione di quei pochi arabi-israeliani che sono rimasti e la formalizzazione di uno stato su base etnico-religiosa) e che riconosca Gerusalemme intera come capitale di Israele. E come prerequisito finale la rinuncia al ritorno dei profughi palestinesi in patria.

    Una proposta che già UE e Obama stesso salutano come un primo passo verso la soluzione della questione palestinese.
    Alla faccia...

    Molto peggio di adesso, in pratica.

  5. #5
    Forumista senior
    Data Registrazione
    10 Jun 2009
    Messaggi
    2,367
     Likes dati
    0
     Like avuti
    0
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito Riferimento: Netanyahu: la leadership palestinese riconosca l'ebraicità di Israele.

    A dir poco grottesca la dichiarazione di Netanyahu, già correttamente commentata da Sandinista.

  6. #6
    Banda Müntzer-Epifanio
    Data Registrazione
    14 Jun 2009
    Messaggi
    7,806
     Likes dati
    0
     Like avuti
    7
    Mentioned
    3 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito Riferimento: Netanyahu: la leadership palestinese riconosca l'ebraicità di Israele.

    L'idea che mi sono fatto è che ci siano diverse possibili interpretazioni a questa "proposta" di Netanyahu. La prima è che Israele ponga condizioni consapevolmente irricevibili da parte di ogni fazione palestinese (compresa la ANP) per poter partire da una nuova posizione di forza presentandosi come l'unica delle due parti con volontà di dialogo di fronte all'opinione pubblica internazionale dopo la pesante perdita di credibilità in seguito all'operazione piombo fuso. La seconda è che questa dichiarazione sia una prova di forza con l'amministrazione statunitense dopo il discorso di Obama a Il Cairo. Non è un segreto che gli israeliani non abbiano preso bene le parole di Obama (girano video in cui diversi israeliani intervistati in proposito chiamano il presidente degli Stati Uniti sporco negro e terrorista) e che Obama stesso aldilà delle parole stia cercando un riavvicinamento con Israele in questo ultimo periodo; dunque l'idea è che Netanyahu voglia alzare la posta in maniera esponenziale per vedere quali siano le reali intenzioni di Obama sulla questione palestinese aldilà delle parole concilianti de Il Cairo.
    E come era prevedibile a quanto pare Obama e la UE si sono subito accodati a Netanyahu mostrando un entusiasmo quasi retorico.

  7. #7
    Forumista senior
    Data Registrazione
    13 Jun 2009
    Località
    Munster(Westfalia)
    Messaggi
    1,452
     Likes dati
    2
     Like avuti
    91
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito Riferimento: Netanyahu: la leadership palestinese riconosca l'ebraicità di Israele.

    La cosiddetta “soluzione dei due stati” è una minaccia
    per il popolo Palestinese e per il diritto al ritorno


    di Amhed Saadat *

    Sono onorato di partecipare a questi eventi che segnano il 61° anniversario della Nakba, in difesa dei nostri diritti storici e nazionali, particolarmente il diritto al ritorno nella nostra terra. Questi sono i diritti affermati dai nostri leader e martiri nazionali, inclusi al-Hakim, Dr. George Habash, Abu Ali Mustafa e Sabir Mohieddin. Essi sono non solo l’essenza della causa palestinese ma anche il ponte tra la nostra nazione e la democratizzazione di tutta la Palestina storica.

    Rendo omaggio a voi e ai vostri valorosi sforzi, che hanno riempito i vuoti lasciati dall’assenza dell’Organizzazione per la Liberazione della Palestina (OLP) e dalla marginalizzazione di una leadership forte per la causa Palestinese.

    Voglio rendere omaggio anche a tutti i gruppi Arabi e Palestinesi che la lavorano instancabilmente per difendere i nostri diritti, nonché a tutte le forze internazionali democratiche e progressiste che stanno accanto al nostro popolo nella giusta lotta per il diritto all’indipendenza ed al ritorno. Vorrei anche omaggiare il comportamento di alcuni stati europei che hanno assunto una posizione indipendente nei confronti del nostro popolo, del nostro diritto alla democrazia e sono stati accanto alla nostra gente di fronte alla recente guerra barbarica a Gaza; in particolare mi riferisco a Svezia e Norvegia e alle nazioni bolivariane dell’America Latina, capeggiate dal Presidente venezuelano Hugo Chavez.

