Il taglio del "forfettone" spaventa le partite Iva
450 mila contribuenti rischiano un aumentato del carico fiscale
LUIGI GRASSIA
TORINO
Una spada incombe sulle partite Iva e sui lavoratori autonomi, l’abolizione del «forfettone» fiscale che potrebbe essere decisa dalla manovra economica.
Nel regime fiscale attuale gli autonomi con meno di 30 mila euro annui di reddito possono scegliere di pagare le tasse in modo più favorevole attraverso il cosiddetto «regime minimo fiscale», cioè versando un 20% del reddito che include tutte le imposte, l’Irpef, l’Iva, l’Irap e i tributi locali; si tratta di una specie di cedolare secca che rende superflua persino l’adesione agli studi di settore. Ad avvantaggiarsi di questo sistema sono ogni anno circa 500 mila contribuenti italiani.
La manovra prevede un drastico cambiamento:
da un lato il forfait fiscale diventerà ancora più favorevole, ma solo per alcuni: scenderà nettamente dal 20% al 5% ma varrà esclusivamente per le imprese con meno di cinque anni di vita, o che avviano l’attività adesso, sarà insomma un beneficio a termine. La platea di «forfettati» scenderà da 500 a 50 mila contribuenti circa. E gli altri 450 mila? Secondo i calcoli degli esperti di Acta, l’associazione del terziario avanzato, chi beneficiava del forfettone e si trovasse a doverne fare a meno subirebbe un incremento della pressione fiscale fra il 6 e il 9 per cento se ha un reddito compreso fra i 20 mila e i 30 mila euro.
Ovvia l’intenzione del governo di incassare di più, ma nella riduzione delle agevolazioni fiscali c’è anche una ricerca di maggiore equità; d’altra parte anche la riduzione degli adempimenti fiscali è uno scopo dichiarato ai quattro venti, ma questo provvedimento andrebbe nella direzione opposta; come contemperare le varie esigenze è questione aperta. A latere, il governo pensa di cancellare le partite Iva inattive da almeno tre anni, che sarebbero, secondo le stime dell’Agenzia delle Entrate, due milion e si sospetta che vengano spesso usate per ingannare il Fisco con vari espedienti. La manovra prevederebbe la facoltà di sanare, entro tre mesi, la mancata chiusura delle partite Iva inattive con una sanzione di 129 euro.