Risultati da 1 a 7 di 7
  1. #1
    email non funzionante
    Data Registrazione
    16 Oct 2010
    Messaggi
    6,606
     Likes dati
    0
     Like avuti
    176
    Mentioned
    1 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito Viva san Marco!-Le Pasque veronesi

    Le Pasque Veronesi
    Il primo di giugno del 1796, adducendo come pretesto l'ospitalità
    offerta dalla Serenissima al conte di Lilla, pretendente al trono
    di Francia con il nome di Luigi XVIII, l'esercito di Napoleone I
    occupò "pacificamente" Verona.
    I dodicimila soldati (si, avete letto bene: 12.000!) erano animati
    da sentimenti di libertà, uguaglianza e fraternità, almeno così Bonaparte
    amava ripetere.
    Ma le cose andarono realmente così?
    Leggendo alcuni passi del diario di Valentino Alberti, gestore
    della locanda, ci accorgiamo che...
    25 Agosto 1796 - "Due militari francesi mi vennero a riverire
    e mi han bevuto e mangiato per 19 soldi. Poi addio, tutto pagato!”
    20 Settembre - "Cinque altri han bevuto per soldi 15 e poi via. Andate
    in pace, che il vostro peccato è solamente veniale! Tre soldi a testa!
    Si conosce che non avevano mondo".
    21 detto - "Otto militari mangiarono da cena un dindio (un tacchino)
    per il valor, col pane e il vino, di Troni 12, e poi gentilissimamente
    partirono". "Tre detti, pranzato saporitamente, e poi per Troni 9,9:
    Bon ami, tu pajè!".
    27 detto - "Sette detti, invidiando l'esempio dei primi, cenarono: e
    per il conto di Troni 6:10 brusarono essi pure il pajon!”
    (lett. = bruciarono il paglione cioè fuggirono!).
    13 dicembre - (Santa Lucia, a Verona è giorno di festa) "Due militari
    cenarono e dimenticarono di pagare...". 8 detto - "Cinque detti
    di cavalleria hanno cenato e fatto un conto di Troni 20.
    Al momento di pagar han fatto finta di baruffar e in mezzo di siracche
    e sacranoni (bestemmie), mi hanno rotto quattro gotti, un tavolino
    ed una candela. Qua ho fatto i miei interessi! Bricconi!".
    18 detto - "In otto altri, dopo una cena di Troni 10:14 pagarono come
    sopra. Poi due altri, fecero lo stesso per Troni 3:10. Benedetti questi
    avventori! Vi prego a non farmi torto". 24 detto - "Dodici di cavalleria han
    cenato e bevuto per Troni 35 e poi guardandomi fisso fisso se ne andarono.
    Il salasso mi è parso gaiardo (gagliardo), ma ho creduto ben di usar
    prudenza perchè io non avevo la sabala (sciabola) al fianco.
    25 detto - (natale) "Di tutti i sopradetti però i più buoni
    galantuomini furono quei cinque di cavalleria che mi hanno favorito
    di venir a cena questa sera.
    Oh, che galantuomini! All'inferno ve ne son dei migliori.
    Costoro hanno mangiato e bevuto come fioi (figli) d'animali e poi,
    negri dal vino come folpi (polpi - cioè erano ubriachi fradici), hanno messo
    mano alla sabala e si son battuti rompendo tutti i vetri, spaventando le
    donne e tutti, persino i gatti che scappavano in caneva (in cantina).”

    L'arroganza e la prepotenza dei nuovi occupanti non si limitava a
    taglieggiare i commercianti; l'Alberti ci fa sapere anche che
    l'11 agosto 1797"ànno messo l'ospital nella Chiesa di Sant'Eufemia,
    mettendo tutti li ammalati francesi parte in convento e parte in Chiesa.



    Hanno portato via tutto, i santi, le madonne e il Santissimo,
    in San Simonetto vicino, perché li francesi rovinano tutto(...)
    Ma non ostante ànno fatto mille sorte di malanni perché ànno rotto
    le cantorie, i confessionali, il pulpito, il coro.
    Era solo la statua di San Nicola da Tolentino sul suo altare, e i francesi
    volendola distruggere, li gettarono una soga (corda) al collo e si misero
    in diversi per tirarla abbasso e buttarla in pezzi, ma non fu possibile
    smuoverla dal suo nicchio. La qual cosa fu miracolosa. Ed un soldato
    francese, arrabbiato per questo, dopo tanti sforzi per tirare in terra il
    santo, non so se con lo schioppo, con bastone o con altro, gli diede tanti
    colpi: ma tutto fu inutile(...)
    I francesi in quella Chiesa ànno fatto di tutto, perché ànno spezzato fino
    le laste delle sepolture, disturbando anche i poveri morti.
    Anzi avendone trovato uno vestito di ferro in un sepolcro, con
    una spada da una parte che erano centinara e centinara di anni
    che era stato seppellito, ànno portato via anche quello e non si sa
    che cosa ne abbiano fatto."
    Perfino le suore correvano grossi pericoli: l'8 marzo 1797 un gruppo
    di militari tentò l'assalto al monastero del Santo Spirito: le monache,
    accortesi in tempo, fecero suonare a stormo le campane; a quel disperato
    richiamo accorsero molti cittadini veronesi e i militari, spaventati dal
    contegno minaccioso dei cittadini, preferirono abbandonare la sacrilega
    impresa.
    Appare chiaro che questa situazione non poteva durare al lungo. Ed
    infatti alle 17 del 17 aprile 1797 (giorno di Pasquetta) iniziarono i primi
    tafferugli di quelle che sarebbero passate alla storia come Pasque Veronesi.
    I cittadini, all'urlo di "Viva San Marco!" iniziarono la rivolta contro
    Napoleone. I francesi si asserragliarono in Castelvecchio e nei castelli
    collinari di San Felice e San Pietro: da questi ultimi per tre giorni interi
    bombardarono Verona dall'alto. Frattanto anche dalla campagna
    sopraggiungevano contadini armati per aiutare i Veronesi che combattevano
    dentro le mura; questi erano guidati dal conte Francesco Emilei e
    combattevano incoraggiati dal suono del Rengo, la vecchia campana
    della Torre dei Lamberti, simbolo della vecchia autonomia comunale.