    Il diritto al ritorno non si estinguerà per prescrizione e noi abbiamo mantenuto la nostra presenza a difesa di questo diritto. Comunque, questo non elimina i rischi che attaccano il diritto al ritorno, dal momento che a partire da Camp David e a causa dello smantellamento di gran parte del progetto nazionale Arabo di opposizione al nemico Sionista, ciò che è rimasto è solo una politica Palestinese “pragmatica” collocata nel contesto di un “insediamento”. Questa tendenza è andata avanti attraverso Madrid e Oslo, separata dalle nostre costanti nazionali palestinesi, smantellando il nostro progetto di liberazione nazionale.

    Ciò ha danneggiato enormemente il nostro progetto di liberazione nazionale, così come fa l’impotenza nazionale ed Araba mostrata dall’iniziativa Araba, che ha indebolito il diritto al ritorno attraverso l’uso del linguaggio ambiguo che appare nel testo. Lo sforzo che si richiede a livello nazionale Palestinese e Arabo è la fine di ogni confusione, nonché la chiara distinzione tra la fine dell’occupazione e la fine del conflitto.

    La fine del conflitto storico (nonché il nostro obiettivo) può essere costituita solo dalla fine dell’entità Sionista e dall’insediamento della democrazia in tutta la Palestina, attraverso l’applicazione del diritto Palestinese al ritorno. Lo slogan dei “due popoli due stati” apre solo la porta all’accettazione di Israele come “stato Ebraico”, che minaccia non solo il nostro diritto al ritorno, ma anche l’esistenza delle masse del nostro popolo nella parte della Palestina occupata nel 1948 sul terreno in cui nacquero e nel quale sono rimaste fortemente radicate.

    Sono consapevole che la realtà Palestinese in questo periodo di divisione del nostro popolo non fornisce un clima per conquiste sostanziali nei termini della correzione della politica Palestinese e delle tattiche di gestione del conflitto contro l’occupazione. In ogni caso, i denominatori comuni raggiunti a Il Cairo nel 2005 e il documento di riconciliazione nazionale come basi per l’unità Palestinese porteranno alla ricostruzione delle istituzioni del popolo Palestinese, e in particolare a quella dell’OLP, l’entità politica di tutto il popolo Palestinese, e al raggiungimento degli obiettivi dell’unità della nostra gente e dei nostri diritti nazionali, incluso quello al ritorno. Su questa base, faccio appello alle masse del nostro popolo nella diaspora affinché alzino le loro voci per far cessare la divisione Palestinese e per ricostruire l’OLP, una via democratica come strumento nazionale per la lotta democratica nazionale, preparata a condurre il nostro popolo nella lotta e ad assumere la leadership al livello strategico per affrontare le sfide e per mantenerci sulla strada della conquista dei nostri obiettivi nazionali. Non ho alcun dubbio: questi obiettivi nazionali saranno raggiunti.

    Confido in voi, nella vostra abilità ed energia e nelle energie del nostro popolo e delle forze popolari pan-Arabe dei vari colori politici. Queste sono impegnate nel progetto di opposizione all’egemonia imperialista statunitense sul controllo della regione e del mondo così come nell’appoggio dei nostri alleati e della loro gente e delle forze popolari e progressiste a livello internazionale. Ho fiducia nel fatto che il nostro popolo e gli altri popoli marginalizzati e oppressi del mondo, così come gli stati poveri e marginalizzati del pianeta che oggi stanno dirigendo le forze del progresso, abbiano i loro piedi fermamente fissati alla strada per sconfiggere tutti i progetti e i piani dell’imperialismo e del razzismo, e che stabiliranno il nuovo ordine internazionale fondato sulla giustizia, sull’uguaglianza e sulla fratellanza tra i popoli, sulla pace e sul progresso sociale e rifiuteranno tutte le forme di discriminazione razziale e di oppressione nazionale e di classe. La vittoria è certa!


