Il programma del candidato Rubalcaba
Elena Marisol Brandolini, 10 luglio 2011, 177
Spagna Dopo essere stato designato candidato a premier dal Comitato federale del partito socialista spagnolo (PSOE), in elezioni primarie di cui, dopo il ritiro della catalana Carme Chacón, era rimasto l'unico competitore, Alfredo Pérez Rubalcaba ha pronunciato venerdì scorso, nel Palacio Municipal de Congresos de Madrid, davanti a una platea di 1.300 militanti e dirigenti socialisti, il suo discorso d'investitura. Un programma in sostanziale continuità con l'operato del governo di José Luis Rodríguez Zapatero, con un'idea della trasformazione schiettamente socialdemocratica, riproposta nell'ossimoro, ripetuto come un mantra nel corso della manifestazione, dell'ambizione nelle aspirazioni e del realismo nella proposta politica
Per Rubalcaba, si tratta dell'avvio di una nuova fase politica vissuta finalmente da protagonista, dopo una carriera di eterno secondo nel partito e nei governi di Felipe González e di Zapatero. Per i socialisti tutti, dell'ultima possibilità di fronteggiare l'avanzata del Partido Popular (PP) verso la Moncloa.
Un discorso, quello di Rubalcaba, contenuto in un'ora, in un linguaggio asciutto e preciso, che non lascia nulla all'immaginazione; preceduto da un video che propone lo slogan della campagna, "Escuchar Hacer Esplicar", ascoltare fare spiegare, ed una serie di aggettivi - rápido, racional, reformista, regenerador, renovador, representativo, resistente, respetable, respetuoso, responsable - tutti con la lettera erre, come il nome del candidato.
Fin dal principio, Rubalcaba rivendica la sua orgogliosa appartenenza alla famiglia socialista e ai governi guidati dal suo partito che, in Spagna, hanno retto per due terzi la democrazia del post-franchismo. Rende un tributo a Zapatero che "ci ha messo la faccia e ci ha lasciato la pelle", ricordando la notte del 9 maggio dello scorso anno, alla vigilia della manovra di rientro dal deficit, coi tagli alle pensioni e agli stipendi dei funzionari pubblici, quando la preoccupazione era non quella di una possibile perdita di voti o della tenuta del PSOE, quanto piuttosto di non finire come la Grecia e scaricarne così il prezzo sulle generazioni future. E la platea risponde, riconoscendo l'onore delle armi al leader che ha portato i socialisti spagnoli ad occupare prima il massimo del potere politico e della rappresentanza nel paese e a registrare ora il livello minimo di consenso da parte dell'elettorato.
Dice Rubalcaba che il nemico non è il PP, che semmai è l'avversario; quanto la paura, l'insicurezza, l'intolleranza, la disuguaglianza e che, perciò, occorre mantenere saldi gli assi ispiratori dell'iniziativa socialista: quello dei principi, la capacità di adattamento ai cambiamenti e la capacità di proporre un progetto per la maggioranza degli spagnoli.
Propone di rivalutare un'attitudine che riguarda la vita dei socialisti, quella dell'austerità, come atteggiamento coerente nell'ambito pubblico e in quello privato, perché "se non vivi come pensi finisci col pensare come vivi".
E contro il determinismo che muove l'azione politica, afferma: "C'è chi pensa che la politica ha perso la battaglia. C'è chi pensa che i mercati fanno e faranno come gli pare e piace sempre e noi dobbiamo cominciare questo ragionamento da qui. Perché se i mercati hanno fatto quel che gli è parso è perché qualcuno dalla politica ha deciso che fosse così. E ciò che si decide dalla politica, si corregge dalla politica. Perciò bisogna cominciare a dire che molti dei problemi che stanno accadendo in Spagna e nel mondo sono problemi politici. Ed è la politica che deve risolverli, sempre la politica".
Perciò, l'iniziativa deve essere rivolta contro i paradisi fiscali e deve avere come riferimento la forza dell'Europa, per proporre al resto del mondo un'imposta sulle transizioni finanziarie ed istituire agenzie europee di valutazione del rischio paese.
Propone Rubalcaba quattro assi fondanti per disegnare la Spagna del futuro: la creazione di occupazione, un'economia sana e competitiva, l'eguaglianza di opportunità e l'introduzione di cambiamenti nella politica e nella democrazia. Perché i cittadini chiedono di essere ascoltati, che vengano identificati i problemi, ne siano proposte le soluzioni e che infine siano risolti.
E allora bisogna innanzitutto liberare quel 4-5% di PIL che in passato era occupato dal settore delle costruzioni, per destinarlo ad altre politiche di sviluppo, l'energia, il cambiamento climatico, l'invecchiamento. Per fare questo, si chiederà al sistema bancario, che il governo sta sostenendo nella sua ristrutturazione, di destinare parte dei propri proventi alla creazione di impiego.
Per quanto riguarda le politiche economico-sociali, va favorito il dialogo sociale e la concertazione per realizzare un patto salariale con obiettivi condivisi dalle parti, per ridurre il divario salariale tra donne e uomini; va salvaguardato il sistema pubblico sanitario che funziona, contro logiche di privatizzazione e compartecipazione dei cittadini ai costi; debbono individuarsi politiche di sostegno alla scolarizzazione per far fronte al problema dell'abbandono; vanno fomentate politiche di sostegno alle famiglie, ai diversi tipi di famiglia (permessi di paternità, conciliazione dei tempi di lavoro e di cura familiare, misure per sviluppare l'autosufficienza); vanno introdotte politiche redistributive per compensare coloro che più hanno sofferto gli effetti della crisi, anche reintroducendo l'imposta sul patrimonio che è stata soppressa, facendola gravare sulle grandi fortune.
L'ultimo passaggio del discorso di Rubalcaba è sulla politica e la democrazia. E qui il riferimento al movimento dei giovani del 15M è esplicito: nelle strade e fuori dalle strade (nelle urne), dice il candidato a premier, viene richiesto che la politica sia pulita e che appaia pulita, che sia fonte di soluzioni, non di problemi e che la democrazia non si risolva nel solo voto una volta ogni quattro anni. E Rubalcaba propone allora di discutere della riforma del sistema elettorale spagnolo, secondo il modello tedesco, perché ci sia più vicinanza tra rappresentanti e rappresentati e proporzionalità nel voto. E si sofferma sulla necessità di cambiare le stesse forme della pratica politica, con un dibattito che sia fondato sulla sostanza e sul rispetto reciproco, piuttosto che sullo scontro continuo e sterile.
Con la richiesta di sostegno e condivisone del progetto all'intero partito e la promessa che nulla è già deciso in anticipo, Alfredo Pérez Rubalcaba conclude così il suo primo discorso come candidato socialista alle prossime elezioni politiche, che ancora non è certo quando si celebreranno, se alla scadenza naturale, nella primavera del 2012, o nel prossimo autunno.
E l'ultimo abbraccio del candidato, in platea, è per la delegazione catalana convenuta alla sua investitura.
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Un candidato degno per perdere o per rimontare ?




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