    In aiuto alla guarnigione francese 15 mila soldati assediarono Verona;
    il popolo veronese, ormai al limite delle forze, dovette arrendersi agli
    assedianti. Il 25 aprile (giorno di San Marco!) le autorità veneziane,
    che nulla avevano fatto per sostenere il moto di ribellione della
    fidelis Verona, abbandonarono la città legittimando così la rappresaglia
    francese. Con la fucilazione dei conti Emilei e Verità e di altri veronesi
    Napoleone mise la parola fine al generoso tentativo di ribellione
    della città.

    Traditio
    LE PASQUE VERONESI
    (17-25 aprile 1797)
    Col nome di Pasque Veronesi, fu chiamata l'insurrezione generale
    della città di Verona e del suo contado, scoppiata il 17 aprile 1797,
    lunedì dell'Angelo. Tra le innumerevoli insorgenze che dal 1796
    al 1814 costellarono l'Italia e l'Europa occupate da Bonaparte
    e che esprimevano il rigetto da parte delle popolazioni dei falsi
    princìpi della rivoluzione francese, imposti con le baionette, la
    sollevazione di Verona è certamente la più importante in Italia, dopo
    la Crociata della Santa Fede del 1799 guidata dal Cardinale Fabrizio
    Ruffo.



    1 - Verona e la Serenissima prima della Rivoluzione
    Dopo aver ucciso il proprio legittimo Sovrano, Luigi XVI, sterminata
    la sua famiglia e fatto perire nel carcere della Torre del Tempio il Delfino
    all'età di dieci anni, abbattuta la monarchia, perseguitati il culto e la
    religione cattolica, la Francia rivoluzionaria, già ubriaca dei massacri
    del Terrore, si avventura in una serie di guerre con le altre Potenze europee.
    Le orde rivoluzionarie, guidate dalle sette anticlericali più tenebrose,
    prima fra tutte dalla massoneria, sono ansiose di esportare in tutto
    il mondo l'odio contro la Chiesa e di rovesciare le tradizionali Istituzioni
    sacrali, sia civili che religiose, e le autonomie locali alle quali i popoli
    erano attaccatissimi.
    Gli Stati italiani e la Repubblica aristocratica di Venezia conoscevano
    purtroppo allora una triste decadenza morale: gran parte del patriziato,
    ombra di quello che aveva affrontato e vinto tante volte il Turco, era
    infiltrato dai principi libertari e libertini della Rivoluzione Francese;
    indifferente alla religione, imborghesito, disinteressato del bene pubblico,
    spessissimo affiliato a logge massoniche. Solo il popolo e buona parte
    del clero (specie basso) erano rimasti refrattari alle idee illuministe
    e secolarizzanti che provenivano d'Oltralpe: la loro commovente
    fedeltà all'ordine tradizionale, civile e religioso, ricevuto quale preziosa
    eredità dai propri padri e da essi difeso anche a costo della vita (si
    contano a centinaia di migliaia gl'insorgenti caduti durante la parabola
    napoleonica dal 1796 al 1814) rifulge nelle sollevazioni
    controrivoluzionarie che costellarono da un capo all'altro la Penisola
    e delle quali i manuali scolastici di storia non fanno parola.
    Nel sostanziale tradimento del proprio glorioso passato da parte
    delle classi dirigenti di allora sta la spiegazione della dissoluzione
    della millenaria, gloriosa Repubblica di Venezia.
    Verona, tuttavia, si discosta alquanto da questo quadro poco confortante.
    La città, sul finire del secolo XVIII, conta all'incirca 50.000 anime, che
    raggiungono le 230.000 comprendendovi anche la provincia. Un moderato
    benessere economico è diffuso anche nelle classi sociali meno abbienti,
    favorito da quasi cinquant'anni ininterrotti di pace. Il patriziato
    veronese, proprietario di cospicui fondi nel contado, migliora le condizioni
    di vita delle campagne, mentre in città l'antica e celebre industria della
    seta è ricercata e produce soprattutto per l'estero. L'amplissima autonomia
    amministrativa e giurisdizionale di cui gode Verona e la irrisoria pressione
    fiscale non fanno che accrescere il filiale affetto delle popolazioni verso
    la Serenissima. La concordia tra le varie classi sociali e lo spirito
    religioso, straordinariamente radicato in tutti i ceti, completano il quadro
    di una società ordinata e pacifica, naturalmente ostile alle inaudite idee
    della Francia giacobina e centralista.
    Anche a Verona, infatti, la massoneria - principale istigatrice
    della sovversione - cerca aderenti, ma gli affiliati sono pochi.
    La pressoché assoluta partecipazione popolare alle pratiche cattoliche,
    un clero ancora immune dall'infezione rivoluzionaria, la presenza di
    numerosissime confraternite laiche in tutto il territorio impediscono
    l'affermarsi dell'eresia giansenista, i progressisti di allora, fautrice
    delle idee sovversive di Francia.
    Proprio pochi anni prima delle Pasque Veronesi ricevono la loro
    formazione religiosa giganti della fede cattolica quali San Gaspare
    Bertoni, futuro fondatore degli Stimmatini, il Servo di Dio Don Pietro
    Leonardi, il Beato Carlo Steeb e la marchesa Santa Maddalena di Canossa,
    appartenente ad una delle più antiche famiglie cittadine, che fonderà nel secolo
    a venire l'Ordine delle Figlie della Carità, mentre a reggere la Cattedra
    di San Zeno si trova già dal 1790 il veneziano ex-gesuita Gianandrea
    Avogadro, profondamente anti-giansenista e vivace oppositore
    della dissolutrice filosofia sociale illuminista.
    Insomma, come riferiva alla Dominante il 25 gennaio 1795 il marchese
    Francesco Agdollo, un agente segreto inviato a Verona:
    "Nessuna notizia da questa città, il buon ordine, una senza simile
    popolazione fa apparire essere questa la sede della tranquillità".
    2 - L'invasione napoleonica
    Nel marzo del 1796, Napoleone Buonaparte, un oscuro ufficiale còrso
    (favorito dell'amante di Barras, allora capo del Direttorio francese) già
    distintosi qualche mese prima nel cannoneggiamento della folla parigina,
    giunge al comando dell'armata d'Italia, incaricato di aprire un fronte
    secondario, rispetto a quello del Reno, contro l'Austria Imperiale.
    Le insospettate doti del Bonaparte, la sua spregiudicata condotta militare
    (disprezzo della parola data e delle regole cavalleresche che fino ad allora
    disciplinavano la guerra, ricorso all'oro pur di corrompere i generali
    avversari, saccheggio sistematico dei territori occupati anche se neutrali,
    mantenimento e alloggiamento delle truppe a spese delle popolazioni civili
    trattate come nemiche, oppressione dei vinti)