    Tratto da: Popular Front for the Liberation of Palestine | Popular Front for the Liberation of Palestine
    Free Ahmad Sa'adat

    *Ahmad Sa’adat è il Segretario Generale, Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina. Dalla cella di isolamento della prigione di Asquelan

    Traduzione a cura del Collettivo Autorganizzato Universitario – Napoli


    Per la Comunità Umana
    Ultima modifica di Muntzer; 15-06-09 alle 18:58 Motivo: errori
    Muntzer il Sopravvissuto

  8. #8
    Forumista esperto
    Data Registrazione
    30 Mar 2009
    Messaggi
    25,548
     Likes dati
    2,490
     Like avuti
    1,723
    Mentioned
    4 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito Riferimento: Netanyahu: la leadership palestinese riconosca l'ebraicità di Israele.

    Citazione Originariamente Scritto da Sandinista Visualizza Messaggio
    Quindi riassumendo Israele concede uno stato palestinese bantustanizzato così come è adesso, demilitarizzato ovvero senza difese, che riconosca non solo Israele ma l'ebraicità dello stato stesso (ovvero la formalizzazione della ghettizzazione di quei pochi arabi-israeliani che sono rimasti e la formalizzazione di uno stato su base etnico-religiosa) e che riconosca Gerusalemme intera come capitale di Israele. E come prerequisito finale la rinuncia al ritorno dei profughi palestinesi in patria.

    Una proposta che già UE e Obama stesso salutano come un primo passo verso la soluzione della questione palestinese.
    ah beh, se questo è un primo passo...voglio vedere il secondo!
    -Ma dai, sarà la bora..
    -Ma non siamo a Trieste!

  9. #9
    Forumista senior
    Data Registrazione
    13 Jun 2009
    Località
    Munster(Westfalia)
    Messaggi
    1,452
     Likes dati
    2
     Like avuti
    91
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito Riferimento: Netanyahu: la leadership palestinese riconosca l'ebraicità di Israele.

    LE "GENEROSE" OFFERTE DI NETHANYAU. UN VELENOSO INGANNO DA RESPINGERE
    Forum Palestina

    Dopo il discorso del premier israeliano all’Università Bar Ilan, considerato la risposta al discorso di Barck Obama all’Università del Cairo, è bene essere chiari. Non solo lo Stato di Israele, per bocca del suo capo del governo, non ha fatto alcun passo avanti, ma ha inteso ribadire con forza, addirittura con arroganza, la sua unilaterale visione del mondo, della storia ed anche dell’attualità.

    Nethanyau non ha fatto altro che riaffermare i capisaldi dell’ideologia sionista, a partire dalla negazione del diritto dei Palestinesi ad uno Stato degno di questo nome, che è cosa diversa dal bantustan privo di sovranità vagamente ipotizzato dal premier israeliano, in perfetta ed assoluta continuità con i suoi predecessori. Quanto alle responsabilità storiche, Nethanyau ha nuovamente rovesciato sui Palestinesi e gli Arabi la colpa di non aver mai accettato una prospettiva di pace e convivenza, facendo risalire agli scontri del 1920 con i primi coloni sionisti l’inizio di un rifiuto arabo che arriva fino ai nostri giorni, passando per la guerra del 1948, le prime azioni dei fedayn negli anni 50 e la guerra del 1967. Del resto, per il premier israeliano è chiaro che il diritto del popolo ebraico ad occupare la terra palestinese risale alla bellezza di 3500 anni fa, smentendo, quindi, che la nascita di Israele sia una diretta conseguenza dell’Olocausto: “Il diritto di stabilire il nostro Stato sovrano qui, nella Terra di Israele, deriva da un semplice fatto: Eretz Israel è il luogo di nascita del popolo ebraico”. Conseguentemente, chi ha abitato la terra di Palestina per secoli e secoli, non ha alcun diritto su quella terra, tanto è vero che la precondizione per qualunque colloquio con i Palestinesi è la seguente: “I Palestinesi devono riconoscere Israele come lo Stato del popolo ebraico”. E tanti saluti a quel milione e mezzo di cittadini israeliani che ebrei non sono, per non parlare dei profughi della diaspora palestinese, che nella terra di Israele non dovranno mai più mettere piede.

