di Pierluigi Castagnetti
da Europa del 30 giugno 2011
Il Pd è in prima linea da mesi per richiamare il governo e la maggioranza alle proprie responsabilità di fronte ai rischi sempre più concreti di
cortocircuito fra la crisi politica, quella sociale e quella economica. Il tema del lavoro in particolare è diventato giustamente la cifra e l’assillo della segreteria Bersani. Ma il partito non ha mai smesso di macinare proposte concrete anche sul piano istituzionale: basterebbe ricordare la proposta di riduzione del numero dei parlamentari all’interno di un progetto di riforma più ampio presentato all’inizio della legislatura o la recente proposta di revisione radicale dell’attuale legge elettorale, il cosiddetto porcellum, nella consapevolezza che questo snodo è decisivo per ricostruire il filo della confidenza e della fiducia nella politica da parte dei cittadini. La maggior parte di loro non si riconosce, infatti, nell’attuale ceto parlamentare perché non lo sente come proprio, essendo stato scelto e di fatto imposto dalle segreterie dei partiti, come vuole la legge vigente.
Però tutto è fermo. L’asse Berlusconi–Bossi–Scilipoti sta infatti sequestrando e condannando all’immobilismo il parlamento. Di nuova legge elettorale in particolare non vogliono sentirne parlare, prigionieri come sono dell’illusione di poter replicare il furto di uno scandaloso premio di maggioranza anche alle prossime elezioni. Per questo si pone l’esigenza di fare appello oggi agli elettori perché siano loro, con una spallata simile a quella di poche settimane fa nei referendum, a scuotere il parlamento dalla persistente e colpevole letargia e costringerlo a calendarizzare il dibattito su una nuova legge elettorale, o, in caso di perdurante inerzia, a decidere essi direttamente con quel “potere legislativo sostitutivo” loro riconosciuto dalla Costituzione. Con il referendum appunto, cioè con quello strumento proposto allora da Costantino Mortati quale “estrema forma di controllo a disposizione del corpo elettorale nel caso in cui si fosse creata una discrasia fra orientamento del legislatore e volontà popolare”. Come capita oggi sulla legge elettorale .
Per queste ragioni da molto tempo mi permetto insistere, insieme ad altri colleghi parlamentari, a importanti costituzionalisti e a personalità della società civile, per la presentazione di quesiti referendari che intervengano selettivamente sulla legge 270/2005 in modo da fare rivivere le legge pre-esistente, cioè la “Mattarella”.
Com’è possibile? Semplice. Poiché la legge Calderoli introduce, stravolgendolo, modifiche di varie parti dell’ordinamento precedente, basta eliminare quelle modifiche per fare ritornare “in vita” ciò che si era voluto estinguere. Oppure, se non si ama parlare esplicitamente di rivivescenza, si può dire che, abrogando quelle parti del porcellum che avevano straziato la legge precedente , resta comunque un testo organico ed efficace.
E’ il caso di ricordare che la legge Mattarella è già stata applicata in tre precedenti elezioni politiche con effetti positivi per il sistema e soddisfacenti per i cittadini i quali, attraverso l’ assegnazione del 75 per cento dei seggi in collegi uninominali composti mediamente da 100.000 elettori hanno avuto la possibilità di scegliere candidati conosciuti e “controllabili”, e l’ assegnazione del restante 25% su liste di partito e sistema proporzionale hanno avuto la possibilità di esprimere una opzione corrispondente al proprio orientamento politico “non mediato”. E’ questo allora il modo più appropriato per conservare una forma di maggioritario-mitigato, senza regali scandalosi di premi di maggioranza che non esistono in nessun altro paese democratico al mondo.
È peraltro noto che in questi giorni si sta iniziando la raccolta delle firme per altri referendum abrogativi presentati dal professor Passigli, i quali però, aldilà dei robusti dubbi sulla loro ammissibilità di cui ha parlato su “Europa” già Stefano Ceccanti, hanno il torto di provocare il ritorno a un sistema proporzionale puro (con il solo limite di una soglia del 4%), senza peraltro restituire all’elettore il diritto di selezionare i propri candidati, non essendo possibile infatti con i quesiti medesimi restituire – come si vorrebbe fare intendere – il voto di preferenza.
Passigli in alcune interviste ha sostenuto che il “Mattarella” ha dimostrato nell’esperienza di costringere a larghe e disomogenee coalizioni nei collegi uninominali, produttive in seguito di una nefasta frammentazione. In parte l’osservazione ha un suo fondamento, ma va detto che la frammentazione della “Mattarella”non è niente rispetto a quella che produrrebbe un sistema proporzionale puro con la sola soglia del 4%. Quante liste del 4 o 5 % avremmo in parlamento, e quale mercato si aprirebbe nella formazione di una maggioranza parlamentare? Non mi pare oggettivamente accettabile tornare alla situazione precedente le elezioni del 1994. Né in Germania, né in Spagna, né in qualsiasi altro posto potrebbe oggi esistere un sistema proporzionale di quel tipo.
Anche per questo credo sia giusto mettere gli elettori nella condizione di poter fare una scelta chiara e consapevole con il voto referendario: o il porcellum o il mattarellum, piuttosto che, o il porcellum o qualcos’altro che ci riporta a una stagione giustamente e consapevolmente superata dal popolo italiano.
» Referendum per il Mattarellum » Pierluigi Castagnetti Blog




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