    un servizio di spionaggio assai più efficiente e remunerato di quello dell'avversario, l'aiuto potente
    della massoneria e delle altre sette segrete,
    il ricorso agli stupefacenti (la famosa cantaride) per galvanizzare i soldati
    di leva, quando il fanatismo dei commissari rivoluzionari incaricati
    di sorvegliarli da solo non bastava e tanta fortuna, spiegano i successi
    mietuti dall'armata fra il 1796 ed il 1797.
    Occupati il Piemonte e la Lombardia austriaca, col pretesto d'inseguire
    gl'imperiali in fuga, Bonaparte invade anche i territori neutrali della
    Serenissima Repubblica di Venezia, che aveva rifiutato le ripetute offerte
    di alleanza militare sia dell'uno che dell'altro belligerante. Il 1° giugno
    1796 Napoleone entra in Verona con le micce accese ai cannoni,
    nell'ostilità generale. Subito i suoi si distinguono in ruberie ed empietà,
    infischiandosene della neutralità veneta ed impossessandosi delle fortezze
    e del relativo armamento.
    Vinti gl'imperiali a Rivoli, nel marzo 1797 il piano di sovvertimento
    della Serenissima si realizza: Bonaparte spinge un pugno di traditori
    bergamaschi e bresciani ad un colpo di Stato, per staccare Bergamo
    e Brescia dalla Serenissima, le quali si proclamano stati indipendenti,
    mentre sono in realtà soltanto dei fantocci protetti dalle baionette d'Oltralpe.
    Crema è rivoluzionata a tradimento dagli stessi francesi. Tutta la Lombardia
    veneta è in fiamme. Salò è contesa da giacobini e abitanti delle vallate,
    incondizionatamente fedeli al leone di San Marco, i quali, guidati da un
    eroico sacerdote, Don Andrea Filippi, hanno alla fine la meglio e chiedono
    soccorso ai veronesi. I giacobini sono però decisi non solo a riprendere
    Salò, ma anche a conquistare Verona.
    Per non essere a sua volta rivoluzionata con la violenza o col tradimento,
    Verona fidelis dà subito prova della sua lealtà al legittimo governo,
    chiedendo al Senato Veneto di potersi armare e difendere dai giacobini
    bergamaschi e bresciani. Quarantamila veronesi in armi, fra cui numerosi
    sono i contadini delle cernide, guidati dal giovane generale Antonio Maffei,
    si schierano a presidiare il confine col bresciano, liberano diversi abitati
    e giungono addirittura ad assediare Brescia; la coccarda giallo-azzurra
    coi colori cittadini è il loro emblema.
    Il vescovo di Verona, Mons. Gianandrea Avogadro, modello di carità
    per tutti i combattenti controrivoluzionari, dà ordine di fondere
    le argenterie delle chiese per la salvezza della patria.
    In città, tra l'imbarazzo e l'apprensione dei francesi barricati
    nei castelli, è tutto un pulire spade e lucidare moschetti, mentre
    compaiono ad ogni angolo di strada cartelli e scritte di Viva San Marco!
    Tutte le porte sono sorvegliate a vista dalla Guardia Nobile, una milizia
    volontaria appositamente costituita dalle autorità veronesi, a testimonianza
    di una sfiducia ormai diffusa verso le forze armate nazionali, vincolate
    dal Senato al rispetto della scellerata politica di neutralità disarmata.
    3 - Le Pasque Veronesi
    Il 17 aprile 1797, lunedì dopo pasqua, le continue provocazioni francesi
    fanno sorgere i primi incidenti. Quando, alle 17, durante i vespri,
    le batterie dei castelli sovrastanti la città, e che sono in mano nemica,
    iniziano a cannoneggiarla, i veronesi esasperati insorgono come un sol uomo
    al grido di Viva San Marco!, mentre le campane a martello avvisano anche
    il contado che la sollevazione generale è iniziata.
    Per nove giorni si combatte casa per casa; tutte le porte sono liberate;
    assaltate le piazzeforti; inviate richieste d'aiuto a Venezia, nel cui nome
    e nel cui interesse si battaglia e si muore, e all'Impero asburgico, che però
    proprio in quei giorni era stato costretto a firmare con Bonaparte i preliminari
    di pace a Leoben.
    Il popolo, inesperto nel maneggio dei cannoni, è soccorso da sei artiglieri
    asburgici, liberati dalla prigionia di guerra. Si assedia Castelvecchio.
    Trasportati i pezzi da fuoco sui colli di San Mattia e di San Leonardo, il
    popolo cannoneggia dall'alto i rivoluzionari francesi asserragliati dentro
    Castel San Pietro e Castel San Felice: altri duecento soldati asburgici
    combattono insieme con i veronesi, confusi nella mischia.
    A capitanare i veronesi sono il Conte Francesco degli Emilei ed il Conte
    Augusto Verità. A migliaia i contadini si precipitano a soccorrere Verona.
    Giungono per primi gli abitanti della Valpolicella, che si offre di condurre
    tutti i suoi uomini; scendono i montanari dalla Lessinia; altre colonne di
    volontari in armi arrivano dalla bassa e dall'est veronese.
    Castelvecchio alza bandiera bianca: viene ordinato il cessate il fuoco,
    ma i rivoluzionari francesi, scorgendo che gli assedianti, imprudentemente,