    Sulla base di questi presupposti, non c’è da stupirsi se lo “Stato” immaginato da Nethanyau per i Palestinesi non abbia nulla a che vedere con i principi di sovranità che contraddistinguono gli Stati veri e propri: può, infatti, definirsi Stato un’entità privata della sua capitale storica (Gerusalemme), di confini certi e del controllo sugli stessi, del controllo del suo spazio aereo e – lo supponiamo – anche delle sue acque territoriali? “Niente esercito, nessun controllo dello spazio aereo. Misure reali ed efficaci (da parte della comunità internazionale, guidata dagli U.S.A., dice Nethanyau) per impedire che vi arrivino armi, non come succede adesso a Gaza. I Palestinesi non possono stipulare trattati militari”. Se a tutto questo aggiungiamo che, nella visione di Nethanyau, non è nemmeno pensabile frenare quella che chiama la “crescita naturale” delle colonie ebraiche, appare evidente che nemmeno l’arrendevolissima Autorità Palestinese di Abu Mazen può permettersi di accettare ufficialmente queste condizioni.

    *****

    Il futuro delineato dalle parole di Nethanyau non potrebbe essere più nero, per i Palestinesi, per l’intero Medio Oriente, per tutta l’area che va dal Mediterraneo al Caucaso. E’ un futuro di guerra, anche in aperto contrasto con la nuova amministrazione U.S.A., come, del resto, era scritto a chiare lettere nel documento elaborato dai servizi di intelligence israeliani, trasmesso alla Knesset lo scorso autunno, ben prima delle elezioni presidenziali nordamericane. Resta da vedere se il governo israeliano avrà veramente la forza di agire contro gli indirizzi dell’amministrazione Obama o se, di converso, l’amministrazione Obama avrà veramente la forza di autonomizzarsi, almeno in parte, da quella Israel Lobby che ha condizionato la politica mediorientale degli U.S.A. dalla presidenza Eisenhower in poi.

    Allo stato attuale, le prime reazioni al discorso di Nethanyau non autorizzano il minimo ottimismo. L’amministrazione U.S.A., contro ogni evidenza, lo ha definito “un passo avanti”, anche se non si capisce verso cosa, e lo stesso ha fatto l’Unione Europea. L’ Autorità Palestinese, la Lega Araba e tutti i governi arabi – compreso il moderatissimo e servile Egitto – lo hanno, invece, bollato per quello che è: la pietra tombale di ogni possibile negoziato. Hamas lo ha definito un discorso razzista e il Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina un proclama di guerra ed un insulto alla comunità internazionale. Arrivando a casa nostra, non possiamo non notare come, dopo il discorso del premier israeliano, Claudio Pagliara sia tornato a parlare a reti RAI unificate, lodando la proposta dello Stato palestinese “smilitarizzato”, senza che qualcuno abbia fatto sentire una voce di dissenso. Siamo pronti a scommettere che, di fronte alle reazioni negative dei Palestinesi e del mondo arabo, ripartirà il tormentone politico-mediatico sulle “generose offerte”, che l’altro ieri erano quelle di Barak, ieri quelle di Sharon ed Olmert, oggi sono quelle di Nethanyau.

    In questo scenario, la sola cosa ragionevole da fare è quella di rilanciare la solidarietà con il popolo palestinese e il boicottaggio dell’economia di guerra israeliana. La sola alternativa, è la complicità – palese o occulta, poco importa – con il delirio di onnipotenza sionista, un delirio che si mostra pronto a scatenare nuove guerre e nuovi genocidi nella convinzione di assicurarsi, per questa via, la perpetuazione del proprio dominio. Mai come oggi, lottare per la Palestina significa lottare per la pace.