    si erano troppo avvicinati al castello, aperte le porte, ne approfittano
    per scaricare a tradimento contro di loro un cannone a mitraglia,
    facendone strage.
    Una pattuglia asburgica, che reca purtroppo la notizia dei preliminari
    di pace, è accolta in delirio dalla popolazione che la crede invece
    un'avanguardia degl'Imperiali, prossimi a liberare la città dagli
    odiati giacobini. A Pescantina l'eroica resistenza degli abitanti blocca
    l'avanzata di una colonna francese, impedendole di traghettare l'Adige,
    eroismo che diciannove pescantinesi, fra cui donne e bambini, pagano
    con la vita, moschettati o arsi vivi nelle loro case dai rivoluzionari.
    A Venezia, intanto, Emilei non ottiene gli aiuti sperati e deve rientrare
    a mani vuote. Sul lago il generale Maffei, attaccato dagli eserciti francesi
    provenienti da Milano, deve arretrare, fedele alla consegna del Senato
    di non scontrarsi con essi, ma a San Massimo e a Santa Lucia il 20 aprile
    s'ingaggia battaglia aperta; lo scontro volge in un primo tempo a vantaggio
    dei soldati veneti ed è quella l'ultima volta che la vittoria arride a San
    Marco, ma poi, sopraffatti dal numero, essi sono costretti a ritirarsi
    tra le mura.
    Alla fine di nove giorni di combattimenti i francesi contano a centinaia
    le vittime lasciate sul campo in quella che è diventata, per l'esercito più
    potente d'Europa, una cocente sconfitta militare. Poco più di un centinaio
    sono i caduti veronesi. Circa 2.400 sono i prigionieri francesi catturati,
    dei quali 500 sono militari, altri 900 appartengono al personale civile
    dell'esercito napoleonico: tutti erano stati condotti in Piazza dei Signori,
    presso il palazzo dei rappresentanti veneti a Verona. Altri 1.000, infine,
    degenti negli ospedali cittadini, sono ivi piantonati dagli stessi veronesi
    per preservarli da ogni vendetta.
    La sorte della città, privata di ogni soccorso esterno, è tuttavia segnata;
    ma il popolo non vuole ancora arrendersi. In provincia si susseguono le
    esecuzioni sommarie: in località Ca' dei Capri, presso San Massimo, cade
    fucilato sotto il piombo francese un giovanissimo sacerdote, Don Giuseppe
    Malenza, che guidava un gruppo d'insorgenti. Dalle alture i giacobini
    veronesi, traditori della loro patria, suonano fanfare militari per
    l'imminente crollo dell'aborrita Verona. Infine, assediata da cinque
    eserciti, bombardata giorno e notte, tradita dai Provveditori Veneti che
    l'abbandonano per ben due volte pur di non violare la chimerica neutralità,
    Verona capitola il 25 aprile 1797, giorno di San Marco.
    4 - La vendetta rivoluzionaria e la fine della Serenissima
    Disarmato il popolo, resi inservibili i cannoni, presi in ostaggio i sedici
    più eminenti concittadini (fra cui il vescovo, l'Emilei, Verità e tutte le
    più alte cariche) il 27 aprile i francesi rientrano in Verona. Per prima
    cosa saccheggiano il Monte di Pietà, la banca dei poveri. Vengono imposte
    contribuzioni enormi, depredate le opere d'arte, mentre una commissione
    militare è incaricata di far deportare alla Guyana i cinquanta colpevoli
    principali dell'insurrezione. I traditori veronesi, peggiori dei loro
    padroni, vorrebbero mutare nome a Verona (ribattezzandola Egalitopoli
    o Città dell'Eguaglianza) essendosi macchiata dell'onta di essersi ribellata
    a cotanti liberatori, e vorrebbero punire con una pubblica decapitazione
    sul corso tutti i capi famiglia protagonisti della gloriosa difesa della
    propria città e del proprio legittimo ed amato governo.
    La vendetta non si fa attendere: il 6 maggio 1797 sono arrestati nella
    notte e mandati a morire tra il 16 maggio, l'8 e il 18 giugno, dopo un
    processo politico farsa tenutosi a Palazzo Ridolfi Da Lisca, attuale sede
    del Liceo Scientifico Messedaglia, Giovanni Battista Malenza (fratello di
    Giuseppe) al quale i giacobini l'avevano da tempo giurata e che era stato
    uno dei capi dell'insurrezione cittadina, i Conti Emilei e Verità le cui
    case sono abbandonate al saccheggio ed il vecchio frate cappuccino
    Luigi Maria da Verona (al secolo Domenico Frangini) morto in concetto
    di santità. Disgustato dall'empietà dei sanculotti, in una lettera ad un suo
    confratello, intercettata, li aveva definiti peggiori dei cannibali, perché
    questi ultimi avevano levate le mani solo contro gli uomini, mentre i
    repubblicani francesi le avevano levate contro Dio.
    Rifiutatosi di disconoscere la paternità della lettera o di farsi passare
    per pazzo o per ubriaco, Padre Frangini affronta il martirio, raggiante, al
    suono scordato dei tamburi. Anche i popolani Pietro Sauro, Andrea Pomari,
    Stefano Lanzetta e Agostino Bianchi subiscono analoga sorte: fucilati tutti
    a destra di Porta Nuova, guardandola dall'esterno.



    Clamoroso anche il difetto di giurisdizione del tribunale militare
    rivoluzionario: esso condanna a morte gl'insorgenti veronesi, in forza di
    una legge criminale francese che punisce i reati commessi contro l'esercito
    repubblicano in territori di Stati in guerra con la Francia, la quale era
    ancora formalmente in pace con la neutrale Serenissima.
    Non appena rioccupata la città, i rivoluzionari francesi decidono
    l'immediata deportazione in massa in Francia dei 2.500 uomini
    della guarnigione veneta che aveva difeso la città ed in particolare
    del Reggimento di Fanteria treviso. Per accoglierli, la "patria
    dei liberatori dell'umanità" istituisce il primo universo
    concentrazionario moderno.
    Da quei campi di prigionia e di sterminio, tornarono meno della metà, dopo
    la pace di Campoformio, rimpatriati, sul finire di quel terribile 1797 e nei
    mesi successivi, attraverso la frontiera del Reno, passando per i territori
    amici dell'Impero. La maggior parte di quei militi, colpevoli soltanto di
    aver fatto il proprio dovere, morì di fame o di stenti in Francia; altri
    ancora sulle strade del Brennero o del Tarvisio, sulla via di casa.
    Nei mesi successivi giacobini veronesi e rivoluzionari transalpini si
    sfogano ad elevare alberi della libertà [ai quali appendono gli orridi
    tricolori francesi, ispiratori di quelli itagliani…]