    Per la Comunità Umana
    Muntzer il Sopravvissuto

  10. #10
    Banda Müntzer-Epifanio
    Data Registrazione
    14 Jun 2009
    Messaggi
    7,806
     Likes dati
    0
     Like avuti
    7
    Mentioned
    3 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito Riferimento: Netanyahu: la leadership palestinese riconosca l'ebraicità di Israele.

    Il premier israeliano Netanyahu offre uno stato ai palestinesi, ma alle sue condizioni
    No, grazie. Ieri sera, all'improvviso, dopo un silenzio sulla questione che durava dalla campagna elettorale del febbraio scorso, il premier israeliano Benjamin Netanyahu si è dichiarato favorevole alla nascita di uno stato palestinese.

    Un fulmine a ciel sereno, ma il bagliore è durato un attimo fugace. Giusto il tempo di incassare un frettoloso sostegno del presidente Usa Obama. Appena letto con attenzione il testo delle dichiarazioni di Bibi, come viene chiamato Netanyahu in Israele, l'entusiasmo è scemato subito. L'eventuale stato palestinese, nelle idee di Netanyahu, dev'essere smilitarizzato, senza alcun diritto su Gerusalemme, deve riconoscere lo stato di Israele, deve dimenticare i suoi milioni di profughi in giro per il mondo e accettare l'implementazione degli insediamenti illegali. Hamas, che controlla la Striscia di Gaza, ha definito 'razzista' la proposta. L'entourage di Abu Mazen, il presidente palestinese che governa solo la Cisgiordania, ha definito la proposta 'un sabotaggio' del processo di pace.

    Lo scenario scelto per questo discorso che, almeno a ben vedere il nervosismo di Netanyahu, doveva essere 'storico', è stato l'auditorium dell'Università Bar Ilan, situata a Ramat Gan, in un sobborgo di Tel Aviv. Platea delle grandi occasioni, ma la risposta del governo israeliano alle pressioni di Obama per rivitalizzare il processo di pace dà la sensazione della montagna che partorisce il topolino. Scatenando, per assurdo, anche le proteste del movimento dei coloni, ai quali non va bene neanche quell'entità vuota disegnata da Netanyahu che vorrebbero chiamare Palestina.
    Non si capisce, a questo punto, quale sia ''l'importante passo avanti sulla strada della pace da parte d'Israele'', come la Casa Bianca ha definito il discorso di ieri. Il passo, importante o no, non va avanti.



    Christian Elia


    PeaceReporter - Offerta respinta

 

 
Pagina 1 di 2 12 UltimaUltima

Discussioni Simili

  1. Risposte: 0
    Ultimo Messaggio: 21-01-10, 14:26
  2. Risposte: 0
    Ultimo Messaggio: 21-01-10, 14:25
  3. NETANYAHU: «NO A UNO STATO PALESTINESE»
    Di King Z. nel forum Politica Estera
    Risposte: 52
    Ultimo Messaggio: 25-05-09, 00:57
  4. Risposte: 0
    Ultimo Messaggio: 18-12-06, 16:11
  5. Leadership collettiva palestinese?
    Di pietro nel forum Comunismo e Comunità
    Risposte: 3
    Ultimo Messaggio: 05-11-04, 15:17

Permessi di Scrittura

  • Tu non puoi inviare nuove discussioni
  • Tu non puoi inviare risposte
  • Tu non puoi inviare allegati
  • Tu non puoi modificare i tuoi messaggi
  •  
[Rilevato AdBlock]

Per accedere ai contenuti di questo Forum con AdBlock attivato
devi registrarti gratuitamente ed eseguire il login al Forum.

Per registrarti, disattiva temporaneamente l'AdBlock e dopo aver
fatto il login potrai riattivarlo senza problemi.

Se non ti interessa registrarti, puoi sempre accedere ai contenuti disattivando AdBlock per questo sito