    e piramidi massoniche





    a scoronare e depredare in Cattedrale la venerata immagine della Madonna
    del Popolo (alla quale viene negato il titolo troppo aristocratico di Regina,
    declassandola a cittadina Madonna) e ad altri sacrilegi, a lanciare
    spropositi dalla sala di pubblica istruzione, proponendo ad esempio
    di bruciare tutti i confessionali, di far mitragliare in Stradone San Fermo
    gli ecclesiastici o di distruggere le Arche Scaligere, perché innalzate
    sotto un regime non democratico. [in realtà non demagogico...]





    I leoni di San Marco vengono abbattuti, gli stemmi nobiliari
    e i rispettivi titoli proibiti, sotto pena di pesanti multe per
    chi soltanto osi pronunciarli. Addirittura, per giustificarsi di aver
    aggredito una città ed una Repubblica neutrale ed in pace con loro,
    rivoluzionari transalpini e giacobini veronesi rovesciano le loro
    responsabilità sulle vittime, inventando la favola del "massacro di Verona"
    e facendo passare l'insurrezione di una città stanca della tirannia dei suoi
    pretesi liberatori, come un eccidio di massa, programmato e freddamente
    realizzato, di soldati francesi malati o feriti. A questa menzogna sono
    ispirate quasi tutte le stampe dell'epoca relative alla sollevazione
    di Verona.
    Proclamate le elezioni, i giacobini, giunti al potere solo grazie alla forza
    francese d'occupazione, speravano di vedere legittimata la loro usurpazione.
    Quale delusione, quale rabbiosa reazione quando si vedono sconfitti
    in quasi tutti i collegi!
    Naturalmente, il verdetto popolare non viene rispettato dai
    democratizzatori; il generale francese, al quale spetta l'ultima parola,
    estromette a forza gran parte degli eletti, giudicati troppo legati
    all'antico regime, e ripesca i perdenti.
    Il vescovo viene infine di nuovo arrestato: la prima volta, non avendo
    voluto benedire l'albero della libertà, aveva scampato per un solo voto
    il plotone di esecuzione.
    Mentre Verona geme sotto l'arrogante sferza della Rivoluzione, le autorità
    veneziane consumano l'ultimo tradimento della Repubblica, rinunziando
    a difendersi, pur non avendo Bonaparte alcun naviglio per conquistare
    Venezia, alla quale aveva frattanto dichiarato guerra.
    Il 12 maggio 1797 lo stesso Doge Ludovico Manin propone al Maggior
    Consiglio, per le cui deliberazioni mancava quel giorno oltre tutto il
    numero legale, la devoluzione del potere al popolo e la democratizzazione
    rivoluzionaria.
    Dopo mille anni di splendore e d'incontrastato dominio del leone alato
    di San Marco, durante i quali il glorioso gonfalone della Serenissima era
    sventolato su tutti i mari, temuto e rispettato perfino dal Turco, l'antica
    città dei Dogi è consegnata ad un nugolo di municipalisti intriganti e
    parolai, che piantano l'albero della libertà in San Marco, minacciano la
    pena di morte a chiunque osi gridare Viva San Marco! e che usurperanno
    il potere fino all'ingresso, trionfale, degl'imperiali in città, nel gennaio
    1798.
    5 - La Restaurazione
    Dopo diciotto mesi d'incessanti preghiere e di candele accese giorno e notte
    innanzi all'altare della Madonna del Popolo, i veronesi sono esauditi e
    ottengono la grazia di essere liberati dalla barbarie rivoluzionaria.
    Il 21 gennaio 1798,, le divisioni imperiali asburgiche comandate
    dal Barone Wilhelm von Kerpen, da Porta Nuova entrano in formazione
    di parata in città, accolte da una popolazione in delirio.
    Nel Te Deum in Cattedrale il vescovo invita magnanimamente ad evitare
    le vendette, mentre il teatro resta aperto e tutta la città è pavesata
    a festa ed illuminata in segno di giubilo per quella notte memorabile.
    Verona non dimentica i suoi eroi. I corpi senza vita dei tre sfortunati
    difensori della città (Emilei, Verità e Malenza) come degli altri
    suppliziati, che erano stati sepolti frettolosamente in una fossa comune nel
    camposanto della Santissima Trinità, il 6 febbraio 1798 sono dissotterrati
    ed inumati nelle rispettive tombe di famiglia. E, per decreto del Consiglio
    Nobiliare cittadino, nella chiesa di San Sebastiano, di giuspatronato della
    città, il 23 settembre 1799 si tiene una solennissima cerimonia, a cui
    partecipano tutte le autorità cittadine, vestite a lutto. Per l'occasione
    viene eretta un'imponente macchina funebre, fregiata di numerose
    incisioni che ricordano le principali gesta di quei martiri.
    Con l'arrivo delle truppe asburgiche, anche l'impavido cappuccino
    Padre Luigi Maria da Verona, riceve degna sepoltura.
    Il suo corpo viene estratto incorrotto (se si eccettua la testa, dove
    era stato offeso dai colpi mortali) con grande sorpresa di tutti,
    dalla nuda terra nella quale giaceva già da sette mesi.
    È tumulato nella chiesa dei cappuccini, la quale per ordine
    di Bonaparte verrà in seguito soppressa, abbandonata dai religiosi
    e trasformata in caserma. Di Padre Luigi Maria nessuno si ricorderà più,
    fino al 29 marzo 1897, quando, in occasione del primo centenario delle
    Pasque Veronesi il dotto sacerdote Antonio Pighi ne recupera i resti
    mortali, che, accompagnati da un numeroso corteo, sono deposti
    nel Cimitero Monumentale, nell'edicola dei Cappuccini.
    Era l'8 giugno 1897 e quel giorno correvano cento anni esatti
    dal suo supplizio.

    Per saperne di più:
    (1) Francesco Mario Agnoli, Le Pasque Veronesi, Il Cerchio Iniziative
    Editoriali, Rimini, 1998 pp. 300 circa. Euro 20. Il volume è richiedibile
    all'editore (Il Cerchio Iniziative Editoriale - Via dell'Allodola, 8 - 47900
    RIMINI - 0541/791570-775977 - Fax 799173 -
    E-mail: ilcerchio*iper.net oppure al Comitato per la celebrazione
    delle Pasque Veronesi - Via L. Montano, 1 -
    37131 VERONA - Tel. 045/8403819-520859 Fax 045/8345548)

    (2) Francesco Mario Agnoli, I processi delle Pasque Veronesi. Gl'insorti
    veronesi davanti al tribunale militare rivoluzionario francese (maggio
    1797-gennaio 1798), Il Cerchio Iniziative Editoriali, Rimini, 2002, pp. 250
    circa. Euro 16,50. Richiedibile come sopra. In appendice le sentenze e le
    carte processuali inedite, ritrovate a Parigi.
    È poi prevista una riedizione accresciuta del primo tomo del volume
    Le Pasque Veronesi, completata da un secondo tomo, con un saggio di
    Francesco Mario Agnoli dedicato al culto di Napoleone e per il
    resto interamente iconografico: il testo aduna quasi mille immagini
    originali che costituiscono una documentazione straordinaria, di prima
    mano e in larga misura inedita, delle Insorgenze, delle Pasque Veronesi
    in ispecie, della caduta della Serenissima e della satira rivoluzionaria e
    controrivoluzionaria, con speciale menzione iconografica del ridicolo culto
    di Bonaparte. Purtroppo questa riedizione con il volume iconografico
    dedicato all'insorgenza veronese non ha trovato finora attenzione né presso
    le istituzioni cittadine infette di spirito rivoluzionario, né presso
    l'assessorato alla cultura e all'identità veneta della Regione.
    È altresì prevista la pubblicazione di una collana dei principali testi
    (diari e memoriali dell'epoca) relativi alle Pasque Veronesi, che giacciono
    impubblicati e a rischio di andare distrutti per sempre nei fondi di
    biblioteche o collezioni private. Anche per salvare tali opere, l'appello
    alle pubbliche Istituzioni è doveroso.
    ---------------------------------------------------------------------------*---


    Il leone di San Marco, posto su una colonna in piazza delle Erbe, venne
    abbattuto dai giacobini poco dopo la resa della città. Il leone odierno,
    realizzato simile all'originario, venne ripristinato nel 1886.


  2. #2
    Forumista
    Data Registrazione
    11 Jan 2011
    Località
    PADOVA
    Messaggi
    238
     Likes dati
    0
     Like avuti
    0
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito Rif: Viva san Marco!-Le Pasque veronesi

    Onore ai martiri delle Pasque veronesi, W San Marco!

  3. #3
    roma kaputt!
    Data Registrazione
    13 Jun 2010
    Località
    Milàn
    Messaggi
    1,205
     Likes dati
    0
     Like avuti
    8
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito Rif: Viva san Marco!-Le Pasque veronesi

    Sprofondino parigi e tutti i nanoleoni.hefico:

  4. #4
    email non funzionante
    Data Registrazione
    16 Oct 2010
    Messaggi
    6,606
     Likes dati
    0
     Like avuti
    176
    Mentioned
    1 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito Rif: Viva san Marco!-Le Pasque veronesi

    Pasque veronesi, «fucilate» sulla Provincia
    Le bordate dei militi veneti in uniforme d'epoca danno inizio in piazza Erbe e in piazza dei Signori al 214°anniversario
    Ruggiero: «Il presidente Miozzi ci patrocinerà, voglio proprio vedere se preferisce i gay a noi»
    «Par tera! par mar! San Marco!». Il drappello di 12 militi nelle divise del 16° reggimento Treviso, degli schiavoni e degli artiglieri veneti hanno dato il via ieri in piazza Erbe alle celebrazioni del 214° anniversario delle Pasque Veronesi. A chiamare le truppe a raccolta, alle 17, ora che segnò l'inizio dell'insurrezione antinapoleonica, è il suono del Rengo dalla Torre dei Lamberti mentre viene calato un lungo drappo giallo-azzurro.
    È il segnale. I soldati della Serenissima imbracciano i moschetti. Il comandante si sgola: «Fucilieri pareciar! inescar! caricar! bacheta a posto! armar! puntar! tirar!». E giù scariche a salve che rimbombano fra gli storici palazzi.
    Dopo ogni fucilata il grido per San Marco si mescola agli applausi, al pianto dei bimbi spaventati dagli spari, allo stupore di chi chiede cosa sta succedendo.
    Nelle retrovie Maurizio Ruggiero, segretario del comitato organizzativo ed esponente del tradizionalismo cattolico scaligero, fornisce informazioni. «Quel giorno il popolo radunato nelle chiese per i vespri si ribellò all'invasore e nelle vie si scatenò la caccia al francese. È da 14 anni che chiediamo al Comune un monumento per i deportati del reggimento Treviso che difesero la città».
    Le manifestazioni culmineranno con la parata di domenica 15 maggio. Il 25 aprile, festa di San Marco, è stata celebrata una messa in rito romano antico a Santa Maria in Organo.
    Nessun rito, invece, sarà officiato su Porta Nuova, dove sventola il tricolore. «Non possiamo ricordare i martiri delle Pasque sotto la bandiera di chi li ha assassinati» esclama Ruggiero.
    In piazza riecheggiano anche le polemiche sul patrocinio della Provincia che tarda ad arrivare. «Il presidente Miozzi ce lo accorderà anche quest'anno, ma fanno bene i leghisti a protestare. Voglio vedere se il centrodestra preferirà i sodomiti, patrocinando l'Arcigay, alle Pasque veronesi e ai cattolici tradizionalisti. Facciano i conti su quanti voti perderanno...».



  5. #5
    Conservatore
    Data Registrazione
    30 Apr 2004
    Località
    Sponda bresciana benacense
    Messaggi
    20,196
     Likes dati
    67
     Like avuti
    187
    Mentioned
    2 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito Rif: Viva san Marco!-Le Pasque veronesi

    Penso che le vicende di allora possano insegnare qualcosa anche a noi, uomini del XXI secolo.
    Che la protervia e la spavalderia francese possa essere nuovamente affrontata con il coraggio e la volontà di difendere la giusta causa?

    Auguriamocelo. Intanto, da bresciano, Viva San Marco!
    “Pray as thougheverything depended on God. Work as though everything depended on you.”

  6. #6
    email non funzionante
    Data Registrazione
    16 Oct 2010
    Messaggi
    6,606
     Likes dati
    0
     Like avuti
    176
    Mentioned
    1 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito Rif: Viva san Marco!-Le Pasque veronesi

    Domenica 15 maggio 2011, ore 20.30: Grande parata e corteo storico in costume per le vie cittadine, partendo da Piazza dei Signori e fino a Piazza Bra, con: trombettieri, tamburini e alfieri; milizie nelle uniformi storiche con cannoni, spadini, fucili e divise di 200 anni fa; commemorazione dei caduti, alzabandiera, salve di fucileria e di artiglieria, campane a martello, fuochi finali d’artificio in piazza. Ai partecipanti saranno distribuite coccarde con i colori cittadini, azzurro e oro.

    Lunedì 16 maggio 2011, ore 18: Palazzo Ridolfi Da Lisca e Porta Nuova. Deposizione di corone d’alloro a Palazzo Ridolfi Da Lisca (in Stradone Maffei, odierno Liceo Montanari) e a Porta Nuova, sui luoghi dove i capi dell’insurrezione veronese 214 anni fa furono rispettivamente processati e poi fucilati.

    Mercoledì 8 giugno 2011, ore 17: Cimitero monumentale. Cerimonia privata di suffragio sulla tomba del Cappuccino Servo di Dio, Padre Luigi Maria da Verona, fucilato 214 anni or sono dai rivoluzionari francesi.

    Sabato 18 giugno 2011, ore 18.30: Chiesa di San Luca. Santa Messa cantata in lingua latina in rito antico a suffragio dei caduti delle Pasque Veronesi, preceduta dalla deposizione di una corona d’alloro a Porta Nuova, con militi nelle uniformi storiche, colpi di cannone in Bra all’inizio e al termine del sacro rito.


  7. #7
    email non funzionante
    Data Registrazione
    16 Oct 2010
    Messaggi
    6,606
     Likes dati
    0
     Like avuti
    176
    Mentioned
    1 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito Rif: Viva san Marco!-Le Pasque veronesi

    Sabato 9 e domenica 10 luglio 2011, grande rievocazione storica della battaglia di Rivoli Veronese (domenica 10 luglio - ore 15.30, in centro al paese) e delle insorgenze antifrancesi e antinapoleoniche del territorio circostante (sabato 9 luglio - ore 21, in centro la paese) con la partecipazione di gruppi storici di fanteria, artiglieria e cavalleria francese, austriaca e veneziana di fine ‘700: mostra fotografica sulle Pasque Veronesi al forte. Con centinaia di militi storici che si affronteranno per le strade del paese con armi e cannoni ad avancarica in tutto simili a quelli del tempo
    PROGRAMMA DELLE MANIFESTAZIONI
    Sabato 9 luglio 2011
    - Mattino: acquartieramento delle truppe francesi e austriache nella zona del campo sportivo a Rivoli Veronese.
    - Pomeriggio: Visite guidate all’accampamento.
    - Ore 21: ricostruzione in centro al paese di episodi d’insorgenza popolare antifrancese, con la partecipazione di truppe veneziane.
    Domenica 10 luglio 2011
    - Mattino: corteo delle truppe per le vie del paese.
    - Ore 15.30: rievocazione della battaglia di Rivoli (14-15 gennaio 1797) nel centro del paese.
    - Ore 17 circa: presentazione al pubblico, nel centro di Rivoli, dell’esercito veneziano del ‘700.
    Nei giorni di sabato e domenica, dalle ore 9 alle 12.30 e dalle 15 alle 19 sarà visitabile presso il forte di Rivoli la mostra fotografica dedicata alle Pasque Veronesi, la grande sollevazione della città e del contado di Verona contro Napoleone (17-25 aprile 1797). Ingresso libero.
    Al link seguente la locandina dell’evento: Comune di Rivoli Veronese

 

 

Discussioni Simili

  1. Pasque Veronesi 2010
    Di Bèrghem nel forum Veneto
    Risposte: 6
    Ultimo Messaggio: 21-08-10, 21:14
  2. Pasque Veronesi 2010
    Di Bèrghem nel forum Padania!
    Risposte: 1
    Ultimo Messaggio: 15-04-10, 19:38
  3. Pasque Veronesi 2010
    Di Bèrghem nel forum Tradizione Cattolica
    Risposte: 1
    Ultimo Messaggio: 15-04-10, 19:37
  4. Pasque Veronesi
    Di Der Wehrwolf nel forum Etnonazionalismo
    Risposte: 8
    Ultimo Messaggio: 24-04-06, 11:30
  5. foto pasque veronesi
    Di PINOCCHIO (POL) nel forum Padania!
    Risposte: 1
    Ultimo Messaggio: 28-04-04, 23:08

Permessi di Scrittura

  • Tu non puoi inviare nuove discussioni
  • Tu non puoi inviare risposte
  • Tu non puoi inviare allegati
  • Tu non puoi modificare i tuoi messaggi
  •  
[Rilevato AdBlock]

Per accedere ai contenuti di questo Forum con AdBlock attivato
devi registrarti gratuitamente ed eseguire il login al Forum.

Per registrarti, disattiva temporaneamente l'AdBlock e dopo aver
fatto il login potrai riattivarlo senza problemi.

Se non ti interessa registrarti, puoi sempre accedere ai contenuti disattivando AdBlock per questo sito